di Antonello Saiz

Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo"
Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”

 

 

 

 

 

 

 

Letture al tempo del coronavirus

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Le direttive regionali sull’emergenza sanitaria legata al coronavirus di questi ultimi giorni hanno fortemente penalizzato le Librerie, luoghi in cui si soffre la presenza di persone fisiche anche senza epidemie. Luoghi destinati a scomparire se non popolati da lettori. Tutti gli eventi della scorsa settimana da noi ai Diari cancellati… e mentre la gente si affollava nei supermercati a comprare pacchi di pasta e derrate alimentari deperibili, noi abbiamo deciso di suggerire libri e di fare appelli continui per invitare a passare in libreria a trovarci. Abbiamo pure accolto l’invito della Libreria Luna ‘s Torta di Torino ad aderire a Decamerone 2020 (QUI il link) . Dal 29 febbraio al 9 marzo, per 10 giorni, 120 tra operatori, artisti, librai che sono rimasti inginocchiati dalle diverse delibere, leggerano 10 novelle al giorno del Decamerone di Giovanni Boccaccio.Noi dei Diari, giovedì 27 febbraio, nella cornice spettacolare del Labirinto della Masone, avremmo dovuto presentare “Sete” l’ultimo romanzo della scrittrice belga Amélie Nothomb, pubblicato da Voland. L’emergenza sanitaria ha fatto annullare il Tour che avrebbe toccato anche Parma. Per rimediare alla batosta abbiamo pensato di invitare i nostri lettori con dei richiami in libreria a farci visita per scoprire lo stile di questa singolare e prolifica scrittrice, tra i contenuti e la piacevolezza dei suoi scritti, tra l’ironia dei suoi paradossi ed estremi. Abbiamo pensato di far fare un viaggio tra i libri di Amèlie, dove Bellezza e Mostruosità sono parti di una stessa realtà, proprio in virtù di quello che stava capitando nel mondo e da noi, e abbiamo invitato i lettori a farsi fotografare in libreria proprio con i libri della Nothomb per un contest tutto nostro.
Figlia di diplomatici, Amèlie Nothomb è nata a Kobe, in Giappone, nel 1967. Trascorre l’infanzia e la giovinezza in vari paesi dell’Asia e dell’America, seguendo il padre diplomatico nei suoi cambiamenti di sede. A 21 anni torna in Giappone e lavora per un anno in una grande impresa giapponese, con esiti disastrosi e ironicamente raccontati in Stupore e tremori. Rientrata in Francia, propone un suo manoscritto a una solida e storica casa editrice, Albin Michel. “Igiene dell’assassino” esce il 1° settembre del 1992 e conquista subito molti lettori e diventa il caso letterario dell’anno: 100.000 copie vendute, due riduzioni teatrali, un film. Nelle edizioni tascabili lo stesso romanzo vende altre 125.000 copie. Da quel momento pubblica un romanzo all’anno, fedele alla stessa casa editrice, Albin Michel, come in Italia è fedele alla Voland. Il romanzo “Stupore e tremori” (Albin Michel 1999) ha venduto in Francia 400.000 copie. Tradotta in 15 lingue, ha ottenuto numerosissimi premi letterari tra cui il Grand Prix du roman de l’Académie Française e il Prix Internet du Livre per “Stupore e tremori” (da cui è stato tratto anche un film diretto da Alain Corneau), il Prix de Flore per “Né di Eva né di Adamo”, da cui nel 2015 è stato tratto il film “Il fascino indiscreto dell’amore” di Stefan Liberski, e due volte il Prix du Jury Jean Giono per “Le Catilinarie” e “Causa di forza maggiore”. Sin dal suo primo romanzo Amélie Nothomb ha imposto uno stile personalissimo su storie originali che ruotano intorno a sentimenti eterni. Oggi vive tra Parigi e Bruxelles. “I nomi epiceni” è il suo penultimo libro, mentre il suo ultimo e 28° romanzo è proprio “Sete”.

Dopo il processo e il giudizio di Pilato, Gesù trascorre la sua ultima notte in cella, profondamente afflitto dalle incredibili testimonianze dei suoi miracolati. Nello spazio-tempo creato dalla inesauribile penna di Amélie Nothomb prende vita questo romanzo in prima persona in cui la figura più universalmente nota al mondo occidentale, ma anche la più oscura, racconta di sé sulla soglia della propria morte. Ne viene fuori una preghiera urlata come un tributo alla vita, come un inno alla fragilità dell’umano, alla gioia del corpo, all’abbandono dei sensi, alla paura, alla sofferenza, alla compassione, a quella strana cosa che si chiama amore.

