Premio Strega 2019

Quest’anno per la prima volta il 4 luglio sarò alla serata conclusiva del Premio Strega, il LXXIII.

Ho a lungo desiderato di partecipare, e negli ultimi anni non ho mai mancato di seguire la diretta in tv. Perché?  – si chiederanno alcuni, visto che il vincitore già si sa e si è sempre saputo prima, diranno altri.

Per prima cosa, al netto delle polemiche che sempre si accompagnano al Premio, polemiche che dimostrano forse proprio quello che vado esprimendo, il Premio Strega rappresenta un momento prestigioso della vita letteraria del nostro Paese. Per me in particolare, è legato indissolubilmente al mondo letterario che mi ha formata e fatta crescere, e in cui mi sono riconosciuta lettrice consapevole e matura. Essere dunque presente in carne e in ossa al momento della premiazione ribadisce dal mio punto di vista personale e soggettivo un’appartenenza fondamentale per quello che sono.

Dodici candidati

In secondo luogo, per me che vivo tra i libri, la serata conclusiva del Premio Strega è una festa, la festa più importante di tutto un anno di letture e di riflessioni narrative. Ogni anno aspetto con trepidazione le candidature al Premio, con particolare attenzione alle motivazioni e ai nomi che presentano i diversi titoli. A mio avviso, un momento fondamentale di ricognizione della narrativa italiana, che fornisce un quadro esaustivo e variegato, unico per come il Premio è strutturato in questa prima fase. Nelle candidature, anno per anno, ritrovo sempre parte del mio percorso di lettrice e spunti importanti per le letture future. Quest’anno sono stati tanti i titoli candidati, una gioia per me perché da una parte dimostra che la narrativa italiana è viva e multiforme, e dall’altro che il quadro d’insieme proposto allo Strega è fecondo. (Su Libraio.it tutti i 57 titoli candidati per l’edizione 2019)

Cinquina autoriQuesta edizione poi è segnata da tre libri che ho amato moltissimo, e che per diverse ragioni si sono incistati nella mia vita di lettrice. Li cito in ordine di apparizione nella mia biblioteca: “Addio, fantasmi” di Nadia Terranova, che è scrittrice che seguo da sempre, sia per ragazzi come l’ho conosciuta, che per adulti come l’ho definitivamente apprezzata (QUI il Chiacchierando sul libro a pochi giorni dall’uscita in libreria); “Fedeltà” di Marco Missiroli, che è una delle poche voci maschili della narrativa contemporanea italiana che mi detta fortemente qualcosa dentro. Questo ultimo libro poi è legato a una serata speciale offerta ai blogger da Einaudi Editori, e visto che per me i libri, anche grazie al blog, sono spesso occasioni di vita, rimane un tassello indimenticabile nel mio album di ricordi. (QUI ho raccontato l’evento e come si è svolto). Infine “La straniera” di Claudia Durastanti, che me l’ha svelata in tutta la sua potenza narrativa e linguistica, nella ricchezza di una prospettiva letteraria e una visione del reale composita e complessa. Avrò il piacere, dopo averla già ascoltata con grande interesse a Libri Come (QUI il mio racconto), di chiacchierare con lei il 13 agosto in un posto speciale all’interno della Rassegna estiva organizzata dalla Fondazione Sinisgalli e dal suo indomito Direttore Biagio Russo: L’orto di Merola a Montemurro, la città natale di Leonardo Sinisgalli, a pochi passi dal paese di origine della madre di Durastanti, dove lei è tornata a vivere per alcuni anni da ragazza, come racconta nel libro.

Non ho ancora letto gli altri due libri della Cinquina: “M” di Scurati, voce troppo ostentatamente virile per essermi del tutto congeniale,  e “Il rumore del mondo” di Benedetta Cibrario, che apprezzai particolarmente con “Rossovermiglio” e un po’ meno con “Sotto cieli noncuranti”. Al primo romanzo sono particolarmente legata, perché regalo di benvenuta a Potenza dove ero appena arrivata con la famiglia e il cuore allagato di nostalgia per Roma.

Ringrazio Isabella D’amico, consigliera di letture preziose negli ultimi anni e di incontri felici con scrittrici e scrittori, per aver realizzato il mio piccolo grande desiderio. Poter dire: – Io c’ero! (e prossimamente ve lo racconterò).

Io c’ero, o meglio ci sarò!