Se ci fossimo potute incontrare davvero ti avrei proposto una passeggiata lungo la spiaggia di Rimini, che adesso è deserta. Parlare e avere in sottofondo la risacca del mare e i garriti dei gabbiani è speciale.

Se capiterai a Rimini la passeggiata è sempre valida.

Ci andrei immediatamente a Rimini per poter godere della compagnia di Lorenza Ghinelli che è tornata da poco in libreria con un noir dalle tinte forti e insinuanti, che mi ha tenuta sveglia varie notti anche dopo la lettura. L’avevo già incontrata virtualmente per chiacchierare con lei di “Almeno il cane è un tipo a posto” (Rizzoli) che avevo caldeggiato e consigliato a genitori con figli adolescenti per potersi guardare con i loro occhi ed essere aiutati a capire e decriptare il mondo adolescenziale, come anche a lettori adolescenti per capirsi meglio ed essere aiutati a guardarsi dentro attraverso i vari personaggi loro coetanei, che Lorenza Ghinelli fa muovere e agire nel romanzo. (QUI per chi volesse leggere la nostra chiacchierata)

Tracce dal silenzio

“Tracce dal silenzio” (Marsilio) fa riferimento alla protagonista: Nina, una bimba di dieci anni, che diventa sorda per un incidente. Sono i ragazzi a popolare il romanzo, ed è la loro presenza a tingere il romanzo di nero, con note profonde di inquietudine e contrasti.

Accanto a loro il mondo degli adulti, alle prese con le quotidiane difficoltà e con la complessità delle loro relazioni. Ma rimangono un passo indietro, incapaci di decifrare il mondo in bilico tra bene e male, tra luce e buio, tra innocenza e malvagità.

Ancora una volta, confermi la tua capacità di calarti interamente nel mondo adolescenziale e di riuscire a descriverlo senza edulcorazioni ma con suggestiva autenticità e vivacità.

I ragazzi sono i personaggi ideali del noir, o invece è una suggestione che vale solo per “Tracce dal silenzio”?

450-250-lorenza-ghinelli-foto-nuovaCredo che sia l’animo umano a costituire l’elemento ideale del noir. Il fatto che anche nelle mie storie più nere ci siano degli adolescenti ha soltanto a che vedere con il mio immaginario e con la mia storia di vita. Se gli adulti spesso figurano un passo indietro è perché sono convinta che, per la maggioranza di noi, crescere comporti una restrizione della visione e un progressivo inaridirsi dello spirito. Le ferite che dovrebbero aprirci ci mortificano e spesso reagiamo chiudendoci. Non è sempre così, per fortuna. Lo stesso discorso vale per i deficit: viviamo in una società che teme la diversità e che spesso la vive come una minaccia. Ma le diversità, e tra queste ci sono anche i deficit, sono un’occasione unica per vedere la realtà da punti di vista sorprendenti. Ci salvano dalla stagnazione del pensiero unico. Nina, anche per questo, è un personaggio rivoluzionario. È nata udente, ma è diventata sorda: cavalca i mondi, e nel farlo ci restituisce storie che altrimenti non avremmo potuto ascoltare.

 

La Storia cambia le persone, soprattutto quella con la S maiuscola.
Il male si annida nelle esistenze di ciascuno, ma deflagra quando è collettivo.
“Tracce dal silenzio” ha anche una seconda protagonista: Rebecca, un bimba coetanea di Nina all’epoca della seconda guerra mondiale, in cui ha perso l’adorata sorella.
La sua cantina è il limine tra un mondo e l’altro. È lì che si affaccia Nina senza scendere, più per un atto di fiducia all’anziana Rebecca che l’ha invitata da lei a preparare una torta che per mancanza di coraggio; il guado spetterà al fratello Alfredo, quasi come rito di passaggio o certamente come assunzione di responsabilità nei confronti di sé e degli altri.
Rebecca è una vittima, un’infanzia violata o frutto della crudeltà altrui?

450-250-lorenza-ghinelli-foto-nuovaÈ proprio la crudeltà altrui a renderla vittima. Allo stesso tempo, ogni vittima dovrà esercitare il libero arbitrio e chiedersi cosa vorrà fare con la propria ferita. Per porsi questa domanda occorre però avere degli strumenti e una potente rete di affetti, e sono lussi che Rebecca non ha. Ho amato molto questo personaggio, mi ha obbligata a fare i conti con contraddizioni e complessità scomode che albergano dentro ognuno di noi anche se ci piace dirci che non è vero. Rebecca è infestata dai fantasmi del passato, ma se questi fantasmi non vengono ascoltati, risolti, pacificati, sono destinati a tornare. La sua storia è una metafora per parlare anche di Storia con la s maiuscola. Se non facciamo i conti con il nostro passato colonialista e fascista, siamo destinati a ricaderci dentro di schianto.

