di Antonello Saiz

Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”
Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”

 

 

 

 

 

 

TESORETTI

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In un magnifico corso, fatto in libreria e intitolato Il dono della scrittura, Jacopo Masini ha letto una storia bellissima che ha a che fare con i superlativi. Trattasi di un raccontino di poche pagine dal titolo “Ricongiungimento insperato”. Il racconto è contenuto in un libro che fece sobbalzare Kafka e Benjamin, e in Italia è pochissimo conosciuto, ed ha per titolo ‘Tesoretto dell’amico di casa renano’ di Johann Peter Hebel, appena ripubblicato da Quodlibet nella Collana Compagnia Extra curata da Ermanno Cavazzoni. Franz Kafka, che era uno che coi superlativi era parecchio parco, una volta,si narra, mostrando questo libro a un amico, disse: «È la storia più meravigliosa che esista».
Un libro di storielle per addormentarsi sereni la sera a letto scritto con una lingua semplicissima e pulita. Tante piccole storie incantevoli e garbate che andrebbero lette assolutissimamente da tutti. Il libro uscito per Quodlibet è a cura e con un testo di Alberto Guareschi.
Johann Peter Hebel fu, tra la fine del 1700 e gli inizi del 1800, un pastore protestante e professore al ginnasio di Karlsruhe, nel Baden-Württemberg. Dal 1807 collaborò all’almanacco popolare «L’Amico di casa renano», cavandone poi in un volume il Tesoretto (1811).

Questo è un libretto da leggere un po’ tutte le sere a letto, per addormentarsi poi estasiati e sereni. Sono le storielle che Hebel scriveva per un calendario molto diffuso soprattutto tra i bassi ceti sociali, «L’Amico di casa renano», con una lingua semplice, pulita, incantevole, che vuol farsi capire da tutti. Sono racconti di fatti insoliti, informazioni naturalistiche e astronomiche, insegnamenti per la vita di tutti i giorni, esercizi di calcolo elementare, casi di imbrogli e scaltrezze, disgrazie e straordinarie vicende, fatti storici e fatti insignificanti, aneddoti su personaggi famosi e non, sempre divertenti e che destano stupore. Nel 1811 è lo stesso Hebel a pubblicare in volume il Tesoretto, con una scelta delle sue prose. Il libro è sempre stato molto ammirato dai massimi scrittori di ogni tempo (tra cui Goethe, Kafka, Walser, Benjamin, Canetti) per la sua prosa garbata e di inarrivabile incanto.

Prende il titolo dall’ incoraggiamento che i pastori della Galizia da 1000 anni rivolgono ai pellegrini del Cammino di Santiago, il libro del giornalista Maurizio Naldini, “Ultreya. Cronache di pace e di guerra”, Edizioni Clichy, che abbiamo presentato il 29 maggio ai Diari di Parma.
Ultreya è un espressione latina e significa ‘vai oltre’, abbi coraggio e fiducia, abbi speranza e Naldini l’ha scelta per questo volume che raccoglie gli articoli da lui pubblicati sulla prestigiosa ‘Nuova Antologia’ dal 2011 ad oggi. Ne è nato un volume scritto con lo stile inconfondibile del grande reportage, quello che un tempo era ospitato nella Terza Pagina dei quotidiani e i 24 racconti offrono notizie, descrivono situazioni, coinvolgono il lettore in emozioni, riflessioni e idee.

