di Federica Pergola

Federica

 

 

 

Quando un uomo cade dal cielo

foto di Federica Pergola
foto di Federica Pergola

Un esordio pluripremiato, questa raccolta di racconti di una scrittrice nata in Inghilterra, cresciuta in Nigeria e adesso stabilitasi negli Stati Uniti.

Quando un uomo cade dal cielo si è infatti aggiudicato il Kirkus Prize, il New York Public Library’s Young Lions Award e il Commonwealth Short Stories  Prize per l’Africa.

E davvero notevole è la scrittura, originale e potente, della Arimah.

Folgoranti alcuni momenti delle sue storie; impressionante la capacità di narrare le vicende di un’intera famiglia (e la sua fine) in poche pagine.

Così come vere le sue protagoniste: quasi sempre vittime, ma mai del tutto innocenti. Come chiunque di noi.

“Ezinma traffica con le chiavi della serratura e non vede cosa le arriva alle spalle: suo padre quando era ancora un bambinetto adorabile, lì a contendersi l’amore della propria madre (…) Bibi la detesta. No, Ezinma non può giocare con i suoi giocattoli; no, Ezinma non può andare a scuola con Bibi e le sue amiche; no, Ezinma non può avere un assorbente vero, deve mettere insieme un po’ di fazzoletti di carta e gestirsela così. Ezinma cresce bramando l’affetto della sorella. (…) E quando alla fine Godwin ritorna e la vede fare le valigie, la afferra per i capelli, glieli tira urlando che anche quelli sono suoi,  lei viene colpita…da un pugno, sì, ma anche dall’intuizione che forse doveva dar retta alla madre”

Ci sono racconti ancorati alla realtà, che scavano nel profondo degli esseri umani, alla ricerca di cosa li spinge verso un destino o l’altro; verso quelle “spesse coltri di silenzio” che si fa fatica a penetrare

“- E cosa ne è stato del luogotenente? chiesi: volevo che un’altra storia cancellasse questa.

-E’ morto, Nwando, sono morti tutti.

-Perché tu non sei morto?

-Perché- disse-quando è arrivato il momento, sono corso via”

verso scelte destinate a segnare per sempre un’esistenza:

“Quando Enebeli mandò sua figlia alla scoperta del mondo, non sapeva quello che il mondo poteva fare alle figlie. Non immaginava quanto in fretta l’avrebbe prosciugata, e come l’avrebbe rispedita da lui (…) Prima che tutto ciò accada, vivono a Port Harcourt(…) la madre della bambina è in America, dove studia per prendere un master in gestione aziendale (…)Enebeli e la ragazzina sono sopravvissuti a molte cose in sua assenza (…) Sono sopravvissuti al discorsetto sul sesso venuto fuori dopo una battuta(…) Sono sopravvissuti alla scena del crimine delle prime mestruazioni, durante le quali la ragazzina si è dimostrata capace di sanguinare tanto quanto di dormire…Sono sopravvissuti persino alla scoperta che sarebbe successo ogni mese”.

E altri che invece inventano una diversa realtà, dove le madri si “costruiscono” i propri figli con i più diversi materiali (ma le scelte, anche in questo caso, risultano in certo qual modo obbligate dalle esistenze che si trovano a vivere…)

“La bambina fatta di filo di lana durò un mese buono…prima di impigliarsi con una gamba al chiodo senza che Ogechi se ne accorgesse. Prese a sfilarsi mentre lei continuava a camminare…Quando se ne rese conto, era troppo tardi, la gamba era un groviglio di fibra, e allora tirò il filo per il resto del tragitto in modo da chiuderla lì e non far crescere la piccola storpia. Se doveva diventare una madre, trasformando, soffocando e mettendo via parti di se stessa, la bambina doveva essere perfetta. Il filo era stato una scelta sciocca, lo sapeva, roba per donne dalla vita tranquilla, che possono cullare la lana nella comodità delle loro automobili e dentro case sicure prive di chiodi sporgenti (…) Le bambine morbide che hanno vite dure diventano pazze o muoiono giovani (…) Sua madre l’aveva fatta di fango e stecchetti…materiali banali che avevano prodotto una ragazza banale. Ogechi aveva deciso che sua figlia sarebbe stata una cosa piena di stravaganza, morbida e carina, tenera e degna d’amore”

Storie piene di magia, surreali e stranianti, dove grazie ad una formula gli uomini possono volare (o forse no?) e allora ecco le coperture mediatiche, l’interesse dei politici, l’agitazione della comunità scientifica, l’indignazione degli attivisti; luoghi dove cinquantasette matematici si sono specializzati nel calcolo del dolore: nell’individuarlo, percepirlo e rimuoverlo.

 (O, forse, no?)

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Quando un uomo cade dal cielo, di Lesley Nneka Arimah, traduzione di Tiziana Lo Porto, SEM Società editrice Milanese, pp. 170, €15,00

 

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