di Antonello Saiz

Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”
Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”

 

 

 

 

 

 

 

Zainetto del giovedì

Foto di Emiliano Zampella
Foto di Emiliano Zampella

Il 17 ottobre è arrivato in libreria, per i tipi Marsilio, il nuovo romanzo di Giuseppe Lupo e il Martedì successivo, il 22 ottobre, lo scrittore lucano è stato in anteprima ai Diari di Parma a raccontarcelo in una serata particolarissima. Da solo, sul tappeto magico dei Diari, ha attraversato, punto per punto, i vari passaggi di questo nuovo libro che parla d’infanzia e autobiografia: la storia è quella di un ragazzino che a quattro anni perde l’uso della parola, da un giorno all’altro, dopo la nascita della sorella, ma crescendo proprio dalle parole scritte e dalle narrazioni trae la fonte della sua vita, facendo tesoro di quel silenzio per ascoltare, esplorare e raccontare. Lupo ci ha spiegato come un trauma può diventare alla fine una grande vocazione. Giuseppe Lupo è nato in Lucania e vive in Lombardia, dove insegna letteratura italiana contemporanea presso l’Università Cattolica di Milano e Brescia. Per Marsilio, dopo l’esordio con “L’americano di Celenne” (2000; Premio Giuseppe Berto, Premio Mondello), ha pubblicato “Ballo ad Agropinto” (2004), “La carovana Zanardelli” (2008), “L’ultima sposa di Palmira” (2011; Premio Selezione Campiello, Premio Vittorini), “Viaggiatori di nuvole” (2013; Premio Giuseppe Dessì), “Atlante immaginario” (2014), “L’albero di stanze” (2015; Premio Alassio-Centolibri) e “Gli anni del nostro incanto” (2017; Premio Viareggio Rèpaci). È autore di numerosi saggi e collabora alle pagine culturali del Sole 24 Ore e di Avvenire.

L’infanzia, più che un tempo, è uno spazio. E infatti dall’infanzia si esce e, quando si è fortunati, ci si torna. Così Giuseppe Lupo – scrittore, professore, uomo di parole scritte e pronunciate – ritorna lì dove, nella prima infanzia, ha smesso di parlare. Da un giorno all’altro, di punto in bianco, alla nascita della sorella minore. Natalia Ginzburg confessava di essersi spesso riproposta, nel corso della sua vita, di scrivere un libro che raccontasse le persone dell’infanzia e dell’adolescenza, e di Lessico famigliare diceva: «Questo è, in parte, quel libro: ma solo in parte, perché la memoria è labile, e perché i libri tratti dalla realtà non sono spesso che esili barlumi e schegge di quanto abbiamo visto e udito.» Così Giuseppe Lupo – proseguendo, dopo Gli anni del nostro incanto, nell’“invenzione dal vero” della propria storia intrecciata a quella del boom economico e culturale italiano – racconta, sempre ironico e sempre affettuoso, dei genitori maestri elementari, dei parenti veri e di quelli acquisiti – come per esempio il venditore di libri –, della Basilicata che da rurale si trasforma a poco a poco in borghese – le case dove vive diventano più comode –, delle macchine che piano piano sostituiscono l’andare a piedi – e la mamma e il padre possono rientrare prima a casa da scuola –, della politica che ancora si diffondeva e si esercitava attraverso i comizi, e dunque degli oratori e dei professori che venivano scortati da falegnami con una favella altrettanto arguta; ma soprattutto questo romanzo racconta con amore ed esattezza di quanto le parole siano state la sua casa, anche quando non c’erano.

Sabato 26 ottobre ai Diari, per Festeggiare i 25 anni di indipendenza di una casa editrice blasonata come Minimum fax abbiamo pensato ad una serata con Due Autori e Due Libri di questa casa editrice che da tanti anni riempie gli scaffali delle nostre librerie. Venticinque anni di lavoro, passione e davvero tanti, tanti libri straordinari come “Una volta ladro, sempre ladro” di Lorenzo Moretto e “Presunzione” di Luca Mercadante. Alla serata era presente l’Editor Luca Briasco, agente letterario, traduttore, co-fondatore di United Stories, editor per la narrativa straniera per minimum fax e prima ancora per Fanucci ed Einaudi Stile Libero. Nei suoi anni come editor di narrativa straniera per Fanucci ed Einaudi Stile libero ha portato in Italia scrittori del calibro di Jim Thompson, Joe Lansdale e Don Winslow, oggi, grazie a lui abbiamo potuto leggere e scoprire (o riscoprire ) da Chris Offutt a Dorothy Allison da John Edgar Wideman a Herbert Lieberman a William T. Vollmann. Ha scritto diversi saggi sulla letteratura degli Stati Uniti, con particolare attenzione al romanzo contemporaneo; l’ultimo, per minimum fax, è venuto a presentarlo a Parma nel giugno del 2017 e aveva per titolo “Americana. Libri, autori e storie dell’America contemporanea”. Il grande romanzo americano raccontato attraverso il lavoro e la poetica di quaranta scrittori e attraverso l’analisi di uno dei maggiori conoscitori di letteratura angloamericana d’Italia. È un libro di quelli che non finiscono mai, un saggio introduttivo e molto di più: una guida nel mondo della letteratura americana contemporanea.

