Giuliana

Ma… direi qui! Sulle sponde del lago San Giuliano

Grazie a questo invito del poeta, scrittore e libraio Alessandro Barbaglia scopro Giuliana, la balena di Matera, il più grande animale fossile ritrovato a un centinaio di chilometri da casa mia, sul lago San Giuliano nel 2006 e di cui non sapevo nulla.

https://www.repubblica.it/scienze/2019/05/01/news/giuliana_la_balena_di_matera_riscrive_la_storia_dei_giganti_del_mare-225197542/

Nella balenaHo letto il nuovo romanzo di Alessandro Barbaglia “Nella balena” (Mondadori) con grande tenerezza e quel pizzico di sogno che tocca sempre il cuore, e con grande entusiasmo gli propongo di chiacchierarne insieme per scoprire l’incanto e la magia che si sprigiona da Goliath, la balena del titolo, uno dei fantastici personaggi del romanzo. Uno dei personaggi reali che lo animano, per quanto possa sembrare eccezionale, insieme con quelli di finzione altrettanto strabilianti.

Ho conosciuto Alessandro Barbaglia durante l’edizione del Women’s Fiction Festival di Matera del 2018, ospite per presentare il precedente romanzo “L’Atlante dell’Invisibile” che era appena uscito, e fui colpita ed estasiata, come tutto il pubblico presente, dalla capacità affabulatoria, con cui ci prese per mano e condusse nel sogno di un amore.

Venite con noi “nella balena” e vi riempirete di meraviglia!

Con il nuovo romanzo, Alessandro Barbaglia insieme alla forza espressiva e onirica della sua prosa, ci porta “Nella balena”: Goliath lunga 22 metri di sogni e desideri.

Un’altalena nel tempo: tra il passato di Goliath che si intreccia con il passato di Herman, che ne sarà custode, protettore e amante, e il presente di Cerro, alle prese con un padre smemorato, Emilio, aiutato dalla fantastica Santina e infatuato dell’inquieta e turbolenta Marilisa, gemella del suo sottoposto Matteo nell’Ufficio degli Oggetti Rinvenuti in cui entrambi lavorano.

Da dove sei partito per questo romanzo che è un’esplosione poetica di personaggi e circostanze? Dai personaggi, dal circo che pure gioca un ruolo di primo piano nella vita di Herman, o dal ventre della balena che è sogno, mistero e desiderio?

fotoRISPOSTA: “Nella Balena”, il romanzo, nasce da un incontro. Un giorno, in libreria – io faccio il libraio – incontro un libro che riportava foto e immagini di locandine di spettacoli circensi dai primi del 900 al 1980. Ce ne sono di bellissime e di stupefacenti, quasi tutte degli anni 30, 40, quasi tutte del Circo Barnum, un mondo magico che però mi sembra lontanissimo nel tempo e negli spazi. E poi ce n’è una che parla a me, adesso e qui: pubblicizza il passaggio della Balena Goliath – sì, il passaggio di una balena – da Vercelli, la città in cui faccio il libraio. Ed è datata 1972. Qualcosa mi scintilla nella fantasia. Una balena a Vercelli, e com’è possibile? Nel 1972, per di più, un tempo che non è ieri, certo, ma non è nemmeno tanto distante visto che io sono nato nel 1980… Di quella locandina voglio sapere tutto, e della storia della Balena Goliath, anche. Inizio a documentarmi, a studiare a parlare con chi ha visto quella Balena, e a Vercelli ne trovo tantissimi visitatori, tantissime storie. Ecco, il mio incontro con la Balena Goliath è avvenuto così. Volevo raccontare il passaggio di una balena da casa mia e sapevo di poterlo fare perché questo fatto del tutto inverosimile era già accaduto, nella realtà. Volevo raccontare il ventre oscuro della balena che viene a cercarti sotto casa. E poi sono finito al Circo, è inevitabile. Un po’ perché la balena Goliath era una balena da Circo, un po’ perché cosa c’è di più oscuro e luminoso del Circo? E cosa c’è di più mostruoso e meraviglioso di una balena che ti viene a cercare?

 

Il Circo infatti colora di sogno e desideri il romanzo “Nella balena” e lo riempie di personaggi entusiasmanti per la loro stramba, felliniana, storta poeticità. (Al libraio Barbaglia mi permetto di consigliare “Aiaccio”, un bellissima favola senza età di Biagio Russo illustrata da Daniela Pareschi, pubblicata da Lavieri: QUI il Chiacchierando con gli autori, che ben interpreta il significato circense che ho trovato rappresentato anche nel tuo romanzo).  È la storia che scorre parallela a quella di Cerro e di suo padre, e che scintilla di incontri, passioni e passionalità.