Tra i libri di Amèlie Nothomb pubblicati in questi anni dalla casa editrice romana Voland abbiamo fortemente suggerito “Barbablù” nella traduzione di Monica Capuani.

Saturnine, giovane ragazza belga, cerca un alloggio a Parigi. Trova, per una cifra davvero modesta, un suntuoso appartamento da condividere con l’eccentrico proprietario, il Grande di Spagna don Elemirio Nibal y Milcar. Ma l’irriverente Saturnine non sa che otto donne prima di lei hanno abitato in quella magnifica casa, che hanno indossato abiti dai colori meravigliosi creati dalle mani di don Elemirio, e che di loro nessuno ha più notizie.Un romanzo che rivendica il diritto ad avere dei segreti e che indaga i meccanismi dell’amore, il cannibalismo sentimentale e la doppiezza della natura umana.

Tra i più belli di Amèlie sicuramente “Né di Eva né di Adamo” nella traduzione di Monica Capuani

Amélie torna in Giappone ma abbandona i tragicomici panni di impiegata nella multinazionale Yumimoto, vicenda narrata in Stupore e Tremori, e si concentra sulle peripezie sentimentali di quel periodo. Rinri è il suo fidanzato giapponese, bello e ricco, li lega un amore bizzarro ma non privo di poesia, raccontato con il solito umorismo, affondando lo sguardo chirurgico che le è proprio nell’incandescente universo dell’amore. Ma l’emozione più grande e la relazione più forte è ancora una volta quella che lega l’autrice al paese in cui è nata, e dove ha trascorso gli anni mitici dell’infanzia.”Il delitto del conte Neville” è il ventiquattresimo romanzo di Amélie Nothomb pubblicato nel febbraio 2016 da Voland in Italia. Titolo originale: Le Crime du comte Neville. Traduzione di Monica Capuani.

Il 6 Aprile del 2016 in libreria ai Diari di Parma avevamo fatto una lettura ad alta voce tratta da “Il delitto del conte Neville”, raccontato una delle più brave narratrici di Parma, la cara Elide La Vecchia, che tanto amava Amélie Nothomb .

Il conte Neville, aristocratico belga decaduto, è costretto a vendere il suo magnifico castello nelle Ardenne. Prima di uscire di scena, per celebrare l’onore della famiglia, decide di organizzare una lussuosissima festa di addio. Ma nei giorni che precedono l’evento Sérieuse, la sua figlia più giovane, fugge di casa e si nasconde nella foresta. A trovarla è una misteriosa chiaroveggente e sarà costei, dopo aver avvertito il conte del ritrovamento della ragazza, a fargli una spaventosa profezia: “Durante il ricevimento, lei ucciderà un invitato.” Il conte Neville, ossessionato da queste parole, dovrà trovare un modo per sfuggire al suo tragico destino. Riprendendo Oscar Wilde e la tragedia greca Amélie Nothomb gioca con la letteratura e con l’intelligenza dei lettori, fornendo come al solito una sua personale versione dei miti.

Nel 2018 avevamo fatto addirittura un laboratorio di lettura ad Alta Voce a partire da “Diario di Rondine” nella traduzione di Monica Capuani.

Storia di un pony express che si trasforma in serial killer e si innamora di una delle sue vittime. Un’insolita favola noir: personaggi che agiscono al di là del bene e del male per un romanzo eccentrico e dalle sfumature inquietanti.
Dopo una delusione d’amore il giovane protagonista, per evitare di soffrire ancora, decide di annientare la propria sensibilità e diventa un sicario. Freddo e spietato, solo il sangue delle sue vittime sembra procurargli piacere, fino al giorno in cui gli viene ordinato di uccidere un ministro con tutta la sua famiglia. Il diario segreto della figlia adolescente del ministro risveglia in lui una morbosa curiosità, che si trasforma ben presto in ossessione sconvolgendo in modo imprevedibile il suo destino. Un’insolita storia d’amore in puro stile Nothomb: personaggi che agiscono al di là del bene e del male per un romanzo eccentrico e dalle sfumature dark.

