di Francesca Maccani

Trentina di origine, vive a Palermo dal 2010. Ha pubblicato un libro di poesie, Fili d’erba, nel 2007 e il saggio “La cattiva scuola” scritto con Stefania Auci nel 2017. Gestisce una pagina Facebook: Francesca leggo veloce.
Trentina di origine, vive a Palermo dal 2010. Ha pubblicato un libro di poesie, Fili d’erba, nel 2007 e il saggio “La cattiva scuola” scritto con Stefania Auci nel 2017. Gestisce una pagina Facebook: Francesca leggo veloce.

Titolo: Guasti

Autore: Giorgia Tribuiani

Casa editrice: Voland (collana Amazzoni)

(…) GUASTO, un cartello che sembrava essere lì da sempre, a raccogliere in un solo termine il significato di tutta la mostra, di tutta l’arte del Dottor Tulp, di un’esposizione che teneva in piedi un mucchio di uomini guasti, appunto, la cui vita si era fermata e che non sarebbero stati mai più come prima: guasto era il suo amore, guasta la ballerina, guasto era in fondo il destino di tutte le persone, immobili nelle loro esistenze (…)

Giada è la protagonista di “Guasti”, il suo compagno, un fotografo famosissimo, muore e decide di divenire un’opera d’arte attraverso la tecnica della plastinazione. Viene esposto nudo e vulnerabile nella sala di un museo. Ogni giorno Giada va trovarlo e incontra tutta una serie di personaggi, prevalentemente maschili, giornalisti, visitatori, un vigilante premuroso che cerca di sostenerla e di aiutarla a uscire dal suo tunnel di dolore.

Giada è piegata in due, dovrebbe elaborare il lutto, recarsi a piangere in un cimitero, invece deve fare i conti con un post mortem decisamente troppo sui genereris. Vedere il proprio uomo nudo, morto, plastificato è una tortura continua, alla quale decide di non sottrarsi.

In lei emergono sentimenti contrapposti: amore e rabbia, desiderio di pace e voglia di spaccare tutto.

Attraverso una serie di pensieri e azioni tortuose, singolari, a tratti bizzarre, la donna cerca disperatamente un perché, soprattutto cerca se stessa, rendendosi conto di avere sempre vissuto nell’ombra del grande artista delle immagini che tutti conoscono e ammirano.

Una pianta infestante Giada, che una volta morto il suo sostegno, si accascia su se stessa ma tenta d rialzare la testa, non sapendo bene come fare. I suoi tentativi risultano maldestri, fallaci, pazzi perfino agli occhi di tutti, di tutti tranne che del vigilante che le porta la colazione e le parla cercando di aiutarla a riemergere dal suo limbo.

Giada dà vita nel corso del romanzo a tutte le possibili reazioni che un lutto sconvolgente provoca, ossessionata da questo protrarsi della morte, reso tangibile e visibile dalla scultura umana del cadavere del suo uomo. Desidera un cimitero, dei fiori, quella corrispondenza d’amorosi sensi foscoliana che funge da consolazione a chi resta, un sepolcro su cui piangere.

Tutto ciò a Giada viene negato. L’estremo egoico gesto del suo compagno narcisista è una sfida alla decadenza del corpo, un voler bloccare la naturale decomposizione che porta il defunto a tornare alla terra.

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Quando all’orizzonte compare un collezionista intenzionato a comprare il corpo plastinato che tanto attira i visitatori del museo, Giada crolla definitivamente e inizia o ordire un suo piano per sabotare questa vendita.

La prosa di Giada Tribuiani è uno splendido misto di flusso di coscienza, a tratti delirante e narrazione intimistica lucida e commovente. Si tratta di una scrittura asciutta ma mai asettica, in perfetto equilibrio, che dona un ritmo incalzante al racconto senza stonature né cedimenti. Ho letto e riletto alcuni brani che ho trovato intensi e illuminanti, dopo aver letto il libro tutto d’un fiato.

Consiglio questo romanzo a chi sta facendo i conti con una perdita, a chi ha trovato la forza di rialzarsi, a chi è stato edera per anni e poi trova la forza di ergersi a quercia.

La Recensora della Domenica: Guasti
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