Chiacchierando con… Fabio Bacà

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Uh… non ne ho idea. Fai tu. 

Rimane spiazzato e mi spiazza Fabio Bacà, quando gli chiedo, come è tradizione di ogni Chiacchierando, dove ci saremmo potuti vedere per chiacchierare del suo esordio, “Benevolenza cosmica” (Adelphi). Visto che devo scegliere io, tra i tanti luoghi proposti nel romanzo, di cui parleremo nel corso della chiacchierata, il più allettante è la piscina al trentaduesimo piano di un grattacielo nella zona orientale della City londinese, dove il protagonista incontra forse il personaggio più eccentrico e strabiliante dei tanti che gironzolano nella fantasia e tra le pagine di Fabio Bacà.

Il perimetro della piscina culminava in un bordo, appena velato di acqua, oltre il quale, sullo sfondo bianco del cielo mattutino, si stagliava l’aguzzo skyline della City. Mi aggrappai all’ultimo lembo di roccia. Persino da lì, da cinquanta metri di distanza, quella sponda d’acqua attribuiva all’aggettivo “vertiginoso” una pienezza che non avevo mai vissuto prima. Avvicinarmi di più era impensabile.

Ecco, noi siamo entrambi là e cominciamo a parlare…

Benevolenza Cosmica“Benevolenza cosmica”: titolo d’esordio di Fabio Bacà per Adelphi e nodo centrale del romanzo. Per sfuggire alla benevolenza cosmica che lo perseguita da tre mesi, il protagonista Kurt O’Really attraversa le vie di Londra, surreale e postmoderna che si trasforma in un set cinematografico imbevuto di letteratura. Un Ulisse avanguardista che invece di essere perseguitato dalle ira di Poseidone, è attanagliato dalla buona fortuna, o meglio:

non è fortuna la mia, anche se per ora mi fa comodo chiamarla così. Non trovo banconote sul marciapiede. Non vinco premi alla lotteria. Le cose che mi accadono sono mediamente improbabili, non miracolose: è come se, di fronte alla possibilità di andare male o bene, ogni fatto che mi riguarda scegliesse di andare bene. Ma che lei ci creda o no, non ne posso più.

come lui stesso confessa a Lucia Dos Santos, uno dei numerosi personaggi, esilaranti e spiazzanti, che incontra e con cui si confronta nella sua “odissea”. (altro…)

Chiacchierando con… Serena Patrignanelli

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Intendi dove ti avrei dato appuntamento per questa chiacchierata se ci fossimo parlate invece che scritte? Se è così, direi che senza limiti di spazio e tempo ti avrei detto di vederci sulla spiaggia del paesino in Abruzzo dove ho scritto la maggior parte del tempo, è il litorale Le Morge di Torino di Sangro, provincia di Chieti, avremmo chiacchierato passeggiando sul bagnasciuga, alla fine di maggio, mentre intorno a noi montavano gli ombrelloni e i lettini, preparando il lungomare per la prossima estate.

La fine dell'estateDa soli e da subito vi potete fare un’idea di quella che è stata la Chiacchierata con Serena Patrignanelli con cui sono stata molto felice di confrontarmi dopo aver  amato “La fine dell’estate”, l’esordio pubblicato da NN editore, per il senso sospeso del tempo e delle vicende, pur innestate in un quadro di realtà molto nitido.

In ogni risposta Serena è riuscita a sorprendermi e conquistarmi, nonostante le mie aspettative fossero già altissime. Quindi senza ulteriori indugi, seguiteci.

Un paese in guerra, gli adulti che a poco a poco scompaiono, un gruppo di bambini che si organizzano e si danno da fare per sopravvivere. Una sopravvivenza che non è meramente materiale e concreta, ma che è anche e soprattutto formativa e di crescita. Una Resistenza perché la vita continui e li traghetti a “La fine dell’estate”.

