di Antonello Saiz

Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”
Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”

 

 

 

 

 

 

 

Calendario dell’Avvento Letterario

Zaino: Avvento

Una libreria di progetto come la nostra non può puntare solo sulle Novità per Natale e così abbiamo deciso che dal Primo Dicembre fino al 25 ogni giorno proporremo un Titolo dal nostro catalogo, pescando tra le nostre case editrici di riferimento il libro rappresentativo di questi cinque anni dei Diari di Parma. Una sorta di calendario dell’avvento letterario attraverso vecchi titoli da affiancare ai nuovi; titoli che ci ricordano quel che racconta la nostra libreria, il nostro substrato ma pure la direzione in cui cerchiamo di andare, con la tenacia di sempre e la volontà di proporre eventi culturali di valore e anzitutto libri in cui crediamo molto.

Per il venticinquesimo libro del nostro Avvento Letterario abbiamo scelto l’ultimo romanzo di Antonio Moresco, quello che stato presentato Sabato 14 dicembre ai Diari di Parma, “Canto di D’Arco”, edito da SEM. A Dialogare con il grande autore è stato Antonio Riccardi in una serata in cui tutto il pubblico è rimasto folgorato nell’ascolto. Tra i tanti libri scritti dallo scrittore mantovano ricordiamo la monumentale opera in tre volumi intitolata “Giochi dell’eternità” (Gli esordi, Canti del caos, Gli increati), “La lucina”, “Lettere a nessuno”, “Fiaba d’amore” e “Gli incendiati”. Tra i suoi ultimi libri: “Il fronteggiatore” (con Susi Pietri), “L’adorazione e la lotta” e “Fiaba bianca” (con i disegni di Nina Bunjevac). Da SEM sono uscite le “Fiabe da Antonio Moresco” (con i disegni di Nicola Samorì) ed è di prossima pubblicazione gran parte della sua opera.

Perché tutti i bambini si sono messi improvvisamente a cantare in coro, in piena notte, nei grattacieli della sterminata città dei morti? A uno sbirro di nome D’Arco, in servizio presso la Centrale di polizia della stessa città, viene affidato l’incarico di scoprirlo, anche a costo di ritornare nella città dei vivi, da cui è venuto e dove è stato ucciso. Comincia così questo inaspettato, formidabile romanzo di Antonio Moresco, da più parti indicato come il massimo autore della nostra letteratura. In questo romanzo, accanto all’irriducibile eroe protagonista, il lettore incontrerà un gran numero di personaggi indimenticabili: il bambino muto con il collo attraversato da una cicatrice a forma di collana di filo spinato, l’Uomo di luce con le sue legioni di seguaci, Quella, la donna amata da D’Arco, i serial killer vestiti da sposi, Lazlo, i manichini d’amore, il Dio e gli dei dell’amore. E poi troverà il buio e la luce, quasi fossero entità materiche, e le creature che vivono nelle maree del buio e in quelle della luce. Canto di D’arco è un originalissimo thriller metafisico, una spiazzante storia poliziesca portata fino ai suoi esiti estremi. Ed è un serrato romanzo d’azione e d’amore, non il gioco di abilità di uno scrittore attorno a un genere letterario di grande successo. Antonio Moresco, con il suo inconfondibile stile di scrittura, insieme energico e finissimo, riporta il romanzo d’intreccio e di suspense – oggi spesso ridotto a semplice intrattenimento attraverso infinite riproposte seriali – alle sue incandescenti origini, quando poeti, romanzieri e pensatori, partendo da forme narrative popolari e avvincenti, aprivano spazi inimmaginabili di invenzione passando attraverso la breccia della letteratura.

