di Antonello Saiz

Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”
Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”

 

 

 

 

 

 

 

Zaino in spalla e …ripartiamo anche con gli Eventi ai Diari

Alice&Antonello

Dopo la pausa estiva i Diari di Parma hanno riaperto le porte e sabato 7 Settembre è ripartita anche una nuova stagione di incontri in libreria, con un fitto calendario di eventi e con appuntamenti imperdibili per un autunno all’insegna della letteratura indipendente di qualità.

Abbiamo iniziato con una serata dedicata interamente alla poesia con nomi di assoluto rilievo tra le voci italiane contemporanee presenti anche nel Quattordicesimo quaderno edito da Marcos y Marcos oltre che con il poeta Italo Testa e la sua raccolta “L’indifferenza naturale”, sempre edita da Marcos y Marcos.

Nella sua raccolta poetica, Italo Testa, in un paesaggio aperto, luminosamente prossimo e distante, la vita ignota fermenta dai fossi; ma è vita in bilico tra costruzione e sottrazione, tra abbandono e desolazione. Nulla, nella luce che irradia dal cuore di questo libro, luce d’acqua e di neve, luce selvatica d’ailanto e di barena, nulla parla di idillio: tutto è stupendamente indifferente, sordo al turbamento umano, alla fatica dell’essere che in quel paesaggio si muove a tentoni, ammirato e annichilito. Così un grande fondale naturale accoglie senza neppure avvedersene il desiderio di felicità dell’esistenza, il suo tentennare tra pieno e vuoto. Come un grande linguaggio segreto e perturbante, sommosso tuttavia dalla tensione dello sguardo che lo fruga: tensione che sarà di parola mai ovvia e di ritmo costantemente sperimentato, tensione appena dissimulata dietro la conquistata trasparenza, che a tratti rasenta il gelido nitore, del verso. A questo splendore muto / che m’allontana / a questo terrore / che mi richiama: così, nella lucida coscienza di una preda, rintoccano le forze oppositive da cui L’indifferenza naturale di Italo Testa è felicemente attraversata.

In “Poesia Contemporanea. Quattordicesimo quaderno italiano”,sono presenti sette giovani autori di poesia italiana contemporanea – Pietro Cardelli, Andrea Donaera, Carmen Gallo, Raimondo Iemma, Maddalena Lotter, Paolo Steffan, Giovanna Cristina Vivinetto – ciascuno con una raccolta autonoma preceduta da esauriente introduzione critica.
Sette libri di poesia racchiusi in un unico volume a illustrare le nuove scuole o tendenze della giovane poesia italiana a cura di Franco Buffoni.
Su coraggiosa iniziativa di Franco Buffoni, prosegue ormai dal 1991, con cadenza biennale, la pubblicazione di questa serie di quaderni di poesia italiana contemporanea. Ogni quaderno raccoglie, tra migliaia di dattiloscritti esaminati, sette nuove voci che con sensibilità, spessore ed equilibrio, rappresentino l’Italia in versi di quel particolare biennio.
Esiste un Comitato di Lettura composto da Franco Buffoni (coordinatore), Umberto Fiori, Massimo Gezzi, Fabio Pusterla, Claudia Tarolo, Marco Zapparoli.

In libreria con noi sono stati presenti Andrea Donaera,che ha condotto la serata, Carmen Gallo e Raimondo Iemma.

Tra i libri di poesia suggeriti presenti tra gli scaffali dei Diari ricordiamo una raccolta curata da Paola Del Zoppo, edita da Del Vecchio editore, dal titolo “La domenica penavo a Dio” di Lutz Seiler.

Le edizioni Del Vecchio riservano spesso delle belle sorprese. Lutz Seiler è un autore tedesco , poeta e saggista rinomato in patria, di cui Del Vecchio ha pubblicato raccolte di poesie e racconti e pure il suo primo romanzo, “Kruso”. Poeta attento e innovativo, Lutz Seiler è uno dei maggiori poeti contemporanei di lingua tedesca, e proviene da un paesino della Turingia ormai assente dalla cartina geografica. Dopo una prima raccolta, dal titolo toccato / portato, raggiunge la fama poetica con la sua seconda raccolta, pech & blenda, il cui titolo fa riferimento alla pechblenda, isotopo 235, minerale fortemente radioattivo, estratta nelle miniere di uranio della DDR.