Oltre ad Amèlie abbiamo fatto appelli ai nostri lettori per venire a scoprire gli ultimi arrivi di questi giorni, tra i nostri scaffali. Una delle novità più attese in libreria, sicuramente, “Ricordo e non ricordo. Racconti scelti” di Josè Emilio Pacheco nella traduzione di Raul Schenardi per Sur edizioni.

Poeta, scrittore, giornalista e traduttore, Pacheco dà il meglio nel passo breve del racconto, come dimostra questa selezione dei suoi migliori testi narrativi. Ragazzi perdutamente innamorati di donne mature e adulti in crisi coniugale sono alcuni dei protagonisti delle sue storie nostalgiche, ironiche e delicate, che parlano di adolescenza e disillusione, del passare del tempo e della scoperta di sé, dell’amore e del tradimento.Accanto a «Le battaglie nel deserto», la novella più famosa dell’autore, Ricordo e non ricordo raccoglie alcuni racconti pubblicati per la prima volta in Italia, ed è senza dubbio il libro ideale per scoprire la prosa di uno dei più grandi autori messicani di sempre.

“Il vento distante” sempre di José Emilio Pacheco, pubblicato qualche anno fa sempre da edizioni Sur nella traduzione di Raul Schenardi, è un altro di quei libri gioiello che consigliamo agli appassionati dei racconti brevi.

Quattordici racconti densi e perfetti, sempre agitati dal vento. È una brezza marina che rinfresca la notte, un soffio che accarezza le fronde in un bosco o le spighe di un campo di grano, disperde pezzi di banconote stracciate per disperazione, reca gocce di pioggia sul tavolino di un bar, è carico di pugnali durante una battaglia, o per sempre un tempo che non tornerà. Nostalgia e ironia sono le chiavi di lettura di queste storie, che hanno per protagonisti adolescenti timidi e innamorati, grasse ragazze solitarie, rivoluzionari perseguitati dall’orrore del sangue, abili truffatori seriali, un padre e una figlia che attraversano un parco, un uomo e una donna che non s’incontreranno mai. Pubblicato per la prima volta mezzo secolo fa e mai tradotto in italiano prima d’ora, questo classico della letteratura latinoamericana è il modo migliore per conoscere un autore di grande valore e umanità.

Di José Emilio Pacheco molto bella anche la lettura de “Il principio del piacere”, racconti pubblicati in Messico nel 1972, e tradotti per la prima volta in italiano da Raul Schenardi con la postfazione di Paolo Cognetti.
Questi sette racconti sono altrettante gemme letterarie: storie in cui il fantastico si fa verosimile e il quotidiano spettrale. Un bambino si smarrisce in un bosco, un adolescente sperimenta il primo amore e la prima delusione, uno scrittore finisce col diventare protagonista della sua inquietante fantasia letteraria, una vecchia signora si compiace nel veder sfiorire la sua amica di sempre. In questa raccolta emergono i temi prediletti da Pacheco: il sentimento nostalgico dell’infanzia, la graduale perdita dell’innocenza, la disillusione e la concretezza dell’età adulta.

Giovedì 27 febbraio è arrivato in libreria anche il libro “La parola magica” di Anna Siccardi, la prima esordiente del 2020 di NN edizioni. Laureata in Estetica e in Storia dell’arte, diplomata in Drammaturgia alla Scuola Civica Paolo Grassi, ha scritto finora solo testi teatrali e cortometraggi, e collabora con Harper’s Bazaar.

“La Parola Magica” è un romanzo fatto di racconti: dodici racconti per dodici passi, tanti quanti quelli che costituiscono il percorso degli Alcolisti Anonimi. Un libro che racconta i fantasmi di una generazione,