«Ultreya» è l’incoraggiamento che i pastori della Galizia da mille anni rivolgono ai pellegrini del Cammino di Santiago: «vai oltre», abbi speranza. Naldini, inviato speciale che ha visitato negli anni Africa ed estremo Oriente, mondo arabo, India, America centrale, ex Jugoslavia, raccontando guerre e vicende quotidiane, ne fa il titolo di questo volume che raccoglie gli articoli da lui pubblicati sulla prestigiosa «Nuova Antologia» dal 2011 a oggi. Dalla condizione della donna ai suoi diversi modi di essere e di amare, da soldati e mercenari a eserciti formati da bambini, dalla sacralità e dal culto dei morti al senso del denaro, in un mondo che sempre più sostituisce la pace con la guerra.
Maurizio Naldini vive e lavora a Firenze. Come inviato speciale de «La Nazione» e de «Il Resto del Carlino» per trent’anni è stato testimone di grandi avvenimenti in Italia e all’estero. Si è occupato di costume e cultura ma anche di terrorismo e di mafia. Lo troviamo come inviato di guerra in Libano, Golfo Persico, Somalia, Mozambico, Bosnia, Kosovo. Come saggista e scrittore si è dedicato in gran parte alla storia della sua città. Attualmente è editorialista di varie testate e i reportage dei suoi viaggi appaiono regolarmente su «Nuova Antologia». Ha insegnato comunicazione e giornalismo alla facoltà di Scienze politiche di Firenze.

Maurizio Naldini ha scritto anche “Conosci Firenze?” sempre edito da Edizioni Clichy. Le notizie più strane, curiose e divertenti su Firenze in un gioco storico e letterario alla Raymond Queneau in 450 domande con 450 risposte.

Quali sono i colori originali di Firenze, e quali le statue vere e quelle false? Cosa scrisse Martin Lutero a proposito del suo ricovero a Santa Maria Nuova? Quanti erano, come lavoravano gli operai che costruirono la Cupola? Dove si svolse la prima corsa ciclistica al mondo e chi la vinse? Come si comportavano sessualmente i fiorentini del Trecento? Cosa fu determinante per la vittoria dei Guelfi a Campaldino? C’è una Firenze che non è mai stata scritta nei libri di storia né in quelli dell’arte. Una città in apparenza minore, fatta di curiosità, aneddoti, piccoli segreti. Ma anche di episodi che furono all’origine delle grandi vicende. Questo libro ce li racconta, in modo incalzante, in un gioco di 450 domande e risposte che spaziano dalle origini fino ai giorni nostri. Segue un percorso insolito, che non è cronologico, né per temi o per luoghi, ma piuttosto un richiamo di curiosità che si incatenano l’una dopo l’altra. Un volume che si legge d’un fiato, e ci rivela la città che insegnò al mondo l’arte, ma anche i commerci, l’organizzazione civile, il rispetto per i diversi, la capacità di dare e di darsi attraverso il volontariato. Il lettore, preso per mano, si aggira così in una realtà senza tempo. Perché il passato è nell’oggi, e ancora oggi ovunque si rivela, nelle cose e nei volti della gente, basta sapere come riconoscerlo.

Sabato 1 giugno abbiamo presentato ufficialmente l’iniziativa Un libro Sospeso per la Comunità di Sant’Egidio con Francesco Pattini. Francesco, in una serata molto bella e partecipata ci ha raccontato la Comunità cosa fanno a Bologna e in Italia da oltre cinquanta anna, e, poi, spiegato l’iniziativa solidale della libreria Diari di bordo a favore della Comunità di Sant’Egidio, tesa a creare una Biblioteca i Ragazzi e gli anziani seguiti dalla Comunità. Durante la serata, parlando di Pace e amicizia, è stato presentato anche il libro “La Forza disarmata della pace” di Andrea Riccardi, storico fondatore della Comunità di Sant’Egidio

Dov’è finito il movimento per la pace dopo il 2003?
Una cultura di pace deve riprendere forza e, con essa, un movimento che sperimenti percorsi nuovi per una partecipazione più attiva ai grandi temi internazionali. Il mondo globale, con le sue smisurate dimensioni e le sue radicate connessioni, ha bisogno di donne e uomini dalla coscienza globale.
La cultura della pace deve diventare una passione condivisa e un appuntamento rilevante nell’educazione delle giovani generazioni. Tutto questo, però, può maturare se persone consapevoli riprendono a parlarne in tutte le sedi. Il mondo globale non è solo un grande mercato, dominato da forze economiche che non si controllano, né uno scenario dove contano solo pochi poteri. Siamo parte di questa storia globale, che ha tanti attori, piccoli e grandi. E speriamo che questa storia si sviluppi in una prospettiva di pace, che è la migliore condizione possibile per l’umanità.