Nelle sue poesie parole e immagini si adagiano in un universo lirico del tutto singolare. Il tono brechtiano, a un primo impatto più evidente, si mescola a tratti con un ritmo più elegiaco, altre volte incontra bruscamente cesure e sospensioni di verso, senza che mai si definisca una forma unica e univoca. I versi spezzati, interrotti, l’assenza di regole ortografiche, negano in superficie il rapporto con la tradizione, che invece è tutta presente nell’essenza della lirica: Walter von der Vogelweide, Stefan George, Jakob van Hoddis, Paul Celan, Peter Huchel e la poesia di lingua non tedesca (in particolare Auden ed Ezra Pound) riecheggiano nelle rievocazioni delle vittime dell’uranio, della gioventù nella DDR, nella descrizione del viaggio di quaranta chilometri dal centro di Berlino alla periferia, nel canto della bella Aranka e nella cucina dell’ultimo componimento, in cui il ritmo della poesia si impara immersi nell’odore di polpette turingie, ripetendo un verso dopo l’altro «prima senza intonazione, poi con».

Vincenzo Costantino, detto Cinaski, è un poeta, scrittore e cantautore italiano, che ha collaborato anche con Vinicio Capossela.
Il soprannome è dovuto ad un retaggio adolescenziale dal 1980, tra i molteplici lavori Costantino annovera collaborazioni con alcune testate giornalistiche underground di letteratura, una breve esperienza giornalista per un giornale del sud Milano ( l’Eco). Nel 1994 c’è l’incontro umano e letterario con Vinicio Capossela da cui nascerà un’amicizia duratura e sincera che sfocerà in un reading/tributo a John Fante / (Accaniti nell’accolita) e successivamente in un libro scritto a quattro mani con Capossela edito da Feltrinelli nel 2009: IN CLANDESTINITA’- Mr Pall incontra Mr Mall oltre a centinaia di nottate a farsi domande. Dopo l’esperienza di una pubblicazione sotterranea e filantropica di Luciano Murelli nel 2000, di una raccolta poetica che riscuote un buon successo sotterraneo nel 2010 pubblica per Marcos y Marcos, la sua prima ufficiale raccolta poetica dal titolo CHI E’ SENZA PECCATO NON HA UN CAZZO DA RACCONTARE, raccolta che riscuote un ottimo successo di vendite e conferme della particolarità del personaggio Cinaski.

L’ultima fatica letteraria di Vincenzo Costantino è “Il più bello di tutti”, Marcos y Marcos.

E’ la poesia bellezza? No. E’ la poesia, bellezza.
Scendere agli inferi, annusare tutto, immergersi nelle brutture, corteggiare la vita come il più caparbio degli amanti , sedurla , prenderla da dietro stringendola ai fianchi.Guardare allo specchio gli occhi che fanno l’amore con i postumi di verità.Sentire le fusa della notte, che felina si avvinghia con le gambe e ti spinge dentro.
Non sono un bell’uomo. Sono un uomo.
Non sono un poeta. Sono un uomo.
Non siamo frasi fatte abbiamo dentro poesia.
Non sono un bell’uomo.
Sono un bel libro.
Il più bello di tutti.

In libreria in questi giorni di rinnovamento e progetti è possibile trovare una splendida graphic novel dal titolo “Udon Noodle Soup. Cinque piccole storie d’amore ” di Yani Hu, Atlantide Edizioni. Prima Graphic Novel di Atlantide, come al solito 999 copie per tiratura numerate, dell’autrice Yani Hu, nata nella regione del Sichuan in Cina nel 1982 e che attualmente vive a Berlino. Delicato esistenzialismo e stupende illustrazioni. Non per nulla è un caso editoriale in Spagna, Germania e Gran Bretagna. La traduzione è a cura di Simone Caltabellota .

Amori che non finiscono mai, destini che si incrociano tra passato e futuro, ricordi malinconici e struggenti che segnano lo scorrere della vita e le danno senso oltre l’andare confuso dei giorni.
Udon Noodle Soup è un libro che accarezza il lettore e lo disarma con la sua fragile e pura bellezza.

In libreria da qualche mese è arrivato il nuovo romanzo di Francesca Capossele, dopo l’esordio di “1972” (“Un romanzo potente… magistrale” La Lettura/Corriere della della Sera).
Un romanzo che racconta l’incredibile vicenda di Alda e il dramma europeo seguito al conflitto mondiale, dalla Guerra Fredda alla caduta del Muro di Berlino. Il titolo del libro è “Nel caso non mi riconoscessi”, anche questo edito da Playground Libri. Una storia ambientata negli anni della Guerra fredda in Europa, raccontata in modo magistrale da Francesca Capossele e con una copertina perfetta di Maurizio Ceccato.