Il lavoro e la poetica di quaranta autori attraverso la lente focale di un loro scritto: Luca Briasco ci conduce in un ricco, e insieme curioso, percorso di lettura. Americana ripercorre le tracce degli scrittori che hanno esplorato i territori del «grande romanzo americano» – indagandone i toni, i registri, le sfumature – e crea uno spazio in cui convergono la curiosità del lettore e quella dell’autore: un dialogo lontano dall’accademia che conduce alla scoperta, o riscoperta, di autori che hanno lasciato un’impronta indelebile nella cultura statunitense e che sono amati e venerati anche nel nostro paese.

Il romanzo d’esordio di Lorenzo Moretto, che abbiamo presentato in libreria, non è un memoriale ma un romanzo vero e proprio con i tempi e il ritmo della giusta narrazione e si parte da una data precisa , 11 giugno 1994.

Lorenzo Moretto, ventenne di buona famiglia che si divide tra lo studio, lo sport e le ragazze, sta pranzando in casa col padre Giovanni in pausa dal lavoro. Sei uomini della Guardia di Finanza di Milano bussano alla porta dei Moretto, interrompono il pranzo: hanno un mandato di perquisizione e un ordine di cattura e custodia cautelare per il padre. Le ipotesi di reato sono molto gravi: frode fiscale, riciclaggio, persino traffico d’armi. Nella notte Giovanni Moretto viene portato in carcere, a San Vittore. Ci resterà sei mesi.Nell’estate del 1994 Lorenzo smette di essere un ragazzo, si ritrova con la madre e il fratello ad affrontare situazioni che mai avrebbe previsto e prende coscienza dei vincoli che la realtà impone sulle nostre scelte. Ma, sopra ogni cosa, cerca di comprendere cosa abbia fatto suo padre: non può essere colpevole di quanto l’accusano, ma è del tutto innocente? Si è forse immischiato in operazioni ambigue e disoneste? Oppure è vittima di un errore degli inquirenti, tutti tesi a trasformare in abilissimo trader internazionale un contabile di paese?Nell’Italia di Tangentopoli divisa tra fazioni, dove sta la linea che divide il vero dal falso? Cos’è giustizia e cosa arbitrio? Chi è vittima e chi carnefice? Queste domande pesano ancora di più su Lorenzo, perché per isolare la sua famiglia sono stati sufficienti il sospetto e l’accusa. Perché la vita normale non tornerà mai più.

Presunzione di Luca Mercadante é un romanzo di formazione su un ribelle senza ideologie nella Campania della Terra dei fuochi.

«Non ti stai perdendo niente, la vita vera non è adesso. La vita è dopo».Queste sono le parole che Bruno Guida si ripete tutti i giorni, come un mantra, mentre frequenta l’ultimo anno di liceo a Caserta e cerca di sottrarsi con ogni mezzo a un mondo che lo reclama. Bruno va al liceo e guarda con superbia alla provincia e ai cafoni che la abitano. Odia senza requie il suo paese, Villa Literno; guarda con superbia anche ai vezzi e ai manierismi dei compagni di scuola arricchiti; soprattutto, non è disposto a seguire e assecondare gli sforzi ossessivi di suo padre, che da quando il fratello gemello, il mitico zio Piero, è scomparso senza lasciare traccia, si è convinto di avere di fronte un caso di «lupara bianca», una vittima della camorra, e si è spinto fino a istituire un’associazione per la legalità, a lui dedicata.
Per Bruno il sarcasmo e l’isolamento sono l’unica arma di difesa possibile: mostrarsi presuntuoso, per evitare che altri presumano di poterlo ingabbiare e decidere della sua vita; sfidare tutto e tutti per mantenere vivo il sogno di essere «destinato a ben altro». E quando il mondo attorno a lui, a cominciare dalla sua famiglia, si sfalda, è forte la tentazione di vedere nella catastrofe una via di salvezza.
Romanzo di formazione quasi classico, ambientato tra Caserta, il litorale Domizio e la Terra dei Fuochi, Presunzione racconta luoghi ben noti da una prospettiva nuova e tutta interna, incentrata su un ribelle senza ideologie precostituite, il cui unico, semplice desiderio, è di poter cominciare a vivere.

