di Antonello Saiz

Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”
Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”

 

 

 

 

 

 

 

PASSAGGI

Antonello&Alice
I librai in uno scatto di Emiliano Zampella

E’ stato “Passaggi” il tema della XIII edizione de ” Il Rumore del Lutto”, progetto culturale di ricerca e di riflessione interamente sul tema del lutto, che si svolge a Parma in vari luoghi della città da tredici anni a questa parte. Gli ideatori e curatori della Rassegna sono Maria Angela Gelati, tanatologa, formatrice e giornalista e Marco Pipitone, dj, critico musicale e fotografo. La Rassegna ha l’ambizione di individuare un nuovo spazio, destinato alla Death Education, al dialogo e alla riflessione sulla vita e sulla morte, attraverso il colloquio interdisciplinare e trasversale fra differenti ambiti. I Diari hanno partecipato per il quarto anno di fila a questa Rassegna culturale, nata nel 2007, unica in Italia e in Europa con due Eventi di grande rilievo.
Il primo Mercoledì 30 ottobre con la presentazione de “Il tempo di morire” di Eduardo Savarese, Wojtek edizioni. A introdurre e intervistare Patrizia Sivieri di Socrem.
Durante la presentazione ho sottolineato di come il lutto, la perdita, l’assenza sono cose che riguardano tutti e che, a volte, abbiamo bisogno di respiro allargato e che quel respiro ci può arrivare dai libri. A me è successo proprio con “Il Tempo di morire”, la scorsa estate. Quando il quotidiano si fa leggero di morte sepolta, chi resta ha il dovere di vivere e il privilegio/diritto di invecchiare dignitosamente, anche affrontando temi delicati come il fine vita, l’eutanasia e il suicidio assistito. Proprio come abbiamo fatto con chiarezza e semplicità una sera di fine ottobre con lo scrittore e magistrato Eduardo Savarese. Savarese ha spiegato che un libro che parla di questi temi ha fatto molta fatica a farsi strada e che ha incontrato il rifiuto di parecchie case editrici, proprio per i temi trattati.

Eduardo Savarese, classe 1979, vive a Napoli, è magistrato e studioso di diritto internazionale. Per le edizioni e/o ha pubblicato i romanzi “Non passare per il sangue” (2012) e “Le inutili vergogne” (2014), e il saggio-racconto “Lettera di un omosessuale alla Chiesa di Roma” (2015). Tiene un corso di scrittura creativa per diversamente abili presso l’associazione Onlus A Ruota Libera e collabora con Il Corriere del Mezzogiorno. Per Minimum Fax è uscito nel 2018 “Le cose di prima”.

Nel libro di Eduardo Savarese, pubblicato ad Aprile del 2019, si racconta che c’è un tempo per morire e di morire per ognuno di noi, difficile pensarci e difficile ancor più parlarne, perché di morte non si parla, nonostante sia la fine che attende tutti. Il testo di Savarese, invece, disseziona il tema della morte: morte prematura, morte improvvisa, suicidio, eutanasia, nutrizione artificiale, dignità e santità della morte. In un andirivieni continuo tra racconto autobiografico e trattazione saggistica, le pagine di Savarese, con grande levità di toni, pongono dubbi e cercano risposte da una prospettiva che è, insolitamente, al contempo laica e religiosa. Il tempo di morire dà un esempio e un contributo concreti a uno degli obiettivi perseguiti dall’autore: la creazione di una cultura della morte.

Sabato 2 Novembre per il secondo evento de Il Runore del Lutto ai Diari abbiamo ospitato la scrittrice Ginevra Lamberti per presentare il nuovo romanzo, edito da Marsilio, “Perché comincio dalla fine”. A dialogare con l’autrice Laura Liberale, a cui nel libro è dedicato un intero capitolo. Citazione anche per i librai dei Diari, Alice e Antonello, nel ricordare il suo secondo viaggio nella città di Parma e poi un capitolo intero anche per il suo terzo viaggio a Parma per intervistare proprio Maria Angela Gelati e Marco Pipitone e poter raccontare nel libro la Rassegna il Rumore del Lutto.
Ginevra Lamberti è nata nel 1985 e vive a Venezia e il suo primo romanzo “La questione più che altro”, uscito nel 2015 per nottetempo , è stato pubblicato anche in Francia. Suoi racconti sono stati tradotti in tedesco e cinese e pubblicati su “Nuovi Argomenti” , “Colla”, “Linus”, “Lahar Magazine” e “Scottecs Megazine”. Ha scritto un racconto dal titolo “Problema di Lucetta” che è contenuto nell’antologia curata da Gian Luigi Bodi “Teorie e tecniche di indipendenza ”

