sinisgalli casa

Difficile definire Biagio Russo, perché mille sono le sue attività e competenze.

[Come autore abbiamo già chiacchierato QUI, insieme all’illustratrice, Daniela Pareschi, del toccante e felliniano racconto uscito per Lavieri: “Aiaccio”.]

Conoscitore finissimo dell’ingegnere-poeta Leonardo Sinisgalli ne è instancabile divulgatore, soprattutto ma non limitatamente al suo ruolo di Direttore della Fondazione Leonardo Sinisgalli. Il suo mandato è in scadenza e non vorrei trovarmi nei panni del suo successore, perché tanti e tali sono i meriti in questo incarico, i successi e le iniziative che, se sarà impossibile superarlo, sarà molto difficile anche eguagliarlo.

Una premessa è obbligatoria: con Biagio Russo abbiamo cominciato questo confronto con scambio di mail a partire da febbraio 2020, per poi essere travolti dal Covid 19 e dalle conseguenze del lockdown. Anche il suo mandato, in scadenza al 21 marzo, è stato protratto a causa della situazione inattesa e straordinaria che ci ha investito senza precedenti. Il 2 luglio, come si legge nel comunicato della Fondazione: presso il Consiglio Regionale della Basilicata, i soci della Fondazione Leonardo Sinisgalli, ovvero Regione Basilicata, Provincia di Potenza, Comune di Montemurro (fondatori) e Università degli Studi della Basilicata (sostenitore), si riuniranno per nominare i membri del nuovo Consiglio di Amministrazione che guiderà l’istituto culturale montemurrese per i prossimi 5 anni, come previsto dallo statuto.

Ma facciamo un passo indietro, tornando all’istituzione della Fondazione Sinisgalli, promotrice d’eccellenza della cultura in Basilicata e fiore all’occhiello per il territorio lucano, e andiamo per gradi, cominciando dall’inizio. Quando tutto è iniziato?

Biagio RussoManca una manciata di settimane alla fine del mio secondo mandato e tu mi solleciti a stilare un bilancio dei miei dieci anni di attività come Direttore della Fondazione Leonardo Sinisgalli. Coglierò l’occasione come una vera e propria terapia, perché fino ad ora ho freudianamente evitato di pensarci. Il legame psicologico con la Fondazione e con Leonardo Sinisgalli è molto forte, ma non so quanto si sia avvitato nelle mie carni. Solo il tempo mi dirà.

Il mio lavoro è stato passionale, quotidiano e coinvolgente, forse anche ossessivo, come può esserlo un vizio o una nevrosi. E questo, ti confesso, un po’ mi preoccupa. Ma andiamo per gradi. Il tutto è iniziato per merito del mio docente all’Università degli Studi di Salerno, il professore Renato Aymone, italianista e poeta docente di Letteratura Italiana Moderna e Contemporanea. Il suo amore per Sinisgalli, irrorato da decine di studi filologici sulla sua opera, confluì in un corso monografico dedicato al poeta-ingegnere. E io scoprii che a pochi chilometri dalla mia abitazione, a Spinoso, era nato un personaggio eclettico e affascinante. Accadde che Aymone mi chiese, per prossimità geografica, se lo avessi conosciuto, allora mi ricordai di un’estate del 1979, quando raggiunsi in Vespa 50 “La Romantica”, sul Lago del Pertusillo. Era un tardo e caldo pomeriggio d’agosto e sotto la frescura degli abeti del ristorante, su una rotonda di ruvido cemento, si ballava. Tutti giovani, tranne il mio ex professore di Italiano alle medie, Lucio Donnarumma, capitato lì per caso. Mi si avvicinò e mi indicò, con una gomitata, un signore austero, dai capelli bianchi, con un impermeabile leggero che osservava, un po’ in disparte, le geometrie danzanti dei ragazzi. “Lo sai chi è quel signore?” mi chiese. Al mio “no”, aggiunse: “È Leonardo Sinisgalli, un grande poeta”. Ho sempre considerato questo episodio come il mio imprinting culturale. Che mi ha segnato per tutta la vita. Ed è con il prof. Aymone, scomparso da poco, che sono iniziati studi e ricerche.