Lunedì 28 ai Diari l’arrivo di uno dei più bravi scrittori argentini viventi: Rodrigo Fresán. Vincitore del Prix Caillois alla carriera (come Piglia e Aira, per intenderci). Grazie a LiberAria Editrice e alla collana Phileas Fogg, curata da Alessandro Raveggi, è arrivato in libreria con il vertiginoso romanzo “La parte inventata”, nella traduzione di Giulia Zavagna e con una introduzione di Vanni Santoni.
Fresàn, in Italia per un tour di qualche giorno, dal 27 al 31 ottobre, ha fatto tappa anche a Parma.
“La parte inventata” è il primo volume di una incredibile trilogia letteraria e a dialogare con lo scrittore e giornalista argentino è stato il nostro Alessandro Raveggi.
Le letture a cura dei corsisti della scuola di scrittura creativa dei Diari.
Rodrigo Fresán nato a Buenos Aires nel 1963, vive e lavora a Barcellona dal 1999. Giornalista dal 1984, il suo esordio nella narrativa è avvenuto nel 1991 con la raccolta di racconti Historia argentina, bestseller in Argentina. In seguito ha pubblicato 8 romanzi e numerosi racconti presenti in antologie e tradotti in varie lingue e ha trattato temi differenti quali la fantascienza, la guerra sporca, la religione e la sindrome di Peter Pan, avvicinandosi alla corrente letteraria denominata McOndo. Ha interpretato se stesso in alcuni programmi televisivi e nel film Martín (Hache) di Adolfo Aristarain. Vincitore del prestigioso premio alla carriera “Prix Caillois”, è stato tradotto in più di 15 lingue e assieme a Alan Pauls e Cèsar Aira è considerato uno dei maestri della letteratura argentina e latinoamericana attuali. Famoso anche per i suoi saggi sulla cultura di massa, il rock e la letteratura inglese e americana, dopo l’esordio nel 1991 con Historia argentina, raccolta di racconti all’epoca rivoluzionaria e caso editoriale per anni, tra i suoi libri si ricordano Esperanto (tradotto in Italia per Einaudi) e I giardini di Kensington (Mondadori), El fondo del cielo (recentemente tradotto in USA) e l’ambiziosa trilogia intitolata La parte raccontata, composta da La parte inventata (Best Translated Book Award 2018 in America), La parte sognata e La parte ricordata.

“La parte inventata” è un romanzo vertiginoso, che ambisce a entrare nella mente di chi scrive, in un mondo (anche editoriale) impazzito, dove gli scrittori paiono non contare piu molto. Il protagonista, voce narrante, è uno scrittore anziano, disilluso, che tenta di scomparire nel modo piu cosmicamente definitivo: viaggiando verso l’Hadron Collider, per fondersi con la particella di Dio e trasformarsi in una divinita onnipresente – un Meta-Scrittore – capace di Riscrivere Tutto, la sua vita, i suoi ricordi. Mescolando romanzo, meta-romanzo, autofiction e saggio pop, Fresa?n ci accompagna cosi? in una frenetico tour de force di scrittori e muse, follia e genio, famiglie spezzate e realta parallele, esplorando i temi, a lui cari, dell’infanzia, della perdita, della memoria, in relazione a complessi toponimi come il regno da lui inventato di Canciones Tristes o l’Argentina reale ma sempre immaginaria. Con una maestria che ricorda Nabokov, Pynchon, Gaddis e i grandi maestri del postmodernismo, lo scrittore argentino offre al lettore una potente difesa della letteratura, ma soprattutto una celebrazione della lettura e della scrittura, delle parti inventate delle nostre vite.

A proposito di narrativa americana, lo scorso settembre, minimum fax ha pubblicato “Storie della farfalla “di William T. Vollmann nella traduzione di Cristiana Mennella.
Vollmann è una delle figure più complesse e affascinanti della scena letteraria americana, capace di spaziare tra romanzo e racconto, saggio filosofico e reportage, gotico e iperrealismo. Oltre a I fucili, inedito in Italia, minimum fax riproporrà altre quattro dopo Butterfly Stories e La camicia di ghiaccio usciranno I racconti dell’arcobaleno e Afghanistan Picture Show . Tra i volumi pubblicati da Mondadori vanno menzionati Come un’onda che sale e che scende, Europe Central e Ultime storie e altre storie.