In una Milano attuale e senza tempo sette personaggi attraversano le dodici storie di questo libro, affacciandosi ognuno alla vita dell’altro di corsa o in punta di piedi. Il passato li ha traditi in maniera sbadata e casuale, e ora tentano di riparare il giocattolo rotto che è la loro esistenza. I demoni con cui fanno i conti sono alcol, serie tv, droghe, relazioni sbagliate e illusioni. Dipendenze che sono diventate malattia e cura insieme, bolle in cui il tempo si ferma, li consola e li inganna. Come capita a Leo, che si risveglia dopo una nottata alcolica e scopre di dovere dei soldi a un malavitoso giapponese; ad Anna e Chiara, che non possono fare a meno di prendersi cura di un padre assente finito in carcere; e a Irene, che cerca nell’ultima seduta dalla psicologa la soluzione alla sua incapacità di amare. Ispirato ai Dodici Passi degli Alcolisti Anonimi, La parola magica intreccia storie di uomini e donne che si inseguono e si perdono come i personaggi di America oggi. Con un tocco ironico e surreale, Anna Siccardi mette le relazioni sotto la lente dei desideri e delle passioni, e mostra come la felicità si nasconda nel saper accettare e perdonare le cose della vita, lasciandole finalmente andare.Questo libro è per chi vede i suoi ricordi come un puzzle a cui manca una tessera, per chi preferisce i dialoghi immaginari a quelli reali, per chi crede nel potere magico di certe parole, e per chi cerca una guida per affrontare il buio e lanciarsi nel vuoto, come un trapezista sicuro di trovare una mano ad afferrarlo.

Tra le belle novità di questo periodo c’è anche “Passeur” di Raphaël Krafft, pubblicato da Keller Editore con traduzione dal francese di Luisa Sarlo, con una copertina d’epoca per viaggiare su sentieri che attraversano la storia d’Europa e il nostro presente.

Nato nel 1974 Raphaël Krafft alterna reportage per stazioni radio pubbliche di lingua francese a lunghi viaggi in bicicletta (Nord e Sud America, Vicino Oriente, Francia) da cui trae documentari e libri. È autore di Captain Teacher (Buchet Chastel, 2013), racconto sulla creazione di una stazione radio in una remota regione dell’Afghanistan. Passeur è diventato anche un reportage radiofonico dal titolo Passeur – Comment j’ai fait passer la frontière à des réfugiés trasmesso da France Culture e premiato nel 2017 al NYF’s International Radio Program Awards for The World’s Best Radio Programs.

Nell’autunno del 2015 Raphaël Krafft si trova sul confine franco-italiano delle Alpi Marittime nella zona tra Mentone e Ventimiglia. Ha raggiunto la costa ligure per realizzare un servizio sui migranti che, bloccati alla frontiera, sperano di riuscire a entrare clandestinamente in Francia – dove fare richiesta di asilo politico – o di proseguire il viaggio verso un altro Paese europeo.Incontra migranti, volontari, gente comune, ex insegnanti e viaggiatori, così come uomini di Stato, di Chiesa, ex pompieri che ancora salvano vite, e anche Satellite e Adeel arrivati in Italia dal Sudan. Con loro decide di attraversare la frontiera e di raccontare tutto in un reportage. Intraprendono così l’ascesa al Colle di Finestra lungo il sentiero che sale da San Giacomo di Entracque, in Italia, e scende nella valle Vésubie, in Francia. L’itinerario scelto ha un profondo valore simbolico: da quel valico sono transitate tantissime persone che fuggivano attraverso l’Europa in cerca di speranza.Su quelle pietre rese lisce dal passaggio di pellegrini, eserciti, mercanti, fuggitivi, perseguitati, Krafft – giornalista ed ex soldato – ci regala un reportage in cui racconto e testimonianza si mescolano a molti interrogativi, storie, alla memoria del Novecento e alle contraddizioni del nostro presente. Un testo pieno di umanità.

Sempre edito da Keller una bella storia dalla repubblica Ceca tradotta dall’amica dei Diari, Laura Angeloni, scritta da Jáchym Topol e dal titolo “Una persona sensibile”.
Con “Una persona sensibile” l’autore ha vinto in Repubblica Ceca il prestigioso Státní cena za literaturu (Czech State Award for Literature). Un romanzo intelligente di viaggio, picaresco, grottesco e selvaggio, attraverso l’Europa della Brexit, il risentimento verso gli sttanieri, le guerre dimenticatr e i looser che a tento vediamo. Ma un libro che si muove tra momenti di grande comicità, descrizioni poetiche, personaggi brutali e ruvidi ma sempre capaci di trasmettere un senso di umanità che resiste ai tempi bui. Con questo romanzo torna la voce più potente e impertinente della moderna letteratura ceca, per regalarco a quasi vent’anni dal suo capolavoro “Lavoro notturno”, un’altra opera epocale. Jáchym Topol è nato nel 1962 a Praga. Figlio del drammaturgo dissidente Josef Topol, è oggi uno degli autori cechi più conosciuti in patria e nel mondo. A sedici anni ha firmato la Charta 77, nel 1985 ha fondato la rivista underground «Revolver Revue». Non potendo frequentare l’università a causa della sua attività di dissidente ha svolto diversi lavori manuali, dal magazziniere al muratore. Più volte è stato arrestato per la sua collaborazione alle pubblicazioni samizdat.Ha scritto testi di canzoni, poesie e romanzi e
ha ottenuto premi letterari in tutto il mondo.

