di Antonello Saiz

Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo"
Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”

 

 

 

 

 

 

 

#LaListadellaSpesa detta anche #LaListadellAttesa.

Zaino 7 aprile

Abbiamo lavorato fino all’11 marzo, convinti che una libreria fosse come una farmacia, fondamentale. Però poi ci siamo dovuti fermare, anche perché la situazione è diventata davvero complicata e difficile da gestire, e, proprio per questa ragione, abbiamo preso la decisione di non fare più neanche spedizioni e consegne. Non ci sembrava il caso di mettere a repentaglio le nostre vite o quelle degli altri, anche dei corrieri ad esempio, che devono viaggiare per motivazioni davvero valide. Aspettare tre, quattro settimane per il bene di tutti, per il bene del Paese, ci è sembrata la cosa più ovvia da fare. Sarà complicato ripartire e ripensare la nostra libreria, anche perché è un punto di aggregazione, un punto in cui le persone si incontrano, si toccano, si abbracciano, in una dimensione molto familiare. Ricomporre il tutto dopo una tragedia che ha devastato il paese e ha allontanato l’idea dello stare insieme, non sarà affatto facile. Ma siamo comunque fiduciosi nei libri e nei lettori e abbiamo già tante idee e progetti per il futuro. Tante idee come appunto #LaListadellaSpesa detta anche #LaListadellAttesa che ci siamo inventati in questi giorni crudeli. Abbiamo chiesto ai nostri lettori di farci una lista dei libri che vogliono acquistare e possibilmente di preacquistarli per darci respiri, respiri profondi e poter far fronte alle emergenze primarie.

Sabato 4 Aprile in libreria avremmo dovuto ospitare Matteo Cavezzali, autore oltre che di “Nero d’inferno” per Mondadori libri, anche del libro “Icarus. Ascesa e caduta di Raul Gardini” (minimum fax, 2018). Il protagonista di “Nero d’inferno” è un vecchio calzolaio che per tutta la vita nasconde un segreto terribile: il suo nome è Mario Buda, ma in America è noto come Mike Boda e a causa sua è stata scritta la prima legge antiterrorismo del mondo. Mario Buda era partito da un paesino a 30 km da Ravenna nel 1907. Un migrante in USA che, il 16 settembre 1920, fece saltare in aria Wall Street facendo 38 vittime e 143 feriti. Poi era scomparso nel nulla. L’FBI non lo aveva mai più trovato. Di questi e altri fatti, avremmo dovuto parlarne con l’autore.

Il suo romanzo precedente ,«Icarus», era risultato Vincitore del Premio Comisso 2019 sezione Narrativa. In questo che non ha nulla del libro di inchiesta, mescolando ricordi personali e fatti di cronaca, Matteo Cavezzali ci restituisce il ritratto di un’epoca non lontana, quella a cavallo di Tangentopoli e ci riporta a ventisette anni fa, quando Raul Gardini viene trovato morto nella sua residenza milanese. Il suo caso, archiviato come suicidio, verrà messo in discussione da molti. «Icarus» è una storia di fantasmi. Di ma è anche la storia di un paese viziato dal benessere che all’improvviso deve fare i conti con le ambiguità della Prima Repubblica.

Il 23 luglio 1993 Raul Gardini viene trovato morto nella sua residenza di piazza Belgioioso, a Milano. Si è sparato un colpo in testa, o almeno così dicono, anche se l’ipotesi del suicidio urta con un muro di incongruenze e di punti non chiariti. Icarus è la storia di un uomo, Raul Gardini, che si ritrovò a capo di un colosso finanziario e da lì sfidò il mondo, con i suoi progetti visionari e le sue follie sportive. Di una città, Ravenna, che per un breve periodo tornò agli splendori dell’impero bizantino. E di un ragazzo, Matteo, che nutrì per anni l’ossessione di scrivere un libro: su Gardini, sulla sua città, sulle macerie che, dopo ogni caduta o crollo, seppelliscono i vinti e i loro segreti. Giocando tra biografa e autobiografia, cronaca e finzione, Cavezzali compone un mosaico emozionante dal quale mancherà sempre una tessera, come dalla verità. Restano soltanto le narrazioni della sventura e dell’infamia. Le case degli spettri, gli aerei schiantati, il cemento di Cosa Nostra, gli affari del secolo sfumati, l’utopia della benzina verde e della plastica biodegradabile, le salme rapite e i cadaveri nelle carceri, le valigette sparite e le pistole cambiate di posto. E su tutto la vertigine del vento in poppa e la malinconia di un’ultima regata.