Amici e complici di bravate, sesso e avventure, un giornalista e un fotografo americani si immergono e ci accompagnano in un lungo itinerario fra Oriente e Occidente. Nell’inferno della Cambogia, ancora segnata da un profondo retaggio di stragi e violenze, il giornalista si innamora perdutamente di Vanna, una prostituta proveniente dalla capitale. Ma anziché trovare un impossibile e forse ipocrita riscatto nell’amore, continua le sue peregrinazioni in un mondo nel quale degradazione e purezza formano un binomio inestricabile. Tra taxi-girl e turisti del sesso, tra cinismo e perdizione, Storie della farfalla è una fiaba crudele, che trasforma in incubo contemporaneo il sogno romantico dell’amore assoluto, dell’innocenza felice. Vollmann si spinge a individuare nella prostituzione e nello scambio economico «onesto» che la sottende la perfetta incarnazione dell’amore nell’era del capitalismo e del mercimonio; racconta il mercato del sesso e i suoi orrori senza alcun compiacimento o patetismo, e proprio per questo sa rappresentare l’Occidente e gli eccessi del postcolonialismo con una brutalità e un’autenticità che forse il solo Houellebecq di Piattaforma ha saputo eguagliare.

La novità SUR in uscita dal 17 ottobre si intitola “Verità tropicale” ed è l’autobiografia di uno dei più grandi cantautori del secolo: Caetano Veloso. Riproposto in una nuova edizione aggiornata, con più di 50 nuove pagine scritte dall’autore per i vent’anni dell’opera, l’autobiografia di uno dei più grandi cantautori del secolo. Una lettura imperdibile per i tantissimi fan italiani dell’artista.

Raccontando la nascita del tropicalismo, il movimento che trasformò la musica popolare (e l’intera società) del suo paese, Veloso fotografa il Brasile degli anni ‘60, fatto di sogni, slancio, folklore, ma anche tante contraddizioni, ancora ben visibili nella sua attuale situazione politica e sociale.La sua storia personale si allaccia con la storia di un’intera nazione. Una storia tremendamente affascinante, raccontata a ritmo di bossa nova.Con una prosa trascinante come un rock’n’roll, e ritmata come una bossa nova, Veloso racconta gli anni della sua formazione, la passione per il cinema italiano e le origini del tropicalismo, di cui è stato leader e fondatore. Intrecciando storia personale e collettiva, Veloso scrive la colonna sonora del Brasile di ieri, fondamentale per comprendere quello di oggi, ma anche un inno senza tempo alla libertà d’espressione.

Il 24 ottobre è stato pubblicato da NN Editore il libro di un importante autore afroamericano, William Melvin Kelley (1937-2017), dal titolo “Un altro tamburo”, nella traduzione di Martina Testa. Esponente del Black Arts Movement, dopo aver studiato Letteratura inglese ad Harvard, William Melvin Kelley nel 1962 ha pubblicato il suo romanzo d’esordio, Un altro tamburo, che gli è valso il Rosenthal Foundation Award e il John Hay Whitney Foundation Award. Autore di romanzi e racconti, giornalista e professore universitario, nelle sue opere ha esplorato il tema della segregazione razziale e della discriminazione. NNE pubblicherà anche il suo secondo libro, A Drop of Patience.

Alla fine degli anni Cinquanta, in uno stato immaginario dell’America segregazionista, Tucker Caliban vive e lavora nella piantagione della famiglia Willson, come suo padre e i suoi antenati; ma, diversamente da loro, Tucker è riuscito a comprarne una parte.
Finché un giorno, davanti agli increduli abitanti della città vicina, sparge sale sul raccolto, uccide il bestiame e dà fuoco alla propria casa, partendo poi con la famiglia senza voltarsi indietro. Ben presto la popolazione bianca capisce che è solo l’inizio: tutti insieme, come in un corteo interminabile, i neri abbandonano le case e i lavori, prendono automobili e treni, si trasferiscono altrove, a nord. E i bianchi si ritrovano soli con il loro benessere improvvisamente interrotto, incapaci di capire e perfino di immaginare una vita futura che non sanno più come vivere.
William Melvin Kelley ha scritto Un altro tamburo più di cinquant’anni fa, nel momento più aspro della lotta per i diritti civili. E con le voci dei personaggi bianchi, ora dolorose e impotenti, ora attonite e rabbiose, racconta di ineguaglianza e ingiustizia, ma soprattutto di coraggio e amor proprio, consegnando ai lettori un indimenticabile inno alla libertà, a quell’aspirazione senza tempo che ha il potere di cambiare le vite personali e il corso della Storia.

Nello Zaino di Antonello: zainetto del giovedì

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