di Antonello Saiz

Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo"
Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”

 

 

 

 

 

 

 
LA STRADA DI CASA, LA STRADA VERSO LA LIBRERIA

Zaino 23 giugno

“Alla fine Jack Burdette tornò a Holt.”

Inizia così “La Strada Di Casa”, con la semplicità essenziale tipica dei racconti di Kent Haruf. Si ritorna a Holt , ma anche in Borgo Santa Brigida. Era programmata per marzo l’uscita de La strada di casa (NN Editore) di Kent Haruf, poi il lockdown ha bloccato il romanzo, ma da giovedì 18 giugno è partito il via libera per consentire ai lettori la lettura di questo tassello ultimo che mancava. Borgo Santa Brigida, la strada di casa per molti parmigiani e lettori. Borgo Santa Brigida la strada che per molti in questi anni ha portato a Holt. Ci torniamo per l’ultima volta, con La strada di casa.
Anche il nostro libraio per un giorno, nella giornata di Sabato 20, Gabriele Balestrazzi, ha voluto avere la sua copia di Haruf, scrittore che non conosceva. Il giornalista Gabriele Balestrazzi, per Diabasis ha dato alle stampe di recente il libro Il caso Guareschi – Genio clandestino. Nei tredici capitoli di cui il libro si compone, l’autore affronta il nodo della marginalità letteraria del «papà» di Don Camillo e Peppone, nonostante sia uno degli autori più letti e tradotti al mondo. Dopo una panoramica sulla critica e la manualistica letteraria, vengono illustrate le ragioni di un successo parzialmente mancato.

A dispetto della fama di cui gode all’estero, Guareschi infatti viene spesso considerato in Italia uno scrittore d’importanza secondaria. Da questa bocciatura critica l’autore apre l’indagine sul “caso Guareschi”, che attraversa la ricca attività giornalistica, cinematrografica e politica del padre di Don Camillo e Peppone. Come è possibile che uno degli scrittori italiani più letti, tradotti e amati nel mondo non trovi posto nella maggior parte delle storie della letteratura italiana o nelle antologie proposte ai ragazzi? Un cronista ha ricostruito le motivazioni di chi ama e di chi detesta Giovannino Guareschi, scoprendo tanti pregiudizi non solo “politici”. Ad esempio, molti non sanno che il papà di Don Camillo e Peppone ha scritto anche uno struggente e purtroppo “clandestine” Diario dal lager. Uno scrittore certo non privo di difetti, ma anche ricco di umanità come pochi altri. Conversazione introduttiva con Maurizio Chierici. Con uno scritto di Enzo Tortora.

Ritornando ad Haruf, la nostra libreria, in questi anni, si è fatta conoscere proprio grazie a questo Autore, e prima ancora che diventasse di culto lui e  anche noi nel nostro piccolo! Per molto tempo noi siamo stati quelli di Benedizione e io, ogni volta che penso a Igino che con insistenza lo consigliava ai nostri senatori della lettura, ad Andrea, Claudio, Anna Maria, Tiziana, la povera Olga, mi commuovo. La trilogia della pianura ha messo in sesto le nostre finanze che viravano nel verde marcio in più di una occasione e noi siamo molto grati a Kent Haruf per questo. In questi anni, io e Alice, ci siamo mascherati da vaccari di Holt per il lancio di Crepuscolo, da anziana coppia di amanti per Le nostre anime di notte e per Vincoli abbiamo ospitato il traduttore Fabio Cremonesi in una serata molto bella e partecipata.

La strada di casa doveva uscire il 16 marzo e, facendo i conti giusti, avevamo spedito a qualcuno dei nostri lettori il libro con anticipo, per poterlo ricevere per tempo con un #AmazonSaiz nella settimana di uscita. Poi qualcosa è andato storto, il giorno stesso di quelle spedizioni, ci hanno chiuso la libreria. Ma molti nostri lettori sono stati bravi e diligenti da non pubblicizzare la cosa. In quei giorni complicatissimi, quelle vendite furono provvidenziali per la nostra sopravvivenza. Adesso che è ufficialmente in libreria, noi contiamo nella capacità del caro vecchio Kent di fare miracoli!

