Nello Zaino di Antonello: Tra Moresco, La Scozia e case editrici innovative.

di Antonello

Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”
Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”

 

 

 

 

 

 

Tra Moresco, La Scozia e case editrici innovative.

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Su “Il Fatto Quotidiano” della settimana scorsa è apparso un articolo interessante che spiegava come il conto vendita ammazza l’editoria e come quest’ultima sia l’unico settore economico italiano in cui esiste questa pratica strana. Un editore stampa un libro, il quale attraverso una scheda viene proposto da un distributore alle librerie le quali lo prenotano e dopo circa sei mesi, le librerie, se non lo hanno venduto, possono rendere al distributore il quale chiederà all’editore un rimborso sull’incasso. Un perverso meccanismo che provoca la corsa eterna alle novità,considerando che per ripianare i debiti di un titolo andato male l’editore è costretto a stampare un nuovo libro per incassare altri soldi. Risultato: in tutto questo ci guadagna solo e sempre la distribuzione che incassa a prescindere, si riempiono gli scaffali di inutili novità e i librai continuano a riempirsi di centinaia di titoli che non possono leggere tutti, non conoscono se non attraverso le schede di presentazione e quindi non sanno nemmeno consigliare bene al lettore. Titoli che vanno, poi, a riempire gli scatoloni dei resi da rispedire al mittente.
Noi a tutto questo abbiamo detto no, sin dall’inizio, ai Diari e, con giudizio, abbiamo cercato di ridurre la filiera dei libri attraverso Conti Deposito diretti con le case editrici. Conti deposito fatti con criterio, ragionando assieme all’editore su ogni singolo titolo. Un metodo per resistere e vendere libri che si conoscono bene e dare un’altissima visibilità ad ogni singolo titolo sulla Rete, senza l’ansia della inutile novità. (altro…)

Chiacchierando (di nuovo) con… Andrea Pomella

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Alla Balduina! E dove sennò?

Per comprendere fino in fondo il senso dell’invito di Andrea Pomella dovete arrivare alla fine di questa chiacchierata, a meno che non abbiate già letto “L’uomo che trema” (Einaudi), nuovo romanzo straordinario dello scrittore romano, sul quale ci accingiamo a chiacchierare in un luogo non neutro, come sveleremo nell’ultima domanda.

Clicca sull'immagine di copertina per accedere alla scheda sul sito della casa editrice Einaudi.
Clicca sull’immagine di copertina per accedere alla scheda sul sito della casa editrice Einaudi.

Di solito sono una lettrice vorace, ma con “L’uomo che trema” ho centellinato le pagine, ho lasciato che la voragine mi blandisse. Mi è piaciuto soffermarmi sul cratere e guardarci dentro, con movimenti lenti per la paura di cadere. “L’uomo che trema” è un libro doloroso che ti trascina nella depressione e ti mantiene a galla con un lingua essenziale, nitida e precisa. Ed è un libro che ti tocca e ti sgualcisce come petali e fiori di piante caduche.

Sarà difficile, Andrea, farti domande su “L’uomo che trema”, non perché non ce ne siano, anzi il contrario: il romanzo apre spiragli, fa scattare serrature, rende visibili pertugi, ma è la difficoltà di trovare da parte mia parole che possano competere con le tue. Fare proprio un libro, come a me ha toccato “L’uomo che trema”, è anche fare i conti con l’incapacità di dire altrimenti da quello che è scritto e da come è scritto nel libro. Allora prendo in prestito le tue parole per la prima domanda, e scopriremo insieme se via via nel corso di questa chiacchierata sarò capace di pronunciarne di mie. (altro…)

Chiacchierando con… Mariastella Eisenberg

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Non so dove ci saremmo potute incontrare, ma non dispero che possa avvenire ancora.

Di fronte all’indecisione di Mariastella Eisenberg sul luogo ideale da scegliere come sfondo per la nostra chiacchierata, ne propongo io uno, quello forse primigenio, della sua narrazione.