Da un divano nel profondo Veneto, sul quale si accorge di non avere un posto né in questa vita né nell’altra – nessuno, in famiglia, ha pensato a prenotare un loculo –, la protagonista di questo romanzo, Ginevra, si alza per raccontare tutti coloro che invece a un posto per l’altra vita ci hanno pensato: professionisti del settore come Taffo Funeral Services, una tanatoesteta, architetti che progettano non solo oggetti ma il fine ultimo degli oggetti, e poi poeti, scrittori, cantanti, passanti. Tutti sono accomunati – tutti noi lo siamo – dall’esperienza della morte (degli altri) che sempre dolorosamente rimanda all’allegria di trovarsi vivi. In mezzo a questi incontri c’è il quotidiano di Ginevra, il suo lavoro di affittacamere nell’umidissima e amatissima Venezia non più a turisti ma a pellegrini 2.0, il sogno di un gatto che cade dal terrazzo e torna volando con una lettera del nonno (morto), l’orizzonte del mutuo e la conseguente possibilità di avere una casa tutta per sé; ci sono gli amici e la palestra, i luoghi comuni sfatati e i pregiudizi confermati, c’è il diventare adulti e – se tutto va bene – vedere la vecchiaia. Con una scrittura esatta, cristallina, allegra e profonda, Ginevra Lamberti – giovane prodigio della narrativa italiana, e omonima del suo personaggio – racconta piange sorride e canta che solo i vivi muoiono, che “morto” è aggettivo di una cosa viva e quindi tanto vale cominciare a sentirsi vivi da adesso. Cominciare a sentirsi vivi prima del “giorno in cui”.

È di Ginevra Lamberti anche il libro di successo che abbiamo presentato in quel suo secondo viaggio a Parma, citato nel nuovo romanzo e risalente a gennaio del 2016 e dal titolo “La questione più che altro”, nottetempo. Un libro che parla di una generazione che si deve inventare la vita. Un orizzonte lungo, più che altro. Fu un esordio atteso, quello, che proseguiva e ampliava un lavoro di scrittura iniziato nella rete, sul blog inbassoadestra, in cui le imprese di sopravvivenza alla vita di tutti i giorni venivano raccontate con una verosimiglianza mai spiazzante e che divertiva molto.
Ai tempi, l’amico Gian Paolo Serino aveva scritto che si trattava del miglior esordio italiano del 2015 : …un romanzo con una scrittura di rara potenza narrativa, emotiva ed evocativa. La storia di una donna che vuole diventare adulta in un mondo adulterato. La storia dei tanti che la provincia l’hanno nell’anima. La storia di un precariato che non diventa mai lamento, ma precariato esistenziale.

Nella valle dove vive, la questione piú che altro è che Gaia si annoia di noia mortale. Nel suo presente immobile si affacciano nonno-di-giú, che racconta la sua storia di vedovo di successo in un programma tv del pomeriggio, nonna-di-su, che ha chiesto a santa Rita da Cascia di proteggerla, la madre, che ha divorziato per eccesso di traslochi e il padre, che ha tracce di polmoni nella nicotina e un’irrefrenabile voglia di ridere. Mancano diciannove giorni a Natale, ventiquattro a Capodanno, qualcosa di piú all’ultimo esame. Dato che Gaia si annoia e non ha abbastanza soldi per fare il giro del globo in orizzontale e tagliarlo in due, cosí magari si apre e dentro ci trova ciò che le manca, si trasferisce prima a Mestre e poi nella laguna piú bella del mondo. Solo che neanche lí c’è quello che cerca, il lavoro è sempre un “lavoretto”, il padre si ammala, i nonni invecchiano e Venezia non è che il fondale di cartone per i selfie dei turisti. Con un tono brillante e una lingua che richiama le favole e le filastrocche, nel suo romanzo di esordio Ginevra Lamberti racconta una generazione che cerca di inventarsi un futuro lontano (il piú possibile) dal presente e finisce per scoprirlo come il premio di una caccia al tesoro.

“Margarita” è il racconto di Ginevra Lamberti contenuto nel recente “Gli insaziabili- Sedici racconti tra Italia e Cina” edito da nottetempo. L’edizione italiana e quella cinese sono pubblicate in contemporanea nei due paesi e sono a cura di Patrizia Liberati e Silvia Pozzi.

“Gli insaziabili” raccoglie i racconti di otto autori italiani e di otto autori cinesi intorno al doppio filo rosso rappresentato da eros e cibo: temi che riguardano in maniera viscerale e profonda due culture distanti geograficamente e storicamente, eppure piene di terreni fertili per un confronto, una conoscenza e un arricchimento reciproci ancora tutti da sondare e coltivare. Il libro, che esce in contemporanea in Italia e in Cina, è un gioco di specchi, di incastri, di visioni, di sguardi su due argomenti che sono agenti di scambio, strumenti di comunicazione e aggregazione, processi chimici regolati da rituali, modelli culturali, veicoli di senso, facilitatori interculturali – e vorrebbe avvicinare i lettori italiani alla Cina e i lettori cinesi all’Italia, smontando magari piú di un preconcetto e contribuendo ad accorciare le distanze grazie a quell’avventura senza patria che è la lettura.
Racconti di Milena Agus, Alessandro Bertante, Paolo Colagrande, Gabriele Di Fronzo, Giorgio Ghiotti, Ginevra Lamberti, Laura Pugno e Mirko Sabatino gli autori italiani.
A Yi, Ge Liang, Feng Tang, Lu Min, Shu Qiao, Wen Zhen, Zhang Chu e Zhang Yueran gli autori cinesi.

