Uno Zainaccio speciale con L’alfabeto di fuoco

di Antonello Saiz

Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”
Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”

 

 

 

 

 

 

Uno Zainaccio speciale con L’alfabeto di fuoco

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Ben Marcus con “L’alfabeto di fuoco” edito dalla casa editrice Black Coffee e tradotto in italiano magnificamente da Gioia Guerzoni ha vinto il contest di Giuditta legge e conquistato il premio in palio: Me per una settimana!

Al secondo posto “Il Compimento è la pioggia” di Giorgia Lepore, (Edizioni E/O) e al terzo posto sul podio “Scene da una matrimonio” di John Updike, (Edizioni Clichy).

Il libro primo classificato avrà avuto a disposizione per una settimana il Libraio dei Diari che oltre a parlarne in libreria, ne parlerà massicciamente anche qua, destinando la sua immagine reale e social alla promozione del libro vincitore oltre a dedicare una pagina dello ZAINACCIO interamente ad “Alfabeto di Fuoco” e solo a quello.

Clicca sulla foto per accedere alla scheda sul sito della casa editrice Black coffee
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Le parole uccidono. E non solo in senso metaforico. In un’America apocalittica si è diffusa una piaga mortale: inizialmente solo i bambini sembrano portatori sani di questa malattia che colpisce gli adulti, li fa ammalare, avvizzire e infine morire, ma con l’andare del tempo si scopre che tutta la comunicazione – parlata, scritta, mimata – è nociva. Sam e Claire, giovani genitori, si rifiutano di accettare che lo stato di letargia e malessere in cui sono precipitati sia causato dalle parole di fuoco della figlia adolescente, Esther, ma si trovano infine costretti ad accettare che l’unica via di salvezza sia allontanarsi da lei e mettersi in viaggio. Abbandonarla, però, non è così semplice. La sera della partenza Claire scompare misteriosamente e Sam, deciso a trovare una cura alla tossicità del linguaggio, intraprende un percorso solitario in un mondo sconosciuto nel tentativo di salvare la sua famiglia.
In questo romanzo, a metà strada fra distopia e horror, uno degli autori più talentuosi della nostra generazione riflette sul potere nascosto del linguaggio e su cosa significhi essere genitori. (altro…)

“Jorge e Pepito” insieme a Luigi

Clicca sulla copertina per accedere alla scheda sul sito della casa editrice Tunuè.
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Mamma, ma cos’è uno scarabeo? – Mi domanda incuriosito Luigi, che a 5 anni non ne ha mai visto uno, mentre leggiamo “Jorge e Pepito” di Maria Gianola (Tunuè).

Gilles, un bimbetto dall’aria simpatica e sognante, con grandi occhialoni da vista e ciuffo ribelle, ha salvato uno scarabeo da una pozzanghera e l’ha portato con sé a casa per farlo asciugare. Un atteggiamento di accoglienza e ospitalità che tutti dovremmo imparare. E non è l’unico consiglio importante che Maria Gianola tramite Gilles dà ai piccoli, e grandi, lettori sull’accoglienza, perché Gilles per saperne di più sugli scarabei apre un libro “Il mondo degli insetti” e cerca informazioni sul suo nuovo amico. Grazie al libro, scopre che Pepito, questo il nome dell’insetto, è un esemplare raro, a rischio di estinzione: lo scarabeo golia. Mai dunque fermarsi alla prima impressione, mai limitarsi a una storia unica, ma informarsi per conoscere gli altri e sapere di loro. (altro…)

Federica consiglia: Manhattan beach

di Federica Pergola

Federica Pergola, lettrice, con la rubrica “Le amiche consigliano”

 

 

 

Il mondo delle ombre sulla spiaggia di New York


Manhattan beach

Quando Anna Kerrigan  accompagna il padre nelle sue missioni di lavoro (scambio di buste, conversazioni a fil di voce, cenni dei capi) si sente felice. E’ il momento in cui lei e suo padre Eddie si separano dalla realtà dolorosa che li circonda a casa, dove la presenza di Lydia, la sorella minore di Anna, affetta da una grave malformazione, pesa su Eddie come un dolore da cui è impossibile liberarsi.

 “Il sollievo di Eddie nell’uscire di casa era l’esatto contrario del sollievo che un tempo provava nell’entrare”.

“Si alzò dal tavolo e andò da Lydia che, riversa sulla poltrona, si reggeva come un cane o un gatto non avendo la forza per stare dritta. Vedendo Eddie avvicinarsi fece quel suo sorriso sghembo, la testa ciondoloni, i polsi piegati come ali di uccello. I luminosi occhi azzurri cercavano i suoi: occhi limpidi e perfetti che non mostravano traccia del suo male”.