In “Nero d’inferno” c’è un vecchio calzolaio che per tutta la vita ha nascosto un segreto terribile. Il suo nome è Mario Buda, altrimenti noto come Mike Boda. In America Boda’s Bomb è diventato sinonimo di autobomba, e per le imprese di Mike Boda è stata scritta la prima legge antiterrorismo del mondo, eppure nessuno si ricorda di lui. Chi è questo immigrato, questo arrabbiato che ha firmato una delle pagine meno eroiche ma più significative della lotta contro l’ingiustizia sociale?Mario Buda arriva a Ellis Island nel 1907, partendo dalla Romagna, dove è nato e cresciuto. Alla scuola dell’anarchico Luigi Galleani impara che bisogna dire basta allo sfruttamento, al capitalismo, al razzismo. Costi quel che costi. Di giorno lavora in fabbrica, la sera commercia illegalmente whiskey nella New York del proibizionismo. Quando il governo americano approva le prime leggi contro gli immigrati italiani ed europei, iniziando i rimpatri forzati, mentre Sacco e Vanzetti sono arrestati e condannati a morte per un crimine non commesso, Mike Boda orchestra l’attentato più terrificante che l’America avesse mai subìto: una bomba a Wall Street, con 38 morti e 143 feriti. Quindi scompare nel nulla. Alcuni lo vedono in Messico, altri al confino nell’Italia fascista, altri ancora a Parigi, intento a organizzare un agguato per uccidere il Duce. Dopo un’esistenza segnata da menzogne e misteri, torna a Savignano e riprende a fare il lavoro che faceva da ragazzo e che ha sempre fatto: il calzolaio. Come se niente fosse. Portando con sé tutti i suoi segreti. Matteo Cavezzali racconta Buda attraverso le voci di quelli che lo hanno conosciuto e che sembrano parlare, ogni volta, di una persona diversa. Sono gli amici devoti, i parenti traditi, i poliziotti che gli sono stati alle calcagna, i compagni di militanza, gli avversari, le donne che lo hanno amato.Da una storia vera nasce un romanzo che avvita il passato al presente, esce un piccolo uomo che rabbia, sogni e violenza trasformano in un controverso protagonista, un personaggio che esplode come una bomba e poi si perde nei labirinti della Storia.

In libreria dal 23 gennaio e da non perdere assolutamente il libro arrivato in Italia grazie a Voland, “Noi diversi” di Veselin Markovic, pubblicato nella collana Sirin a cura di Daniela Di Sora e con la traduzione di Anita Vuco.

Veselin Markovic nato a Belgrado nel 1963 è uno studioso di Proust e Nabokov, nonché traduttore di quest’ultimo, ha scritto numerosi saggi critici, tre raccolte di racconti, un libro di viaggio sulla Norvegia e due romanzi. Noi diversi – titolo originale Mi razlisiti – ha ricevuto i premi della città di Belgrado, “Bora Stankovic” e “Matijevic”. “Noi diversi” è la storia di due destini che si incrociano: quello di Vladimir e quello di Valentina, vittime entrambi di eventi che li hanno segnati e che li hanno resi dei “diversi”. Pubblicato in Serbia nel 2010 è ristampato di nuovo per un’altra prestigiosa casa editrice nel 2016 ha conosciuto una nuova vita e tradotto in numerosi paesi tra cui Slovenia, Stati Uniti, Gran Bretagna, Norvegia, Polonia e Bulgaria.Considerato uno dei più importanti romanzi della letteratura serba contemporanea, questo splendido libro ha l’andamento di un racconto poliziesco e riesce a tenere i lettori incollati alle pagine.

Un bambino tenta di decifrare il mondo intorno a lui per conoscere il proprio destino: le ombre sul portico, le nuvole, le foglie di betulla sono tutti segni da interpretare. Una bambina si crogiola incantata sotto una luce blu che tinge ogni oggetto e la trasporta in una dimensione fantastica. Poi il mondo ammutolisce, perché un tragico incidente corrompe qualsiasi significato nascosto nella natura, mentre il faro ipnotico non è altro che lo strumento di una terapia per curare un raro disturbo della pelle. Anni dopo il ragazzo è alla ricerca di un testimone, per riannodare i fili del passato e tornare a leggere la realtà. La ragazza lavora nell’archivio della polizia e tenta di risolvere un caso dimenticato da anni, per vincere la diffidenza altrui e capire sé stessa… Considerato tra i più importanti romanzi della letteratura serba contemporanea, con l’andamento di un racconto poliziesco Noi diversi esplora le svolte inattese che il caso può imprimere alle nostre vite.