L’abitazione dei Rosenberg era più che una semplice casa, si trattava di una vera e propria residenza.

Dalla strada si accedeva in un’ampia corte su cui si apriva una serie di vani destinati a usi diversi e adibiti ad alloggi per gli artigiani; c’era anche l’ingresso della cantina e sul lato opposto quello del fondaco, cioè il magazzino-deposito con annesso uno studio. Si entrava in casa da un portoncino di legno massiccio, che apriva verso l’esterno per evitare che d’inverno la neve ammassata precipitasse in casa. Quando era alta più di un metro, bisognava che prima qualcuno la spalasse almeno in parte per consentire l’apertura del pesante battente: a questo provvedevano a turno gli abitanti della corte.

Sono certa che Mosè e Malca ci avrebbero accolte con gioia insieme ai loro quindici figli, subito mettendosi in attività per garantirci una raffinata ospitalità. Siete i benvenuti anche voi nelle pagine dei libri di Mariastella, sui quali ci accingiamo a chiacchierare.

EisenbergLa famiglia Rosenberg, ebrei rumeni, con le loro disparate e disperate vicende che si innestano nella tragedia del Secolo Breve, sono protagonisti di due romanzi, entrambi editi per Edizioni Spartaco: “Il tempo fa il suo mestiere” e “Il prete ebreo”. Se il primo è un romanzo corale e polifonico, il secondo si concentra sulla figura di Simone, che diventa emblema dell’ebreo errante con l’aggiunta di una contraddizione fortissima: l’identità ebraica e la missione cattolica. (altro…)

Dieci Buoni Motivi per NON leggere “Sonno bianco”

Dieci Buoni Motivi

di Stefano Corbetta

Stefano Corbetta

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1. Le protagoniste sono due gemelle, stanno spesso una accanto all’altra, ma per tutta la durata del romanzo non potranno mai scambiarsi una parola.

2. Emma si innamora di un certo Lèon, ma tutto questo non ha niente a che vedere con Madame Bovary.

3. Bianca è stesa su un letto, non parla e non si muove, è bellissima, ma non è Biancaneve.

4. Nel romanzo c’è molto silenzio.

5. In “Sonno bianco” i deboli sono forti, e i forti sono deboli. Questo potrebbe creare un certo spaesamento, ma è esattamente quello che volevo.

6. I personaggi non pensano, agiscono. Il pensiero lo “senti” tu mentre leggi. Volevo che tu fossi parte attiva della storia. Mi spiace, ma un minimo di lavoro ti sarà richiesto.

7. Il romanzo pone molte domande, ma non dà risposte. La risposta è la domanda.

8. Nella storia compare una celebre scultura, si “sente” della musica, ci sono poche battute tratte da Checov, ma non do nessuna indicazione di cosa si tratti.

9. I personaggi maschili sanno ascoltare, anzi è l’unica cosa che gli riesce particolarmente bene, ma il romanzo non è una distopia.

10. Ah, in “Sonno bianco” c’è anche un colpevole, ma non ho idea di chi possa essere.

La Recensora della Domenica: “Ragioni per vivere”

Trentina di origine, vive a Palermo dal 2010. Ha pubblicato un libro di poesie, Fili d’erba, nel 2007 e il saggio “La cattiva scuola” scritto con Stefania Auci nel 2017. Gestisce una pagina Facebook: Francesca leggo veloce.
Trentina di origine, vive a Palermo dal 2010. Ha pubblicato un libro di poesie, Fili d’erba, nel 2007 e il saggio “La cattiva scuola” scritto con Stefania Auci nel 2017. Gestisce una pagina Facebook: Francesca leggo veloce.

Titolo: Ragioni per vivere

Autore: Amy Hempel

Traduzione: Silvia Pareschi

Casa editrice: SEM

“Ogni volta che vedi una bella donna, ricorda che qualcuno è stanco di lei, dicono gli uomini. E io so dove vanno, queste donne, con la loro stanca bellezza che qualcuno non desidera, queste donne che devono vivere come i pini bianchi dell’alta Sierra, lì da prima di Cristo, nutriti chissà come dal vento di montagna.