(altro…)

Dieci Buoni Motivi per NON leggere “Perduto in paradiso”

Dieci Buoni Motivi 

di Umberto Pasti

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per NON leggere “Perduto in paradiso

Perduto in paradiso

1) Tutto quello che succede è deciso dagli spiritelli, siccome gli spiritelli non esistono le possibilità sono due: o l’autore mente, o è scemo.
2) E’ un libro noiosissimo, che parla tutto il tempo di piante e di fiori. Chi se ne frega?
3) E posto per assurdo che a uno la natura gli interessi, che senso ha creare un giardino in una pietraia infuocata, lontano da tutto? Non era meglio se apriva una pizzeria?
4) Oltre che di fiori, parla tutto il tempo dei ragazzi del villaggio vicino. Sono spacciatori di hashish, sporchi, bugiardi. Fanno schifo.
5) Da certe descrizioni si capisce che anche l’autore pulitissimo non è.
6) E deve essere odioso: appena succede una cosa carina, cioè gli fanno un rave party nella spiaggia deserta sotto casa, quello s’incazza.
7) Si svolge tutto in campagna, se provi a leggerlo vorresti solo stare a New York.
8) E’ambientato in Marocco e non ci sono neanche il Sahara, i cammelli, il tè alla menta e i suk. E’ una palla.
9) Più che il racconto di un’ossessione è la storia di una malattia mentale. Se è fuori come un balcone poteva andare da uno psicoanalista.
10) E’ scritto tipo classico, con tante parole. I libri giusti ne hanno poche.

Lo Scaffale di Andrea: “Sudeste”

di Andrea Cabassi

Andrea Cabassi

 

 

 

 

 

IL FIUME  È MEMORIA

Recensione al libro di HAROLDO CONTI, “Sudeste”

“Haroldo Conti conoce como pocos este mundo del Paranà. Sabe cuàles sono los buenos lugares  para pescar y cuàles los atajos y los rincones ignorados de las islas; conoce el pulso de las mareas y las vidas de cada pescador y cada bote, los secretos de la comarca y de la gente. Sabe andar por el delta como sabe viajar, cuando escribe, por les tùneles del tiempo. Vagabundea por los arroyos o navega dìas e noches por el rìo abierto, a la ventura, buscando aquel navìo fantasma en el que navegò  una vez allà en la infancia o en los suenos. Mentrias persigue lo que perdìo, va escuchando voces y contando historias a los hombres que se le parecen”.

“Haroldo Conti conosce come pochi questo mondo del Paranà. Sa quali sono i posti buoni per pescare e quali sono le scorciatoie e gli angoli ignorati delle isole; conosce il ritmo delle maree e la vita di ogni pescatore e ogni barca, i segreti della regione e della gente. Sa andare sul delta come sa viaggiare, quando scrive, attraverso i tunnel del tempo. Vagabonda tra i ruscelli o naviga giorno e notte sul fiume aperto, alla ventura, cercando quel vascello fantasma in cui navigò una volta là durante l’infanzia o nei sogni. Mentre insegue quello che perdette, va ascoltando voci e raccontando storie a gli uomini che gli si parano davanti ”.

Questa è la bellissima e poetica immagine che dà di Haroldo Conti  lo scrittore uruguaiano Eduardo Galeano nel suo libro “Dìas y noches de amor y de guerra”(Alianza Editorial 1978. Ma ho utilizzato l’edizione del 2004. La libera traduzione dallo spagnolo è mia. Pag. 143).  E coglie nel segno. Basterebbe leggere il racconto, che è anche il titolo della raccolta omonima, “Todos los Veranos”. In quel racconto il delta, il fiume, l’uomo del fiume, le stagioni della pesca, il susseguirsi delle stagioni sono minuziosamente descritte senza mai che Conti perda l’afflato poetico. Vi viene narrata con nostalgia la progressiva perdita del desiderio del protagonista per qualsiasi oggetto del fiume fino a che resta soltanto un desiderio senza oggetto, colmo di nostalgia. Un desiderio che sembra desiderare solo sé stesso, un desiderio per qualcosa di lontano e inafferrabile che, poco alla volta, sembra affievolirsi.

