Renato Cantore

(Questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano Cronache Lucane l’11 luglio in occasione dell’uscita del libro nelle librerie)

Petrone CronacheLucaneLa sera del 30 novembre 1609 Galileo Galilei puntò il cannocchiale per la prima volta verso la Luna, e quello che vide e che descrisse nel Sidereus Nuncius cambiò per sempre la percezione di essa, e fu l’inizio di quella rivoluzione scientifica, che ha mutato il nostro essere nel mondo.

La genialità dello scienziato consisté nel perfezionare il cannocchiale inventato dagli olandesi, per trasformarlo in un telescopio, come lui stesso lo definì, e puntarlo non sulla terra per scopi militari e difensivi, ma verso il cielo, rendendolo uno strumento scientifico capace di rivoluzionare l’astronomia.

Un piccolo ed efficiente telescopio è il regalo che all’età di dieci anni ricevette il baronetto Wernher von Braun dalla madre, che come una “fata ignorante” segnò inesorabilmente il destino del figlio, al quale da quel momento non sarebbe più mancata la voglia di guardare il cielo, come ricorda Renato Cantore, giornalista e scrittore lucano, in “Dalla terra alla luna”,  l’entusiasmante e sobrio racconto per la casa editrice calabrese Rubbettino, della missione spaziale per eccellenza, che portò cinquant’anni fa, dopo tre secoli e mezzo dalla prima “visione” galileiana, il 20 luglio 1969, l’uomo sulla Luna, segnando il predominio culturale e scientifico degli Stati Uniti nei confronti dell’Unione Sovietica, che pure solo qualche anno prima con l’impresa di Yuri Gagarin aveva mostrato quanto fosse più avanti nella tecnologia spaziale.

Il volume è introdotto dalla prefazione di Tito Stagno, il giornalista Rai che andò in onda per 25 ore per raccontare la missione spaziale agli Italiani, con una professionalità giornalistica che è rimasta nel cuore di chi l’ascoltò e nelle pagine del giornalismo televisivo italiano.

Con Marco Spagnoli Renato Cantore ha firmato anche il documentario “Luna Italiana Rocco Petrone e il viaggio dell’Apollo 11” prodotto dall’Istituto Luce-Cinecittà per A+E Networks Italia con il patrocinio di Agenzia Spaziale Italiana e in collaborazione con NASA, che andrà in onda il 18 luglio alle 22.40 su History, canale 407 di Sky

Non è il barone tedesco, inventore del razzo A4, padre naturale dei missili V2, la temutissima arma segreta di Hitler, con cui i nazisti nell’autunno del 1944 cercarono di mettere in ginocchio la Gran Bretagna, senza riuscirci, e che quando le sorti della Germania e del nazismo sembrarono ormai scontate, decise di consegnarsi in maniera rocambolesca con i più stretti collaboratori agli americani, gli unici secondo il suo sentore che avrebbero potuto proteggere il suo lavoro, ad essere il protagonista dell’epopea raccontata da Renato Cantore in “Dalla terra alla luna” con piglio competente e sicuro di giornalista e il passo ampiamente documentato del saggista, ma Rocco Petrone, ufficiale americano di origini lucane, essendo i genitori nati e cresciuti a Sasso di Castalda, paesino arroccato e sconosciuto, che lui rese celebre in tutto il mondo. Alla visita che Rocco Petrone riservò ai suoi parenti italiani a Sasso di Castalda, durante una missione in Europa come giovane ufficiale all’indomani della seconda guerra mondiale, Renato Cantore affida un intero capitolo, “La scoperta delle radici”, che serve a mettere in risalto sia il carattere e l’indole del personaggio sia a renderlo icona di quel sogno americano che ha visitato i sonni di molti italiani durante la seconda metà del Novecento, soprattutto nel Meridione. 

Quando nel 1960 Wernher von Braun accettò, dopo un’iniziale forte resistenza, di passare alla Nasa come direttore del nuovo Marshall Space Flight Center, per provare a battere i sovietici nella corsa alla conquista dello spazio, una delle condizioni che pose fu di avere nel suo team Rocco Petrone, conosciuto al Redstone Arsenal, centro di progettazione e sperimentazione, affidatogli dal 1950 dove il capitano Rocco Petrone, ventiseienne, fresco di master al Mit, era stato inviato nel 1952.

