Martesana

In questi giorni di tempo bellissimo bisogna star fuori il più possibile. In mancanza di fiumi a Milano c’è un baretto lungo il naviglio martesana dove vado a leggere bozze il sabato e dove avrei potuto proporti di incontrarci.

Sono molto felice di avere la possibilità di chiacchierare con Claudia Tarolo, cogliendo l’occasione del libro di Miriam Toews pubblicato di recente da Marcos y Marcos, LA MIA ESTATE FORTUNATA, in cui Claudia Tarolo non è solo una delle due anime della casa editrice, che mi piace molto e seguo da sempre con interesse per il progetto editoriale così ricco e motivante, ma anche la traduttrice di una delle scrittrici che più mi fa battere il cuore.

agguato all'incrocioScopro la scrittura di Miriam Toews con  MI CHIAMI IMMA VOTH, l’ho amata con I MIEI PICCOLI DISPIACERI che è uno dei libri che si è conquistato un posto nella mia libreria ideale e imprescindibile, l’ho ritrovata con partecipazione in UN COMPLICATO ATTO D’AMORE, definitivamente assurta a mia scrittrice d’elezione con DONNE CHE PARLANO e questa estate riscopro il suo esordio grazie a Marcos y Marcos che l’ha riproposta al pubblico di lettori italiani dandole nuova vitalità e fortuna. LA MIA ESTATE FORTUNATA, questo il titolo italiano del primo romanzo della scrittrice canadese, è stato tradotto oltre che pubblicato da Claudia Tarolo, uno dei due editori che si nasconde sotto il marchio Marcos y Marcos.
Ed è a lei che chiedo: chi è Miriam Toews? Chi l’ha portata nel catalogo della casa editrice milanese?

Claudia TaroloCara Giuditta, colgo anchio loccasione per ringraziarti del tuo prezioso blog, e delloccasione che mi dai.

Sono felice di parlare di Miriam Toews, sicuramente tra gli autori di cui sono più fiera, e una donna che ammiro profondamente.

Miriam è una persona straordinaria, piena di luce, coraggio e dolcezza.

Ribelle, scrittrice, addirittura attrice ununica, splendida volta; sceneggiatrice perché glielhanno chiesto, ma non lo farebbe più. Madre e nonna.

È nata in un posto complicato: una comunità integralista che predica la pace e lamore ma pratica lintolleranza verso la diversità.

La famiglia di Miriam è colta, piena di stimoli: il padre ha una formazione scientifica, la madre ha la mente molto aperta.

Eppure, quando la sorella maggiore di Miriam comincia a suonare il piano, e suona musica non strettamente sacra, nascono conflitti. 

I mennoniti non possono mai distogliere lattenzione dalla contemplazione religiosa, pena la scomunica, lostracismo della comunità.

Miriam ci racconta un po la sua adolescenza, in versione romanzata, naturalmente, in UN COMPLICATO ATTO D’AMORE.

La sofferenza, il disincanto, la forza dei legami familiari, le ipocrisie insite in ogni forma di integralismo, sono tutti lì.

Nella realtà, Miriam a diciotto anni fugge a Montreal. Vive la ribellione attraverso la scrittura, e prima di avere successo con i suoi libri si arrabatta come le ragazze confuse che incontriamo in La mia estate fortunata. La sua prima bambina è in effetti la figlia di un mangiafuoco!

La lealtà e la dedizione verso suo padre, che amava tantissimo, le impediscono però, nei primi due libri, di affrontare il tema dei mennoniti.

Pur nel conflitto interiore, il padre di Miriam era un mennonita convinto, e lei non avrebbe mai voluto ferirlo.

Solo dopo il suo terribile suicidio, Miriam rompe il silenzio e attacca lintolleranza in cui è cresciuta.

UN COMPLICATO ATTO D’AMORE è il romanzo in cui tradisce il padre, in un certo senso, e contemporaneamente ne fa una figura letteraria indimenticabile, esprimendo tutto il suo amore di figlia.

Ed è questo il romanzo che la porta alla ribalta internazionale, offrendole finalmente la possibilità di scrivere a tempo pieno.