 

Due cose in particolare tra le infinite che hai fatto rimarranno come fondamento della Fondazione Sinisgalli: La Casa delle muse, museo e archivio in cui respirare l’aria poetica e intima di Sinisgalli, e il sito della Fondazione, accurato e dettagliato.

Qual è stata la loro importanza nella vita della Fondazione? E qual è in merito il lascito che affidi al tuo successore?

RISPOSTA: La Casa delle Muse di Sinisgalli è un luogo intimo e magico. Dal 2013 è stato concesso, dall’allora sindaco, Mario Di Sanzo (ora presidente della Fondazione), in comodato d’uso gratuito, insieme ai 3.000 libri che il Comune aveva acquistato ad un’asta nel 2003, alla Fondazione Leonardo Sinisgalli. Il palazzotto, che è di fronte alla casa natale di Sinisgalli fu acquistato dal padre Vito nel 1922. Da allora è diventata a tutti gli effetti “Casa Sinisgalli”.

Qui, Leonardo, giovane studente, collegiale presso i salesiani di Benevento, ritornava d’estate e continuò a frequentarla fino agli anni Settanta, dopo la morte dei genitori (la madre nel 1943 e il padre nel 1953), perché abitazione della sorella Annina.

Nel 2013, quindi, dopo aver realizzato gli allestimenti museali ci siamo dedicati alla cantina e alla soffitta. Abbiamo trovato libri, documenti e fotografie. Abbiamo integrato il materiale con tutto ciò che poteva essere utile ad una narrazione anche grazie a donazioni di amici e familiari. E con pazienza e ostinazione abbiamo ricostruito un luogo che raccontasse, anche emotivamente, il genius loci di un poeta, della sua famiglia, della sua terra, che tanto aveva distillato nella propria poesia.

Inoltre abbiamo catalogato in internet culturale, attraverso Sebina, tutta la biblioteca, consentendo a tutti, nel mondo, di poter verificare la disponibilità di libri anche rari. E fornire a studiosi e ricercatori gli strumenti indispensabili per la ricerca, attraverso la consultazione diretta o con l’invio di immagini e pdf. Il salto di qualità è avvenuto negli ultimi due anni, quando abbiamo dato vita ad una operazione, denominata “Sos Sinisgalli”, grazie al sostegno di enti pubblici e privati, con lo scopo di reperire tutto il territorio nazionale tutto ciò che per appartenenza fosse  “sinisgalliano”.

Abbiamo acquistato opere rare, dipinti, statue, oggetti, riviste, per un valore vicino ai 100.000 euro, trasformando la Casa delle Muse in un qualificato Centro di documentazione, utile non solo per valorizzare l’opera di Sinisgalli, ma anche per ricostruire la sua ragnatela di relazioni, davvero straordinaria, nel campo dell’arte, della letteratura, della scienza, dell’industria, della comunicazione, del documentarismo scientifico, del Novecento.

La Casa delle Muse riflette e offre al visitatore la “curiositas”, i mille interessi di questo proteiforme personaggio. Per questo chi viene a trovarci, dalle comitive di studenti, ai semplici curiosi, andando via porta con sé la gioia di una scoperta, la consapevolezza di aver colmato una lacuna. Sinisgalli è davvero un classico, perché sempre attuale. Perché è riuscito ad avere le radici a Montemurro e la testa in Europa.

Il sito su Sinisgalli, invece, è legato agli albori della passione di un giovane intellettuale, rammaricato dal fatto che il Dimenticatoio lo avesse inghiottito. Era il 1999 e poiché di Sinisgalli c’era da leggere, da autodidatta l’ho costruito, utilizzando un programma per I-mac, che si chiamava Sitemill e con la pazienza di una Penelope digitale l’ho caricato di contenuti, giorno dopo giorno (con un modem 56k e bollette salatissime), fino a trasformarlo nel secondo miglior sito in Italia di letteratura dopo quello su Pier Paolo Pasolini. Sono molto fiero di questo perché a dirlo fu Nicola Lagioia, in un volume intitolato Poesia on line, allegato all’Annuario critico della poesia 2000, curato da Giorgio Manacorda. Donai il sito alla Fondazione Leonardo Sinisgalli a gennaio del 2012, perché potesse rinnovarsi e adempiere a un ruolo “istituzionale” al servizio della Fondazione. Piccola curiosità: nel 2002 il sito contava 6.700 visitatori, nel 2012, ben 83.000. Adesso, siamo a 1.384.268.

