TRA #LISTEBELLE E PICCOLE RASSEGNE

Foto di copertina di EMILIANO ZAMPELLA
Foto di copertina di EMILIANO ZAMPELLA

Rianimare un piccolo borgo appartato del centro storico con la Cultura e i Libri è lo scopo della nostra mini rassegna estiva “E… state nel borghetto”. Nonostante il caldo infernale, le adesioni dei lettori e degli appassionati di cultura è massiccia. Abbiamo raggiunto un record di presenze Venerdì 5 luglio durante la tappa parmigiana del Festival Internazionale della letteratura di viaggio. Erano oltre cinquanta le persone accorse all’Anteprima parmigiana di questo Festival, giunto alla sua IV edizione, e che prevede numerosi appuntamenti in tutta Italia prima delle celebrazioni conclusive in Sardegna, con anteprime in diverse città e sinergie con numerose librerie e realtà culturali. Anche quest’anno i Diari di bordo hanno collaborato con il Festival Internazionale della letteratura di viaggio ospitando un incontro doppio con Antonio Boschi e due musicisti dei Best Before War, Matteo Scheggia e Giorgio Alfano per la presentazione del nuovo libro di Antonio Boschi e Lorenz Zadro, edito da Arcana, “Blues Pills e altre storie” e, nella seconda parte, presentazione di “Ctrl – Persone, luoghi e altre storie”, Gli ultrauomini con il direttore Nicola Feninno.

Blues Pills e altre storie è un’opera dedicata alla musica afroamericana con uno stile chiaro ma volutamente leggero ed essenziale. La prima parte è dedicata alle origini, gli stili, i musicisti di riferimento e la situazione del blues in Italia; la seconda ripercorre alcuni aspetti al di fuori della musica ma che con la stessa hanno un legame fondamentale: “le altre storie”, con una bibliografia, una filmografia e una guida all’ascolto a chiudere il volume. Lorenz Zadro, veronese, è chitarrista, autore, collezionista e cultore del blues. Collabora attivamente con numerose riviste musicali specializzate e periodici locali. Nel 2010 ha fondato Blues Made In Italy e, nel 2015, la società A-Z Blues, coordinando molti progetti legati al mondo dell’American Music in Italia e all’estero, offrendo servizi e consulenza ad artisti, live club, festival ed enti nel settore dello spettacolo. Antonio Boschi, parmigiano, ha fondato l’associazione Roots-way, ideatrice dell’omonimo Festival premiato nel 2009 dalla Blues Foundation come migliore a livello europeo. È uno dei responsabili dell’European Blues Union e da circa dieci anni collabora con la rivista «Il Blues». Assieme a Lorenz Zadro e Davide Grandi ha fondato la società A-Z Blues.

Ctrl – Persone luoghi e altre storie con Nicola Feninno, il nuovo numero Gli ultrauomini. Terrestri d’Italia in contatto con altre dimensioni, che segue la pubblicazione, nel 2018, di Stiamo scomparendo – Viaggio nell’Italia in minoranza, primo libro reportage di una collana di libri firmati CTRL Books.

Gli ultrauomini. Terrestri d’Italia in contatto con altre dimensioni acchiude un reportage fotografico durato tre anni, a cura di Michela Benaglia, 11 reportages narrativi a cura di: Giulia Callino, Maura Chiulli, Valerio Millefoglie, Alessandro Monaci, Angelo Mozzillo, Sofia Natella, Donato Novellini, Luca Pakarov, Martino Pinna, Matteo Trevisani, Paolo Zardi e un gran centrifugato finale di ultraumanità. Un libro-reportage di incontri ravvicinati con terrestri d’Italia che vanno ultra: a partire dal gestore di un’agenzia di pompe funebri di Mirandola, in provincia di Modena, che fornisce servizi di ibernazione. Tradotto: congela i cadaveri dei richiedenti e li spedisce in Russia in un centro specializzato di criogenesi (pratica legalizzata in quel paese), dove i corpi riposeranno in silos, a meno 196 gradi, in attesa di una “resurrezione” per intercessione della tecnologia. E poi reportage da un convento di suore di clausura, dalle viscere della terra, da una sala operatoria, dalla casa di un “alieno di paese”, da una panchina su cui siede un cyborg ventiduenne, da un salottino in cui un maestro della Quarta Via beve il caffè, da un ufficio comunale in cui lavora una donna wrestler, da una conferenza di Persone Altamente Sensibili, dalla cameretta di una tanatoesteta, dalle spiagge dove un pensionato va a caccia di messaggi in bottiglia.