A seguire “I delitti esemplari”, reading teatrale, musicale con Andrea Gatti e Francesca Ferrari alla Tiorba e Elena Bacchini alla viola da gamba. Il reading si è basato sulla lettura interpretata di alcuni racconti scritti dall’autore spagnolo Max Aub .
Max Aub (1903-1972) fu narratore, poeta, drammaturgo, sceneggiatore e giornalista. Nato in Francia e trasferitosi con la famiglia in Spagna allo scoppio della Prima guerra mondiale, fece del castigliano la sua lingua d’elezione. Costretto all’esilio nel 1939, riuscì a riparare in Messico solo nel 1942, dopo aver trascorso tre periodi di detenzione nei campi di concentramento francesi. Il suo ciclo di romanzi conosciuto come Il labirinto magico è il più imponente affresco letterario della Guerra Civile spagnola.

Antonio Muñoz Molina nel Discorso d’ingresso alla Real Academia Española, nel 1996 ha pronunciato queste parole :

“La letteratura, a differenza della vita, non ha passati obbligatori. Durante il franchismo, si voleva scegliere un passato diverso da quello fabbricato dalla cultura del regime, e lo si cercava a tentoni, e si sceglievano per caso o per istinto nomi proscritti in cui riconoscersi. Uno cerca maestri, ma anche eroi, eroi civili e intimi della parola scritta, che lo elevano e lo accompagnano, che gli offrono coraggio nella ribellione e conforto nella malinconia. Io ho avuto la fortuna d’imbattermi subito in Max Aub”.

Da “I delitti esemplari”, Andrea Gatti ha estratto un reading teatrale musicale sviluppato attraverso la lettura interpretata di una decina di racconti di quotidiana crudeltà per ridere e sorridere. Sono stati cinque momenti raccontati dalla voce dell’attore Andrea Gatti che ha narrato due racconti brevi per volta che , in modo crudele, ironico, irriverente e divertente parlavano delle piccole esasperazioni di persone apparentemente normali, che, alla fine di ogni racconto, al culmine della loro esasperazione, commettono un delitto insensato e quasi surreale. La lettura, poi, è stata accompagnata dall’interpretazione di brani musicali eseguiti con uno strumento antico come la Tiorba. Quest’ultima, suonata dalla musicista Francesca Ferrari, interrompe, con melodie, dal sapore antico e soave, la narrazione crudele dei delitti raccontati da Aub, offrendo, così, un mix di recitazione e musica insolito e piacevole.

Di Max Aub ai Diari tra gli scaffali spicca il libro edito da Nutrimenti “Gennaio senza nome” nella traduzione e cura di Eugenio Maggi. Gennaio senza nome è la prima antologia italiana di racconti di Max Aub, una delle voci più prolifiche e originali della diaspora repubblicana spagnola.

Nel limbo del suo esilio messicano, Aub dedicò buona parte dei propri sforzi di narratore alla costruzione di una memoria collettiva prima annichilita o dispersa dal pugno di ferro di Francisco Franco, poi silenziata dalla pavidità o dall’indifferenza delle democrazie occidentali: quella degli antifascisti spagnoli e degli indésirables europei rinchiusi negli inumani campi di concentramento francesi.
Nelle otto storie raccolte in questo volume, Aub narra il dramma degli esuli repubblicani, vittime della lotta tra totalitarismi di destra e di sinistra, isolati e definitivamente dimenticati dalla loro terra d’origine, e rievoca l’infernale universo concentrazionario che lui stesso visse in prima persona tra il 1940 e il 1942, a Vernet, in Francia, e poi a Djelfa, in Algeria.
La cruda registrazione degli eventi storici si alterna ad amare epifanie surreali, come la cronaca dell’esodo dei profughi verso il confine francese nel gennaio del 1939, affidata alla prospettiva straniante di un albero, o il racconto immaginario in cui il Cordobés, il matador mito delle folle negli anni Sessanta, spodesta Franco e viene repentinamente eletto a capopopolo dei repubblicani.