C’è un passo novecentesco nella tua scrittura, rivitalizzato da un senso di sospensione che avvolge tutte le categorie narrative: spazio, tempo, ritmo e personaggi. Una sospensione che mi pare essere cifra stilistica e chiave interpretativa di ogni momento di passaggio e transizione, come quello che vivono i ragazzi nel romanzo. (altro…)

Dieci Buoni Motivi per NON leggere “La bambina falena”

Dieci Buoni Motivi 

di Luca Bertolotti

Luca Bertolotti

per NON leggere “La bambina falena

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  1. Non leggetelo se vi fanno schifo le malattie della pelle.
  2. Non leggetelo perché Greta, la protagonista, ha il sarcasmo di una vecchia zitella anche se ha solo vent’anni.
  3. Non leggetelo perché suo fratello si chiama Hansel. Che razza di nomi sono per un romanzo moderno?
  4. Non leggetelo se vi danno fastidio le storie con più piani temporali.
  5. Non leggetelo perché contiene scene di violenza.
  6. Non leggetelo se vi piacciono i libri con scene di violenza perché non ce ne sono abbastanza.
  7. Non leggetelo se vi ha lasciato indifferente Misery non deve morire.
  8. Non leggetelo perché Misery, ecco, è un’altra cosa.
  9. Non leggetelo se amate i libri dove tutto è sotto controllo e i personaggi tengono i gomiti giù dalla tavola.
  10. Non leggetelo perché questo libro è come un piatto ricco di spezie e voi magari siete costretti dal medico a mangiare in bianco.

Chiacchierando (per la seconda volta) con… Giovanni Accardo

Casina

La Casina di cui si racconta in “Il diavolo d’estate” esiste veramente, così come esiste il piazzale che Totò e i suoi amici vogliono trasformare in una discoteca all’aperto. Su un lato il piazzale è circondato da una fila di pini marittimi piantati quando io ero un ragazzo, dietro s’intravede la cappella in cui è sepolto il barone Giuseppe Antonio Musso, che nel romanzo ho chiamato Farina e che è l’unica persona realmente esistita tra i personaggi del romanzo. Direi che all’ombra di quei pini, guardando la campagna che in lontananza dirada verso il mare, si dovrebbe chiacchierare bene.

L’invito viene da Giovanni Accardo, scrittore collega e amico, di nuovo in libreria con un romanzo che mi è particolarmente caro, ma non vi svelo il perché e lascio che lo scopriate da soli, arrivando ai ringraziamenti finali.

Un’estate infuocata del 1978, un paesino della provincia di Agrigento che ad agosto si riempie dei passi di chi è andato via a cercare fortuna, e ha la fortuna di ritornare in paese per le ferie. Il diavolo d'estateUn gruppo di amici, tra cui il diciassettenne Totò, voce narrante del romanzo “Il diavolo d’estate” con cui Giovanni Accardo torna in libreria, inaugurando la collana ATTRAVèRSO della casa editrice Ronzani, dopo l’esordio nel 2006 con Un anno di corsa (Sironi Editore), e il diario, a tratti autobiografico, “Un’altra scuola” per Ediesse, di cui abbiamo Chiacchierato QUI, e che me l’ha fatto conoscere, decide di organizzare una discoteca per movimentare le serate del sonnolento paese. Una storia che si snoda tra due binari paralleli: il presente narrativo in cui la discoteca è bruciata causando la morte di uno dei giovani, e il passato recente in cui si dà conto delle relazioni, della vita in paese e dell’introspezione dei personaggi che è anche un modo affilato con cui raccontare una terra complicata come la Sicilia della fine degli anni Settanta. (altro…)

Nello Zaino di Antonello: Scrivere un Racconto,Continuare un Romanzo

di Antonello Saiz

Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”
Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”

 

 

 

 

 

 