Sempre edito da Voland “Il detenuto zero” di Yiannis Karvelis, un avvincente giallo matematico, sicuramente un titolo da mettere ne #LaListadellaSpesa detta anche #LaListadellAttesa.

Tre super geni della matematica vengono assunti in un carcere di massima sicurezza per elaborare sistemi di controllo. Purtroppo a causa di strategie politiche, vengono internati nel carcere stesso. Quando cercano di contattare alcuni giornalisti diventano facili prede di strategie politiche antiterroristiche e di oscure trame. Arrestati e rinchiusi nel carcere che hanno contribuito a progettare, ne sono i primi ospiti. Dopo pochi giorni di detenzione però, sfruttando le loro doti, riescono a evadere. La responsabilità della fuga è attribuita a due ufficiali, di cui assume la difesa una donna, avvocato di grande intuito e talento. Ha inizio un processo in cui i massimi esperti di matematica sono chiamati a esporre le loro teorie… Un romanzo avvincente, che impegna la logica e le capacità matematiche del lettore, e tocca temi di assoluta attualità.

Dal 16 marzo in libreria il nuovo romanzo della casa editrice Wojtek che parla di Donne e abusi e violenza domestica e desiderio di libertà e indipendenza e giustizia.
Sergio Gilles Lacavalla con “Moonlight Motel, Parigi “ è sicuramente uno di quegli interessanti scrittori da segnalare e segnare e da mettere ne “LaListadellaSpesa libri Wojtek”.

“Qual è stato l’inizio? Forse un vero e proprio inizio non c’è stato: le cose sono avvenute come se non potesse andare diversamente. Si dice era scritto, e magari era scritto davvero tutto.”
Quando non c’è giustizia, uccidere gli ingiusti è un atto divino. Questo pensiero si insinua nella mente di Jeanne la sera in cui la giovane donna guarda alla tv Jeanne d’Arc di Luc Besson. Non ci aveva mai fatto caso: lei, che vive segregata in casa, annichilita dagli abusi del marito, ha lo stesso nome della pulzella d’Orléans. E ha una missione da compiere, come le suggeriscono insistentemente le “voci”: parole che trasudano dalle pareti ogni volta che Milla, la bambina della porta accanto, accende lo stereo dall’altra parte del muro, alza il volume e condivide con lei canzoni di guerra e d’amore. Ma cos’è e dov’è la sua Orléans, la città che deve a tutti i costi liberare? Per raggiungerla, Jeanne sa che dovrà macchiarsi di sangue nei quartieri e nelle strade che ricalcano i luoghi della Guerra dei Cent’anni. Il suo compagno d’armi, il ribelle e dissoluto Gilles – come il controverso luogotenente Gilles de Rais – è l’altra metà di una coppia di moderni paladini della spregiudicatezza e del bene; o di impudenti e spietati killer. Con l’inconfessato desiderio di un altrove che ha l’insegna del Moonlight Motel.

Chiudiamo ripescando un titolo di qualche anno fa, “Ho dormito con te tutta la notte” di Cristiana Alicata pubblicato nel 2014 da Hacca, una bella casa editrice nata nel 2008 e fondata attorno a un progetto di ricerca di autori italiani emergenti. È una storia d’introspezione e di ricordi. Di brandelli di vita abbarbicati alle corrispondenze consumate, di tracce, di colori, di sguardi, di occasioni perdute. Narrata in prima persona da una protagonista di cui non conosceremo mai il nome, la vicenda si snoda attraverso una risistemazione degli affetti, visioni oniriche, viaggi, il ritrovato e mancato amore. Il passato è un mosaico di affetti irrisolti, guerre, armistizi, traslochi e fughe e la ricerca del tempo perduto può essere, a volte, l’unico modo di ritrovarsi.

“Una storia che vede una famiglia sfaldarsi e in qualche modo misterioso ricomporsi nel ricordo. Una storia in cui i fantasmi dei vecchi amori ritornano e sono nuove persone, nuove avventure, nuova vita. Una storia di abbandoni, e di ritrovamenti. In questo romanzo Cristiana Alicata ha messo su carta con una sincerità e una grazia speciali il cuore dei suoi personaggi. E dietro di loro ci conduce, un po’ incantati, un po’ dolenti, un po’ persi, dalla prima all’ultima pagina, e ancora oltre. Questa storia, più di ogni altra cosa, è un romanzo che prima non c’era, nelle vostre vite e sui vostri scaffali, e adesso c’è, per rimanere.” Ivan Cotroneo

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