Perché una giovane donna italiana decide di fuggire nella Germania Orientale in una notte del 1953, in piena Guerra Fredda, senza lasciare una sola parola che spieghi la sua scelta? All’epoca Alda è una laureata in matematica, che vive a Ferrara con i genitori. Ha vissuto un’adolescenza e una giovinezza piccolo borghesi, tra certezze politiche (era una giovane fascista convinta) e sogni di matrimoni improbabili, temporaneamente interrotti dalla guerra che ha costretto la famiglia a sfollare in campagna. Dopo la Liberazione, sebbene a rilento, Alda ha proseguito gli studi, per poi fidanzarsi con Ruggero, un agente di polizia conosciuto su un treno per Padova. Ma proprio in prossimità delle nozze con Ruggero, di notte, con una valigia e una borsa a tracolla, Alda fugge e raggiunge la Germania Orientale dove vivrà fino alla caduta del Muro di Berlino. Una scelta sentimentale? Un uomo l’attende a Lipsia? Oppure è animata da nuove e forti convinzioni politiche? O più semplicemente è mossa da un’irrefrenabile ricerca di libertà, paradossalmente in un paese dove nessuno si sente libero? Francesca Capossele ricostruisce il vissuto dei cittadini della Germania Orientale (la paura, le privazioni, i compromessi) e quello personale di Alda, l’italiana fuggita dall’Occidente, riuscendo a combinare la precisa descrizione dei meccanismi del regime, ma anche la rivolta di una donna che ha rifiutato il destino assegnatole dall’appartenenza al genere femminile.

Un altro libro prezioso presente ai Diari è “L’imperatore di Atlantide” di Viktor Ullmann e Petr Kien, con un contributo di Marida Rizzuti, edito da Miraggi.
L’incredibile storia di un’opera d’arte unica, scritta e composta nel lager di Theresienstadt, “L’imperatore di Atlantide”, opera di Viktor Ullmann e Petr Kien, composta tra il 1943/44. L’opera di Ullmann e Kien è uno dei capolavori dimenticati del secolo scorso, nato in uno dei più perversi campi nazisti. Sull’orlo dell’abisso questi due autori hanno trovato la forza di cantare la vita e la morte ma soprattutto di sfidare Hitler e il nazismo. La storia di un’opera artistica eccezionale per le circostanze in cui è stata creata, il Lager nazista, e ritrovata e riportata a nuova vita. La musica e il testo dell’Imperatore di Atlantide, opera lirica composta durante la prigionia nel ghetto di Terezín, risorgono dal fondo dell’abisso in cui furono creati e giungono fino a noi come altissima testimonianza della forza politica ed etica dell’arte.

Perché l’uomo ha in sé l’abominio, e la capacità di abbatterlo, anche per mezzo dell’arte. Questo volume, che presenta il testo dell’opera scritto dai due deportati con l’originale in tedesco a fronte, offre la storia di Ullmann e Kien attraverso la penna di Enrico Pastore, che illustra il contesto del ghetto di Terezín e analizza il valore artistico, sociale e di resistenza dell’opera, mentre a Marida Rizzuti, esperta musicologa, è affidata l’analisi della partitura musicale. La traduzione del libretto, invece, è curata da Isabella Amico di Meane.
Questo volume, che presenta il testo dell’opera scritto dai due deportati con l’originale in tedesco a fronte, offre la storia di Ullmann e Kien attraverso la penna di Enrico Pastore, che illustra il contesto del ghetto di Terezín e analizza il valore artistico, sociale e di resistenza dell’opera, mentre a Marida Rizzuti, esperta musicologa, è affidata l’analisi della partitura musicale. La traduzione del libretto, invece, è curata da Isabella Amico di Meane.