Ma chi era, chi è Haroldo Conti? (altro…)

Nello Zaino di Antonello: Maggio dei Libri e Le Liste Belle

di Antonello Saiz

Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”
Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”

 

 

 

 

 

 

Maggio dei Libri e Le Liste Belle

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Con l’arrivo di Maggio siamo pronti a salutare l’inverno farci coinvolgere in buone occasioni di lettura. Leggere, e leggere ovunque! Nessun luogo dovrebbe davvero essere estraneo ai libri e ai lettori, meno che mai una libreria. Il Maggio dei Libri per noi dei Diari è Festa. Festa del libro, della Lettura, dell’editoria indipendente di Qualità, delle copertine belle e colorate, della carta raffinata. Nel nostro colorato Maggio dei libri abbiamo voluto comunicare che Leggere è una esperienza Bella. Per questa ragione, in questa ultima settimana abbiamo concentrato ben tre presentazioni di altissimo livello con tre case editrici di riferimento.
Siamo partiti Mercoledì con “I favolosi anni ’85”.
00000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000Nel 1985 io vivevo ancora nella mia a Tramutola e frequentavo il liceo classico a Viggiano. Ai primi posti della classifica italiana c’erano: “We are the world” degli USA for Africa, “Into the groove”di Madonna, “The wild boys” dei Duran Duran, “Una Storia importante” di Eros Ramazzotti e “L’Estate sta finendo” dei Righeira. Nel 1985 Don De Lillo pubblicava “Rumore bianco”, Gabriel Garcia Marquez “L’amore ai tempi del colera” e Patrik Suskind “Il profumo”. Il giornalista Simone Costa, ha pubblicato per edizioni Spartaco, un libro dal titolo “I favolosi anni ’85” proprio sul ricordo e la nostalgia per quegli anni e lo ha presentato ai Diari mercoledì 23 Maggio. Di origini piemontese-campane nato a Napoli nel 1980 e vissuto a Roma, Simone Costa in quegli anni era solo un bambino. Cronista del telegiornale di La7, laureato in Filosofia e in Scienze della comunicazione è al suo secondo romanzo, dopo aver pubblicato nel 2015 “Precipitare” (Bordeaux). Un libro frizzante che prova a radiografare coloro che a distanza di alcuni decenni presentano il vissuto della loro generazione come favoloso. Immaginiamo, adesso, per un istante di essere sull’orlo di un abisso con nessuna intenzione di voltarci indietro e senza poter procedere in avanti: ecco, ci troviamo nel presente. Di fronte a noi le incognite del futuro, alle nostre spalle un passato falsato, addolcito dai ricordi. È qui che si ritrovano i due protagonisti del romanzo del talentuoso giovane scrittore. Marco Cocco, autore deluso, ex alcolista, dopo anni di rifiuti riesce finalmente a piazzare la trasmissione vincente: I favolosi anni ’85. La nostalgia è la chiave del programma, che ha subito un gran successo. L’idea semplice e per questo geniale sta nella costruzione di ricordi positivi in cui tutti possano riconoscersi: il profumo del piatto preferito da bambini, l’amore sbocciato da adolescenti su una spiaggia, la vittoria della Nazionale ai Mondiali di calcio. A dare voce alle storie è lo speaker arrivista, calcolatore ma bravissimo, Charlie Poccia. Sulle sue tracce cerca di mettersi Irene Castello. Manager in carriera, al culmine dell’affermazione professionale la giovane donna si ammala di una sindrome unica: non riesce più a decifrare le parole della gente, che per lei suonano come bisbiglii incomprensibili. Chissà se la dolcezza amara delle frasi ascoltate alla radio riuscirà a riportarla alla normalità. (altro…)

Chiacchierando con… Helena Janeczek

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Ti avrei dato appuntamento dalle tue parti, a Matera, o comunque in Basilicata.

E sarebbe una gioia grande poter ospitare Helena Janeczek e chiacchierare dal vivo con lei di “La ragazza con la Leica” (Guanda). Sarà possibile?

Voi intanto mettetevi comodi accanto a noi, che ci sarà tanto da scoprire dietro il sorriso ammiccante de “La ragazza con la Leica” e la precisione e l’accurata ricostruzione di Helena Janeczek. Il libro è vincitore del Premio Bagutta, nella rosa dei dodici titoli candidati al Premio Strega, e nella cinquina del Campiello.

