Mimmo Sammartino

Il seguente articolo è uscito il 3 luglio su Cronache Lucane

Prima Pagina Sammartino_LIEra il 2004 quando per Sellerio vedeva la luce “Vito ballava con le streghe”, una storia antica incistata negli elementi antropologici e ancestrali del Sud e in particolare della Lucania, che trovava aderenza anche in un luogo, il percorso delle sette pietre a Castelmezzano, paese natale di Mimmo Sammartino. L’opera era piaciuta molto a Elvira Sellerio, che nel 2006 pubblica nelle eleganti edizioni blu che hanno contraddistinto la casa editrice che porta il suo nome “Un canto clandestino saliva dall’abisso”. In entrambi i racconti la voce di Mimmo Sammartino prende le sue caratteristiche più vere e intime, nonostante la diversità del tono e dei contesti narrativi, delle voci narranti e dei contenuti. In quel miscuglio di lirico e teatrale germoglia “Il paese dei segreti addii”, edito nel 2016 per un’altra casa editrice nata e coltivata da una donna che i libri li sa fare e ama farli: Francesca Chiappa di Hacca edizioni. Per Hacca nel 2017 rivede la luce anche una nuova edizione di “Vito ballava con le streghe” con una postfazione dello stesso Sammartino che è una riflessione di poetica fondamentale, che tanto ha a che vedere con il labor limae e la piena maturità di cui “Il paese dei segreti addii” è rappresentazione piena e consapevole (QUI la mia lettura).

IMG_20190703_102258Di recente in libreria, sempre per Hacca, “ballata dei miracoli poveri”: apparentemente il proseguo narrativo di “Vito ballava con le streghe”, in realtà un ulteriore passo nella scrittura di Mimmo Sammartino, che rende il libro un proseguo stilistico di “Il paese dei segreti addii”, nonostante il protagonista sia proprio il misero Vito, in preda al senso di colpa per aver causato la morte della moglie strega, e alla ricerca di una fine che lo liberi ineluttabilmente da esso. 

Ma se in “Vito ballava con le streghe” la coralità rimaneva sullo sfondo, seppure a colorare il racconto di tragico, con “ballata dei miracoli poveri” la coralità prende il sopravvento nella narrazione di molteplici personaggi, come già avveniva in “Il paese dei segreti addii” e trova la sua voce visibile in papanonno, laddove nel precedente il cantore coincidente con il narratore rimaneva verghianamente nascosto, pur essendo in entrambi i casi esponente elettivo ed eccellente della umanità cantata e della sua inossidabile dignità, munito di un’arma potente e incontestabile: l’ironia.

Con il nuovo romanzo, Mimmo Sammartino così come esplicitamente detta nella postfazione a “Vito ballava con le streghe” si fa cantore e custode, ma anche fine e lirico interprete delle storie dei nostri vecchi che abitano “il villaggio vivente nella memoria”. Cantore del popolo del Sud, che è una dimensione prima ancora dell’anima che geografica, come sembrano suggerire i luoghi realistici, ma non reali che si aprono nei suoi libri.

In “ballata dei miracoli poveri” lo sperimentalismo linguistico, che si fonda sul ritmo cadenzato e lirico della prosa, su un uso voluttuoso delle metafore e immaginifico delle similitudini, si fonde in modo ancora più complesso, stratificato e maturo rispetto a “Il paese dei segreti addii”, con lo sberleffo e il comico, che sono la vera arma degli offesi non vinti dal destino, anche con inserzioni della lingua dialettale che creano un registro vario e multiforme, che sa passare senza cesure dal tragico al buffo al comico alla burla, come è della vita e come ne è mirabile esempio la storia di Flumena, raccontata con sagacia da papanonno. Come già per Rosina Battaglia in “Il paese dei segreti addii”, così anche con Flumena Mimmo Sammartino suona le corde dell’erotismo con un vitalismo panico in cui si sorride e si ride, fino a che in virtù del sentimento del contrario si saggia la tragicità che la vita nasconde nei destini e nelle scelte.

Ognuno dei venti capitoli che compongono il mosaico ricco e caleidoscopico della Ballata è introdotto da un esergo, che nell’insieme da una parte rappresenta un sommario colto e preciso della poesia lucana (Sinisgalli, Trufelli, Pierro, Parrella, Scotellaro, etc), dall’altro si misura con i grandi cantori dell’umanità offesa, in primis Alda Merini e Fabrizio De André, come un sottofondo musicale e lirico su cui tracciare il filo dei destini di cui “ballata dei miracoli poveri” disegna l’ordito.

Oltre ai personaggi che ballano nelle pagine di Mimmo Sammartino, prepotente e folgorante è sempre il paesaggio. Anche in “ballata dei miracoli poveri” l’ambientazione scenica è una natura ambivalente, crudele e matrigna ma anche prodiga e accogliente, visionaria e onirica, che trova appiglio e iconografia nella più fondante tradizionale letteraria e biblica. Una natura labirintica in cui Vito si perde nella speranza di perdere la vita, e che lo porterà a incontrare figure non solo reali e umane, ma anche allegoriche e simboliche, che sottolineano l’aspetto paradigmatico della sua vicenda esistenziale e della sua condizione umana.

Se il protagonista di “Vito ballava con le streghe” viveva una situazione terrena che si ammantava di magia per librarsi in volo, in “ballata dei miracoli poveri” la sua caduta e successiva ascesi ha un senso profondo e metafisico, che diviene emblematico dell’umanità stessa.

Un equilibrio sempre più stabile che Mimmo Sammartino ricrea con le parole, come un incantamento, tra la vita e la morte, la terra e il cielo, il sentiero e il labirinto, il sé e la collettività, il mistero e la verità, il senso di colpa e l’offesa.

Un mondo, forse irrimediabilmente perduto, che Mimmo Sammartino celebra come un rito e un sacrificio, un atto benevolo per ingraziarsi il destino e la sua forza inevitabile. Uno scongiuro. Un sogno e una visione. Una rigenerazione. Un tentativo estremo, come è sempre quello di cui la Letteratura si fa carico, di (ri)creare il mondo e dargli un senso. Rubando le parole a Mimmo Sammartino stesso,

“come la modalità elaborata da un immaginario collettivo per cercare scampo dalla desolazione della vita aspra dei dimenticati. Dei negati. Di chi si percepisce non conforme al mondo che si pretende ridotto a una sola dimensione”.

Ballata dei miracoli poveri
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