Scrivere un Racconto,Continuare un Romanzo

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Come ogni sei mesi, anche in questo Aprile si è tenuto l’abituale corso di scrittura creativa a cura di Alessandro Raveggi all’interno della Libreria Diari di bordo. Un corso di scrittura per mettere ordine tra i propri fogli tra questioni di un metodo, focus classici, lavoro sulla lingua e lo stile, nonché l’impiego di altri generi. Durante il corso, di 10 ore, si è parlato di racconti e romanzi e pure di poesia. Tanti gli autori citati e incontrati e tantissimi libri, spaziando dal capolavoro di Henry James, “Ritratto di Signora” a uno dei maestri del postmoderno letterario, Donald Barthelme, con il suo “Il pallone”… e poi, ancora, “Lincoln nel Bardo” di George Saunders, “Abbacinante” di Mircea Cartarescu e “La ragazza Carla” di Elio Pagliarani e “La ragazza dai capelli strani” di David Foster Wallace e tanti altri libri. Tra i corsisti molti che hanno già pubblicato qualcosa. Tra questi Giovanni: il 17 aprile ai Diari avremmo dovuto presentato “L’amata gabbia” di Giovanni Irimia, Epika edizioni. Era la sua la sua grande occasione, il suo momento. Quel sabato di febbraio in cui lo chiamai per dire che presentavamo ai Diari il suo libro, era felice come un bambino. In tutti questi mesi, da quando si è concretizzata la possibilità di pubblicare un libro, non ha mai smesso di dire grazie e scusarsi. Invece la notte prima della presentazione un brutto incidente automobilistico ha fatto saltare tutto. Nessun danno serio ma presentazione andata. Noi rifaremo una serata tutta per lui. Io e Alice metteremo assieme la bella serata di Poesia e accostamenti: Beppe Sebaste, Claudio Damiani, Mario Luzi, il suo amato Kurt Vonnegut. Giovanni è un buon amico, con cui ho avuto anche qualche contrasto su alcuni differenti punti di vista. Un buon amico, che tormento con le mie molestie da cazzaro. Un mio buon amico, a cui voglio bene perché ha un bel vissuto, bei valori e un bel mondo interiore. Lui ha talento vero e sensibilità, ed è un dato oggettivo.

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Lo scaffale di Andrea: Nero ananas

di Andrea Cabassi

Andrea Cabassi

 

 

 

 

 

NERO È  L’ORIZZONTE

Recensione al libro di Valerio Aiolli

Nero ananas” (Voland)

Nero ananas

Il 12 dicembre 1969 fu il giorno in cui perdemmo l’innocenza, come scrive Giorgio Boatti  nel suo bel libro “Piazza Fontana. 12 dicembre 1969. Il giorno dell’innocenza perduta”  (Einaudi.2009). Ricordo quel venerdì, ma ancora di più il giorno dopo, il sabato. Frequentavo la IV ginnasio e alcune sezioni delle classi dei più grandi avevano un chiaro orientamento fascista, pronte a scagliarsi contro i rossi e gli anarchici, indicati come i responsabili della strage.

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Avevo trascorso l’ultima parte dell’estate a leggere Bertrand Russell. Forse una lettura precoce, ma a me non sembrava. Russell era un grande matematico, filosofo, divulgatore culturale. Scriveva in modo chiarissimo anche quando affrontava gli argomenti più ostici. Era politicamente e civilmente impegnato. Si dichiarava pacifista e, per questo motivo, aveva conosciuto il carcere durante la prima guerra mondiale. Benché pacifista, non aveva esitato a schierarsi contro la Germania di Hitler durante la seconda guerra mondiale. Più volte aveva manifestato contro la guerra in Vietnam. Nel 1950 era stato insignito del Premio Nobel per la Letteratura. Questa la motivazione: 

“quale riconoscimento ai suoi vari e significativi scritti nei quali egli si leva in alto a campione degli ideali umanitari e della libertà di pensiero”.

In quello scorcio d’estate, dunque, avevo letto alcuni dei suoi libri: “Storia della filosofia occidentale”, “Ritratti a memoria”, “Socialismo, anarchismo, sindacalismo”, tutti pubblicati nei Pocket Longanesi. Lo consideravo un anarchico-pacifista. La mia ammirazione per lui era tale che, quando avevo cominciato il ginnasio, avevo declinato le mie acerbe generalità politiche definendomi anarchico-pacifista in un processo di identificazione molto intenso, ancorché ingenuo.

L’impatto con la scuola il giorno dopo la strage fu, per me, molto duro. Si respirava un clima  pesante, irreale. La tensione era tale che non si potevano escludere aggressioni, colluttazioni. In famiglia c’era le preoccupazione per la tenuta della democrazia. Si temeva un colpo di stato, preparativi c’erano già stati nel 1964.