Qui si incrociano per la prima volta i nostri passi. UN COMPLICATO ATTO D’AMORE era appena uscito in Canada, quando mi hanno invitato a partecipare a una tavola rotonda sulleditoria in un festival letterario a Montreal. Ci sono andata con Marco Zapparoli, era aprile, il ghiaccio si scioglieva nel fiume, le strade erano allagate dal disgelo. Come sempre quando siamo in viaggio, abbiamo passato un sacco di tempo in libreria. In una piccola libreria molto curata, profumata di legno, ho vista la pila di A Complicated Kindness. Sono bastate poche pagine per provare la felicità di aver scoperto una voce stupenda. Ho comprato il libro, lho finito in fretta, e ho trattenuto il respiro mentre cercavo furiosamente di capire se i diritti di traduzione fossero ancora disponibili per lItalia. Lillusione è durata poco. Leditore canadese, Knopf, mi ha risposto che se li era già aggiudicati Adelphi. È stata una delusione, certo, ma anche una conferma.

UN COMPLICATO ATTO D’AMORE è uscito in Italia lanno dopo, e io cercavo di essere contenta di vederla volare senza di me. Invece la vita mi riservava una sorpresa insperata.

Passano altri due anni, e mi trovo a un convegno sulla traduzione. Dopo il mio intervento, saluto unamica, Monica Pareschi, traduttrice di UN COMPLICATO ATTO D’AMORE. Il giorno dopo ricevo una sua mail: mi racconta che Miriam ha scritto un nuovo libro, The Flying Troutmans, e che Adelphi non intende pubblicarlo. Potrebbe interessare a noi?

Certo che ci interessa. È un romanzo bellissimo. Monica Pareschi non ha il tempo di tradurlo, e sono felice di tradurlo io. Lo intitoliamo In fuga con la zia, e Miriam Toews entra nel nostro catalogo con il suo quarto romanzo.

 

Da IN FUGA CON LA ZIA Miriam Toews trova la sua vera casa italiana.
La casa editrice Marcos y Marcos non solo concede al pubblico italiano di conoscere una grande scrittrice e di farla apprezzare e amare, come non era accaduto con la prima pubblicazione, ma si muove su un doppio binario: pubblicare i nuovi romanzi di Toews, come I MIEI PICCOLI DISPIACERI e ultimo in ordine di tempo DONNE CHE PARLANO, e far riscoprire ai lettori italiani quelli precedenti, fino al recupero di UN COMPLICATO ATTO D’AMORE per arrivare all’ultima pubblicazione per Marcos y Marcos che conduce il lettore all’esordio letterario della scrittrice, LA MIA ESTATE FORTUNATA appunto.
La voce della scrittrice canadese è sempre cristallina e sorridente, leggerla è felicità come già dicevi tu, Claudia. Per il lettore zigzagare tra i suoi romanzi è sorpresa e conferma, devozione e scoperta.
Da editore, ci accompagni nel catalogo italiano della scrittrice? come vi siete mossi tra le sue opere? A quali titoli avete dato precedenza e perché? E infine cosa ci aspetta in Italia ancora da riscoprire di Toews oltre ai nuovi che verranno e che aspettiamo sempre con gioia impaziente?

Claudia TaroloLe doti eccezionali di Miriam Toews sono la sensibilità, la capacità profondissima di compassione e un senso dellumorismo sempre attivo.

Non è frequente trovare queste doti tutte insieme, e soprattutto in una scrittrice che affronta temi anche molto duri.

La premessa di IN FUGA CON LA ZIA è triste: una mamma sta male e non riesce a badare ai suoi figli.

Arriva in soccorso dallEuropa una giovanissima zia, che carica i ragazzi su un furgone e li porta a cercare il padre, che sta lavorando in Messico, lungo il confine con gli Stati Uniti.

Questo viaggio diventa ben presto unesplosione di emozioni, e noi scopriamo in Thebes, una bambina di undici anni, un personaggio magnifico, geniale, che insegna a tutti a stare al mondo.

Mi sono divertita, traducendo, a cercare sempre le parole più adatte alla sua esuberanza, alle sue paure, alla sua comicità.

Era un romanzo che Adelphi aveva rifiutato, ci voleva forse coraggio per dire lo facciamo noi; io non ho avuto esitazioni. 

Il libro è stato accolto bene, e nel frattempo abbiamo saputo che Miriam ne aveva scritto un altro e aveva anche cambiato agente. Il suo nuovo agente è un agente potentissimo, forse il più potente del mondo. Una fama implacabile lo accompagna. Un po tremante ho scritto per chiedere di leggere il nuovo libro, di poter continuare a pubblicare questa autrice che stava diventando importantissima nel mondo.