Da pochi giorni in libreria il romanzo di un amico che ho avuto la fortuna di leggere e apprezzare in bozze, vale a dire “Un altro candore” di Giacomo Verri, edito da Nutrimenti.
Giacomo Verri è nato nel 1978 a Borgosesia dove vive e insegna lettere nella scuola media. Ha esordito con il romanzo “Partigiano Inverno”, sempre edito da Nutrimenti e parecchio apprezzato tra i lettori dei Diari e con cui era stato finalista al Premio Calvino. Giacomo Verri ha pubblicato anche la raccolta “Racconti partigiani” (Edizioni Biblioteca dell’Immagine, 2015).

In questo nuovo romanzo, la cittadina di Giave è un piccolo cuore pulsante in un immaginario Nord Ovest d’Italia. Qui, una sera d’inverno, una donna è investita da un’auto sulle strisce pedonali. Il ricovero in ospedale è l’occasione per tirare fuori vecchi ricordi e fare a suo marito una proposta che sconvolgerà la loro esistenza. Così, cinquant’anni dopo, Claudio Benetti rispolvera il suo passato di partigiano, sui monti della Valsesia, sanguinoso e violento, e un amore del tempo di guerra, troppo diverso per non essere impossibile. Ed è nella narrazione di pochi giorni cruciali sparsi tra gli anni Quaranta, Settanta e Novanta del secolo scorso che si snodano le vite dei protagonisti del romanzo, le cui storie, intrecciate fra loro, fioriscono nella Resistenza per poi seguire traiettorie imprevedibili. Come avviene a Sebastiano, che da bambino prova il brivido di uccidere, poi cresce, tradisce e controlla che gli angeli dormano nel suo armadio; o a Cristina, che parte alla ricerca di fortuna, infine torna, fa i conti col passato e tiene accanto al divano delle vecchie palle da bowling. E poi, come rami giovani di un albero antico, germogliano gli altri personaggi, immersi in un tempo di pace ma di illusioni scolorite.
“Un altro candore” racconta l’intimità quando non è ordinaria, sovverte le regole e dilaga oltre i confini. Un romanzo sospeso tra storia e finzione, un dedalo di vite annodate in un’unica trama che affonda le radici negli anni tempestosi e gravidi di futuro della Resistenza.

Tra le nuove uscite segnaliamo per Sur un altro libro simbolo di Hubert Selby Jr, scrittore outsider per eccellenza, ma amato da Allen Ginsberg e Lou Reed: “Requiem per un sogno”, con traduzione di Adelaide Cioni.
Esattamente due anni fa, con “Ultima uscita per Brooklyn”, SUR aveva ridato voce a uno dei grandi autori dimenticati della letteratura americana del secolo scorso. Quella storia è stata (ri)scoperta e amata da tanti lettori, con i suoi personaggi al limite, estremi, feroci, e il romanzo è entrato a far parte del gruppo degli “imprescindibili” del catalogo SUR.
Di “Requiem per un sogno” ricordiamo la trasposizione cinematografica del 2000 di Darren Aronofsky: un film diventato di culto, con protagonista Jared Leto.
Il romanzo racconta le peripezie di quattro personaggi in cerca di salvezza, che si muovono vorticosamente nella periferia di New York degli anni ’70, ma affondano sempre di più in un turbinio di brutalità, frenesia, ossessione. Il Sogno Americano che si trasforma in incubo. Un affresco teso e vivissimo di vite marginali, che Selby regala a noi lettori, impreziosito da una lingua affilata, graffiante, ipnotica.

New York, anni Settanta. Sara Goldfarb è una vedova sola e infelice che passa le giornate davanti alla tv. Quando una telefonata pubblicitaria la illude di poter comparire in una trasmissione, ossessionata dall’idea di perdere peso comincia una terapia di pillole dimagranti a base di anfetamine che la renderà dipendente fino alla psicosi. Il figlio Harry insegue a sua volta un velleitario progetto di riscatto: insieme alla sua ragazza Marion, aspirante artista in crisi, e all’amico Tyrone, un giovane nero altrettanto sbandato, vuole acquistare un grosso quantitativo di eroina pura per rivenderla e risolvere per sempre i suoi problemi economici; i tre finiranno invece per iniettarsene sempre di più nelle vene. Con la musica sincopata e avvolgente della sua prosa, Hubert Selby Jr. accompagna i quattro personaggi prima in un’euforica marcia di speranza e poi in un’inesorabile discesa all’inferno, dipingendo la trasformazione del Sogno Ame­ricano in incubo sotto gli occhi di una società votata alla repressione e al cinismo. Pubblicato originariamente nel 1978, portato al cinema nel 2000 da Darren Aronofsky, Requiem per un sogno è un romanzo di culto che si imprime indelebilmente nel cuore del lettore: pulsante d’amore e di dolore, straziante e umanissimo, ci dimostra fino a che punto la grande letteratura può scavare nell’oscurità dell’esperienza umana.

Nello Zaino di Antonello: Passaggi

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