Sala A di via Asiago

In metropolitana? È uno spazio strano, invisibile, dove tutto è possibile o in uno studio radiofonico di via Asiago.

Confesso che nonostante anche lo spazio sotterraneo sia uno sfondo suggestivo per una chiacchierata con Susanna Tartaro, da accanita e fanatica ascoltatrice non avrei avuto dubbio a scegliere la seconda ipotesi, che poi è un desiderio di lungo corso.

tartaro-ascoltatori_WEB_v2Da appassionata della radio, “Ascoltatori. Le vite di chi ama la radio” per la casa editrice add editore, mi ha entusiasmato da subito. Trovare poi il nome di Susanna Tartaro come autrice dello stesso è stata un’ulteriore conferma perché Susanna Tartaro lavora a Radio3 ed è curatrice di Fahrenheit, la trasmissione radiofonica per eccellenza di tutti gli amanti dei libri.
La lettura non ha tradito le mie aspettative. Leggera, frizzante, piacevole con una nota di malinconia nelle vite degli ascoltatori prescelti. Susanna Tartaro ha avuto la capacità di riportare nelle pagine l’amore e la passione di chi ascolta la radio.

Mentre Adriano si informa sulla mia collega come farebbe un parente o l’amico lontano che si è perso qualcosa, penso alla differenza tra la comunità di ascoltatori e il pubblico della tv. Rifletto sulla nostra affinità, sulla molla che mi ha fatto partire per andarmene in giro a conoscere chi è dall’altra parte del microfono come lui, sulla semplicità del rapporto tra chi fa la radio e chi l’ascolta. È come se ci si ritrovasse.

In questa riflessione estratta da “Ascoltatori” ho ritrovato il motivo più intimo e urgente che ha reso il libro una lettura di forte immedesimazione oltre che di delicato piacere.
Da dove nasce l’idea di scriverne in un libro?

Susanna TartaroL’idea è semplice: dare un corpo a quella comunità invisibile che sta dall’altra parte della radio che faccio. Conoscere persone che so interessate ai programmi che conosco bene “da dentro”, incontrarle tra le loro cose, con i loro affetti. L’ho fatto fisicamente, viaggiando per l’Italia, raggiungendoli.

 

“Ascoltatori” procede per agili e veloci capitoli, che hanno la stessa leggerezza aerea delle trasmissioni radiofoniche, alternati tra il dentro e il fuori della redazione. Del dentro si amano i retroscena che sono i momenti che da ascoltatrice ho sempre cercato di immaginare, e il fuori è invece il motivo ispiratore del libro: uscire dalla sala in radio e incontrare chi è dall’altra parte, per poterne raccontare con dettagli e partecipazione la storia che lo rende un ascoltatore unico e particolare. 

Infatti il libro da una parte racconta la radio e dall’altra i radioascoltatori in un connubio di grande godimento.

Rifletto su quanto le tre comunità – chi fa la radio, chi la ascolta e chi legge – si somiglino. Tutte e tre amano il silenzio ma anche parlare di quello che leggono, in un costante flusso comunicativo. E quando capita di incontrarsi è sempre una piccola festa. Ci si presenta, è vero, ma è una formalità perché in realtà già ci si conosce.

Gli ascoltatori del tuo libro vi hanno trovato parte e spazio e voce in quanto anche lettori? O invece la scelta come “personaggi” del libro è stata motivata da altro?

C’è qualcosa che accomuna Stefano, Valeria, Adriano, Michele, Lisa e Francesco, Ivo, Vinni, la famiglia Pepe, Paolo e Armando? o invece il loro esserci è all’insegna della varietà di storie ed esperienze che nell’ascolto trovano la loro dimensione?

Susanna TartaroNo, la lettura in questo caso non mi ha interessato. Ho privilegiato l’ascoltare gli altri e come gli altri ascoltassero. Poi, ovviamente, parlando di radio3, è venuto nel discorso parlare di libri amati, di scrittori di riferimento.

La seconda, direi. Il filo tra loro è l’ascolto. Si trattava, si tratta, di persone molto diverse l’una dall’altra, basti pensare alle differenze tra vivere a Andria o a Trento, ma tutte legate tra loro. L’ascolto è il dato evidente, l’ascolto della radio che faccio, intendo. Ma poi si sono aggiunte molte affinità più nascoste come la capacità di ascoltare gli altri, il rispetto, la mitezza. E ho trovato un mondo di persone, in carne e ossa, che non conosce haters.

 

E infatti “Ascoltatori” è un libro pieno di sorrisi. Quelli che si disegnano sul viso di chi pur nelle avversità del destino e tra i capricci della sorte sa sempre porsi in ascolto.

Ed è,  inoltre, un libro pieno di poesia, non solo per le eleganti citazioni presenti:

La radio è poetica anche quando non parla di poesia. È fatta di parole, di ritmo, di silenzi. La voce screziata da un’emozione, il respiro dopo una domanda o il sospiro dentro la risposta non sono inutili buchi che magari un giorno qualcuno deciderà di sopprimere in virtù di un’idea di tempo sempre più contratto. Non sono zone prive di significato, sono silenzi che suonano, come in John Cage. In un’ideale mappa dell’ascolto rappresentano i non-luoghi, misteriosi e inaspettati, ampliabili o riducibili a seconda di quello che ognuno riesce a metterci dentro. Sono la trasmissione che realizziamo ascoltando.