La settimana natalizia ai Diari è però iniziata Martedì 10 con le letture di Andrea Gatti e il contrabbasso di Claudio Saguatti per una serata interamente dedicata a uno dei maggiori scrittori argentini del Novecento,Osvaldo Soriano, noto per libri come “Triste, solitario y final”, e “Mai più pene né oblio”. I brani letti erano tratti da “Fútbol. Storie di calcio” una raccolta di racconti a tema calcistico scritti da Osvaldo Soriano tra il 1983 e il 1997, e pubblicata da Einaudi nel 1998. Andrea Gatti, accompagnato dalla musica interpretata dal maestro dell’Orchestra Toscanini, Claudio Saguatti, ci ha portati sul campo da calcio, polveroso, in cui si disputò quell’epica sfida e el Gato Diaz, ancora una volta, ritornerà ad essere il protagonista del rigore più lungo del mondo

Quanto tempo ci vuole per tirare “il rigore più lungo del mondo”?Di solito, un rigore, dura pochi attimi che creano un momento sospeso fatto di attesa e emozioni trattenute.
Lo scrittore argentino Osvaldo Soriano, invece, ci racconta, con uno stile tragicomico, la storia di un rigore che durò un’intera settimana. Una sfida calcistica e umana tra el Gato Diaz, il portiere 40enne dell’Estrella, e Constante Gauna, il capocannoniere del Deportivo, due piccole squadre di provincia di uno dei campionati di calcio che si disputano da sempre in Argentina.

In questa straordinaria serata, noi come Librai, abbiamo consigliato di Osvaldo Soriano, “Nero, il gatto di Parigi”, uscito per LiberAria Editrice nella traduzione di Ilide Carmignani, per la collana Phileas Fogg. Già l’introduzione di Marco Ciriello, appassionato sorianista, vale da sola il prezzo del libro è si intitola “I gatti lo sapranno”.
Un libro magnifico e commovente che è un’ode alla nostalgia questo dolcissimo racconto illustrato che Osvaldo Soriano ha lasciato in eredità al figlio ancora bambino, costretto all’esilio dalla dittatura di Videla. Che LiberAria, casa editrice pugliese diretta da Giorgia Antonelli, ci abbia abituato a sorprese e chicche preziose non è una novità. Con la traduzione  de “El negro de Paris” si è davvero superata. Libro di una bellezza ineguagliabile, questo volume di 49 pagine, intervallate da meravigliose illustrazioni di Vincenzo Peschechera, riesce a dare ai lettori una grande lezione di umanità.

Quella che racconta “Nero, il gatto di Parigi” è la storia di un’amicizia speciale, capace di creare un ponte fra due solitudini: quella di un gatto randagio e scostante e quella di un bambino sradicato dalla propria terra a causa di una feroce dittatura. La loro amicizia li condurrà a vivere una strepitosa avventura grazie a un legame che valica i confini attraverso l’immaginazione, e trasporta i suoi protagonisti di là dal mare, dall’Europa all’Argentina, da Parigi a Buenos Aires. “Nero, il gatto di Parigi” è una favola senza tempo, fatta di amore per la libertà e per la propria terra, una storia velata di nostalgia ma ricca di poesia e di speranza, in grado di incantare i lettori di ogni età.

Venerdì 13 dicembre è stata la volta di una Fata speciale ai Diari, Luisa Pecchi ha presentato il libro “La scelta di Peter Pan”, Epika Edizioni.
Ad accompagnare con la chitarra nei brani musicali è stato il musicista Nik Gambara. Luisa Pecchi, affermata musicista, è anche traduttrice dalla lingua inglese. Ha pubblicato il romanzo “Con il mare a sinistra” (2015), “il Castagno Rosa” (2019) tutti per Epika Edizioni. La sua musica è presente anche nel documentario “Il vino nella Valle”, prodotto da Epika Edizioni. In questa strana serata con un pubblico eterogeneo di bambine e femministe si è parlato di pensieri dolci, fate, folletti, tende, scheletri, foglie, gnomi, elfi, e tanto altro, compreso una inaspettata fiaba sulla Luna.

