di Antonello Saiz

Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”
Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”

 

 

 

 

 

 

 

Tu vuo’ fa’ ll’americano – Prime letture dell’anno.

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Con l’arrivo del 31 dicembre, puntualmente tutti gli anni, molti esercizi commerciali chiudono, strozzati da troppe tasse e spese vive, difficili da sostenere. Chiudono pure moltissime saracinesche di librerie sotto questi pesi insostenibili; e se l’Istat continua a registrare di essere diventati sempre più un popolo di non lettori, certamente la chiusura di tante librerie favorisce questa drammatica situazione. Un libro serve ad emancipare un popolo e se le librerie tornassero a essere un punto di riferimento per ogni quartiere, piccolo centro o città sarebbe tanto di guadagnato in fatto di civiltà. Quelle che resistono, come i Diari di bordo di Parma, provano, tra mille sforzi e con diversi Eventi, a creare luoghi di aggregazione sociale e culturale, in attesa di risposte che arrivino dalle amministrazioni locali, dal Governo, ma pure dai singoli cittadini. Gennaio non è mai stato un buon mese per i libri, ma noi vogliamo sfatare anche questo luogo comune; e dei tanti capolavori suggeriti di ” libri americani”, contiamo che partano richieste e visite in libreria dei nostri amati lettori. Abbiamo creato dal niente e intorno ai libri una bella comunità di Lettori Veri. Su questi appassionati di letture si fonda la nostra possibilità di poter resistere e per loro abbiamo studiato a tavolino un 2019 pieno di zeppo di autori di grande spessore e suggerimenti. La partecipazione attiva ai nostri eventi e alle nostre proposte di lettura sui social sono una di queste risposte attive per aiutarci a resistere. Anche per questo 2019, ringraziando Giuditta Casale che mi offre questo spazio di visibilità prestigiosissimo, io, da parte mia, continuerò a dare segnalazioni di nuove uscite e suggerimenti di lettura dal mondo dell’editoria indipendente e a fare le mie piccole cronache dalla Libreria.
Partiamo da una serie di libri di letteratura americana per rispondere con ironia a una signora/signore che sui social ci ha accusati di essere “TROPPO AMERICANI”.
Tra i primi suggerimenti dell’anno voglio segnalare un libro pubblicato nel 1982 e ora riscoperto in una nuova edizione negli Stati Uniti. Si tratta di un libro considerato dal British Book Marketing Council come “uno dei 20 romanzi americani più importanti del Dopoguerra”: “Mrs Caliban” di Rachel Ingalls, che in Italia Nottetempo, da poco, ha pubblicato nella traduzione di Damiano Abeni.

Come tutte le mattine, Dorothy Caliban, dopo aver salutato dalla finestra suo marito Fred che va al lavoro, si dedica alle faccende domestiche con la radio in sottofondo. Mentre la giornata prosegue tra le incombenze quotidiane, stretta fra la solitudine e il naufragio del suo matrimonio, sente la notizia che dall’Istituto di ricerca oceanografica è appena scappata una creatura pericolosa, mezzo-uomo e mezzo-rana. L’immenso uomo-rana, approderà proprio nella cucina di Dorothy, chiedendole cibo e aiuto. È l’inizio di una deliziosa storia d’amore tra una casalinga, ormai rassegnata a un muto annichilimento, e una creatura anfibia in fuga dalla violenza della razionalità scientifica degli esseri umani: un’acuta critica sociale in cui il fantastico incontra la più cupa disperazione domestica. Una scrittura divertita e divertente caratterizzano questo romanzo amato, tra gli altri, da John Updike, Ursula K. Le Guin e Joyce Carol Oates, e paragonato dai critici a King Kong, ai racconti di Edgar Allan Poe, ai film di David Lynch, alla Bella e la Bestia, E.T. , Il mago di Oz. C’è anche chi lo ha accostato al realismo domestico di Richard Yates, ai B movies horror, alle favole di Angela Carter. Ed è immediato pensare anche al più recente “The Shape of Water” di Guillermo del Toro. Riferimenti familiari e disparati che molto raccontano del fascino di questa novella singolare che sfida le convenzioni.
Sempre rimanendo in territorio americano, tra le novità degli scaffali dei Diari ricordiamo “Intuizioni”, la prima raccolta di racconti di Alexandra Kleeman pubblicata da Edizioni Black Coffee.
Nel suo romanzo d’esordio, “Il corpo che vuoi”, che le è valso paragoni con Pynchon, DeLillo e Marcus, in molti hanno visto una potente allegoria della nostra civiltà malata: ora, con la stessa inquietante lucidità, Kleeman osserva al microscopio dodici brandelli di un mondo che, seppur nostro, riconosciamo a stento. La raccolta, suddivisa in tre parti, esplora il corso della vita umana dal principio alla fine: il disagio di nascere in un mondo già formato; il breve tempo che ci è concesso per capire che cosa il mondo si aspetti da noi e accontentarlo; l’attimo in cui si realizza che la fine è vicina e ancora si è ben lungi dall’aver svelato il mistero dell’esistenza. Immersi in un contesto familiarmente misterioso i personaggi di questi racconti si trovano a vivere situazioni e stati d’animo nuovi e spiazzanti: una donna è prigioniera di una vita preconfezionata in una stanza senza uscita; l’apocalisse opera per sottrazione, il mondo si svuota sotto gli occhi di chi lo abita; l’arte della danza è utilizzata come mezzo per addomesticare un ragazzino selvatico; la chiave per uscire vivi da un party è saper distinguere il sangue vero da quello finto. Elegante, assurdo, paralizzante: Intuizioni vi farà vedere il mondo come fosse la prima volta.