Rispondo all’ultima domanda sul chi avrà l’onere e l’onore di continuare il lavoro svolto finora. Mi auguro che abbia competenza, passione, tempo e capacità di relazione. Che ricordi sempre che la Fondazione Leonardo Sinisgalli è un Istituto culturale “nazionale” ed “europeo”, con la sede a Montemurro, ma con una missione d’eccellenza, non certo municipalista.

 

Eccellenze internazionali e nazionali sono venute a Montemurro per le tante iniziative messe in campo dalla Fondazione e in tutta la Basilicata con competenza ma anche con tanta apertura e desiderio di buone pratiche da condividere con tutto il territorio. Tante le occasioni in collaborazione con le diverse associazioni culturali locali. Lezioni del Novecento e L’Orto di Merola per dare una strutturazione in rassegna dei tanti appuntamenti con cui la Fondazione si presenta al pubblico lucano.

Ne tracciamo una storia? E proviamo a guardare alla Fondazione con gli occhi dei vostri ospiti: chi tra i tanti che avete portato alla Casa delle Muse, dove c’è una stanza che raccoglie le foto di tutti coloro che ci sono stati con letture, presentazioni, lezioni e dibattiti, si è mostrato più entusiasta? Chi più meraviglia e chi la reazione più sorpresa o sorprendente?

RISPOSTA: Nella Casa delle Muse, laddove vi era la cucina, abbiamo ricavato un piccolo centro di consultazione dei documenti audio e video, che la Fondazione ha raccolto nel tempo. Vi sono anche due postazioni internet utilizzate per la catalogazione dei libri. Ma le pareti sono letteralmente tappezzate di volti, centinaia di ritratti degli ospiti illustri che, in dieci anni, hanno accettato l’invito di partecipare alle nostre rassegne culturali: la rassegna estiva, “Le Muse di Sinisgalli nell’Orto di Merola”, dedicata agli scrittori, ai libri, alla poesia, ai recital, giunta alla quinta edizione; e i due progetti autunnali del Patrimonio intangibile della Regione Basilicata, in collaborazione con il Comune di Montemurro, Il “Furor Sinisgalli”, all’ottava edizione e la “Forgia di Sinisgalli”, giunti rispettivamente alla ottava edizione e alla terza edizione. Le tante iniziative di questi due contenitori hanno prodotto una dozzina di pubblicazioni di alto livello, coinvolgendo ricercatori e docenti di chiara fama nazionale. Ma la rassegna che ha registrato un consenso inaspettato, per reazione e coinvolgimento anche emotivo, è stata sicuramente quella legata alle “Lezioni del 900”, concepita per gli Istituti di scuola superiore del territorio lucano.

Partendo dal secolo, breve, liquido, inquieto, attraversato da Leonardo Sinisgalli, abbiamo proposto “lectiones magistrales” su temi legati alla letteratura, alla storia, alla scienza. Abbiamo allestito dieci le edizioni, con più di cinquanta ospiti per un totale di circa settanta incontri.

Volevamo aiutare la scuola, spesso in difficoltà economiche, ad avere la possibilità di incontrare i protagonisti del dibattito culturale, nazionale e internazionale, che difficilmente avrebbero avuto la possibilità di ospitare con le proprie risorse. Abbiamo offerto loro organizzazione e supporto. Se inizialmente vi era qualche diffidenza ad aprirsi al dialogo con il mondo esterno, al di là dei programmi e delle indicazioni ministeriali, la risposta da parte dei dirigenti, dei docenti e degli studenti, è stata clamorosamente esaltante, tanto da indurci a osare sempre di più. Abbiamo consentito agli Istituti di dialogare con Agnes Heller, la più grande filosofa vivente (ci ha lasciato qualche mese fa), con il neuropsichiatra franco-argentino, Miguel Benasayag,con  il saggista, psicoanalista e filosofo, Umberto Galimberti, oltre che con Brunella Schisa (Repubblica), Antonio Calabrò (ex giornalista dell’Ora di Palermo), Riccardo Mazzeo, saggista e amico di Zygmunt Baumann. Ma anche con Michela Murgia, Filippo La Porta, Sandra Petrignani, Pietro Greco, Fabio Stassi, Giuseppe Lupo, Andrea Di Consoli, Raffaele Nigro, Mariolina Venezia ecc.