Jack Burdette è sempre stato troppo grande per Holt. È fuggito dalla città lasciando una ferita difficile da rimarginare, e quando riappare dopo otto anni di assenza, con una vistosa Cadillac rossa targata California, la comunità vuole giustizia. È Pat Arbuckle, direttore dell’Holt Mercury e suo vecchio amico, a raccontare la storia di Jack: dall’adolescenza turbolenta all’accusa di furto, dal suo lungo amore per Wanda Jo Evans al matrimonio lampo con Jessie, donna forte e determinata. Uno dopo l’altro, i ricordi di Pat corrono al presente, rivelando le drammatiche circostanze che hanno portato Jack ad abbandonare la città e la famiglia. Il suo ritorno farà saltare ogni certezza, minando la serenità di tutti, specialmente quella di Pat. Ancora una volta Kent Haruf, con il suo sguardo tenero e implacabile sulla vita e il destino, ci racconta la storia di un’umanità fragile, ostinata e tenace. Scritto prima della Trilogia della Pianura e già con la stessa grazia letteraria, La strada di casa è l’ultima opera di Haruf non ancora tradotta in Italia, il canto di una comunità dolente, un romanzo epico che ha tutti i segni distintivi del classico americano contemporaneo.
Questo libro è per chi cerca punte di frecce nei campi, per chi crede alla promessa di I love you in a thousand ways di Lefty Frizzell, per chi balla tutta la notte senza mai arrendersi alla stanchezza, e per chi torna a casa per vedere le sue montagne, anche se non ci sono, anche se sono soltanto una tenue linea frastagliata all’orizzonte.

Nei giorni dell’emergenza sanitaria è uscito, invece, un romanzo, l’ha scritto Sandro Frizziero ed è bellissimo. Si intitola Sommersione, edito da Fazi, giustamente, Finalista nella Cinquina al Premio Campiello 2020. Una sommersione della ragione, la natura che si ribella in questo
racconto apocalittico che è quasi un monito per questi tempi cupi e fragili. Una riflessione sul disagio esistenziale che ricorda l’epica di Conrad, le atmosfere dei romanzi di Melville e un classico come «Il vecchio e il mare» di Hemingway. Sommersione parla di morte, di malvagità, di maree, della natura che a volte ci aggredisce e che a volte aggrediamo, del destino, del caso, e anche di pesci. Sommersione è un viaggio all’inferno, senza ritorno, e una metafora perfetta dell’insensatezza umana.

Sommersione racconta la giornata decisiva di uno dei suoi abitanti – un vecchio pescatore – forse il più odioso; certamente quello che sa come odiare più e meglio di tutti gli altri: la vicina con il suo cane; la moglie morta; la figlia a cui interessa solo la casa da ereditare; i vecchi preti dementi ricoverati in un ospizio; qualche assassino e qualche prostituta; i devoti di un antico miracolo fasullo, inventato per coprire una scappatella; i bestemmiatori che spesso coincidono con i devoti; i frequentatori della Taverna, unico locale dell’Isola oltre all’American Bar, ma di gran lunga preferibile perché «all’American Bar non c’è ancora un sufficiente livello di disperazione».
Su tutto ciò il vecchio pescatore ha rancori da spargere, fatti e fattacci da ricordare; e però gli resta da fare ancora qualcosa che sorprenderà gli abitanti dell’Isola, lettori compresi. Questo romanzo gli dà del tu, perché Frizziero ha il dono dell’intimità con i suoi personaggi, ne è il ritrattista inesorabile. Sotto le sue frasi – o dovrei dire meglio: sotto i suoi precisi e ben dosati colpi di martello – l’umanità resta inchiodata al livello più inerziale dell’esistenza: l’altro nome di quest’Isola, infatti, potrebbe essere Entropia. Una formicolante, disperata, indimenticabile Entropia».(Tiziano Scarpa)

L’ultimo romanzo di Enrico Macioci Tommaso e l’algebra del destino, Sem, è un altro di quei libri da attenzionare per questi tempi carichi di incertezza. Un libro che è una corsa contro il tempo, un diversamente thriller che tiene col fiato sospeso fino all’ultima pagina.

