Dieci Buoni Motivi

di Sara Gamberini

Sara Gamberini

per NON leggere “Maestoso è l’abbandono

Maestoso è l'abbandono

1 Il romanzo ha una trama invisibile.

2 Si corre il rischio di scoprirsi inclini alla magia.

3 Dopo la lettura, persone particolarmente sensibili potrebbero passare molte notti a inventare riti usando i semi di fiordaliso o ad appendere fili di lana colorati sugli alberi di un bosco.

4 L’autrice crede che gli amori non corrisposti siano una benedizione.

5 È scritto in prima persona ma a raccontare la storia è un Io universale, una voce che proviene da lontano; non si capisce da che parte stare.

6 Da non leggere in nessun modo se non si crede al destino.

7 Questo non è un romanzo per appassionati di psicoanalisi. O forse lo è prima di tutto per loro.

8 A volte sembra di leggere una poesia ma la poesia svanisce e si parla delle croste di polenta, degli Inti Illimani, di amore incondizionato, ci si trova su Orione, compaiono le sorelle Papin, Cosima Misseri, un ragazzo senegalese, c’è un bambino in Groenlandia che indossa un impermeabile giallo e va a vedere un branco di balene con il nonno, improvvisamente la storia si interrompe per lasciare posto a una lettera scritta da una bambina.

9 È un romanzo troppo sentimentale, pieno di speranza, ma la speranza non poggia su nessuna base sicura. È  inafferrabile, affidata alle stelle, ai rumori del bosco, all’incanto. Concretamente non succede quasi nulla.

10 C’è qualche ripetizione, anche se nascosta dietro a parole diverse. Fra tutte, quella che ricorre più spesso è una frase di Rumi, dice C’è quello che c’è.

Dieci Buoni Motivi per NON leggere “Maestoso è l’abbandono”
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