Posso dire che la soddisfazione più grande è stata quella di percepire, nonostante la fatica del viaggio e della distanza (che abbiamo cercato di alleggerire in ogni modo attraverso un’attenta logistica e una calda ospitalità) lo stupore dei nostri ospiti.

Tutti ci hanno ringraziati e tutti si sono complimentati, per la bellezza e la raffinatezza degli allestimenti della Casa delle Muse, per la serietà con cui lo staff della Fondazione ha seguìto ogni singolo passaggio, persino per l’attenzione al dettaglio. Sono andati via portando con sé l’idea che anche nella sperduta Basilicata, anche in un piccolo borgo come Montemurro, si potesse fare qualità ed eccellenza. Siamo stati precisi e puntuali, svizzeri, anche nei rimborsi delle spese sostenute, bonificati in 24 ore.

Volevamo che la lezione etica di Sinisgalli, la sua grande intelligenza il suo immenso valore culturale, fossero incarnati nel nostro lavoro quotidiano. Per questo abbiamo registrato e fotografato, con l’aiuto di Fabio e Tonino Calvino, tutto quello che abbiamo organizzato. Deve restare memoria di questo straordinario sforzo e del grande lavoro fatto da una piccola Fondazione, senza fini di lucro. Che bello essere portati ad esempio, anche nel laborioso Nord. Forse un solo rammarico, non abbiamo, per pudore, registrato i complimenti. Ma quelli resteranno nella nostra memoria e nel nostro cuore.

 

Non solo eventi letterari, ma anche lavoro editoriale con pubblicazioni di spessore e anche un’attenzione al mondo artistico, di cui Sinisgalli era sostenitore e attento osservatore. Tanti anche i suoi disegni e i suoi schizzi.

Fino ad arrivare alla grande soddisfazione di far tornare in libreria le opere di Sinisgalli, dal “Furor mathematicus” alle poesie. 

Forse la soddisfazione più grande per il direttore Biagio Russo?

RISPOSTA: Quando è nata la Fondazione Leonardo Sinisgalli, due erano gli obiettivi-chiave: riportare il nostro nume all’attenzione di un pubblico più vasto e più vario, attraverso una continuità di azione nelle iniziative di valorizzazione, rifuggendo dalle estemporanee ed intermittenti celebrazioni e, soprattutto, battere con pervicacia la pista della ristampa delle sue opere. È lapalissiano che i due obiettivi avrebbero avuto senso se fossero stati conseguiti insieme.

Nel 2014 sembrò che la ristampa delle poesie potesse realizzarsi, per Mondadori. Ma una serie di impedimenti ci negò tale soddisfazione. Si decise in quell’anno che i soli eventi, per quanto interessanti e prestigiosi, il rapporto con le scuole, le mostre d’arte, i convegni, non potevano essere sufficienti a tenere alta l’attenzione del mondo della ricerca su un Leonardo Sinisgalli sempre più nascosto nelle antologie e nel dibattito critico sulla letteratura del Novecento. Nacque in quell’anno l’idea di creare in seno alla Fondazione e con sede redazionale nella Casa delle Muse, una piccola casa editrice dedicata al Nostro, con l’idea di stimolare contributi, pubblicare atti, riproporre recensioni. Dopo aver realizzato una chicca, un’edizione su Cd di 30 poesie di Sinisgalli, recitate da Dino Becagli, “Lo sterco alle caviglie, l’incenso tra le mani”, ci concentrammo sulla riproposizione del celebre convegno che si tenne (tre giorni) a Matera e Montemurro nel maggio del 1982, sotto l’egida di Gianfranco Contini, con il fior fiore di letterati, amici e studiosi di Sinisgalli. Gli atti che uscirono nel 1986 erano stati editorialmente un disastro, poche copie, senza distribuzione, infarciti di refusi. Pubblicammo, con un apparato di fotografie e di ulteriori contributi, “Leonardo Sinisgalli. Un geniaccio tuttofare” (a cura di B. Russo, Fondazione Leonardo Sinisgalli – Osanna Edizioni, 2015).