Si dedicano agli animali, giorno dopo giorno, accarezzandoli dentro una gabbia e dicendo: «Come sta il cucciolo della mamma? Si sente solo il cucciolo della mamma?».

Le donne se ne vanno alla fine della giornata, fermandosi a domandare a un guardiano: «Andranno a stare in un bel posto?». E tornano dopo un giorno o due, chinandosi a osservare un gatto con un occhio solo e chiedendo, come se intendessero adottarlo: «Come faccio a presentare un nuovo gatto al mio cane?».

Ma le adozioni sono rare: la cosa importante è che, quando si lasciano alle spalle le tenere creature che non le lascerebbero mai, le donne abbiano qualcuno da lasciare, sempre che abbiano donato loro il cuore.”

La prima raccolta di racconti di Amy Hempel, colei che Chuck Paliniuk definì la dea degli scrittori, fu pubblicata a metà degli anni Ottanta, quando la scena letteraria americana vide un inaspettato rinascimento della forma del racconto con voci quali Raymond Carver e Richard Ford. 

Amy, grazie anche al lavoro dell’editor Gordon Lish, il maestro della limatura, della riduzione, della semplicità stilistica, si accosta così allo stile di autrici straordinarie quali la Munro. 

Amy HempelRagioni per vivere” è un libro di libri, visto che raccoglie tutto quello che ha pubblicato la scrittrice americana Amy Hempel, nata nel 1951 a Chicago ma che da anni vive a New York, cioè le sue quattro raccolte di racconti che ne hanno consacrato il successo, tanto che il “New York Times” ha inserito questa collezione di racconti tra i migliori dieci libri dell’anno.

Rapidi tocchi di scrittura descrivono un mondo di personaggi sofferenti ma in lotta, non rassegnati. Sono racconti essenziali, a volte d’una pagina soltanto, quasi epigrammatici ma sempre densi ed evocativi, pulitissimi. Perfette istantanee sulla vita americana di tutti i giorni.

La Hempel appare caustica ma mai spietata. Si fa fotocamera, descrive esattamente le cose come stanno con una penna quasi verità, assolutamente senza fronzoli e senza giudizio.

Riesce a inquadrare una scena con una precisione chirurgica e lì la sviscera e analizza, mettendola sotto gli occhi del lettore con assoluto disincanto. 

Ha una scrittura dal taglio cinematografico, gli zoom, le inquadrature, minimaliste ma particolareggiate. L’oggetto si fa sentimento, il gesto, anche inconsapevole, si fa storia.

Questo è uno di quei libri di racconti che da tenere sul comodino e con la matita a portata di mano. Se ne deve leggere uno ogni tanto. Tutti insieme e di seguito non va bene.

I racconti sono il dolce a fine pasto, il cioccolatino fondente dopo il caffè.

A volte di un racconto ti rimane un’immagine, una descrizione.

In questa raccolta della Hempel ne ho trovate parecchie di chicche. Dieci, massimo quindici righe che sottolineo e rumino. Poi mi dico. Guarda tu come è riuscita a dirlo. Una cosa normale, una banalità, ma con che parole l’ha messa lì. 

Perché la Hempel ha il dono di tradurre le immagini in parole facendone un a scelta accurata e misurata, lirica a tratti. 

È impossibile non soffermarsi. 

Leggere le sue storie è come passeggiare in montagna. Ti arrampichi, fatichi, poi ti fermi incantato ad ammirare un fiore, uno scorcio, un panorama, ma devi tornare a camminare. E ti fanno male gli scarponi ma vuoi andare avanti perché sai che da qualche parte avrai in premio la bellezza. 

Questi racconti sono per chi ama i lampi durante i temporali estivi, per chi ama passeggiare nella natura. Per chi non teme la verità. 