Siamo tutti, in effetti, personaggi del circo folle che è la vita, e il Circo diventa metafora dell’esistenza.

Emilio e Cerro, Matteo e la gemella Marilisa, la stessa Santina con il suo pragmatismo leggero e pieno di ironia: sono anche loro personaggi di un Circo in un cui un lupo può essere allevato e coccolato come un cane da guardia; si possono collezionare albe in barattoli di vetro e un ombrello può fare le magie.

Non è questo che accomuna la storia di Herman, il figlio dei pesci, e Cerro? o invece tra loro è il buco dell’assenza che conta come identità?

RISPOSTA: Il circo, e il nostro essere sempre e comunque dentro un gran circo, è stato qualcosa che ha sorpreso anche me.

Non sapevo nulla di storia del Circo prima di incontrare le vicende della balena Goliath, e di questo tipo di circo, un circo fatto di uomini e donne capaci di generare meraviglia per il tramite delle proprie imperfezioni, mi ha fatto innamorare. Tutto, nelle vite di questi grandi circensi, era inverosimile, eppure tutto era vero. I fratelli Zacchini, Bird Millnman, l’Uomo Elefante – per citarne solo qualcuno – sono i congiuranti alla tirannia del normale, e io non posso che innamorarmene. Le donne di Circo, soprattutto, sono straordinarie. Donne emancipate, proprietarie del proprio corpo al punto da farne quel che desiderano (anche distruggerlo per amore di meraviglia). Non esistevano neppure al cinema, negli anni 30, donne capaci di volare mezze nude con i capelli sciolti sul pubblico senza essere additate come scandalose, al circo era la realtà, una realtà fatta di una bellezza che non era uno stereotipo, era un’abilità. Si era bellissime, o bellissimi, perché si era in grado di fare qualcosa di bellissimo, non per le forme del corpo. Chi vive così, come un congiurante alla tirannia del normale, condivide le stesso destino, Cerro e Herman sono legati da questo tipo di nodo. Il buco dell’assenza è sicuramente un altro punto in comune tra i loro destini, ma è quasi una conseguenza ambientale, sono entrambi nati al circo o per ragioni di circo, congiurano al normale anche quando il normale è una grande assenza d’amore.  

 

Nel carrozzone dei personaggi di “Nella balena” spiccano Cerro e Emilio: figlio e padre, anche se talvolta al figlio tocca fare le veci del padre, che si è perso dietro il ricordo dell’amata moglie, scomparsa troppo presto e troppo velocemente. Santina, la donna che è stata assunta all’indomani della morte della madre di Cerro per badare al bambino, cerca come meglio può di supportarlo tanto nel ruolo di figlio, che in quello di “vicepadre”. Ma il romanzo è pieno di relazioni che si intrecciano con una loro specificità sempre ariosa e leggera, anche quando portano fardelli e sono zavorrati dall’assenza o dall’indifferenza. Come per esempio il rapporto tra Matteo e la gemella Marilisa; o tra Herman e i figuranti del circo. O ancora il rapporto tragicomico che lega tra loro i fratelli Zacchini.

Qual è l’arcobaleno delle relazioni che si sprigiona dentro e fuori “Nella balena”?

RISPOSTA: Credo che potremmo mettere tutte le relazioni del libro sotto un grande tendone, quello del Circo degli ossimori.

Non c’è amore, penso a quello tra Cerro e suo padre, che non porti con sé anche un po’ di rancore, non c’è acrobazia che non si tiri dietro anche qualche incoscienza. 

Gli Zacchini – che io amo perdutamente – sono pazzi da legare, sono pericolosi per loro e per gli altri. Ma dove troveresti mai qualcuno disposto a mettere in un cannone i propri fratelli per spararli lontani? E dove troveresti mai fratelli disposti ad accettare un simile progetto? Edmondo Zacchini è un genio o un folle? 

Matteo e sua sorella Marilisa sono gemelli, ma si capiscono davvero o sono due estranei? I rapporti umani, i rapporti d’amore, stanno bene nel circo degli ossimori, e forse noi siamo più le nostre contraddizioni delle nostre monotonie. Tra tutti, forse, l’unico personaggio equilibrato è proprio la Santina, lei che porta nel nome una santità piccola, quella di essere una donna felice, ironica, divertita dalla vita. È forse l’artista più eccelso tra tutti quelli del circo degli ossimori. Anche la balena è un ossimoro: primo, non balena affatto, è lento ed oscuro. È un mammifero ma vive negli abissi, è immenso e ha una vocina sottile con cui canta canzoni d’amore. Proietta l’ombra all’insù: quando emerge dalle acque, prima si vede l’ombra, scura, nera, immensa e spaventosa, emergere dalle onde. L’ombra precede il baleno, ed è il baleno che buca l’ombra e colma il cielo di arcobaleno. Se non è un gigantesco ossimoro una balena… 

