Dieci Buoni Motivi

di Mirko Sabatino

Mirko Sabatino

per NON leggere “L’estate muore giovane”

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  1. Non c’è traccia di telefonini, e-mail, sms nelle pagine di questo romanzo. Qui l’unico mezzo di comunicazione a distanza è l’urlo strada-balcone.
  1. I personaggi secondari non se ne stanno al loro posto, ma hanno manie di protagonismo, e aprono a romanzi virtuali che restano appesi alle scene come arti recisi e pulsanti.
  1. A segmentare le frasi non sono solo rassicuranti e chiarificanti virgole e punti. Qui si usa tutto, troppo: i due punti, spesso ripetuti più di una volta nello stesso periodo; i trattini medi doppi e quelli solitari che chiudono sul punto, oltre ad audaci e rinnegati e americanissimi trattini lunghi; e si riesuma e si celebra il punto e virgola, il più desueto e inutile dei segni di interpunzione.
  1. L’autore non ha le idee molto chiare sulle categorie di Bene e Male: qui ci sono buoni che compiono azioni cattive e cattivi che compiono azioni buone. Dove sono i buoni-da-un-lato e i cattivi-dall’altro?
  1. Questo romanzo adotta la lira, e non l’euro, come moneta, ma si fa pagare in euro.
  1. In questo romanzo viene fatto del male a persone, animali e cose.
  1. Questo romanzo ha una colonna sonora costituita da una sola canzone, che finisce e ricomincia, finisce e ricomincia e via così, per tutta la storia.
  1. Il vero protagonista di questo romanzo è un afoso e immaginario paesino sperduto del Gargano, dove la vita è lentezza e dialogo.
  1. È l’ennesimo romanzo di formazione ambientato nell’ennesimo passato in cui, nell’ennesimo tempo di un’estate, tre ennesimi ragazzini crescono di colpo, con tutto il Twain, il Molnár, il King del caso a echeggiare dalle pagine.
  1. Una lettera, cioè un foglio di carta e inchiostro, è al centro degli eventi, ed è la causa scatenante del cominciare e precipitare della storia.
Dieci Buoni Motivi per NON leggere “L’estate muore giovane”
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