Tommaso Rovere ha cinque anni e i suoi genitori stanno attraversando una crisi di coppia. Un torrido giorno d’estate, il padre, perso dietro le proprie bugie e a diversi affanni, dimentica il figlio in auto. Mentre parla con foga al cellulare, finisce sotto le ruote di un pirata della strada ed esce per sempre di scena. Tommaso resta in auto, prigioniero del seggiolino che avrebbe dovuto difenderlo, sul ciglio di una via deserta, nella città vuota del ferragosto. Mai ha sofferto così tanto il caldo, la sete e la fame. Mai ha sperimentato una solitudine più profonda, e una più profonda disperazione. Ma è davvero solo come sembra? Mentre rari passanti sfiorano la macchina senza vederlo o senza poterlo aiutare, e mentre la canicola lascia il posto a un nubifragio apocalittico e infine alla notte, qualcuno gli fa visita…
Tommaso e l’algebra del destino è un libro di straordinaria intensità, commovente e potentissimo, scritto dalla penna di uno scrittore di razza.

In questa settimana è uscito anche il libro di una cara amica dei Diari, Marinette Pendola, conosciuta anni fa in un Festival in Sardegna e da allora grande sostenitrice della libreria. Il suo precedente romanzo, L’erba di vento, tanto amato e apprezzato, presentato in tanti posti diverse e in diverse occasioni. Il nuovo romanzo si intitola Lunga è la notte, come il precedente, è edito da Arkadia nella Collana Eclypse. Un romanzo ambientato nella Tunisia degli anni Trenta e incentrato sui ricordi, sulle labili certezze che possono offrire, su spazi e luoghi del paese del Nord Africa già indagati precedentemente dall’autrice.

Oramai vecchio, un uomo indaga sul proprio passato, su quel misterioso femminicidio che lo sconvolse quando era bambino, determinando tutto il corso della sua vita. La sua memoria, impegnata in un serrato confronto con il tempo trascorso, non è però in grado di ricostruire tutti i passaggi, di chiarire le zone d’ombra, rischiarando gli eventi e permettendogli, finalmente, di lasciarli per sempre alle spalle. C’è qualcosa che sfugge, momenti che non si delineano nei contorni sperati. Il protagonista del romanzo, dovrà così cercare l’aiuto di Tanina e ‘Nzula, due donne che potrebbero avere avuto a che fare con quella storia. A loro si uniranno il brigadiere Latrousse e il suo sottoposto Mathieu, insieme al bolognese Callisto e altri personaggi. Saranno in grado di dare una mano e dipanare l’intricata matassa? Il nuovo romanzo di Marinette Pendola, ambientato nella Tunisia preguerra, è incentrato sui ricordi, sulle labili certezze che questi possono dare, su spazi e luoghi del paese del Nord Africa già indagati dall’autrice. Un romanzo sulla sopravvivenza, sulla capacità dell’uomo di commettere azioni orribili e, nel contempo, cercare il bene infinito.

Si intitola Wann-Chlore, Jane la pallida di Honoré de Balzac (Edizioni Clichy) uno dei romanzi meno noti di Balzac, mai pubblicato in italiano se non in forma edulcorata e introvabile dagli anni Trenta del Novecento, e proposto adesso in una nuova traduzione di Mariolina Bertini e con un’introduzione di Alessandra Ginzburg.

Mariolina Bertini ha insegnato all’Università di Parma dal 1988 al 2017, ha studiato Proust e Balzac e ha pubblicato nel 2017 presso Pendragon Torino piccola. Una giovinezza del XX secolo e nel 2019 presso Carocci L’ombra di Vautrin. Proust lettore di Balzac.