Come già con il cannocchiale olandese, l’interesse per i missili di von Braun era stato soprattutto di carattere militare anche negli Stati Uniti, portando alla creazione del missile Redstone, con il quale i generali americani erano convinti di poter affermare la propria supremazia nella Guerra Fredda. Solo in un secondo momento si lasciarono convincere che la sfida tra i due blocchi si giocava non più sulla Terra ma negli spazi infiniti dell’Universo, dando così avvio a quel percorso, fomentato e fortemente voluto da Kennedy, che porterà l’uomo a toccare il suolo lunare.

L’incontro tra von Brauen e Petrone, il barone e il contadino come li definisce Renato Cantore a titolo di un capitolo, avrebbe non solo cambiato le vite di entrambi, ma segnato la storia dell’umanità con lo sbarco dell’uomo sulla Luna, che non si sarebbe realizzato senza l’impegno e la tenacia di Rocco Petrone, la competenza estrema quasi maniacale, la robusta genialità e la capacità di perseguire un sogno così grande da sembrare impossibile.

“Cape Canaveral. Al solo pronunciare questa parola viene da evocare un mondo fatto verso il cielo, sofisticate sale controllo con centinaia di monitor e legioni di tecnici in camice bianco. «Ma quando arrivammo noi, nel 1953 – ricordava Rocco- Cape Canaveral era solo una landa desolata in cui gli unici esseri viventi erano una piccola carovana di zingari e tante, tante zanzare».

Dopo un momento iniziale di diffidenza nacque un rapporto di grande sintonia tra il gruppo di scienziati e tecnici tedeschi e i giovani ingegneri dell’esercito americano. «Eravamo tutti amici – ricordava Rocco – e tutti convinti che mai e poi mai un missile avrebbe potuto portare l’uomo sulla Luna, io per primo».”

Dalla prime rampe di lancio, destinate a sostituire quelle utilizzate per missili più piccoli e leggeri, al lancio dei vari Saturno fino al grandioso Saturno V che avrebbe trasportato la navicella Apollo, passando per il programma Gemini alla tragedia della missione Apollo 1, alle successive missioni Apollo, fino al fatidico “go” pronunciato da Rocco Petrone, dopo il giro di ricognizione

“nella firing room per accertarsi che il livello di attenzione fosse al massimo e ciascuno stesse seguendo esattamente le procedure assegnate”

Renato Cantore presenta in “Dalla terra alla luna” una ricostruzione narrativa, puntuale dettagliata e avvincente, che ha il pregio della sobrietà e della lucidità, senza ammiccamenti al romanzesco a cui pure la vicenda si presterebbe, o all’agiografia del protagonista, per il quale pur dimostrando piena e dovuta ammirazione, Cantore conserva uno sguardo lucido e fermo.

Al giornalista Renato Cantore sta la capacità di raccontare senza sbavature un momento esaltante della storia dell’umanità, raccogliendo e selezionando le informazioni, accurate e precise anche dal punto di vista scientifico e di innovazione tecnologica, senza perdere in immediatezza e nel coinvolgimento del lettore; al saggista che Renato Cantore dimostra di essere nello sviluppare la vicenda nell’ampio respiro di un libro, sta la visione generale in cui la missione della conquista della Luna si inserisce, con l’abilità di far scorrere in parallelo alla missione spaziale lunga un decennio dalla valenza scientifica e tecnologica incommensurabile, anche le implicazioni economiche e politiche che ne sono connesse, l’impianto storico su cui la vicenda si innesta con l’accenno sempre ficcante ai grandi eventi, dalla Guerra Fredda alla presidenza Kennedy  fino al suo assassinio, alla guerra del Vietnam e alle manifestazione pacifiste e antirazziali del ‘68, a cui si aggiunge l’acribia con cui vengono raccontati aneddoti e retroscena, motivazioni e comportamenti, vicende biografiche e valutazioni critiche.

Una lettura da cui si esce più ricchi ed esperti nel cinquantesimo anniversario di quella notte estiva in cui sembrò di toccare la luna con un dito.

 

Dalla Terra alla Luna

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