Ci hanno risposto che cera solo una condizione: un reale impegno su di lei.

Miriam cerca un editore che si prenda cura dei suoi libri, possibilmente che li pubblichi tutti.

Be, è proprio quello che cerchiamo di fare sempre. Di essere una casa accogliente per i nostri autori, di rappresentare la loro opera nel tempo, i loro cambiamenti, la loro crescita.

Abbiamo spalancato le braccia a Miriam Toews.

MI CHIAMO IRMA VOTH era il nuovo romanzo.

È la storia di Irma, che non riesce a perdonarsi i propri errori. Ecco un grande tema di Miriam: saper venire a patti con le proprie imperfezioni. Irma deve tradire, deve fuggire, prima di poter dire: io mi chiamo Irma Voth, ho fatto del male senza volerlo a chi mi era più caro, ma sono Irma Voth, e sono ancora viva, e cercherò di rimediare, di fare meglio.

Quando ha scritto il romanzo, Miriam aveva appena avuto la sua esperienza su un set cinematografico, nel ruolo di protagonista di Luz Silenciosa di Carlos Reygadas, e racconta qui con esiti molto comici cosa accade quando una troupe si avvicina a una comunità mennonita che considera il cinema un Grande Male.

Mentre esce il nuovo libro, ci lanciamo quindi nellavventura di pubblicare uno dei due primi romanzi. UN TIPO A POSTO era talmente tenero che non abbiamo resistito. La storia di un uomo giusto, il sindaco di una piccola cittadina che aspira a qualificarsi come la cittadina più piccola del Canada. Per farlo deve avere 1000 abitanti, non uno di più, non uno di meno. Allora questo sindaco buonissimo comincia a temere i parti gemellari, le morti premature

Poi Miriam viene in Italia, al Festival di Mantova. Ci precipitiamo tutti a conoscerla. Non capita sempre che lautore in carne e ossa ci conquisti ancora più dei suoi libri. Radiosa, ridente, autentica, profonda. Da Roberta dellufficio stampa a Silvia della redazione, siamo tutti esaltati.

Miriam era già sopravvissuta a una tragedia familiare: il suicidio di suo padre.

La vita la colpisce ancora duramente con il suicidio dellamata sorella.

Per due anni si isola, non appare in pubblico.

Riceviamo una mail dellagente: sono pronte le bozze di un nuovo romanzo. Incredibilmente, è lagente stesso a mettere le mani avanti. È un romanzo difficile, ci dice. Affronta un tema complesso, il suicidio. Capiamo che possa essere difficile venderlo, ma chiediamo ai suoi editori di pubblicarlo ugualmente per rispecchiare il percorso di Miriam Toews.

Sarebbe già unottima ragione. Ma quando mi precipito a leggerlo, mi pare anche un romanzo bellissimo. Sì, parla di suicidio, ma ogni riga dice perché si sceglie di vivere, di resistere, di essere qui. Se il dolore non ci schiaccia. Se siamo imperfetti e lo accettiamo. Se sappiamo ridere un po. 

Il libro si intitola I MIEI PICCOLI DISPIACERI, non è ancora uscito in nessun paese del mondo e noi siamo i primi, dopo leditore canadese, a dire un grandissimo e convintissimo sì.

Non immaginavamo che questa storia di due sorelle la prima grandissima artista, la seconda grande casinista, la prima troppo vulnerabile, la seconda capace di vedere il brutto e il bello nella vita sarebbe poi diventato un caso letterario in tutto il mondo e in Italia. 

Grazie anche a Maurizia Balmelli, che ha firmato la splendida traduzione.

Contemporaneamente, il cerchio si è chiuso: UN COMPLICATO ATTO DAMORE, il libro che avevo visto nella libreria di Montreal e sognato di pubblicare, era finalmente nostro. I diritti di Adelphi erano scaduti e Miriam ha preferito tenere tutto con noi. Abbiamo realizzato ben presto anche laudiolibro, con Linda Caridi che presta la sua bella voce a Nomi, adolescente che vorrebbe scappare ma non può.

Ormai lanciata nellempireo, Miriam sarebbe potuta diventare troppo grande per noi. Di certo editori più grandi lavrebbero voluta. Ma Miriam è Miriam. Leale e dotata di memoria, ricorda quando era più difficile sceglierla, e noi labbiamo scelta.