La ragazza con la Leica

“La ragazza con la Leica” è Gerda Taro, giovane affascinante e con un esuberante sprezzo del pericolo, almeno negli ultimi, precoci, anni di vita tale da destare timore e reverenza in chi con lei condivideva, o meglio aveva condiviso, incertezze e fragilità come Ruth Cerf, l’amica con cui conviveva a Parigi dopo aver lasciato la Germania nazista. La Leica era un regalo di André Friedmann, meglio conosciuto come Robert Capa, pseudonimo che si deve a Gerda, al suo fiuto e al suo intuito.  (altro…)

Dieci Buoni Motivi per NON leggere “Maestoso è l’abbandono”

Dieci Buoni Motivi

di Sara Gamberini

Sara Gamberini

per NON leggere “Maestoso è l’abbandono

Maestoso è l'abbandono

1 Il romanzo ha una trama invisibile.

2 Si corre il rischio di scoprirsi inclini alla magia.

3 Dopo la lettura, persone particolarmente sensibili potrebbero passare molte notti a inventare riti usando i semi di fiordaliso o ad appendere fili di lana colorati sugli alberi di un bosco.

4 L’autrice crede che gli amori non corrisposti siano una benedizione.

5 È scritto in prima persona ma a raccontare la storia è un Io universale, una voce che proviene da lontano; non si capisce da che parte stare.

6 Da non leggere in nessun modo se non si crede al destino.

7 Questo non è un romanzo per appassionati di psicoanalisi. O forse lo è prima di tutto per loro.

8 A volte sembra di leggere una poesia ma la poesia svanisce e si parla delle croste di polenta, degli Inti Illimani, di amore incondizionato, ci si trova su Orione, compaiono le sorelle Papin, Cosima Misseri, un ragazzo senegalese, c’è un bambino in Groenlandia che indossa un impermeabile giallo e va a vedere un branco di balene con il nonno, improvvisamente la storia si interrompe per lasciare posto a una lettera scritta da una bambina.

9 È un romanzo troppo sentimentale, pieno di speranza, ma la speranza non poggia su nessuna base sicura. È  inafferrabile, affidata alle stelle, ai rumori del bosco, all’incanto. Concretamente non succede quasi nulla.

10 C’è qualche ripetizione, anche se nascosta dietro a parole diverse. Fra tutte, quella che ricorre più spesso è una frase di Rumi, dice C’è quello che c’è.

La Recensora della Domenica: Salvare le ossa

di Francesca Maccani

Trentina di origine, vive a Palermo dal 2010. Ha pubblicato un libro di poesie, Fili d’erba, nel 2007 e il saggio “La cattiva scuola” scritto con Stefania Auci nel 2017. Gestisce una pagina Facebook: Francesca leggo veloce.
Trentina di origine, vive a Palermo dal 2010. Ha pubblicato un libro di poesie, Fili d’erba, nel 2007 e il saggio “La cattiva scuola” scritto con Stefania Auci nel 2017. Gestisce una pagina Facebook: Francesca leggo veloce.

Titolo: Salvare le ossa

Autore: Jesmyn Ward

Casa editrice: NN editore

Traduzione: Monica Pareschi

 
Epico.
Questa è per me l’esatta definizione di questo romanzo.
12 giorni in attesa dell’uragano Kathrina durante i quali si concentrano gli accadimenti di una vita intera.
Giorni nei quali tutti i nodi vengono al pettine. Giorni di attesa, in tutti i sensi.
Esch, una giovane adolescente e i suoi tre fratelli, orfani di madre, un padre alcolizzato, la pelle scura. Povertà di mezzi ma grandissima forza di carattere.
Centrale è il tema della maternità. Quella della madre dei 4 ragazzi, che l’ha portata via, quella della cagna da combattimento di Skeeta, uno dei fratelli e infine quella inaspettata e indesiderata che tiene il lettore col fiato sospeso.
La ragazzina protagonista legge le storie degli Argonauti, i miti greci. Se ne appassiona. La sua vita però è quanto di più lontano dall’epopea degli eroi classici.
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Vive in una casa fatiscente, deve badare a Junior, il fratello minore, la cui nascita è coincisa con la morte della loro madre.
Con determinazione e coraggio la protagonista si pone di fatto come una moderna eroina che non si lascia abbattere dagli eventi, che solca i mari della disperazione con la sua nave indistruttibile.
La prosa, manco a dirlo, un capolavoro di metafore e soliloqui.
Una narrazione in prima persona che non perde mai il ritmo.
Un romanzo davvero “alto” dove non una parola è lasciata al caso.
Ansiogeno, onesto fino all’osso, asfissiante quasi, prende allo stomaco e non molla la presa fino alla fine.
Un romanzo che sta mettendo d’accordo tutti i lettori e che ha tutte le carte in regola per scalare le classifiche di vendita.
Notevole pure la traduzione.
Avvertenza: fa male. E lascia il segno.
Quindi è letteratura, di quella bella, ma bella.
Imperdibile!