Nel 1825 Honoré de Balzac, a 26 anni, pubblica anonimamente il più ambizioso dei suoi romanzi giovanili, “Wann-Chlore”. Si ispira nell’intreccio a un dramma giovanile di Goethe, “Stella”, che affronta il tema di un uomo diviso tra l’amore di due donne. È questa anche la situazione del protagonista di “Wann-Chlore”, un giovane ufficiale di nobile e ricca famiglia, Horace Landon. Durante le guerre napoleoniche, Horace vive un’intensa e romantica storia d’amore con una fanciulla inglese, Wann-Chlore. Credendosi però tradito da lei, in seguito a un complesso inganno ordito da un falso amico, sposa nel 1814 Eugénie, dolce e devota creatura martirizzata da una madre ambiziosa e durissima. Quando, troppo tardi, Horace scopre che Wann-Chlore non l’aveva mai tradito, abbandona Eugénie e torna da lei. Eugénie però non si rassegna: si fa assumere sotto falso nome al servizio della rivale e sviluppa verso di lei una sorta di complesso e tormentato odio-amore. La situazione precipiterà verso uno scioglimento tragico, che riunirà gli amanti in una «morte d’amore» simile a quella di Tristano e botta. Lungamente elaborato da Balzac tra il 1822 e il 1825, “Wann-Chlore” alterna episodi più realistici (come i rapporti di Eugénie con la madre) a parti dall’atmosfera fantastica e onirica, ispirate al romanzo gotico. Balzac lo ripubblicherà nel 1836, insieme ad altre opere giovanili, in un’edizione censurata e ridotta, con il titolo “Jane la Pale”.

Una trama come un iceberg nel romanzo Operazione Athena di Luigi Irdi, pubblicato in questo giugno per Nutrimenti. Una storia ben congegnata a partire da un ipotetico suicidio o un incidente sul lavoro da parte di un giovane storico dell’arte lucano in un cantiere navale. A mettersi sulle tracce di un assassino, invece, sarà una nuova, affascinante PM dal nome di Sara Malerba. Luigi Irdi è romano e ha sessantasette anni, di cui quarantacinque passati nei giornali (Corriere della Sera, L’Europeo, National Geographic Magazine, Il Venerdì di Repubblica). Ha scritto romanzi, poesie, canzonette. Operazione Athena è il suo esordio nella crime fiction.

La sonnacchiosa cittadina portuale di Torre Piccola è turbata dalla morte di un saldatore nel cantiere Ostro, dove è in costruzione una grande nave da crociera, la Athena Museàl. Sara Malerba, pubblico ministero di turno alla Procura della Repubblica, potrebbe archiviare il caso come un infausto incidente sul lavoro ma qualche dettaglio la lascia perplessa. Una fotografia, un testimone reticente, uno strano monile e un quadro dipinto da Carlo Levi nel suo esilio di Matera, portano Sara Malerba e il maresciallo dei carabinieri Elvio Berardi a indagare lungo un percorso di equivoci e depistaggi. Inguaribile cinefila, capace di intuizioni improvvise solo apparentemente bizzarre, donna di polso ma anche emotiva e dal passato tutto da scoprire, Sara si trova a confrontarsi con gli interessi della società armatrice della Athena Museàl, i suoi segreti, con le chiacchiere di Torre Piccola e le ingerenze dei superiori. Solo la sua testardaggine e la fortuna di incrociare indizi e testimoni lungo il cammino la porteranno a trovare il filo giusto da tirare, per scoprire come è morto il giovane operaio navale che amava Picasso e i Macchiaioli.

Per chi ama gli on the road e gli sconfinati paesaggi del West, sempre per Nutrimenti è uscito di recente L’ultima corriera per la saggezza di Ivan Doig. Il racconto del giovane Donal e del suo meraviglioso viaggio tra Wisconsin e Montana è stato mirabilmente tradotto da Nicola Manuppelli con la collaborazione di Pasquale Panella.