Tra le segnalazioni di questa estate voglio ricordare la seconda edizione di #Listebelle, il gioco dei libri ideato da Antonio Vena e, che dalla scorsa estate, mi vede tra gli animatori. Si scherza e si gioca coi libri, cercando di poter suggerire qualche titolo interessante per la stagione estiva e creare un interesse intorno a titoli belli non giustamente supportati ma anche intorno a titoli di qualche anno fa, ingiustamente dimenticati. Sono i lettori, quelli veri a dire la loro su possibili libri da leggere che destano la loro curiosità.
Lo scopo del giochino estivo è spazzare via le nubi insidiose dei libri brutti, quelle pronte a rovinare la buona estate del Lettore. Si Vota scegliendo 3, TRE, libri che un lettore desidera, brama, vuole leggere e possedere per quest’estate.
Una lista spontanea che fanno i veri lettori, tutti insieme, puri e senza interessi grigi.
Anche quest’anno in tantissimi hanno aderito ed è stata anche l’occasione per riscoprire autori e titoli non recenti, come nel caso di un titolo portato in Italia dal mio amico Leonardo Luccone alcuni anni fa. Si tratta di un libro scritto da un italoamericano di nome Salvatore Scibona dal titolo “La fine”, con una bella traduzione di Beniamino Ambrosi, pubblicato nel 2011 da 66thand2nd.

Scibona è un virtuoso della lingua e della costruzione narrativa, capace di creare personaggi memorabili e presto la stessa casa editrice darà alle stampe il nuovo The Volunteer. Salvatore Scibona è nato a Cleveland nel 1975 in una famiglia di origine siciliana. Si è laureato all’Università dell’Iowa in Scrittura creativa e attualmente lavora presso il Fine Arts Work Center di Provincetown. Dopo gli studi, grazie a una borsa Fulbright, l’autore è venuto in Italia per conoscere il paese dei suoi antenati, imparare l’italiano e fare ricerche per il suo romanzo. L’Italia e la Sicilia sono state sempre presenti nel suo immaginario, però . Con La fine è stato finalista nel 2008 al National Book Award e si è aggiudicato nel 2009 il Young Lions Fiction Award e il Whiting Writers’ Award.Nel giugno del 2010 il «New Yorker» ha incluso Salvatore Scibona nella lista dei 20 under 40. Dopo il successo dell’edizione americana, La fine è stato pubblicato in Inghilterra, Francia e Germania.

15 agosto 1953. A Elephant Park è la festa dell’Assunta e come ogni anno le strade si trasformano in un carnevale di ambulanti, devoti cristiani e semplici curiosi, specialità culinarie e mirabolanti giostre per bambini. In processione svettano le tonache immacolate che portano in spalla la statua della Vergine Maria, con la pelle scura e le vesti tappezzate di diamanti. Ma nell’aria della sera si avverte il sentore di un presagio, e per una volta tutto sarà diverso. Una vedova abortista, un adolescente introverso, un’enigmatica sartina, un marito abbandonato, un gioielliere che colleziona lettere di soldati confederati, e Rocco, il fornaio del quartiere, che ha appena perso un figlio in Corea. A Elephant Park si intrecciano nel tempo le storie di donne e uomini ordinari, perfino trascurabili, emigranti messi alla prova da un difficile passato, ma sostenuti da una fede incrollabile nei loro progetti ormai avviati verso una fine imminente. Un crimine spregevole, mai confessato, finirà per segnare e stravolgere il destino di tutti.
Con un personalissimo stile narrativo, subito accostato ai maestri Faulkner, Greene e McCarthy, Salvatore Scibona tesse una trama serrata di eventi, che spazia dagli anni Cinquanta agli ultimi decenni dell’Ottocento, offrendo un ritratto inedito e straordinario della comunità italoamericana.