#SalvaConNome: “Tutto Torna” con Leggo Quindi Sono

di Salvatore

Salvatore D'Alessio, libraio di Ubik Foggia e curatore di "Leggo Quindi Sono" con la rubrica "Piccoli già grandi"
Salvatore D’Alessio, libraio di Ubik Foggia e curatore di “Leggo Quindi Sono”.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Da quattro anni Leggo Quindi Sono porta l’editoria indipendente e gli scrittori di narrativa in giro nella provincia di Foggia, anche dove i libri non arrivano quasi mai. Uno dei momenti più coinvolgenti del nostro premio è rappresentato dagli incontri tra gli autori e i ragazzi del gruppo di lettura della casa circondariale di Foggia il progetto si chiama “Liberi dentro” ed è curato dalla dottoressa Lisa Graziano, dai volontari del Centro Servizi per il Volontariato e sostenuto dalla Fondazione dei Monti Uniti.

Portare le storie in uno spazio come questo, chiuso da alti muri, ci dà un nuovo punto di vista sui romanzi in concorso, c’è un grande coinvolgimento, per molti aspetti diverso da quello che si respira negli altri gruppi di lettura della città e nelle scuole.

P1000862La quarta edizione di LQS è partita con Leonardo Palmisano e il suo “Tutto Torna” edito da Fandango, un romanzo ambientato proprio in Puglia e che racconta le dinamiche umane e disumane delle mafie della nostra regione. I ragazzi ci hanno accolto nel penitenziario pieni di domande, con un sacco di riflessioni che hanno raccontano in parte anche le loro esperienze di vita, poi tantissime sorprese, le loro poesie, i loro racconti scritti, ma sopratutto una recensione scritta da uno di loro, Elio, che riportiamo qui col permesso dei responsabili della struttura.

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Lo Scaffale di Andrea: “Il morto nel bunker. Indagine su mio padre”

di Andrea Cabassi

Andrea Cabassi

 

 

 

 

 

DAGLI ARCHIVI DI FAMIGLIA AGLI ARCHIVI STORICI

Recensione al libro di Martin Pollack

“Il morto nel bunker. Indagine su mio padre” (Keller)

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In un suo saggio del 1908, “Il romanzo familiare dei nevrotici (Boringhieri. 1981- Vol.5),  Sigmund Freud analizza le fantasie consce e inconsce che portano  i pre-adolescenti e  gli adolescenti, poi i nevrotici  a ricostruire le origini storiche delle loro famiglie, creandosi, spesso, origini aristocratiche e nobili che non hanno nessun riscontro con la realtà. Il lavoro psicoanalitico può essere di grande utilità a scardinare queste false credenze anche se si tratta di un percorso accidentato, fatto di resistenze e rimozioni. Un difficile percorso perché, sovente, le false credenze si sono trasformate in ricostruzioni mitiche, in miti di famiglia, come li hanno chiamati i terapeuti familiari. Ricostruzioni e fantasie che sono alimentate da silenzi, non detti, reticenze, lacune nelle narrazioni da parte dei membri della famiglia, strane atmosfere che circondano gli eventi e che sono stata studiate, in particolare da psicoanalisti di lingua francese come Kaes e colleghi in “Trasmissione della vita psichica tra le generazioni” (Borla. 1995), Nicholas Abraham e Maria Torok in “La scorza e il nocciolo” (Borla. 1993). Sono quei silenzi e quelle reticenze che possono nascondere segreti di famiglia e che possono trasformarsi in gravi patologie che attraversano le generazioni come ha dimostrato un altro psicoanalista francese, Serge Tisseron in “Secrets de famille: mode d’employ” (Marabut. 1997)  e in “Lo psichismo alla prova delle generazioni, scritto in collaborazione con altri colleghi (Borla. 1997). (altro…)

BreveMente: Le relazioni pericolose

di Rocco

Rocco

 

 

 

 

 

Le relazioni pericolose - Choderlos de LacosLe relazioni pericolose – Choderlos de Lacos

Il Romanzo epistolare per eccellenza, troppo facile definirlo capolavoro. C’è tutto: intrigo e passione, cattiveria e malizia, candore e perversione, fino alla nemesi finale. Incommensurabile.