Ivan Doig (1939-2015) ha ambientato gran parte dei suoi sedici libri in Montana, dove era nato e cresciuto, figlio di un cowboy e di una cuoca. È considerato una delle voci più originali della narrativa della frontiera e della working class delle fattorie e dei ranch, tanto che la New York Times Book Review lo ha definito “una figura centrale nella letteratura del West americano”. A sua volta, il Washington Post ha scritto che le storie di Doig ricordano i racconti di Stevenson, “per la capacità di mescolare la storia con la finzione, l’avventura con la vita di tutti i giorni, le tradizioni e la leggenda”. Più volte premiato per i suoi romanzi, Doig è stato anche finalista al National Book Award con il memoir This House of Sky. Questo romanzo è stato definito il “Miglior libro dell’anno” per Seattle Times,confermando lo scrittore tra le voci più autentica dell’Ovest e con questo che è anche il suo testamento letterario, ha finito per scrivere un romanzo dolce e monumentale, un autentico on the road, ma con gli occhi di un bambino. Commuove pensare che negli ultimi suoi mesi abbia trascorso ore in compagnia di uno dei suoi personaggi più belli: un giovane sé stesso catapultato nel West americano, in quella lunga e tortuosa avventura chiamata vita.

Donal Cameron, undici anni e una chioma sbarazzina di capelli rossi, è rimasto orfano e vive con la nonna, cuoca del ranch Double W di Gros Ventre, in Montana. Quando la nonna, però, è costretta a lasciare il lavoro e il suo alloggio per sottoporsi a una delicata operazione, il ragazzo viene mandato a passare l’estate in Wisconsin, ospite di una coppia di zii che non ha mai visto in vita sua.
È il 1951, e Donal monta per la prima volta, a malincuore, su una corriera, per affrontare le milleseicento miglia che lo separano dalla sua destinazione. Ha con sé una vecchia valigia di vimini, poche camicie di ricambio, un paio di mocassini indiani, un prezioso portafortuna e, nella tasca della giacca, il suo inseparabile libro delle dediche, dove ama raccogliere i pensieri in rima delle persone che incontra. Ma quella che si prospetta come un’estate da dimenticare, fornirà l’occasione a Donal per un viaggio indimenticabile nei mitici luoghi dell’Ovest americano, a zonzo sui Greyhound in una terra sconfinata, fianco a fianco con i personaggi più assurdi e affascinanti, testimone e protagonista delle peripezie più incredibili.Con questo romanzo, l’ultimo scritto prima della morte, Ivan Doig si congeda con una delle sue storie più belle, raccontando l’età dei sogni e delle scoperte come pochi scrittori hanno saputo fare.

Ancora per Nutrimenti La banda Gordon di Marco Dell’Omo, giornalista e sceneggiatore. Un romanzo per vivere una straordinaria avventura accanto a giovani partigiani aquilani e per scoprire l’importanza della cordata. La banda Gordon è formata da ragazzi e ragazze, adolescenti o poco più, cresciuti col fascismo e che del fascismo, ai loro occhi ridicolo oltre che pericoloso, vogliono liberarsi. Prendono il nome da Flash Gordon, il supereroe di un fumetto censurato da Mussolini, e proprio come il loro beniamino vogliono salvare il mondo. Si preparano a dar battaglia tra le montagne dell’Appennino abruzzese ed escogitano un piano per rapire il Duce. Fra passioni, sogni e tradimenti, la storia di una Resistenza vissuta appieno ma combattuta diversamente, una Resistenza più vera che mai perché vista attraverso lo sguardo e le passioni dei ragazzi, in grado di farne un’avventura straordinaria.