“Si ritiene che le fate sappiano un sacco di cose. Ce n’erano giusto due che girellavano lungo la Passeggiata Bambina, tenendosi per la vita, e lui saltò giù dal ramo per raggiungerle. Le fate hanno le loro questioni con gli uccelli, ma solitamente danno risposte educate a domande educate e Peter se la prese molto quando le vide fuggire via alla sua vista. Un’altra stava sdraiata su una sedia da giardino, leggendo un francobollo che qualche umano aveva lasciato cadere: quando sentì la voce di Peter si rifugiò allarmata dietro un tulipano. Peter si rese conto con sorpresa e disappunto che ogni essere fatato che incontrava fuggiva via.”
I Giardini di Kensington, Peter Pan, le fate, David e il Capitano W. Una storia immortale, l’originale, la prima versione, così come è apparsa nel 1902, all’inizio di tutto, all’interno de “L’uccellino bianco”. Leggerla per noi stessi fa sentire leggeri. Leggerla ad un bambino rende noi, lettori adulti, molto simili alle fate, quelle vere. Quelle che si vestono come fiori, per non farsi notare. Quelle che ballano tutta la notte. Quelle che sanno volare. Allora, leggeri e fatati noi stessi, voliamo verso Kirriemuir, dove James Barrie è nato e ha vissuto e respiriamo l’aria che lui ha respirato.

Per tornare ai titoli che abbiamo proposto nel nostro Calendario uno di questi è stato “La principessa sposa” di William Goldman, nella traduzione di Massimiliana Brioschi, pubblicato da Marcos y Marcos. “La principessa sposa”, scritto dal celebre sceneggiatore William Goldman, è un romanzo geniale, divertente e originale, in cui si corre a trecento all’ora su un terreno tutto nuovo che abbraccia classico e stramoderno, fiabesco e farsesco, ironico e romantico. Il libro è stato adattato in un film del 1987 diretto da Rob Reiner, dal titolo “La storia fantastica”.

Una fiaba da grandi questo libro edito da Marcos y Marcos in cui un celebre sceneggiatore è disperatamente a caccia di una copia del romanzo chiave della propria infanzia. Quel romanzo gli aveva spalancato orizzonti impensati, rivelato uno strumento strepitoso: la lettura. Darebbe un occhio pur di trovarlo, vorrebbe regalarlo al figlio viziato e annoiato, sperando che il prodigio si ripeta. Quando ne agguanta una copia, si rende conto che molti capitoli noiosi erano stati tagliati dalla sapiente lettura ad alta voce del padre. Decide di riscriverlo. Togliere lungaggini e divagazioni. Rendere scintillante la “parte buona”. La magia si realizza. Il risultato è straordinario.Si parte da una cotta clamorosa, un amore eterno tra un garzone di stalla e la sua splendida padrona, che sembra naufragare a causa di una disgrazia marittima. C’è poi il di lei fidanzamento con un principe freddo e calcolatore. Poi c’è un rapimento, un lungo inseguimento, molte sfide: il ritmo cresce, l’atmosfera si arroventa. Il trucco della riscrittura – arricchito da brillanti “fuori campo” dell’autore – l’incanto di personaggi teneri o diabolici, i dialoghi perfetti, fanno crescere il romanzo a livelli stellari. Disfide, cimenti, odio e veleni, certo. Ma anche vera passione, musica, nostalgia.

Il secondo titolo che abbiamo proposto è “La Minuscola” di Mario Valentini, Exòrma. La storia di un padre che decide di raccontare le sue avventure da genitore, un uomo che descrive la sua vita in funzione di una “minuscola” figlia che è nata; un precario che cambia punto di vista sul mondo perché il suo sguardo incontra quello di una bambina, è sempre cosa buona e giusta. Non è facile raccontare di sé, delle paure, delle difficoltà, ma anche delle gioie di crescere una figlia.

Fino ad allora abilissimo nello schivare le responsabilità, nello “sbagliare strada”, un quarantenne scopre che sta per diventare padre. Lui, che è precario per testarda vocazione, si accontenta di supplenze e occasionali collaborazioni, di smontare e rimontare racconti e anche biciclette, delle quali è appassionato. Ma di fronte alla nascita della figlia ha una sorta di rivelazione che lo porta a smontare e rimontare la sua vita. Preso dall’incantamento, il protagonista accetta la presenza spiazzante della piccola. Non si capacita, ci mette tempo, la osserva come una specie di ricercatore assai dilettante, ne seziona gli umori e le conquiste, scopre quanto sia poco addomesticabile. Mentre racconta gli impacci esilaranti, le peripezie picaresche di lavori come quello da tour leader per giri ciclistici, tiene alla neonata deliranti quanto affettuose lezioni di logica, ragionamenti estatici quanto teneri sulla termodinamica, e scopre “un mondo popolato di oggetti a cui sorridere”, un mondo in cui lui non era mai stato. Il quotidiano diventa straordinario, il mutamento di rotta e del destino che da sempre racconta la letteratura hanno qui accenti di comicità disorientata, come se l’arte di accudire una figlia e quella di scrivere custodissero lo stesso segreto, quello del principiante.