Valerio AiolliSono riaffiorati ricordi, ho rivissuto il clima cupo e di tensione, ma anche di lutto e dolore di allora leggendo l’ultimo libro di Valerio Aiolli “Nero ananas” (Voland. 2019), che il clima e gli eventi di quei giorni descrive magistralmente. Valerio Aiolli ha pubblicato libri importanti come “Io e mio fratello” (Edizioni E/O. 1999), “Fuori tempo” (Rizzoli. 2004), “Lo stesso vento” (Voland 2016) “Il carteggio Bellosguardo” (Italo Svevo Edizioni. 2017). E adesso questo “Nero Ananas” che è un bellissimo romanzo, una cronaca degli anni terribili della storia d’Italia che vanno dal 1969 al 1973, un’opera improntata ad un forte impegno civile che è stata selezionata tra i dodici libri candidati allo Strega. (altro…)

Dieci Buoni Motivi per NON leggere “Fiori senza destino”

Dieci Buoni Motivi

di Francesca Maccani

Trentina di origine, vive a Palermo dal 2010. Ha pubblicato un libro di poesie, Fili d’erba, nel 2007 e il saggio “La cattiva scuola” scritto con Stefania Auci nel 2017. Gestisce una pagina Facebook: Francesca leggo veloce

per NON leggere “Fiori senza destino

Fiori senza destino

1) non se ne può più di queste storie strappalacrime dei ragazzi sfortunati del sud

2) non è vero che la scuola è rimasta l’unica ancora di salvezza in certi quartieri

3) il degrado è un’invenzione degli scrittori

4) i professori non fanno nulla e hanno tre mesi di ferie in estate, mica hanno un lavoro vero!

5) è bello vivere senza preoccuparsi di ciò che accade ai meno fortunati

6) ognuno ha il proprio destino e non vale la pena battersi per cambiarlo

7) tutte le madri sono buone madri

8) Non sono tutte storie vere, è impossibile. Gli scrittori si inventerebbero qualsiasi cosa pur di vendere.

9) è un libro faticoso, che ti verrebbe voglia di lanciare contro il muro, si legge per rilassarsi mica per stare male

10) Non si deve leggere “Fiori senza destino” perché non c’è nessun lieto fine

Maria consiglia: La ballata di Adam Henry

di Maria

Maria

 

 

 

 

 

Ian McEwan è uno scrittore di grande spessore, ma non sempre all’altezza dei suoi migliori romanzi.

La ballara McEwanCon “La ballata di Adam Henry”  (traduzione di Susanna Basso, Einaudi) finalmente dà prova di grande (e, si spera, definitiva) maturità letteraria con un riuscito breve, ma intenso e profondo, romanzo che colpisce al cuore.

In poco meno di 200 pagine si svolge la toccante storia del Giudice Fiona Maye e del giovanissimo Adam, ispirata a una reale vicenda giudiziaria inglese, che fu narrata all’Autore proprio da un Giudice dell’Alta Corte in pensione.

Eppure le minuziose e fedeli descrizioni del funzionamento dei tribunali inglesi, con dovizia di particolari di casi veri, non risultano mai tediose, ma anzi semmai interessanti, né soffocano la narrazione condotta con sapiente stile asciutto efficace e lineare.

In ogni caso, la vicenda è solo lo spunto per trattare temi delicati ed eterni come la solitudine, l’intimità dei rapporti umani, i dogmi religiosi, lo scorrere del tempo e l’importanza della musica e della poesia.

I personaggi sono magistralmente descritti, soprattutto la protagonista, Fiona: un doloroso concentrato di pregi (in minor misura) e difetti (per la maggior parte), che ce la rendono al contempo antipatica ma inevitabilmente vicina.

Tra i colleghi giudici, Fiona Maye era ammirata, anche in sua assenza, per la prosa fresca, quasi ironica, per non dire affabile, e per l’efficace concisione con cui riusciva a esporre una controversia. Qualcuno aveva sentito il presidente dell’Alta Corte di Giustizia in persona commentare confidenzialmente a tavola: ‘Divino distacco, diabolica perspicacia e una bellezza che non sfiorisce’…”.

Anche gli ambienti, piuttosto altolocati, di una Londra fredda e formale sono ben dipinti.

Il finale è indimenticabile.