Sempre per la casa editrice Black Coffee è da poco uscito nella traduzione di Leonardo Taiuti “Boy Erased. Vite Cancellate”, il memoir di Garrard Conley che esamina il complesso rapporto tra famiglia, comunità e religione.
A diciannove anni Garrard, figlio di un pastore battista e devoto membro della vita religiosa di una piccola città dell’Arkansas, è costretto a confessare ai genitori la propria omosessualità. La loro reazione lo mette di fronte a una scelta che gli cambierà la vita: perdere la famiglia, gli amici e il dio che ama sin dalla nascita oppure sottoporsi a una terapia di riorientamento sessuale, o terapia riparativa, per «curarsi» dall’omosessualità, un programma in dodici passi da cui dovrebbe riemergere eterosessuale, ex-gay, purificato dagli empi istinti che lo animano e ritemprato nella fede in Dio attraverso lo scampato pericolo del peccato.
Quello di Garrard è un viaggio lungo e doloroso grazie al quale, tuttavia, trova la forza e la consapevolezza necessarie per affermare la sua vera natura e conquistarsi il perdono di cui ha bisogno. Affrontando a viso aperto il suo passato sepolto e il peso di una vita vissuta nell’ombra, in questo memoir l’autore esamina il complesso rapporto che lega famiglia, religione e comunità. Straziante e insieme liberatorio, Boy Erased è un’ode all’amore che sopravvive nonostante tutto.
Questo libro ha ispirato l’omonimo film prodotto da Focus Features, diretto da Joel Edgerton, con protagonisti Nicole Kidman, Russell Crowe e Lucas Hedges e dal 14 marzo 2019 sarà anche distribuito nelle sale cinematografiche Italiane per la Universal Pictures International.

Grazie a Minimum Fax è tornata, con una nuova traduzione di Simona Fefè, il premio Pulitzer 1973, Eudora Welty, con « La figlia dell’ottimista ».

Eudora Welty (1909-2001)è considerata una delle più importanti e amate scrittrici americane del Ventesimo secolo e tra le più importanti voci del Sud degli Stati Uniti assieme a William Faulkner e Flannery O’Connor e Carson McCullers. Nacque a Jackson, Mississippi. Durante la Depressione lavorò come fotografa e nel 1941 pubblicò la sua prima raccolta di 17 racconti, che fu il suo primo libro. E’ stata anche autrice di romanzi, saggi e recensioni e di un’autobiografia letteraria (“Come sono diventata scrittrice”, 1984); ricordiamo i romanzi “Nozze sul Delta” (di prossima pubblicazione per minimum fax) e “Lo sposo brigante”, e le raccolte di racconti “Una coltre di verde” e “Mele d’oro”. Autrice pluripremiata, ha vinto sia il National Book Award, sia il Pulitzer proprio con il suo capolavoro “La figlia dell’ottimista”.