***** (5 stelle)

Nello Zaino di Antonello: La Custodia e la Cura

di Antonello Saiz

Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”
Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”

 

 

 

 

 

 

La Custodia e la Cura

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Sono sempre le comunità dei lettori che si creano intorno al libro a fare le librerie, e soltanto in un secondo momento vengono i librai con le loro scelte e la loro cura. Bisogna fare in modo che le librerie diventino luoghi di scambio e dentro esse far circolare, quanto più è possibile, idee nuove e saper mescolare l’entusiasmo alla divulgazione. Per creare una sana comunità intorno ai libri bisogna “fare cultura dal basso” e saper stimolare la curiosità del singolo lettore e tessere, poi, relazioni, creare comunicazioni e ponti tra i diversi lettori. Le belle librerie che al sabato sera diventano piene non si creano dal nulla. Bisogna lavorarci parecchio e fare in modo che diventino una realtà con cui confrontarsi e fare i conti. Una grande opportunità persa, invece, per chi con consapevolezza le vuole ignorare o ha deciso di non frequentarle! Bisogna saperli accudire con buone letture, quei lettori. Sorvegliare quel patrimonio umano con attenzione e con cura, in modo che non subisca danni e si ingrossi e si conservi intatto nel tempo. Quando intorno al libro si crea una comunità bisogna usare tutte le forze in campo preservare e saper vigilare e riguardare quelle realtà. Realtà che non sono più solo negozi in cui acquistare libri ma spazi comuni in un quartiere. Spazi in cui si organizzano incontri, eventi, presentazioni e reading. Spazi dove si chiacchiera con i librai, ma pure tra lettori. Spazi in cui ci si lascia consigliare, ma dentro cui si entra in contatto con altri lettori e fare parte di una vera e propria comunità di amanti dei libri…

“La cura… sono arrivato a pensare che sia un segreto che infatti non viene tramandato di bocca in bocca. Va di pena in pena. Le persone che curano -animali, piante o una scala- sono le uniche resistenze di cui il mondo dispone contro la dispersione.”

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Chiacchierando con… Alessio Di Girolamo e Giovanni Turi

Van Gogh

Seguo con attenzione il lavoro di Giovanni Turi, prima come blogger (QUI il link al suo blog “Vita da editor”) e da un paio d’anni come editore di TerraRossa Edizioni: attenzione, cura, fiuto e tanta competenza e spirito critico, mai polemico e sempre pieno di senso. Nel panorama editoriale, Giovanni Turi è per me sinonimo di qualità, esperienza e humanitas.

È per questo che quando esce un nuovo libro della sua casa editrice, sono sempre propensa a lasciarmi trascinare nel sentiero interessante che sta segnando.

Quante bugieNon potrei immaginare luogo diverso dalla “stanza tutta per sé” in cui legge e vaglia cosa proporre ai suoi lettori per svolgere questa chiacchierata insieme a lui e ad Alessio Di Girolamo, che firma sotto il marchio TerraRossa il suo esordio, anche se nella quarta di copertina afferma che il suo primo “vero” romanzo è andato irrimediabilmente perduto.

È proprio a Giovanni Turi che rivolgo la prima domanda.

Con “Quante bugie hai detto questa sera” di Alessio Di Girolamo siamo alla quarta uscita nella collana Sperimentali, da te diretta,

dedicata agli scrittori in grado di coniugare solidità narrativa e originalità stilistica con storie incisive e radicate nel nostro tempo,

come si legge in una nota del frontespizio.

L’esordio di Di Girolamo è la rappresentazione piena della definizione della collana: possiede tutti e quattro gli elementi indicati, solidità narrativa, originalità stilistica, storia incisiva e radicamento nel tempo presente. (altro…)