Pochi giorni fa lo scrittore Binyavanga Wainaina é morto a Nairobi a soli 48 anni. Fondatore della rivista Kwani, autore di memorabili articoli sui luoghi comuni che caratterizzano lo sguardo sul continente africano (How to write about Africa, How not to write about Africa) e dell’acclamato memoir che trovate ai #Diari di #Parma dal titolo “Un giorno scriverò di questo posto” (66thand2nd, 2013). Wainaina ha impiegato sette anni per raccontarne poco più di trenta della sua vita in questo memoir di formazione che ha l’impatto di una confessione collettiva, quella del continente africano che si confronta con il mondo. La sua non è un’infanzia di stenti, la sua non è l’Africa degli affamati e delle multinazionali ma un’Africa che vuole trarre forza dalla diversità. Il giovane Binyavanga affronta i ricordi e li distilla nella sua visione emotiva della Storia. Il punto di partenza è un fatto che cambierà per sempre il suo paese. Nel 1978 muore Kenyatta, “il padre della patria”, e gli succede Daniel arap Moi – un kalenjin al posto di un kikuyu. Mentre il Kenya appare al mondo come “un’isola di pace”, impazza la rivalità tra le tribù e il razzismo. Binyavanga non può studiare nella scuola che ha scelto, e questa è solo la prima di una serie di rinunce. Finite le secondarie, decide di emigrare in Sudafrica per studiare finanza ma la nostalgia di casa e un senso di inadeguatezza avranno il sopravvento. Sono i libri a salvarlo: Binyavanga legge sempre, ovunque; si convince che il linguaggio è l’unico modo per dare una struttura al mondo. Ragionare sulle parole lo aiuta a costruirsi una coscienza politica, a laurearsi. E così, a un certo punto, è tempo di agire: “Ho letto romanzi e osservato le persone. Ho scritto quello che vedevo nella testa, ho dato forma alla realtà mettendola in un libro”, perché la vita non è solo capire chi sei ma anche chi dovresti essere.Wainaina fu incluso nel 2014 nella lista del Time Magazine dei 40 uomini più influenti del pianeta. Quell’anno, in seguito all’approvazione di leggi restrittive sull’omosessualità in Uganda – paese natale di sua madre – e in Nigeria, decise di rendere nota la sua omosessualità in modo indimenticabile e commovente.
“I am homosexual, mum” è il capitolo mancante del suo memoir, quello in cui Binyavanga immagina di raccontare alla madre – scomparsa da poco – di essere omosessuale. Il pezzo ha suscitato reazioni in tutto il continente e travalicato i confini dell’Africa, facendo di Binyavanga uno dei più inusitati e al contempo autorevoli attivisti del mondo gay africano e mondiale. La sua intelligenza trascendeva ogni etichetta, la sua voglia di vivere era irresistibile, il suo talento letterario immenso eppure accogliente e ora incompiuto.
Tra i nuovi arrivi in libreria segnaliamo un libro appena pubblicato da L’Orma editore, quello di Valèrie Manteau, dal titolo “Il solco” nella traduzione di Sabina Terziani.
Scrittrice e giornalista, Valèrie Manteau ha collaborato dal 2009 al 2013 alla redazione di Charlie Hebdo. Si è trasferita a Istanbul dopo un periodo al Museo delle civiltà dell’Europa e del Mediterraneo di Marsiglia. Il solco è il romanzo che l’ha consacrata: pubblicato da un piccolo editore indipendente, si è affermato in breve tempo come caso letterario, conquistando i lettori e la critica fino ad aggiudicarsi, a sorpresa, il prestigioso premio Renaudot.
«”Il solco” ti lascia nella testa un mondo trepidante, violento, gravido di minacce ma anche pieno di vita. La Storia, qui, è raccontata rigorosamente al “presente intimo”, l’approccio migliore alla dimensione collettiva.» ha scritto Annie Ernaux.