Quando suo padre, il giudice McKelva, le comunica di dover subire un’operazione a un occhio, Laurel non esita a lasciare la sua casa di Chicago e andare a New Orleans per prendersene cura, anche se dovrà avere a che fare con la nuova moglie del giudice, Fay: una donna più giovane di lei, con un carattere duro e scostante, che secondo molti si è sposata solo per interesse.L’intervento sembra riuscito, ma il giudice – l’ottimista del titolo – stenta a guarire, e sprofonda in uno stato di prostrazione a cui seguirà una morte inaspettata. Alle due donne non resta che andare in Mississippi per seppellirlo nel cimitero di famiglia: Laurel avrà così l’occasione per fare i conti con la sua comunità di origine – lasciata forse troppo presto in cerca di una felicità e una realizzazione che hanno faticato ad arrivare – ma anche con Fay e il suo passato, e infine con un mondo che, nella sua meravigliosa testardaggine, si rifiuta di rinunciare alle proprie tradizioni. Maestra indiscussa del racconto e del romanzo di famiglia, Eudora Welty raggiunge con La figlia dell’ottimista quella che rimane forse la vetta più alta della sua arte, creando, con Laurel e Fay, due tra i ritratti femminili più complessi e affascinanti che la letteratura americana abbia mai prodotto.

Sempre di Eudora Welty, segnaliamo un libro uscito per Racconti edizioni dal titolo “Una coltre di verde”, nella traduzione di Vincenzo Mantovani e Isabella Zani con introduzione di Katherine Anne Porter.
E’ la prima raccolta di racconti di un’autrice ormai divenuta vero e proprio canone letterario. Siamo nel Sud degli Stati Uniti: zotici, meticci, autostoppisti, parrucchiere, scout, pazzi, mostri. Il caldo più torrido e il freddo più rigido. Tutto è perfettamente delineato con le azioni e i dialoghi, mentre i pensieri e le emozioni dei personaggi vengono reificati dal loro aspetto fisico e dal modo di porsi e di «danzare» nella narrazione.

Nel vecchio Sud – dove i pionieri danno il nome alle città e gli indiani alle piste – ci sono tante storie quante increspature d’acqua fra le sponde del Mississippi. Di bocca in bocca vagano errabonde come commessi viaggiatori malconci, loschi autostoppisti e menestrelli, sorvolando sentieri impervi dove le vecchine si perdono in convenevoli con spettri e alligatori. Le senti frusciare, queste storie, fra i rami piangenti dei salici, oppure risuonare come la cantilena ciancicata di uno zotico, o quella ciarliera e pettegola di un salone di bellezza. Alcune incedono sincopate come un ritmo jazz, altre seguono il ridondare inquieto di una sirena che annuncia la gelata. Addirittura, ce ne sono che hanno il rumore del silenzio, e della voce capace di spezzarlo: quelle che incarogniscono e incavano i volti come pennellate alla Courbet, facendone caricature non meno grottesche dei fenomeni da circo. E poi ci sono scrittrici – come Miss Welty – che queste storie le registrano su nastro, che incorniciano il mondo fra le mani come adolescenti innamorate, che aprono il sipario, una coltre di verde, al teatro dell’umano e alle sue improvvisazioni.

Questa raccolta contiene 17 racconti, diversissimi fra loro, ma in tutti una penna fotografa momenti, caratteri, paesaggi del Sud degli Stati Uniti.

Il 15 novembre scorso è uscita la raccolta di racconti “Un attimo immobile”di Eudora Welty, sempre per Racconti edizioni.

Dopo il successo di Una coltre di verde, le storie di ” Un attimo immobile” si srotolano davanti ai nostri occhi impolverati come la vecchia Pista di Natchez, e seguendone il tracciato ci portano in un bar scalcagnato di New Orleans dove si discute del cappello viola di una scommettitrice in là con gli anni o sul letto di morte di un anziano reo di aver sposato una ragazza troppo giovane per lui; sempre guidati dalla grazia selvaggia di una grande scrittrice capace di fermare l’istante appena prima che il mondo deflagri. Una vetta del Southern Gothic e della letteratura americana tutta.

Chiudiamo questo zaino con una casa editrice a noi molto cara, SEM, Società Editrice Milanese, che ha iniziato lo scorso anno a pubblicare l’edizione completa delle opere di David Leavitt.