Qual è “La poesia della radio”? Prendo in prestito per questa domanda il titolo di uno dei racconti che più si sono scalfiti nel mio cuore: quello in cui condividi con noi lettori-ascoltatori la fortuna di aver incontrato Derek Walcott che aveva appena finito di registrare le sue poesie alla radio. Aggiungo che una delle note più felici del libro è quella di far sentire il lettore completamente partecipe di quello che avviene sulla pagina e che è avvenuto nella tua vita, attraverso l’immediatezza dei tuoi racconti e l’autenticità delle sensazioni ed emozioni provate. C’è un binomio tra radio e poesia nella tua vita?

Susanna TartaroLa mia risposta è in quello che premetti. Non ho molto da aggiungere oltre a quel capitolo su Walcott o sul riferimento a Seanus Heaney; è nel far dialogare la letteratura -più spesso la poesia per la sua icastica incisività – con la mia quotidianità, con la mia vita. Nel libro ne parlo, ne ho parlato seguendo la stessa traccia nel precedente in un’ideale corrispondenza tra me che scrivevo e un autore di haiku vissuto a cavallo del secolo scorso, Taneda Santoka. Ne parlo tutti giorni da qualche anno sul mio blog: Daily Haiku 

 

santoka-cover-WEB-409x563Il libro precedente di Susanna Tartaro, sempre per add editore, è “Haiku e sakè. In viaggio con Santoka”.

Veniamo a Fahrenheit che è  la trasmissione da cui nascono le suggestioni che racconti, non solo quella sulla poesia con incontri “fortunati”, ma anche puntate memorabili. Due in particolare sono legate alla stessa rubrica di Fahrenheit: “La caccia al libro”, con l’intervento in diretta del Presidente Ciampi a cui un ascoltatore dona la prima edizione delle “Poesie” di Leopardi nel commento di Francesco Flora (posso dire io c’ero, con tutta l’emozione del momento) e la richiesta di Valeria per un’ospite di una casa di cura, Elisabetta, che ricorda solo la storia letta in un libro per l’infanzia, “Cristina sull’uscio”, mentre il resto della sua vita e dei suoi ricordi si stanno perdendo nella nebbia della demenza senile.

Elisabetta si apre in un sorriso indimenticabile, applaude, prende in mano il libro e inizia a recitare la storia di Cristina a memoria, una storia vecchia di ottanta anni rimasta perfettamente intonsa, conservata come un prezioso reperto archeologico. Scritto da Anna Herrera e pubblicato nella Collana di Letture per ragazzi e giovinetti, rientra nello stile tipico di un’epoca dove vita grama e spirito di sacrificio potevano fare di te un piccolo eroe, le cui gesta venivano imparate memoria.

Attraverso la radio si diventa dei piccoli eroi che possono portare il sorriso sul viso di sconosciuti?

Susanna TartaroNon userei in questo caso la parola “eroe”, anche se ha qualcosa di eroico continuare a fare una radio di pensiero e competenze e anche ascoltarla. Sceglierei “accompagnamento”, parola che contiene il movimento dell’azione e, mi piace immaginarlo, l’abbraccio, il cingere qualcuno, il gesto stesso di accompagnarlo, prendendolo a braccetto, nella sua giornata.

L'”accompagnamento” è anche musicale, un sostegno di note e parole, un puntello nella giornata di ognuno. Sì, mi piace pensare questo.

 

Ed eccoci giunte anche noi alla fine di questo viaggio dentro la radio insieme ai suoi ascoltatori.

Per conoscere Michele o Angela, Lisa o Armando ho fatto un sacco di chilometri. Tra le loro cose, in quella dimensione sospesa e intima che si creava ogni volta tra di noi, mi sono sempre sentita a casa. In un mondo di parlatori, gli ascoltatori sono una categoria umana sempre più rara. Riflettono, aspettano, lasciano che la radio li raggiunga dove sono. Io ho provato a farlo fisicamente. E sono stata fortunata. Li ho visti correre ad appuntarsi il titolo di un libro citato, abbandonarsi alla musica con gli occhi socchiusi.

Per chi ama la radio, “Ascoltatori” è un libro da leggere, ma ancora di più lo dovrebbero leggere coloro che non sono ascoltatori, per capire cosa si perdono.

La radio ha anche una dimensione etica e civile, un luogo ideale in cui esercitare la propria umanità? Ed è anche di questo che il tuo libro si fa portavoce?

Susanna TartaroChe bello quello che dici! Sì, ho provato a fare un reportage civile, un viaggio nella comunità invisibile, ma viva eccome, di coloro che ascoltano. Da Andria a Trento, da Castellammare a Brescia. Un viaggio parallelo, dove il mondo dei parlatori strepitava lontano, talmente lontano che nessuno di noi lo sentiva più…

E come noti bene, tutte le persone incontrate, da Armando a Stefano, da Lisa a Michele e Stefano ascoltano. E non solo la radio, o Radio3 che ci ha fatto incontrare e che abbiamo in comune, ma ascoltano. Praticano un’azione semplice, naturale eppure ormai dimenticata come quella di porgere ascolto a un’altra persona. Sembra una cosa ovvia, anche banale, eppure attiene a una disciplina marziale. Ci vuole fatica. La sto imparando grazie a ognuno di loro.

Chiacchierando con… Susanna Tartaro
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