DONNE CHE PARLANO è un romanzo davanti a cui io mi alzo in piedi.

Denuncia implacabile della violenza, delloppressione.

Un romanzo quasi rituale, dove il punto non è losservazione vittimistica e morbosa della violenza in sé.

Il punto è come se ne esce, come singoli e come comunità.

Miriam ci fa vedere la fatica e la gloria di prendere la propria vita in mano.

Ci è costato tanto, in termini di acquisto dei diritti, non possiamo negarlo, ma è un orgoglio e un privilegio avere un libro simile con noi.

Il libro che dà la voce alle donne mennonite stuprate nel sonno, e insieme a tutte le vittime di una delle tante forme di oppressione.

Mancava solo il primo romanzo, ed è venuto il momento di pubblicarlo: LA MIA ESTATE FORTUNATA.

Storia di una ragazza madre, di una casa piena di donne scombinate, dei loro figli.

Esilarante e commovente.

Scritto allinizio di tutto, prima dei grandi dolori, ha una leggerezza che rinfresca.

Tradurlo è stata una festa, mi trovavo perfettamente a mio agio con la sua scrittura, non c’è stata fatica, solo gioia.

E in attesa dei nuovi romanzi che verranno, resta un ultimo libro per offrire a tutti lopera completa di Miriam Toews: SWING LOW.

Non è propriamente un romanzo, ma una cronaca lucidissima della depressione di suo padre.

Per chi è interessato a conoscere meglio questa malattia, per tutti quelli che amano Miriam Toews.

 

Claudia, quanto è bello leggerti e ogni volta è un brivido di emozione per ritrovarsi in ogni tua parola.

Li ordino così i libri di Toews nello scaffale della mia libreria dedicato alla casa editrice Marcos y Marcos, perché li ho tutti e su tutti ho un giudizio differentemente positivo e intimamente prezioso.

Li consigliamo in questo ordine anche agli altri lettori? O invece tu da editore che ormai ha (quasi) completato di pubblicare la produzione narrativa di Miriam Toews consigli un altro ordinamento di lettura?

Claudia TaroloSono sempre incerta su cosa consigliare per primo, e di solito opto per I MIEI PICCOLI DISPIACERI o UN COMPLICATO ATTO D’AMORE.

Chi ama uno di questi due, poi sarà solo felice di averne altri sei tra cui scegliere.

DONNE CHE PARLANO ho visto che a volte spaventa per largomento, anche se a spaventare dovrebbe essere il fatto che certe cose accadano, non che vengano raccontate. 

Io sono convinta che al momento sia il suo libro più importante e in effetti  la critica unanime lha celebrato così.

 

Tu stessa, Monica Pareschi, Daniele Benati e Paola Lasagni, Maurizia Balmelli: questi i nomi dei traduttori per i libri nel catalogo Marcos y Marcos della scrittrice canadese.

Come si sceglie la voce italiana di Miriam Toews? Ha un significato la circostanza che la maggior parte siano donne o è solo una coincidenza dovuta alla disponibilità delle stesse, come anche quella che a tradurla sono state diverse e non una sola?

Claudia TaroloI traduttori in effetti sono cambiati per ragioni casuali; vince Maurizia Balmelli che ne ha tradotti due e tradurrà anche il prossimo.

Non mi pareva essenziale che fossero sempre donne: Daniele Benati ha fatto una traduzione bellissima di MI CHIAMO IMMA VOTH, e anche UN TIPO A POSTO è venuto molto bene.

Limportante è che siano stati tutti perfetti nel loro ruolo; lappassionata trasparenza di ciascuno è dimostrata dal fatto che la voce di Miriam emerge potente, credo, in tutti i libri. Nessuno lha schiacciata, nessuno ci ha messo arbitrariamente la sua.

 

Sono d’accordo con te, Claudia, (come non potrei) che I MIEI PICCOLI DISPIACERI e UN COMPICATO ATTO D’AMORE restituiscano pienamente l’immagine di Miriam Toews scrittrice. Io l’ho eletta ad amica del cuore: chi non vorrebbe accanto a sé una donna acuta, intelligente, solidale, partecipe, ironica e divertente con cui confidarsi e condividere le emozioni e tormenti per riderne e piangerne insieme? Così infatti nei suoi romanzi accade al lettore e così sono le protagoniste, donne che parlano e che nella solidarietà che scatta ritrovano l’unica e fondamentale arma per combattere i drammi, le storture, le diseguaglianze che ancora oggi incombono sul genere femminile e non solo.
Credo che nessuno come Miriam Toews abbia saputo rendere sulla pagina la relazione tra donne, la “sorellanza” tanto quanto è un dato “di sangue” come in I miei piccoli dispiaceri che quanto è d’elezione e di scelta emotiva, come accade per Lucy e Lish in “La mia estate fortunata”.
Ritieni come me che la relazione tra donne sia uno dei temi fondanti della scrittura di Miriam Toews?