 

Ho letto la storia di Rebecca in “Tracce dal silenzio” in prossimità del discorso di Liliana Segre al Parlamento europeo ed è scattato immediato il confronto tra la senatrice che non riesce più a convivere con quella bambina che è sopravvissuta ad Auschwitz tanto da decidere dopo più di trent’anni di non fare più incontri nelle scuole per ritrovare la necessaria serenità, e Rebecca attanagliata nelle morse di una bambina che ha vissuto altrettante, anche se non simili, brutture.

Anche per me Rebecca è stato il personaggio più complesso con cui fare i conti.

Una grande attenzione e profonda perspicacia riservi alle relazioni, sia tra i giovani che tra gli adulti, mostrando sempre acribia sottile e multiforme nel mettere in luce contraddizioni, opposizioni, ma anche tenerezza e complicità.

Il vero mistero nel romanzo non è forse come le relazioni umane ed affettive tra i diversi personaggi si incrocino, stringano e intreccino tra di loro? 

450-250-lorenza-ghinelli-foto-nuovaAvere potuto ascoltare il discorso di Liliana Segre è per noi una fortuna, ma soprattutto una responsabilità. Quando ha detto di essere dovuta diventare nonna della bambina che è stata, mi ha profondamente commossa. È questo che deve fare un adulto, accudire i propri frantumi e tutte le memorie, elaborarli e portarli alle persone come una testimonianza preziosa. Rebecca, invece, è come se non fosse mai diventata veramente adulta. Ad agire nella sua vita non è la donna, ma la bambina ferita. In lei, ma anche negli adolescenti e negli adulti del mio libro, ci sono comunque tenerezza e ferocia. Non le ho mai viste in antitesi, ma chi riesce a convivere dando il giusto spazio a entrambe brilla di una luce speciale. Volevo un romanzo in cui le relazioni fossero al centro. Siamo niente senza legami.

 

E lo hai scritto un romanzo rotondo e pieno sulle relazioni umane e il loro inestricabile groviglio di emozioni e reazioni.
Straordinario come poi tu sia riuscita a mescolare finemente l’introspezione psicologica con il noir, a tratti macabro e con forti tinte di horror, costringendo il lettore a mettersi a nudo in quella violenza vendicativa che si annida nella parte animale di ciascuno di noi. 
L’elemento per me più fascinoso della tua narrazione è l’equilibrio tra bene e male, tra vittime e carnefici, tra violenza e normalità.
Si può dire che in “Tracce dal silenzio” non esistono “cattivi”? Che il bene e il male sono impastati insieme, come il buio e la luce, il silenzio e i suoni?

450-250-lorenza-ghinelli-foto-nuovaCredo che i cattivi esistano, ma confrontarsi con le ragioni del male è imprescindibile se si vuole dare vita a personaggi complessi. Poi certo, esiste anche la banalità del male, ed è incarnata dai due italiani che storpiano per sempre l’infanzia di Rebecca e spezzano quella di sua sorella.

Diffido però di una demarcazione netta tra luce e ombra, tra silenzio e suono. In quello che chiamiamo silenzio spesso si propagano suoni che non percepiamo coscientemente, ma che sono comunque in grado di esercitare un influsso. Nel silenzio possiamo sentire il frastuono delle nostre angosce.

Come scrisse Ursula Le Guin, «accendere una candela è gettare un’ombra». Frequentare la linea di confine tra questi due estremi comporta un alto rischio e una presenza costante, ma è in quella zona liminare che fioriscono i racconti.

 

Siamo giunte con passo lesto, di cui ti ringrazio, all’ultima domanda.
Ci sono scene molto forti in “Tracce dal silenzio” in cui la scrittura non ha nulla da invidiare al cinema. Dita mozzate, corpi smembrati, gole tagliate, conigli scuoiati che si contrappongono all’inquieta normalità della casa di Nina e Alfredo con i loro genitori in crisi, e all’inquietante atmosfera che si respira a casa di Rebecca in cui una polvere sottile e fisica, ma anche emotiva sembra aleggiare su foto e mobili e porte che dovrebbero essere chiuse, piume nere e un vecchio jukebox.
La violenza sui corpi, in tempo di guerra e di pace, cosa racconta in “Tracce dal silenzio”?

450-250-lorenza-ghinelli-foto-nuovaLa violenza sui corpi racconta l’incapacità di riconoscere l’altro, anche in tempi di pace. La violenza di genere continua a essere perpetrata ogni giorno, in ogni città, e il sangue che sgorga spesso passa inosservato, nell’indifferenza generale. Ma non può essere lavato via, resta, proprio come quello sulla chiave di Barbablù. Abbiamo la responsabilità della testimonianza e della rivolta. In “Tracce dal silenzio” i miei personaggi si schierano, osano, a volte sbagliano, ma non sono mai indifferenti. Come scrittrice mi rifiuto di scrivere scene di violenza gratuite. Narrare la crudezza, la ferocia, lo scempio dell’anima e del corpo richiede però la capacità di non sottrarsi all’intollerabile. Se edulcorassi la violenza ne diventerei connivente.

Chiacchierando (per la seconda volta) con… Lorenza Ghinelli
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