 

“Nella balena” è un romanzo per il respiro che l’attraversa e per le varie e diverse vicende che intreccia, ma è anche una favola per il tono scanzonato e perché il mondo animale, vero o finto, come anche quello vegetale, sono posti sullo stesso piano dell’uomo; infine è una fiaba perché in equilibrio tra realtà e immaginazione, tra sogno e fantasia da una parte ed elementi realistici e storici dall’altra. Come la figura di Von Braun, l’inventore dei terribili missili nazisti con cui venne bombardata Londra ma anche del missile che portò l’uomo sulla luna. È stato bello intrecciare il tuo personaggio romanzesco con quello storicamente delineato in “Dalla terra alla luna” di Renato Cantore (QUI la mia lettura).
Le categorie sono elencate secondo una mia classificazione personale e non in base a quelle canoniche dei generi. Anche perché non c’è nulla di canonico nel tuo modo di raccontare e di scrivere.
Questa domanda la rivolgo al libraio e non solo allo scrittore: su quale ripiano lo poniamo “Nella balena”? Bastano i generi esistenti, per quanto declinati in soggettiva come ho provato a fare io, o dobbiamo inventarci uno spazio tutto per lui?

RISPOSTA: È una bella domanda, in effetti. TuttoLibri, che ne ha fatto una bella recensione, ha definito il libro Picaresco, che non è male, ma in libreria esiste il settore dei libri picareschi? Difficile. Mi piacerebbe che qualcuno ci vedesse un po’ di realismo magico degli autori Sud Americani, ma esiste lo scaffale degli autori sudamericani? E se sì, ha senso metterci un autore nato a Borgomanero? Ray Bradbury diceva una cosa molto interessante: ” La fantascienza è qualunque idea ti venga in mente che non esiste ancora, ma presto esisterà”. È una definizione che mi piace molto perché tutte le storie inventate, una volta raccontate, esistono nella mente di chi le ha lette. Che “Nella balena” sia allora una storia di fantascienza? Non ne sono convinto. È un romanzo. E Edward Morgan Forster nel suo saggio “Aspetti del romanzo” dice una cosa formidabile:  «L’espansione: ecco il genere a cui i romanzieri devono rifarsi, non la completezza». “Nella balena”, per espansione, è una storia di mare e di abisso. Mettetelo in mare, “Nella Balena” ci starà come a casa. E se proprio volete farmi un regalo, amici librai, tenetelo tra le novità. Almeno ancora per un po’…

 

Per chiudere questa nostra chiacchierata, una curiosità sulla tua biografia: nasce prima lo scrittore e poeta Alessandro Barbarglia o il libraio? Tra scrivere le proprie parole e prendersi cura delle parole altrui che differenza passa? O non passa nessuna differenza?

RISPOSTA: Ho iniziato a lavorare come libraio nel 2012, sembra poco ma sono passati 8 anni. Forse scrivevo già, anzi ne sono certo, ma credo che gli otto anni passati a fare il libraio siano stati importanti, fondamentali, per tutto quel che ho scritto negli ultimi anni. Un libraio è un lettore privilegiato, legge tanto, tantissimo, legge per lavoro e poi ha una fortuna sfacciata: i lettori della sua libreria. Sono i lettori che leggono con te a darti un nuovo punto di vista sulle tue stesse letture o a farti appassionare a letture nuove. Hai presente i ciclisti quando fanno gruppetto per affrontare meglio le salite? Ci sono i primi che tirano il gruppo, bucano l’aria, e gli altri che si riposano nelle retrovie trainati dai primi per poi dare il cambio ai battistrada. Fare il libraio è la stessa cosa: tu stai davanti, tiri il gruppo, leggi e consigli cosa leggere, senza sosta. Però a volte i lettori ti dicono: “Grazie. Però adesso mettiti lì, senti cosa ho letto io”. E tu ti trovi a leggere libri nelle loro parole, nelle loro emozioni. Le tue letture si moltiplicano in maniera esponenziale, e anche le storie diventano le tue, le loro, le nostre, è un bel modo di condividere passioni e parole. Non c’è niente da fare: per scrivere bisogna trovare il tempo di leggere. Fare il libraio significa leggere come mai avresti pensato di fare. E forse scrivere allo stesso modo.

Chiacchierando con… Alessandro Barbaglia
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