In attesa del 13 luglio, data in cui verranno stilati i titoli che hanno incontrato il maggior favore da parte dei lettori io ho scelto di riportare I TITOLI di due delle tantissime liste pervenute, quella della mia socia Alice e quella della scrittrice e blogger Francesca Maccani.

Il primo titolo scelto da Alice è l’ultimo libro, pubblicato a febbraio 2019 dalla casa editrice 66thand2nd, di Antoine Volodine dal titolo “Sogni di Mevlidò” nella traduzione di Anna D’Elia.

«Questo libro di Volodine, virtuoso della catastrofe, risuona come una risata nel bel mezzo del disastro. Senza dubbio perché è prima di tutto un vero romanzo d’amore». LE MONDE

Mevlidò è un poliziotto allo sbando incaricato dagli Organi, le supreme Autorità, di infiltrarsi tra gli abitanti di un immenso ghetto urbano, Pollaio Quattro, per studiarne le abitudini e prevenirne le azioni criminose. I rapporti estremamente ambigui del poliziotto con gli abitanti del ghetto, la sua pericolosa deriva psichica verso stati di non-vita e di sub-morte, il suo latente doppiogioco, lo rendono sospetto agli Organi ma anche ai derelitti che dovrebbe controllare. Le atmosfere notturne, il caldo tropicale, la presenza asfissiante degli insetti e degli uccelli, la delazione, gli interrogatori, i ricordi, l’esplosione dello spazio-tempo sono, accanto all’investigatore, i veri protagonisti del racconto. Mevlidò è l’antieroe volodiniano per eccellenza, sorta di Untermensch ossessionato da questioni etico-amorose, punto di passaggio tra sotto e sovra-mondi, tra umani e animali, tra luce e ombra. Romanzo di amore e morte, o meglio di amore e di azzeramento della morte, Sogni di Mevlidò è un libro sontuoso che dispiega l’intero l’armamentario visivo del Volodine più «dark» e che regala pagine di uno spettacolare onirismo degno di Max Ernst.

Il secondo titolo scelto da Alice Pisu per #Listebelle è l’ultimo libro del turco Burhan Sönmez dal titolo “Labirinto” nella traduzione di Nicola Verderame per la Collana Narrativa di nottetempo.

Un giorno Boratin, un musicista blues che vive a Istanbul, si risveglia in ospedale avendo completamente perso la memoria: non sa piú chi è, da dove viene, qual è il suo passato e quale la direzione del suo presente, non ricorda gli affetti piú cari né le amicizie più prossime, e soprattutto si arrovella attorno a un interrogativo ossessivo e senza risposta: perché ha tentato il suicidio gettandosi già dal Ponte sul Bosforo? Attorno a questa costellazione di domande cerca di riprendere a vivere, riconquistando dimestichezza con volti, voci, spazi, storie, specchi, e in primo luogo con se stesso… Flâneur dei labirinti della mente e della città, percorre pensieri e strade alla disperata ricerca di una consistenza, a tu per tu con la tabula rasa della memoria, dalla quale emergono scomposti dettagli che non sa collocare nel tempo: davanti a una statuina della Pietà, si chiede se Gesú e Maria siano vissuti anni prima o millenni addietro, e scambia l’immagine del capo dello Stato con quella di un sultano vissuto un secolo prima. Con ritmo incalzante e analisi cristallina, il romanzo di Burhan Sönmez ci restituisce le peregrinazioni di Boratin nei misteri dell’identità, fino alla domanda estrema: è più liberatorio per un uomo – e per una società – conoscere il proprio passato o dimenticarlo?

Il terzo libro suggerito dalla libraia dei Diari è “Stato di emergenza”, secondo libro dello scrittore di origini iraniane Navid Kermani, pubblicato per Keller. Il sottotitolo per questo libro che risulta essere un grande affresco del mondo osservato da punti di vista insoliti è “Viaggi in un mondo inquieto”. Un narratore intelligente e un viaggiatore acuto che dal Cairo passando per il subcontinente indiano, il Pakistan, l’Afganistan, L’Iran, l’Iraq e il Mediterraneo orientale tra Siria, Palestina e Israele, ci fa conoscere tante cose. Undici viaggi che mettono in rilievo la scrittura di un grande reporter.
Una voce potente e compassionevole, un intellettuale raro. Paolo Rumiz nel suo “Il filo infinito” lo definisce “quell’immenso intellettuale iraniano in Germania che è Kermani”.