Una famiglia di artisti della Repubblica Ceca viaggia per l’Europa esibendosi in festival teatrali. Di fronte al crescente risentimento verso gli stranieri, il padre, la madre e i due figli decidono di ritornare in patria e stabilirvisi. Ma il viaggio si rivela ben più complicato del previsto e prima di raggiungere le agognate rive del fiume Sázava si imbattono in una serie di disavventure tra le quali la guerra russo-ucraina di Crimea.Talvolta però casa non fa rima con pace e questo vale soprattutto per il capofamiglia che viene accusato di aver ucciso il suocero. Inizia così un’altra fuga, questa volta attraverso la regione, che li catapulterà tra prostitute, strozzini, zingari, teppisti, ubriachi, delatori… Il tutto coronato da un esplosivo finale con tanto di matrimonio, bordello, polizia e carro armato russo. Si rivela ancora una volta uno degli scrittori più originali e dotati d’Europa capace di catturare – come già aveva fatto con Lavoro notturno – lo spirito del nostro tempo riflettendo su amore e morte, religione, famiglia, amicizia, sopravvivenza, politica, minaccia russa e populismo.

Chiudiamo questa carrellata tra grandi Autori e ultime novità con un romanzo inedito di Richard Yates, in libreria proprio in questi e dal titolo suggetivo «Il vento selvaggio che passa», nella traduzione di Andreina Lombardi Bom.
Richard Yates (1926 / 1992) è stato oggetto di una riscoperta che lo ha trasformato in uno dei grandi classici del realismo americano del secondo Novecento. Dal suo capolavoro, “Revolutionary Road”, è stato tratto un film con Leonardo DiCaprio e Kate Winslet. Minimum fax ha pubblicato anche Disturbo della quiete pubblica, Easter Parade, Cold Spring Harbor, Una buona scuola, Sotto una buona stella, Bugiardi innamorati e Proprietà privata. A distanza di vent’anni dall’esordio di “Revolutionary Road”, salutato come capolavoro da Tennessee Williams e Kurt Vonnegut, Yates tornò a scrivere con «Il vento selvaggio che passa» la storia di una giovane coppia con aspirazioni artistiche che si sgretolano allo sfaldarsi della loro vita coniugale.

Michael Davenport è un poeta ambizioso, convinto che il proprio talento lo porterà alla fama, e insegue un’idea di arte lontana da ogni compromesso. Nonostante abbia scoperto, appena dopo le nozze, di aver sposato una ricchissima ereditiera, accetta un modesto impiego in una visita di second’ordine in attesa di una svolta nella sua carriera di scrittore.La giovane moglie Lucy non capisce perché Michael si rifiuti con tanta ostinazione di sfruttare un benessere economico che è a portata di mano, ma si adatta al nuovo tenore di vita e anzi resta ammaliata dall’ambiente bohémien fatto di giovani artisti di successo e ragazze affascinanti. Però di una cosa Lucy è certa: tutte le persone che frequenta e che ha intorno sembrano più felici di lei. Penultimo romanzo di Richard Yates, pubblicato negli Stati Uniti nel 1984 e rimasto inedito in Italia fino a oggi, Il vento selvaggio che passa torna, a distanza di più di vent’anni, a esplorare i grandi temi che erano stati al centro di Revolutionary Road: la vita coniugale come trappola in cui si accumulano tensioni, il contrasto tra gli slanci dell’ambizione e la realtà crudele della vita, le aspirazioni e i compromessi. Concentrandosi sul conflitto tra talento e mercato rende omaggio con rara intensità a Francis Scott Fitzgerald: per Yates, l’unico maestro e modello.

 

Nello Zaino di Antonello: Letture al tempo del coronavirus