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“È tempo di ricominciare” a leggere il proseguo dei destini incrociati di Henny, Käthe, Ida e Lina, quattro donne fantastiche nate ad Amburgo nel 1900 dalla penna e dalla fantasia di Carmen Korn, in omaggio alla città in cui vive.

davLe ho conosciute in “Figlie di una nuova era”, pubblicato da Fazi nella traduzione di Manuela Francescon e Stefano Jorio, e con loro ho attraversato le vie e i ponti di Amburgo, sono entrata nelle loro case, nella clinica di ostetricia in cui Henny e Käthe lavorano, nell’elegante dimora di Ida e nella scuola dove Lina insegna. A braccetto di ciascuna di loro ho incontrato vari personaggi, talora meschini più spesso di grande umanità. Mi sono innamorata con lo sguardo di ciascuna di loro del fascinoso Tian, del poetico Rudi, del generoso Theo e dell’infantile Lud, e della splendida ed esuberante Louise.

Con loro ho attraversato la Storia del primo Novecento, il clima sospettoso del nazismo e le atrocità della guerra, che scompagina le vite e disperde affetti e amicizie, mette in crisi scelte e suggerisce reazioni e comportamenti, gesti e decisioni.

Ero rimasta ferma, nel dicembre 1948, con Henny alla fermata del tram, con lo sguardo perso sulla vettura sferragliante in cui mi era sembrato con l’amica di rivedere Käthe, scomparsa senza dare più notizie di sé e di Rudi durante la guerra.

E non vedevo l’ora di ricominciare. Dal marzo 1949 fino all’autunno del 1969, con “È tempo di ricominciare” sempre per Fazi nella traduzione di Manuela Francescon, seguendo le quattro amiche e il dipanarsi dei loro destini come cerchi concentrici che si arricchiscono di vita e di vite. Nel secondo romanzo della trilogia, accanto ai personaggi già conosciuti e amati si aggiungono nuove figure, a partire dai figli di Henny e da coloro che amano, in un intreccio di esistenze sempre avvincente e intrigante.

Sullo sfondo con pennellate incisive e precise, la grande Storia, ma se in “Figlie di una nuova era” gli eventi avevano la predominanza nella ricostruzione storica dell’epoca; in “È tempo di ricominciare” è l’atmosfera e la temperie culturale degli anni Cinquanta e Sessanta a colorire le pagine, con la ripresa dal dopoguerra e la frenesia di ricominciare ma anche con le sottese battaglie per i diritti civili, non ancora riconosciuti, che Korn sa brillantemente innestare nella trama e nell’intreccio narrativo.

korn-carmen-270x270Carmen Korn mostra di possedere una lucida visione d’insieme che le permette di far muovere con eleganza e godimento del lettore tanti personaggi in un girotondo di vite appassionante. Si sta con grande piacere nelle sue pagine e nonostante i due volumi siano consistenti, si vorrebbe che non finissero mai, tale è l’affezione che vite e ambientazioni generano nel lettore. Motivo questo che mi rende impaziente di leggere il terzo tassello dell’affresco, seppure con la malinconia che sia l’ultimo e conclusivo.

In attesa del terzo volume che chiuderà la saga, non posso che ringraziare Fazi per aver fatto conoscere in Italia una storia così affascinante e coinvolgente, distinguendosi in maniera sempre più netta per l’attenzione alle saghe da quella dei Cazalet alla nuova da poco inaugurata con “Jalna” della scrittrice canadese Mazo de la Roche, che mi accingo a cominciare. Aggiungo, essendo in tema di ringraziamenti, uno speciale a Manuela Francescon per la traduzione limpida e fluida che rende la lettura piacevole ed entusiasmante.

Sulla saga ho girato un video per Cronache Lucane web che potete vedere QUI

È tempo di ricominciare
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