Claudia TaroloCara Giuditta, certamente. La solidarietà e l’alleanza tra donne è una delle forme di salvezza che Miriam suggerisce. Senza mai essere retorica, mettendo in luce contraddizioni, malintesi, momenti di incomunicabilità, ci mostra la forza vera che viene dall’ascolto, dalla vicinanza, dall’accoglienza. In DONNE CHE PARLANO mi fa venire i brividi il passaggio in cui le donne, tutte insieme, cantano, e poi finalmente ridono. Ecco, la risata delle donne nonostante tutto, ridere dell’assurdità della situazione, ridere della propria goffaggine, ridere fino a non poterne più. Questo è grandioso, e fa anche  parte della mia esperienza di vita. Quando mia figlia è stata ricoverata in ospedale per una malattia grave e misteriosa, abbiamo riso tanto insieme, nei corridoi dell’ospedale, abbiamo riso per piccoli episodi da niente che erano la nostra via d’uscita, un momento di contatto speranzoso. Come quando il bambino mette le mani nella cenere nei I miei piccoli dispiaceri. Il culmine della comicità, secondo me. Ho voluto rappresentare questa unione fisica suggerendo a Laura Fanelli l’immagine di copertina di DONNE CHE PARLANO: due ragazze con i capelli intrecciati in una treccia sola. Mi ha colpito moltissimo questa scena del romanzo. 

 

Continuerei all’infinito questo scambio con te, Claudia, ma eccoci giunte all’ultima domanda.
A rendere evidente la nostra piena sintonia su DONNE CHE PARLANO e in particolare sull’immagine che ha dettato la copertina, la lettura che ho fatto del libro sul blog (QUI)
Anch’io ritengo che sia il più importante tra i libri scritti finora da Toews, il più impegnato, e quello in cui maggiormente si evidenzia la piena maturità. Una Toews necessariamente diversa da quella dei libri precedenti, senza tradire se stessa, il suo spirito libero e ironico; il suo sguardo straniante; la sua critica lungimiranza.
Chiudevo le mie impressioni con la danza di Matisse, che mi sembra ancora oggi si presti perfettamente a emblema del mondo narrativo della scrittrice.
In che cerchio magico di scrittrici e scrittori la inseriresti, per farla danzare tra echi e suggestioni letterari?

Claudia TaroloGrazie, è davvero bello pensare a un giro di danza collettivo, rituale: Miriam ispira sorellanza, ma anche fratellanza. Non dimentichiamo che a raccogliere le parole delle donne che parlano è un uomo giusto, August Epp, che impara da loro che la fede è azione, la coscienza è resistenza e il tempo stringe. 

In questa danza che unisce la sogno accanto ad altri grandi: Margaret Atwood, Mordecai Richler, Marguerite Yourcenar (penso a lei, in questo cerchio, per i suoi scritti familiari: CARE MEMORIE e ARCHIVI DEL NORD), Saul Bellow, Kurt Vonnegut e Italo Calvino. So che alcuni Miriam li ha amati particolarmente – Bellow, Vonnegut e Calvino – gli altri glieli vedo bene io, accanto. Ci sarebbe molta umanità, umorismo e slancio ideale, nellaria.

Nel mio sogno, c’è unaltra scrittrice che si affaccia: Doris Femminis. Non sarebbe a pieno titolo nel cerchio, non ancora, ma sono certa che tutti loro, dopo aver letto la parte di FUORI PER SEMPRE dedicata ad Annalisa, la guarderebbero con curiosità e molta simpatia.

Claudia, ti sono grata con ammirazione che sconfina nell’affetto. Un Chiacchierando bellissimo come sognavo.

Eccoci alla fine, dunque

Felice di aver chiacchierato con te, di aver sentito profonda sintonia.

Miriam ha unito anche noi!

Chiacchierando con… Claudia Tarolo