di Federica Pergola

Federica

 

 

I provinciali

Foto di Federica Pergola
Foto di Federica Pergola

In una New York da “day after”, a poche ore dall’11 Settembre, un piccolo truffatore (a sua volta truffato) si muove regalandoci uno sguardo distaccato e impaziente (e un po’ gelido e isterico) sulla Grande Mela ferita.

Broadway era immobile come la schermata di un PC. Nessuno in strada. Sulle prime, a dire il vero, averla tutta per sé era una bella sensazione, come in uno di quei film sulla fine del mondo. Ma poi vidi un autobus fermo nel bel mezzo di un incrocio con tutte le porte aperte e cominciai a provare una punta di disagio  (…)

L’intera città aveva perso la testa, fine della storia. Tutti si credevano sotto l’attacco di qualcuno con cui non avevano mai avuto a che fare, un attacco pianificato da anni. Un po’ arrogante, a pensarci bene. Perché in realtà a chi frega qualcosa di te? Di certo non a molti (…) Nessuno si comportava più in modo normale, tutti non facevano che chiederti: sta bene? Di continuo. Per nessun motivo. Sta bene? …Ragazzi questa cosa proprio non mi andava giù. Non mi piaceva il modo in cui si comportava la gente. Eravamo a New York, dove sono tutti sempre in cerca di una scusa per incazzarsi con te e sperano costantemente che succeda. E adesso invece era come se facessero parte di una specie di setta. Mi davano i brividi.

E così, con un misto di acutezza e humour, finiamo per conoscere, in uno studio di avvocati esperti in class action, uno dei “veri” protagonisti del romanzo (che infatti “comincia” a pagina 53, dopo che il lungo capitolo zero lascia nell’oblio New York e la voce un po’ malata che finora ci aveva accompagnati).

E lo sguardo si sposta su Howland, Massachussets, dove Mark Firth, imprenditore edile di alterni successi (perché troppo ingenuo) torna da sua moglie Karen.

-C’è una grossa differenza tra perdere dei soldi ed essere derubato. Questo lo capisci, giusto?

-Quel mondo è fatto di gente che non aspetta altro che derubarti. Cosa ti fa pensare che non succeda di nuovo?

-Mi sono fatto furbo. Mi fido molto meno della gente. Sono cambiato. Tu credi nel fatto che le persone possano cambiare, giusto?

-In realtà no – disse – Ogni giorno che passa divento sempre più me stessa, e tu lo stesso.

Romanzo corale, ”I provinciali” restituisce la vita tranquilla e un po’ monotona di una cittadina americana qualunque, dove l’ironia sempre bonaria di Jonathan Dee (già finalista al premio Pulitzer nel 2011) tocca tutti: casalinghe annoiate, mamme apprensive ma competitive

Whitney era scarmigliata come se avesse appena fatto centocinquanta chilometri al volante di un’auto scoperta, ma sorrideva lo stesso; era una di quelle mamme che si sforzava sempre di fingere che non esistesse niente di difficile

uomini impauriti ma non disposti a mollare; e uomini di grande successo che, trasferitisi in provincia per ragioni di sicurezza dopo l’11 settembre, cercano di ritagliarsi un ruolo sempre più preponderante nella cittadina, scompaginando tutti gli equilibri (e ovviamente suscitando le più estreme ed opposte reazioni…)

Ho deciso di occuparmi di questo posto perché ci sono sinceramente affezionato e perché francamente la democrazia non funziona più. Volevo dare una mano, se fosse stato possibile. Ne ho i mezzi, ma ciò non mi rende una specie di folle dittatore. Significa solo che possiedo i mezzi, capisce?

Quando infatti un miliardario si accolla le spese della comunità, ma poi decide, in virtù di queste sue regalie, di installare delle telecamere in città e di presentarsi alle elezioni locali, affermando che “il consenso è sopravvalutato”, qualcuno comincia a sentirsi in gabbia e a protestare in rete:

Il grande fratello arriva a Howland: Cittadini, qualcuno si è accorto che un bel giorno (non so bene quando, perché nessuno ce l’ha detto, e men che meno ha chiesto la nostra approvazione) il Miliardario Benevolo che ci governa ha installato telecamere di sorveglianza nella nostra città? …Dunque cercatele. E poi domandatevi perché sono lì. Per ordine di chi? Per osservare cosa? Dove vengono archiviate, e a che scopo, le informazioni raccolte da questi strumenti, informazioni che riguardano voi? (…) Sono arcistufo delle favole sui miliardari moralmente puri e incorruttibili! … Quello che ha da guadagnarci siete voi. Il potere è fine a se stesso. E cos’è un miliardo di dollari in confronto al possesso di un luogo, di una città, di una cittadinanza? E’ tutta una questione di controllo. Lui non sarà contento finché non avrà trasformato Howland nel suo regno. E voi siete disposti a essere suoi sudditi?

Quella rete che, in tempi duri, porta a galla i lati peggiori delle persone:

quell’internet era una specie di gigantesca parete di un bagno pubblico su cui scarabocchiare qualunque forma d’odio

Mentre le donne? Tenero il ritratto di Candance, la sorella di Mike, che, prigioniera della sua vita, si interroga facendo i conti con la sua solitudine e la sua mancata maternità

Com’era possibile che questa fosse la sua vita? Non aveva compiuto lo sforzo necessario per andarsene come aveva fatto sua sorella: era rimasta e aveva scelto un lavoro che la costringeva a fingere che i figli e le figlie di gente che conosceva fin dall’infanzia potessero diventare migliori dei loro genitori

Ma altrettanto preciso è anche il personaggio di Karen, la moglie di Mike, che vive nel terrore di una ennesima caduta di status, ma ha dei momenti di delicata verità

Mi dispiace, ma non ci riesco. Mi sto solo preparando a un altro disastro. Se mi preparo, sarà meno dura affrontarlo

Così, con una padronanza davvero ammirevole, Dee ci fa amare i suoi personaggi – e chi tra noi provinciali non si riconoscerebbe in alcuni canzonatori passaggi a favore (e contro) la gente di città e il provincialismo stesso, quando finisce coll’identificarsi con una miope autoreferenzialità e una mancanza di un più ampio respiro?

La città era una griglia, ma lui non riusciva mai ad orientarvisi…le strade erano affollatissime, e non era nemmeno l’ora di punta. Se ti fermavi, la gente se la prendeva con te. (…) In realtà la città non gli era mai piaciuta, tanto più per la sensazione che gli dava di essere circondato da persone che sapevano qualcosa che lui ignorava

La gente di città, e in particolare di Manhattan, tendeva ad essere erroneamente convinta che l’esistenza che conduceva era quella reale, importante e influente e che chiunque altro era provinciale e fuori dal mondo. Quando in realtà era vero il contrario: al mondo non esisteva nessuno che avesse meno contatto con la realtà dei newyorkesi. Gente che viveva su un’isola, pagava un milione di dollari per un monolocale e passava intere giornate a creare programmi informatici con cui scambiare merci inesistenti: erano loro a essere irreali.

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“I Provinciali” di Jonathan Dee, traduzione di Stefano Bortolussi, Fazi Editore, pp.439, €20,00

 

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