Istanbul è in ginocchio ma non si arrende. L’ondata di repressione del 2016 ha lasciato una scia di migliaia di arresti, sfigurando il volto più vivace della città, mutilando il movimento rivoluzionario che era esploso tre anni prima nella protesta di Gezi Park. Eppure la scintilla non è spenta: una miccia, un filo rosso attraversa ancora le redazioni semiclandestine dei giornali satirici, i caffè occupati, i quartieri dell’una e dell’altra riva del Bosforo. Alla ricerca di quel filo si lancia una scrittrice francese, tornata in Turchia per sottrarsi all’angoscia del mondo e ritrovare un amore sfuggente. La città le si spalanca davanti con le sue notti caotiche, dove è così facile perdersi per chi sta cercando di dimenticare. E’ allora che si imbatte in un nome, Hrant Dink, il grande giornalista e intellettuale armeno – fondatore del settimanale Agos («Il solco») – assassinato nel 2007 da un giovane nazionalista turco. Finalmente la storia che stava cercando. Il solco è un romanzo-reportage di attualità bruciante. Minacciati da un potere sempre più illiberale, i protagonisti della disobbedienza turca, da Aslì Erdogan a Ece Temelkuran passando per Necmiye Alpay, emergono in tutta la loro realtà esemplare e dolente. Ed è così che la storia d’amore si dissolve in una storia di donne e uomini costretti a vivere – secondo una celebre metafora dello stesso Dink – nell’«inquietudine della colomba» che teme a ogni passo di essere ingabbiata.

Da pochi mesi in libreria anche il libro di Paolo Valentino, “Tu Salvati”, edito da SEM. Le vite di quattro personaggi cambiano radicalmente a seguito della morte di Galdina, un’adolescente col titolo di “Miss cesso del liceo”. Paolo Valentino racconta nel libto le sfide che i suoi personaggi dovranno affrontare quando messi faccia a faccia con i loro fantasmi. Tu salvati è un romanzo complesso come i temi di cui tratta, tra cui l’adolescenza e i continui mutamenti che quest’età delicata può portare.

Nel libro scelto Arianna, una ragazza con un dente scheggiato e piena di rabbia, che vorrebbe non farsi più vedere da nessuno, sparire dal mondo. Bice, una professoressa senza più voglia di insegnare e che da anni ha rinunciato all’amore. Davide, un ragazzo che da tempo cova un male di cui si vergogna di parlare persino con sua madre. Carla, una donna che inerme guarda il suo corpo invecchiare, ma che disperatamente lotta contro l’invecchiare della sua memoria, terrorizzata com’è di lasciarsi sfuggire un indicibile segreto di famiglia. Poi ecco che Galdina Castaldi, una diciassettenne che tutti conoscevano come Miss Cesso del Liceo, si toglie la vita, e le esistenze di questi quattro personaggi vengono messe faccia a faccia con i propri fantasmi, in particolare quella di Arianna, che ha assistito suo malgrado al suicidio di Galdina, e quella di Bice, che nel baretto di fronte al liceo l’ha incontrata poco prima che si togliesse la vita. Cos’avrebbe potuto fare per salvarla, si chiede, mentre proprio in quei giorni Carla, sua nonna, pronuncia per la prima volta in sua presenza il nome di sua madre, morta nel dare Bice alla luce, e Davide comincia a rivolgerle delle strane attenzioni. È anche lui parte di un passato che lei stessa non ha mai compreso fino in fondo? E davvero Galdina si è semplicemente tolta la vita perché troppo brutta e sfortunata? “Tu salvati” è un romanzo sull’adolescenza e sui tormenti che l’attraversano: a volte solo per pochi anni, a volte per una vita intera.

Nello Zaino di Antonello: TESORETTI

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