La Lepre Edizioni è una bella realtà editoriale dove hanno patria umorismo, letteratura occidentale ed orientale, spiritualità, saggi. Tanti tesori nascosti che danno una diversa visione della realtà che ci circonda. “L’oscura allegrezza” è pubblicato appunto da La Lepre edizione ed l’opera prima di Manuela Diliberto, sorella del noto regista e conduttore Pif.

Il racconto delle scelte difficili, che nella Roma del 1911, portano il giornalista Giorgio a cercare la felicità, inseguendo l’amore di Bianca, comunista militante e ragazza emancipata. Il romanzo offre un punto di vista sull’Italia che anticipa gli stravolgimenti della Prima Guerra Mondiale, scenario tristemente assimilabile alla nostra quotidianità: la crisi economica, i populismi e i nazionalismi dilaganti, i problemi di genere, la mancanza di lavoro e la sfiducia per la classe dirigente sono i numerosi punti di contatto con ciò che viviamo oggi, che fanno del romanzo d’esordio di Manuela Diliberto un’autentica denuncia sociale su come certe piaghe siano ancora attuali e molti pregiudizi non siano stati ancora superati.

Ultimo titolo proposto in questi ripescaggi è “In territorio selvaggio” di Laura Pugno, edito da Nottetempo nella collana Gran sassi. Laura Pugno, scrittrice, dal 2015 dirige l’Istituto Italiano di Cultura di Madrid. Ha pubblicato, in prosa, il romanzo “La ragazza selvaggia”, (Marsilio, 2016); in poesia, “Bianco” (Nottetempo, 2016), “I diecimila giorni. Poesie scelte 1991-2016” (Feltrinelli Zoom, 2016) e, in Spagna, “Nácar” (Huerga y Fierro, 2016) in edizione bilingue. Tra le opere precedenti, quattro romanzi: “La caccia” (Ponte alle Grazie 2012), Premio Frignano 2013, “Antartide” e “Quando verrai” (minimum fax, 2009 e 2011); “Sirene” (Einaudi, 2007), Premio Libro del Mare 2008 e Dedalus 2009; una raccolta di racconti, tre raccolte poetiche, e i testi teatrali di DNAct (Zona, 2008). È presente in varie antologie di poesia e prosa, tra cui “Nuovi poeti italiani 6”, a cura di Giovanna Rosadini (Einaudi, 2012). Cura la rubrica di poesia Quaderno con falco sul sito Ho un libro in testa; e, con Andrea Cortellessa e Maria Grazia Calandrone, la collana domani per l’editore Aragno.

Cosa chiediamo ancora a un libro, noi lettrici e lettori? Vogliamo solo, come recita un mantra editoriale raccolto dallo scrittore e scout Giulio Mozzi, che sia “lineare, ben scritto, con un/a protagonista in cui ci si possa identificare senza indugi, che affronti difficoltà che fanno parte dell’esperienza quotidiana, e che contenga alla fine un messaggio di conforto”? O i libri possono essere ancora per noi guide verso un territorio selvaggio? Chiediamo ai nostri romanzi (e a noi stessi) di essere solo giardini? Tagliamo fuori tutto ciò che è bosco, perdersi, fare esperienza dell’oltre? In questo quaderno di appunti, che segue liberamente l’andamento delle idee che si cercano e si rispondono, Laura Pugno, autrice de “La ragazza selvaggia” (finalista Premio Campiello 2017), cerca di rispondere a queste domande, e lo fa partendo dal corpo, dalla sua lingua incapace di mentire.

Nello Zaino di Antonello: Calendario dell’Avvento Letterario