Un caloroso benvenuto a Mara Mundi, splendida lettrice e tanto altro, che con questo toccante pezzo inaugura la rubrica “Leggo con i capelli corti” sul blog: grazie!

di Mara Mundi

Ho sempre una matita in mano quando nell’altra ho un libro: scrivo le iniziali della persona cui voglio leggere frasi e versi che mi emozionano. È nata così la passione di leggere ad alta voce. Quando viaggio in camper, però, niente libri e niente matite. Troppo concentrata a guardarmi intorno. Quella di scrivere, invece, è una passione antica, dalle liste della spesa alle recensioni, dagli articoli ai saggi. Laureata in Scienze pedagogiche e della progettazione educativa, giornalista pubblicista, bibliotecaria felice. Non ho il pollice verde, ma adoro i fiori. Da ragazzina mi chiamavano Olivia, quella di Braccio di ferro. Che resta il mio mito.
Laureata in Scienze pedagogiche e della progettazione educativa, giornalista pubblicista, bibliotecaria felice.

 

 

 

 

 

 

 

 

Tutto chiede salvezza di Daniele Mencarelli, Mondadori 2020

Tutto chiede salvezza

Tutto chiede salvezza di Daniele Mencarelli, Mondadori 2020, Premio Strega Giovani, è un libro che inizi e lasci solo all’ultima pagina.
Se non hai tempo, se non puoi leggerlo a filo lungo, continui a pensarci mentre fai altro, e poi ci pensi anche quando lo hai finito.
Ci pensi perché racconta la storia dei “sensibili alle foglie”, di chi sente più forte l’insensatezza del tempo finito dell’Uomo, che vive per morire, condannato a perdere gli affetti che custodisce, ma non può proteggere.
Condannato a dare e a ricevere dolore, a deludere le aspettative.
È il 1994, l’Italia gioca i mondiali, fa caldissimo.
Daniele ha vent’anni e una spina nel petto: chiede salvezza per sé, per i suoi cari, per tutti i fratelli del mondo, uniti dalla stessa sofferenza.

“Eccola la mia ossessione. Il mio desiderio patologico.
Salvezza.
Dalla morte. Dal dolore.
Salvezza per tutti i miei amori.
Salvezza per il mondo”.

Insieme a lui, viviamo per una settimana in una stanza d’ospedale, reparto di psichiatria, dove sei uomini, con storie e destini diversi e uguali, attraversano il loro personale inferno: il TSO.
Il trattamento sanitario obbligatorio avvicina questi sconosciuti: quattro pienamente consapevoli, due assolutamente catatonici.
Tutti dilaniati da un passato che non passa, da quel buco che rode e corrode, che taglia in due e non ricuce.
Mentre leggevo mi è venuto in mente uno dei tanti capolavori di De André, che della solidarietà degli ultimi e dei reietti ha fatto un canto alla vita.
“Come potrò dire a mia madre che ho paura” è uno dei versi più belli de Il cantico dei drogati.
Anche Daniele non sa come dirlo alla madre, che la sua paura di vivere è la paura di ferire gli altri, di vederli morire, come possono morire dei mocassini ai piedi di uno sconosciuto, che però sono identici ai mocassini del padre.
La morte riguarda tutti, ma tutto chiede salvezza.
Daniele scrive poesie, la sua salvezza la cerca nei versi, nell’immaginazione che è tutta in potenza sulla pagina bianca.
I poeti, proprio come i matti, non si fanno raccontare il mondo.
Lo dice Mario, che in quella stanza d’ospedale è insieme a Daniele e agli altri.
È un ex maestro elementare, e a me ha ricordato il maestro Franco Mastrogiovanni e la sua triste storia, anche se qui l’epilogo è diverso.
“Io credo che gli artisti, come certi matti, abbiano dentro di sé il seme di un ricordo lontanissimo, qualcosa avvenuto prima di tutte le storie”.
Daniele e gli altri suoi fratelli ci prenderanno per mano e ci porteranno a dire ciao, come stai? alle nostre parure, che sono le paure di tutti.
Ma a qualcuno, ai “sensibili alle foglie”, queste paure pesano e tanto di più.

Leggo con i capelli corti “Tutto chiede salvezza”