“È sempre un privilegio visitare l’Afghanistan”. Sono parole dello scrittore e fotografo svizzero Nicole Bouvier, che nel 1953 andò dalla Svizzera a Bombay, passando per Kabul, con una Fiat Topolino: “Fino a non molto tempo fa era un’impresa. Dato che l’esercito britannico non riusciva a imporre un controllo ferreo sull’India, ha bloccato ermeticamente gli accessi orientali e meridionali. Gli afghani dal canto loro si sono impegnati a non ammettere alcun europeo sul proprio territorio. Hanno quasi sempre mantenuto la parola e raggiunto ottimi risultati”. Fino al 1922 c’erano stati a stento una dozzina di occidentali spavaldi che erano riusciti a visitare l’Afghanistan, scrive Bouvier. Gli studiosi avevano avuto ancora meno fortuna. L’orientalista James Darmesteter si dovette accontentare di andarsi a cercare delle fonti nelle carceri pakistane, non essendo riuscito a varcare il passo Khyber; l’archeologo Aurel Stein attese il visto per dodici anni e lo ottenne giusto in tempo per morire a Kabul. “Al giorno d’oggi è sufficiente un po’ di tatto e di pazienza per ottenere il prezioso visto, ma se si arriva dopo il crepuscolo alla località di confine di Laskur-Dong, sulla strada Quetta-Kandahar, non c’è nessuno a cui mostrarlo. Nessun posto di frontiera, nessuna barriera, nessuno dei soliti controlli, solo il nastro bianco della pista che passa tra le case di fango e l’aperta campagna”.

Il primo libro scelto da Francesca Maccani per #LISTEBELLE è “Di perle e cicatrici” scritto da Pedro Lemebel, scrittore cileno nato nel 1952 in un quartiere popolare di Santiago. Nel 1987 forma, con Francisco Casas, il collettivo Las Yeguas del Apocalipsis, trasformandosi in un mito della scena artistica cilena e nel simbolo internazionale della liberazione sessuale. Dal 1989 pubblica le sue cronache in Cile e all’estero. Nel 1996 conduce il programma Cancioniero di Radio Tierra. Muore all’alba di venerdì 23 gennaio 2015, all’età di 62 anni, lasciando un vuoto incolmabile nella cultura del paese.
In Italia, Marcos y Marcos ha pubblicato “Ho paura torero”, “Baciami ancora, forestiero” e “Parlami d’amore”. Roberto Bolaño ha scritto di lui «Lemebel non ha bisogno di scrivere poesie per essere il miglior poeta della mia generazione. Nessuno arriva più in profondità di Lemebel. E per di più, Lemebel è coraggioso, vale a dire che sa aprire gli occhi nell’oscurità, in quei territori nei quali nessuno osa entrare. Quando tutti quelli che lo hanno snobbato saranno scomparsi nella fogna o nel nulla, Pedro Lemebel sarà ancora una stella.»
Pubblicato a maggio da Edicola Ediciones, “Di perle e cicatrici”
aveva visto la luce per la prima volta in Cile nel 1998, e raccoglieva 70 cronache che Pedro Lemebel, scrittore e artista cileno, personaggio iconico della critica sociale post dittatura, compilò per il programma radiofonico Cancionero di Radio Tierra.

Nel loro insieme rappresentano un dissacrante bestiario di chi, vittima, complice o carnefice, ha popolato le strade e l’immaginario cileno nei primi anni di transizione verso la nuova apparente democrazia. Un ventaglio policromo di personaggi che Lemebel tratteggia, a seconda del caso, con crudeltà o dolcezza, senza mai trascurare la propria identità e il proprio punto di vista, quello di chi ha sempre vissuto ai margini, nell’avamposto più estremo dell’esclusione, e da lì ha osservato, vissuto e denunciato una società crudelmente conformista.«Questo libro viene da un processo, un giudizio pubblico e un Norimberga sputato sui personaggi complici dell’orrore. Per loro, un tetto di vetro, frantumato dallo svelare postumo del loro silenzio opportunista, per altri, omaggi tardivi, forse ancora umidi nella vessazione delle loro ferite. Ritratti, atmosfere, paesaggi, perle e cicatrici che mettono in ordine la recente memoria, ancora recuperabile, ancora intorpidita nella protettiva carezza della sua tiepida forza testimoniale.»