Interprete originalissimo ed elegante della società del nostro tempo, con la sua opera Leavitt ha saputo rinnovare il fasto della grande letteratura americana. La serie dei suoi libri nelle edizioni SEM con traduzione di Delfina Vezzoli è iniziata con “Il matematico indiano”, proseguita con “Eguali Amori” e con “Un luogo dove non sono mai stato” e continuerà nel 2019 con la pubblicazione di un nuovo romanzo.
La serie dei suoi libri nelle edizioni SEM è iniziata con “Il Matematico indiano.
Nel 1913, a meno di quarant’anni, Godfrey Harold Hardy è uno dei più illustri e creativi matematici del suo tempo, con una cattedra a Cambridge. Una mattina riceve una lettera dall’India: un anonimo contabile di Madras dichiara di aver risolto un complesso problema matematico presentato in un suo scritto. Hardy è perplesso ma decide di approfittare di un viaggio in India in compagnia di amici per conoscere l’autore della lettera. Si tratta di Srinivasa Ramanujan, un giovane impiegato con una fallimentare carriera scolastica alle spalle ma dalla straordinaria capacità mnemonica e di calcolo, riconosciuta subito da Hardy. Da quell’incontro nascerà un’intensa amicizia e una collaborazione lavorativa, quindi un’incandescente e tormentata storia d’amore. Anni dopo, in un’intervista, quando gli fu chiesto quale fosse il suo più grande contributo alla matematica, Hardy rispose che era stato la scoperta di Ramanujan, “l’unico incidente romantico della mia vita”. Con il matematico indiano David Leavitt esplora in profondità un’importante pagina del pensiero scientifico novecentesco.

“Un luogo dove non sono mai stato” di David Leavitt è una raccolta di racconti. Sono dieci storie, dieci stralci di vite che raccontano la scoperta di sé, la ricerca di accettazione, l’esperienza del dolore e tutte le tonalità di emozioni che suscitano. Le zone di confine tra le generazioni e i sessi, dove le persone s’incontrano perplesse e incerte tra l’indifferenza, il disprezzo e l’amore, potrebbero portare di diritto la sigla che dà il titolo a uno dei racconti di questa raccolta: ATREP, “A Tuo Rischio E Pericolo”. Divisi da se stessi, crudeli nell’analisi delle proprie reazioni e spesso costernati dalle emozioni altrui, Celia, Arthur, Ellen, Theo, Sylvia e gli altri protagonisti di queste storie confermano al lettore l’ineguagliabile dote di David Leavitt nel penetrare impunemente, con levità e felice sicurezza stilistica, nei luoghi più insidiosi del sentire contemporaneo, tra gli stati emotivi nascenti e le passioni estinte o condannate.
Scritte da un David Leavitt non ancora trentenne, le dieci storie raccontano stralci di vite vissute in grandi città statunitensi (con l’eccezione di due racconti ambientati in Europa occidentale). C’è una ragazza che riceve un invito a un matrimonio, un agente immobiliare che si affeziona a una delle case in vendita, una ragazza che insegue un amore impossibile e altri personaggi. Fernanda Pivano definì “minimalista” la scrittura di Leavitt e infatti è fatta di frasi semplici, dialoghi ridotti all’osso, finali inconcludenti e ritratti senza particolari in rilievo. Ciò che fa la differenza però sono le difficoltà legate all’orientamento sessuale dei protagonisti, raccontate in una società nella quale s’iniziava appena a parlarne apertamente.

Tra le opere di Leavitt spicca per intensità “Eguali Amori”. Il romanzo vede la sua prima pubblicazione nel 1988, dopo il coming out dell’autore. Oltre alla quotidianità di una coppia gay (che per l’epoca era già una novità nella narrativa) racconta il dolore di vedere un genitore consumato dal cancro, esperienza che l’autore ha vissuto sulla sua pelle.

“Eguali amori” è, infatti, l’indimenticabile ritratto di una famiglia americana: Louise, la madre, nonostante una vita avara di gioie è una donna decisa e indipendente. Il padre, Nat, è un uomo sfinito dal matrimonio e dall’infelicità di fondo della moglie. I loro figli, Danny e April, avvocato di successo e cantante impegnata, sono testimoni passivi della lenta deriva del loro rapporto. Questa ordinaria vicenda familiare viene scossa dalla lunga malattia di Louise, che riporterà alla luce sentimenti profondi e nascosti, legami sfilacciati dal tempo ma ancora indissolubili. Leavitt sa raccontare con prodigioso realismo la tormentata storia di due genitori traditi dalla vita e la ricerca dei loro figli di altre forme d’amore e di famiglia.

“Eguali amori” è un libro sullo straordinario che si nasconde nel quotidiano, sulle relazioni umane basate sul non detto, sul ciclo morte e rinascita che di continuo riaccende l’esistenza. Leavitt costruisce dei personaggi veri, gli stessi che tutti quanti noi interpretiamo nelle nostre vite familiari e di coppia.

Nello Zaino di Antonello: Tu vuo’ fa’ ll’americano – Prime letture dell’anno.

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