E da allora in 5 anni abbiamo dato alle stampe ben 14 pubblicazioni, costringendo l’Italia letteraria a riaccorgersi di Leonardo Sinisgalli. Forse proprio questo lavoro faticoso di preparazione ha poi consentito che si realizzassero le condizioni per pubblicare i tre volumi mondadoriani, che da ottobre 2019 a marzo 2020 hanno di fatto riportato in tutte le librerie d’Italia il “Furor mathematicus”, “Racconti” e “Tutte le poesie” di Leonardo Sinisgalli. Di certo la soddisfazione più grande. Il completamento di un percorso.

Nel periodo 2017-2019, grazie a Peppino Appella, abbiamo dato vita a un circuito dedicato all’arte, che ha coinvolto 4 istituti culturali e quattro comunità (Aliano, Castronuovo di Sant’Andrea, Moliterno e Montemurro). È stata un’esperienza di alto livello, che ha coinvolto autori di spessore internazionale, come Giulia Napoleone, Mario Cresci e Assadour, e ci ha consentito di organizzare mostre su Rapahel, Azuma, Strazza, Morellet, Melotti ecc. Tutti artisti che hanno intrecciato rapporti con Sinisgalli, che amava tantissimo l’arte.

 

Siamo arrivati all’ultima domanda, che è sempre la più difficile perché bisogna selezionarla tra le tante possibili. Giunti ai momenti dei saluti non solo ai lettori del mio blog che ci hanno accompagnato in questa nostra chiacchierata, ma anche da Direttore della Fondazione Sinisgalli, dal momento che nel 2020 termina il tuo mandato, li lascio fare a te insieme con i ringraziamenti che ritieni opportuni.
Mi piacerebbe poi che la chiusa di questa chiacchierata fosse in bellezza, con le parole di Sinisgalli, in prosa o in versi non cambia, immaginando anche, non sarà difficile per te che ne sei il conoscitore e l’interprete più acuto, come avrebbe commentato tutto quello che avete fatto in questi anni per il suo nome e anche in suo nome.