Il secondo libro scelto dalla Maccani è “Quando un uomo cade dal cielo” di Lesley Nneka Arimah pubblicato da SEM. Una raccolta di storie che spazia dal realismo al racconto fantastico, tutte legate dallo stesso filo: le loro protagoniste femminili. La scrittura di Lesley Nneka Aarimah, la sua capacità di fissare con poche parole un momento decisivo, di descrivere i sentimenti con grande lucidità, sono la chiave di un talento che ha ancora molto da dire.

“Quando Enebeli Okwara mandò sua figlia alla scoperta del mondo, non sapeva quello che il mondo poteva fare alle figlie”.
È questo l’inizio di uno degli straordinari racconti contenuti in questo libro, storie che esplorano temi cari a tutti noi: l’importanza della famiglia, nel bene e nel male, e del luogo che chiamiamo casa; i legami tra genitori e figli, mariti e mogli, amanti e amici. E poi le differenze di classe e razza, i complicati rapporti tra giovani adolescenti e le loro madri, la guerra che distrugge le vite, e le piccole battaglie che ogni persona combatte ogni giorno. Lesley Nneka Arimah attraversa tutti i generi del racconto, da quello realistico a quello fantastico, con una voce unica e molto originale. È una scrittrice che riesce a disegnare le sue protagoniste femminili senza censurarne debolezze o difetti, ma cogliendo pienamente l’essenza dell’essere donna nelle diverse fasi della vita. Ci sono, nelle sue storie, attimi folgoranti in cui si ha l’impressione che una luce si accenda, per permetterci di vedere ciò che si cela dietro un gesto quotidiano, di intuire emozioni nascoste, di identificarci con un personaggio. La sua scrittura, la capacità di fissare con poche parole un momento decisivo, di descrivere i sentimenti con grande lucidità, sono la chiave di un talento che ha ancora molto da dire.

Il terzo titolo è “Archivio dei bambini perduti” di Valeria Luiselli che verrà pubblicato da La Nuova Frontiera nella collana Liberamente a fine agosto.
“Archivio dei bambini perduti” di Valeria Luiselli racconta il viaggio estivo di una famiglia attraverso gli Stati Uniti, tra immagini mozzafiato, lirismo, e critica sociale.
Una madre e un padre decidono di compiere un viaggio in auto coi propri bambini, da New York all’Arizona. Nella loro Volvo usata – e col loro figlio di dieci anni che fa esperimenti con la nuova Polaroid – la famiglia è in viaggio verso l’Apacheria: la regione che gli Apache un tempo chiamavano casa, e dove ancora aleggiano i fantasmi di Geronimo e Cochise. Il padre, un audio-documentarista, spera in questo luogo storico e mitico di poter raccogliere un “inventario di echi”. La madre, giornalista radiofonica, è provata dalle notizie che sente sempre più di frequente all’autoradio: migliaia di bambini che cercano di raggiungere l’America per poi restare bloccati al confine Sud, trattenuti nei centri di detenzione o rispediti alle loro terre e al loro destino.
Ma mentre la famiglia si addentra sempre più a ovest – dalla Virginia al Tennessee, dall’Oklahoma al Texas – una crisi si fa largo. Tra i genitori si apre una fessura, che i bambini possono sentire sotto i loro piedi. Tutti insieme si avviano, inesorabilmente, verso un’avventura grandiosa e indimenticabile – destinata a svolgersi tra gli arsi paesaggi del deserto e le stanze evanescenti della loro immaginazione.
Raccontato attraverso le voci della madre e di suo figlio, nonché per mezzo di un collage di testi e immagini – tra le quali figurano storie di migrazioni e spostamenti – “Archivio dei bambini perduti” ci mostra come documentiamo le nostre esperienze e come ricordiamo di più le cose che più ci interessano. Mescolando il personale e il politico con un’empatia sorprendente, Valeria Luiselli scrive un romanzo squisito, provocante e profondamente commovente.

Nello Zaino di Antonello: TRA #LISTEBELLE E PICCOLE RASSEGNE

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