di Alice Pisu

Libraia e giornalista, al timone con Antonello Saiz dei Diari di bordo, libreria indipendente a Parma, con la rubrica "I libri di Alice"
Libraia e giornalista, al timone con Antonello Saiz dei Diari di bordo, libreria indipendente a Parma, con la rubrica “I libri di Alice”

 

 

 

 

 

 

 

 

Il paese dei segreti addi, Mimmo Sammartino

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A Pietrafiorita gli addii se li porta via il vento. Un vento che batte incessante in quel borgo d’Appennino dimenticato anche dalla geografia, scava le rughe di un profeta creduto morto a ventidue anni e che continuerà a morire a ogni canto di usignolo.

In quel luogo sospeso tra il reale e l’altrove grava il peso della memoria. I solchi lasciati dalla Storia, dalla disfatta del Don all’occupazione delle terre alla tragedia di Marcinelle, innervano le storie dei suoi abitanti, tra beghine, maghi che millantano di parlare con i morti, ubriaconi, angeli, sordomuti, zingari, ninfomani che si reinventano nella vedovanza, e forgiano antieroi alla ricerca di un modo per sopravvivere alla vita, alla sua miseria. Le storie che prendono forma ne Il paese dei segreti addii di Mimmo Sammartino, Hacca, tracciano un’umanità tormentata che racconta il confine labile tra essere vittima e carnefice: anche chi ricopre un ruolo di potere, come il maresciallo o il parroco, non riuscirà mai a liberarsi dal marchio di un’infanzia da esiliato dalla società, e porterà avanti la propria esistenza cercando di rivalersi sul prossimo, nel disperato tentativo di un riscatto dalla miseria morale in cui è cresciuto.

Clicca sulla copertina per accedere al sito della casa editrice.
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C’è un tempo sospeso a Pietrafiorita, quello scandito dalla terra, dal succedersi delle stagioni, dall’attesa dei riti che determinano gli esiti fondamentali della vita della comunità, e c’è un tempo altro, che sovrasta ogni cosa, e che sembra dare a questo luogo un’aura di eterno, di imperturbabile.

Scorre un rivolo rosso fragola a violare l’innocenza della neve di quell’inverno, la stessa immagine che il lettore troverà anche alla fine, riuscendo a sciogliere quel mistero. La circolarità del percorso narrativo che si apre e si chiude con quella scena ne racchiude la complessità. Scardina la linearità cronologica nell’avvicendare i suoi protagonisti, che presenta prima per gli eventi che li riguardano per entrare solo dopo nella loro profondità.

C’è uno sguardo pirandelliano nel modo in cui Mimmo Sammartino caratterizza i suoi personaggi e li fa dialogare tra loro, prestando la stessa cura all’elemento tragico e a quello comico. Nessuno dei suoi personaggi risulterà realmente secondario nell’organicità della narrazione. Ma risiede nell”equilibrio tra l’uso della fantasia e il lavoro sulla scrittura la dimensione fisica che dà forma a un tempo fermo e a un luogo a parte dove far calare il lettore, anche attraverso la costruzione di un linguaggio nuovo imbevuto di termini desueti, di debiti dialettali e di filastrocche popolari del Vulture.

È una liturgia profana il modo di vivere la religiosità alla base dell’idea di comunità che emerge da queste pagine, richiamata dai suoi riti ancestrali e dal modo di viverne l’attesa che conduce idealmente alle suggestioni di Ernesto De Martino in Sud e magia, Donzelli. Tutta la narrazione è costellata da richiami costanti a immagini dal forte valore simbolico: la neve, il significato della vite, il canto dell’usignolo presagio di sventura, e la terra, che è immagine ambivalente nell’incarnare al tempo stesso il voto al sacrificio perenne e l’esuberanza carnale dei suoi frutti. Elementi simbolici che costituiscono una sorta di linguaggio parallelo che contribuisce a dare profondità al grande racconto del paese dei segreti addi.

L’intero romanzo è giocato sui sentimenti della partenza e del ritorno. Il viaggio è quello del distacco, provato da chi lascia la casa paterna per seguire un sogno, placare una sorta di inquietudine, ma anche cercare un’emancipazione da una realtà vissuta come opprimente. E richiama un altro grande tema del romanzo: l’indagine sulla complessità dei rapporti tra padri e figli. Attraverso un unico personaggio, Mimmo Sammartino riesce a raccontare il distacco da genitori incapaci di favorire la felicità del figlio e, al tempo stesso, il modo di quel figlio di scoprirsi padre quando non pensava più di poterlo essere, illudendosi di avere un rapporto di debito nei confronti della vita.

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Le storie che prendono forma ne Il paese dei segreti addii richiamano una concezione dell’esistenza che sembra legata a un destino inesorabile, mossa dall’alto da meccanismi imperscrutabili che sembrano evocare quelle esistenze perennemente sul confine tra la follia e la morte raccontate da Domenico Dara in Appunti di meccanica celeste, Nutrimenti (nei Libri di Alice QUI). Il destino qui rimanda a un’immagine ambivalente, quella del castigo dato dall’assenza del libero arbitrio, e del privilegio apparente della rivolta nei confronti della sorte. Una giostra grottesca che marca la distinzione fondamentale tra chi china il capo con rassegnazione davanti a un futuro segnato, e chi lotta per dare un senso diverso alla propria esistenza diventando inevitabilmente un non allineato, come Geremia, il profeta creduto morto che diventa adulto imparando a leggere il vento. O come Cataldo il sordomuto, consegnato a una nuova vita dopo la nascita in quel circo che irrompe con la sua parvenza demoniaca e di perdizione nel villaggio, celando tra i suoi tendoni il dolore di una madre che non riesce a essere tale. Quel giovane dall’espressione ebete stampata sul volto imparerà presto a guardare il mondo con uno sguardo puro, e sarà proprio quel suo modo di alienarsi dal quadro di umanità varia che lo circonda, dominata da amori e disamori, infedeltà, rivalse, separazioni e ricongiungimenti, a permettergli di raggiungere un’idea di felicità.

L’eterno interrogativo che serpeggia tra le pagine risiede nel senso di un ritorno possibile, quello che ossessiona Marino Magliani (nei Libri di Alice QUI) nel pensare che ogni volta che si lascia un luogo permangano vuoti che diventano incolmabili, e che impongono di non pensare ad altro che alla manutenzione della propria assenza. E connessa a un’idea di ritorno, l’appartenenza alla comunità diventa metafora del senso ultimo dell’idea di paese.

Quel paese che, come scriveva Cesare Pavese, significa non essere soli, significa sapere che permane qualcosa di sé nella gente, nelle piante, nella terra, che resterà lì in attesa di un ritorno. Significa cercare un’idea di sé nella solitudine, in attesa del proprio segreto addio.

Recensione uscita su Repubblica Parma. Letture di Alice Pisu, uscita il 31/12/2018

I Libri di Alice: Il paese dei segreti addii
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