Il generale Piero Vinci è un uomo ormai anziano, prende regolarmente le sue medicine, mangia la zuppa di cavolo e fa merenda al pomeriggio, persino i servizi segreti, che per anni lo hanno fatto pedinare, hanno smesso di occuparsi di lui. Ma è proprio quando il suo tempo sembra quasi finito che Piero inizia a raccontare la sua storia, di quando era ragazzo, viveva all’Aquila, si vergognava di essere il nipote di D’Annunzio e insieme ad altri fondò la banda Gordon. Era il 1942 e un gruppo di ragazzi, amanti della montagna e delle scalate, si riuniva dando vita a una banda; la missione: sgominare Mussolini e i tedeschi. Era stato proprio il Duce infatti a censurare il loro fumetto preferito, Flash Gordon, lasciando tutti amareggiati. Così quei ragazzi e ragazze, armati di scarpe da tennis e corda, crearono la loro Resistenza fatta di complotti, inseguimenti e qualche superpotere. Piero confesserà almeno due amori indimenticabili, un tradimento cocente e un incontro mistico.
La banda Gordon è una storia che mescola con sapienza fantasia e realtà, memoria e invenzione, raccontando gli anni della guerra e del fascismo attraverso le vite di alcuni adolescenti temerari, che a volte si spaventano, lottano e piangono, ma guardano sempre in alto, verso le cime delle loro montagne.

Un libro importante e che sorprende, Ottanta rose mezz’ora edito da Marcos y Marcos. Perché è forte e dolce e non fa sconti. Perché l’ha scritto Cristiano Cavina con illustrazione di copertina di Vanna Vinci. Storia d’amore in bilico tra purezza e corruzione, perversione e sesso, fallimento e redenzione. Un omaggio al coraggio di una ragazza, alla sua lotta per mantenere l’integrità a ogni costo. Un romanzo dolcissimo e spietato. Un Cavina che non ti aspetti, una storia diversa.
Si incontrano per caso. Due vite sospese per aria.
Lui scrive, e tra libri e seminari ricava più o meno di che vivere; Sammi è una ballerina che insegna danza alle bambine.
Si mandano messaggi, si cercano. Il desiderio sale dritto dalla pancia, li trascina nei vicoli bui, contro saracinesche arrugginite. Li fa vibrare come una corda sola. Lui con le sue zone oscure, la sua attrazione per i territori estremi. Sammi con il suo broncio, il passo che piega la superficie del mondo. Sammi che attira disastri, e si trova sommersa dai debiti.C’è una strada che sembra molto facile.
Basta un annuncio. Aprire la porta a sconosciuti.

Ottanta rose mezz’ora è la storia di due persone che si incontrano per caso e si riconoscono al primo sguardo. Si appartengono: entrambi inseguono i propri sogni con occhi bene aperti sulla realtà. Lui è uno scrittore ‘di fascia medio bassa’, lei insegna danza alle bambine. Si incontrano in settembre; si mandano messaggi, si vogliono. È un amore che viene dritto dal desiderio, e che li porta in territori estremi. È fatto di vodka e punch al mandarino, saracinesche che cigolano, parole al buio, cene carbonizzate, incontri a tre. Poi c’è il mutuo da pagare, la Vespa distrutta a un incrocio una mattina, ed è dicembre. Pasti saltati, il bisogno che stringe, un salto verso soldi che sembrano facili e di certo sono tanti: ottanta rose mezz’ora. Basta un annuncio, aprire la porta a sconosciuti, assentarsi dal corpo per un po’… Invece no, non sono facili, quei soldi. Il problema è l’odore degli uomini che pagano per averla; la loro dolorosa solitudine. A marzo diventa insopportabile: lei dirà basta a tutto. E lui dovrà regolare un conto duramente. In nome di lei, che è il bellissimo eroe di questa favola d’amore dolce e non romantica.

Fame chimica è il nuovo libro di Cristiano Cavina pubblicato da Marcos y Marcos nella collana MarcosUltra in questi giorni di giugno. Un Cristiano Cavina inedito che esplora il tema della droga e dello sbando scegliendo l’espressione poetica.

E’ una poesia ‘alla Cavina’, immediata, comprensibile, dolce, partecipe. Uno strumento perfetto per addentrarsi in un mondo periferico, notturno, pericoloso, estremo, e trasmetterne il fascino perverso e il dolore. Cristiano Cavina l’ha toccato con mano, come moltissimi giovani, e ne parla limpidamente, con la sua arte della parola senza pregiudizi e senza confini.

Nello Zaino di Antonello: LA STRADA DI CASA, LA STRADA VERSO LA LIBRERIA

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