RISPOSTA: Questa lunga chiacchierata con te, che ha coperto un arco di tempo molto ampio, dandomi la possibilità di riflettere sulle tue sollecitazioni, è stata per me volutamente lenta. Tra pochi giorni la mia decennale esperienza come Direttore della Fondazione Sinisgalli avrà termine e puoi immaginare il frullato di pensieri e di emozioni che mi ritrovo a vivere. Sono orgoglioso del lavoro svolto e dei risultati ottenuti. Ma anche timoroso, forse un po’ spaventato, per quello che potrebbe accadere. Chi prenderà il mio posto, chi diventerà Presidente, chi comporrà il nuovo Consiglio di Amministrazione? Ho dedicato tutte le energie possibili a questo progetto e farò gran fatica a separarmene psicologicamente. Spero che chi ne prenderà le redini renda la Fondazione Leonardo Sinisgalli ancora più importante e visibile a livello nazionale e internazionale. Spero che si persegua sempre l’eccellenza, senza mai scadere nel provincialismo. Spero che ci siano nuove idee e nuovi progetti, senza che si dimentichi le buone cose che abbiamo fatto. Spero che si continui l’attività di recupero del materiale sinisgalliano, che si cataloghi il fondo librario di Vincenzo Sinisgalli, fratello di Leonardo, che si facciano altre pubblicazioni di Sinisgalli e su Sinisgalli. Spero che si continuino ad organizzare le Lezioni del Novecento con gli studenti delle scuole superiori di Basilicata, invitando relatori e intellettuali di chiara fama. Spero che si resti aperti alle contaminazioni tra le culture e le discipline, senza mai tradire lo spirito del poeta-ingegnere, così come abbiamo cercato di fare con le due rassegne autunnali, il “Furor Sinisgalli” e “La Forgia di Sinisgalli”. Spero che la Fondazione Leonardo Sinisgalli abbia una lunga vita e si confermi come istituto culturale regionale di qualità, modello per altre esperienze.
Per i ringraziamenti, che mi solleciti, sono tanti. Ringrazio Mario Di Sanzo, presidente e amico, con cui abbiamo lavorato spalla a spalla, in grande sintonia. Ringrazio il cda, laboratorio di progettualità, nelle persone di Senatro Di Leo, Marisa Enea, Antonella Pellettieri, Giuseppe Priore. Ringrazio il comitato tecnico-scientifico, Franco Vitelli, Gian Italo Bischi, Silvio Ramat, Giulia Dell’Aquila con cui abbiamo condiviso e promosso pubblicazioni di altissimo livello scientifico. Ringrazio il sindaco di Montemurro, per il sostegno continuo, concreto e rispettoso, che ha sempre fornito alla Fondazione. Ringrazio la rettrice Aurelia Sole che ha creduto nelle due muse sinisgalliane, fornendo alla Fondazione sempre la propria disponibilità e il supporto dell’Ateneo. Ringrazio la Bcc di Basilicata, nella persona della Presidente, Teresa Fiordelisi, che quando eravamo in difficoltà per recuperare il materiale sinisgalliano che rischiava di andare perso, e per acquistare i diritti delle opere di Sinisgalli, ci ha immediatamente e senza tentennamenti aiutato. Ringrazio la Regione Basilicata, che attraverso le sue strutture, ci ha aiutato nella progettualità e nel reperimento dei fondi, nonché quei politici che hanno compreso sempre il valore della cultura in questa regione. In modo particolare l’ex presidente del Consiglio regionale, Piero Lacorazza. Ringrazio la Provincia di Potenza, nella persona del presidente Rocco Guarino, per la fiducia che l’ente ha riposto nella mia persona. Un pensiero affettuoso e triste va al mio amico Rocco Brancati, che tanto ha fatto per Sinisgalli e per la Fondazione.
Un ringraziamento particolare va alla comunità di Montemurro, che mi ha accolto e adottato culturalmente, e di cui ho sempre percepito, per il lavoro che ho svolto, stima e fiducia. Ringrazio la redazione della Fondazione, Veronica Pricoli, indispensabile, Laverio Pascarelli, preziosissimo, Caterina Venece, affidabile, preparata e generosa. E tanti altri, davvero tanti che non posso citare.

Ringrazio, in ultimo, la mia famiglia, a cui ho tolto molto, anche se quello che ho imparato ho cercato sempre di restituirlo, a loro (come modello e occasione di cultura) e al territorio, di cui sono figlio.

Prima di chiudere con le parole di Sinisgalli, come mi sollecitavi, confesso di aver pensato spessissimo a cosa Sinisgalli avrebbe detto di ciò che abbiamo fatto in suo nome. Giuseppe Mazzilli, suo nipote, da poco scomparso, quando mi incontrava a Montemurro mi chiamava “cugino”, per quello che avevo fatto per lo zio. Mi ero guadagnato i gradi di parentela sul campo. Mi faceva piacere. Quindi, se Sinisgalli fosse tra noi, sono sicuro, avrebbe allargato le braccia, mulinandole, e avrebbe urlato la propria felicità. Da uomo passionale e vulcanico.

In explicit vorrei ricordare una frase del Nostro che utilizza nella XXI prosa di “Fiori pari fiori dispari” (ora in Sinisgalli, “Racconti”, Mondadori 2020), perché morire, se non si è dimenticati, equivale a risorgere: “Io devo morire almeno una volta ogni giorno. È un cumulo di ore perdute in un anno, un immenso granaio sopra il quale sarà edificato il mio sepolcro”.

Grazie Giuditta. Di cuore.

Chiacchierando con… Biagio Russo, Direttore della Fondazione Sinisgalli

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