Da segnalare tra gli scaffali la presenza di un libro insolito “Il Mago M. ” di Renè Barjavel nella traduzione di Anna Scalpelli per la collana Kreuzville Aleph della casa editrice L’orma.
Renè Barjavel (1911-1985) è considerato il padre della fantascienza francese moderna. Scrittore, giornalista e sceneggiatore di numerosi film, in particolare quelli della saga di Don Camillo, con i suoi romanzi sul viaggio nel tempo, la fine del mondo e i pericoli della tecnologia ha conquistato milioni di lettori diventando oggetto di un culto intergenerazionale. Nelle classifiche dei migliori libri di fantascienza della Storia compaiono regolarmente i suoi “Sfacelo” e “La notte dei tempi”. Allergico alle ghettizzazioni letterarie, sosteneva che la fantascienza non fosse un genere, bensì «una nuova letteratura che comprende tutti i generi, e soprattutto l’epica, terminata con il Ciclo Bretone. E’ sempre con l’epopea che comincia una letteratura». Coerente con questo assunto, decise quindi di tornare alle origini attingendo direttamente alla fonte di una delle più fertili narrazioni di ogni tempo, e dedicò gli ultimi anni della sua vita alla stesura de “Il mago M.”, definito da The Arthurian Handbook «uno dei migliori adattamenti moderni della leggenda arturiana».

Ci sono storie che una civiltà non smette mai di raccontarsi. Saghe e miti che paiono nati assieme al desiderio stesso di narrare. A questo serbatoio dell’umana fantasia appartiene di certo la «materia di Bretagna», il ciclo di avventure che racchiude le imprese di re Artù e dei cavalieri della Tavola Rotonda.Prendendo avvio dalla figura del grande mago Merlino, Renè Barjavel raccoglie il testimone di questa tradizione secolare per trasportarci in un mondo di strabiliante inventiva. L’ingenuo Parsifal, il bel Lancillotto, il portentoso Galvano, il gigantesco Galeotto e altri prodi eroi errano alla ricerca del sacro Graal, mentre tra paesaggi incantati e castelli misteriosi si compie l’eterno sortilegio dell’amore, e ardono irresistibili le passioni della regina Ginevra, della magnifica Viviana, della potente Morgana e delle altre affascinanti dame di Camelot.
Il piacere puro della lettura pervade le pagine di questo romanzo dove trame meravigliose si intrecciano con la grazia di un merletto per creare un universo immaginifico sospeso tra sogno e realtà.

Chiudiamo lo zaino con un autore che ci piace assai assai, Richard Brautigan e il suo libro “Willard e i suoi trofei di bowling” nella traduzione di Pietro Grossi per Mimimum fax.
Richard Brautigan, scrittore morto suicida a soli quarantanove anni nel 1984, è stato un’icona del movimento hippie. Tra i suoi libri più famosi, oltre ad “American Dust”, vanno segnalati ” Il generale immaginario”, “Pesca alla trota in America”, “102 racconti zen” ,”Sognando Babilonia” e “La casa dei libri” (The abortion).
In questo romanzo, qualcuno ha rubato i cinquanta trofei che avevano fatto dei Logan delle autentiche leggende del bowling, e così i fratelli decidono di vendicarsi. Un romanzo che è al tempo stesso un western degno di Peckinpah o Leone, un’incursione esilarante nella pornografia e una parodia di quella illusoria ricerca della felicità che è inscritta nell’atto di fondazione del suo paese.

Una sera di settembre, in una San Francisco che sembra lontana anni luce dalla capitale che ha ospitato e cullato i sogni e le utopie dei figli dei fiori, Constance e Bob sono immersi in un delirio di giochi erotici, cercando così di salvare un matrimonio sprofondato nell’afasia. Al piano di sotto abitano Patricia, insegnante, e John, regista di chiara fama. Il loro sembra un ménage perfetto, l’esatto opposto di quello dei loro vicini, se non fosse che al centro del loro salotto campeggia Willard, uno strano uccello-totem che non smette mai di fissarli.In una pensione pulciosa, non troppo lontano dal palazzo dove vivono le due coppie, i tre fratelli Logan non si danno pace: qualcuno ha rubato i cinquanta trofei che li avevano resi delle autentiche leggende del bowling. È arrivato il momento di recuperare il maltolto e di vendicarsi del ladro, anche se, per riuscirci, dovranno gettare la maschera da bravi ragazzi e trasformarsi in una banda di assassini. Con la pirotecnica inventiva che ne ha fatto un autore di culto, Richard Brautigan gestisce come un raffinato burattinaio le traiettorie dei suoi personaggi e i generi letterari in cui si inquadrano, e ci regala un piccolo prodigio: un romanzo secco e inesorabile che è al tempo stesso un’incursione esilarante e disperata nella pornografia e una parodia del sentimentalismo e di quella illusoria ricerca della felicità che è inscritta nell’atto di fondazione del suo paese.

Nello Zaino di Antonello: Ripartiamo con gli Eventi ai Diari

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