di Antonello Saiz

Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”
Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”

 

 

 

 

 

 

Ritorno in libreria. Il Rigore

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Reduce da tre giorni a Torino, per il Salone Internazionale del Libro, ho provato, in un lunedì mattina, a fare il punto della situazione. Alle prese con i contributi fissi da pagare e mille fatture da saldare ho capito che non sei un libraio di successo solo se vendi tanti libri e crei eventi con pienone. Non puoi e non devi essere solo quello. Devi guadagnarti il rispetto, soprattutto, se sei un libraio social che promuovi alcuni libri e autori diventando una sorta di influencer. Necessita a quel punto un minimo di considerazione in più al tuo lavoro e alla tua professionalità. Non puoi permettere che il tuo lavoro e la tua passione venga usata e sfruttata alla bisogna. Per questo occorre un rigore in più nelle scelte. Quel rigore che serve ad impedire a un qualsiasi editore o scrittore di trattarti con superficialità o poco riguardo. Nella filiera del libro, il libraio è un perno essenziale e indispensabile, anche nel tempo di Amazon. Per questa ragione abbiamo deciso che, in questo Salone, anche i saluti dovevano esser selezionati con cura, evitando abbracci festosi allo scrittore e agli editori per i quali sei amico solo il tempo di una presentazione in libreria. Una maggiore severità è necessaria. La stessa che mettiamo, da anni, nella scelta degli eventi da fare in Libreria. Il rigore e l’intransigenza non possono che portare ad alzare sempre il livello della proposta. In questo momento l’asticella della qualità la vogliAmo tenere molto alta, e ci occorre quel rigore selettivo in più dal punto di vista dei rapporti umani.

Livello alto. Altissimo, come nel sabato con Gino Ruozzi e Daniele Benati e Anna Lapenna che ci hanno raccontato ai Diari di bordo di Parma ” Mozziconi” di Luigi Malerba, edito da Quodlibet. Tra ricordi e aneddoti privati, è stata la vedova del grande scrittore del ‘900 a far volare i lettori presenti su quote molto alte. Una di quelle serate che ti fanno amare il tuo mestiere di libraio.

Mozziconi è uno straccione che vive sotto i ponti del Tevere, una specie di filosofo anarchista, che pensa e mette i pensieri in bottiglia e li affida alle acque del Tevere; un poveraccio, d’animo aristocratico, che non fa lega con gli altri barboni, ignoranti e di scarso pensiero, che neppure leggono i giornali vecchi trovati in mezzo al pattume, come fa lui. Mozziconi è in fondo una specie di filosofo cinico, come l’antico Diogene, che viveva in una botte ad Atene facendo a meno di tutto, a cui perfino Alessandro Magno portava rispetto; al giorno d’oggi la filosofia cinica non è più di moda, solo Malerba le ridà dignità, mettendo in bocca a Mozziconi discorsi che somigliano a profonde verità o a stupidaggini, difficile dire cosa prevale, sempre però con la leggera comicità e divertimento, come è nel suo stile migliore.La prima e unica edizione è stata Einaudi 1975.
Luigi Malerba (Parma 1927 – Roma 2008) è uno dei migliori e più apprezzati autori italiani del secondo Novecento. Ha scritto libri memorabili che hanno lasciato il segno in chi li ha letti, influenzando la parte migliore della letteratura italiana contemporanea. Tra i tanti: Il serpente (1966), Salto mortale (1968), Il protagonista (1973), Le rose imperiali (1974), Dopo il pescecane (1979), Il pianeta azzurro (1986), Testa d’argento (1988), Fantasmi romani (2006). Nelle edizioni Quodlibet: Le galline pensierose (2014), Consigli inutili (2014), Il pataffio (2015), Storiette e Storiette tascabili (2016), Strategie del comico (2018), Mozziconi (2019). Ha lavorato per il cinema e per diversi giornali.

Altissimo il livello anche il Giovedì successivo con una presentazione che era pure un’anteprima assoluta, quella del romanzo “La lavoratrice” della scrittrice spagnola Elvira Navarro, pubblicato da LiberAria Editrice.
Elvira Navarro ha pubblicato i romanzi La ciudad en invierno, La ciudad feliz, La trabajadora, Los últimos días de Adelaida García Morales e la raccolta di racconti La isla de los conejos. Ha ricevuto il Premio Jaén de Novela e il Premio Tormenta come miglior nuovo autore, ed è stata finalista per il Premio Dulce Chacón per la narrativa spagnola. Nel 2010 è stata inserita nella lista dei ventidue migliori narratori in lingua spagnola del mondo sotto i 35 anni dalla rivista Granta. Nel 2013 la rivista El Cultural ha selezionato il suo lavoro La trabajadora tra i dieci migliori romanzi dell’anno. Scrive su El Mundo e El País.

“La lavoratrice” è il suo primo romanzo tradotto in Italia. La Navarro è considerata una delle più importanti nuove voci della letteratura in lingua spagnola e con questo romanzo potente e intimo getta uno sguardo inedito sulla problematica più radicale dell’ultimo decennio, ovvero la precarietà lavorativa ed esistenziale e le sue conseguenze sulla stabilità mentale. Indagando fino a lasciare in sospeso un’ultima, cruciale, domanda: la letteratura è un tipo di terapia, o la terapia una forma di letteratura?
A dialogare con la scrittrice è stato il curatore della collana di LiberAria, PhileasFogg, Alessandro Raveggi, accompagnato dai lettori ad Alta Voce dei suoi corsi di scrittura ai Diari. Enrique Vila-Matas ha detto di Elvira Navarro: “Il talento letterario di questa autrice è un dono naturale… la vera avanguardista della sua generazione.”

Elisa lavora come redattrice per un grosso gruppo editoriale che la paga poco e con enormi ritardi, costringendola a mettere in affitto una delle stanze del suo appartamento nella periferia madrileña. A rispondere all’annuncio è Susana, teutonica figura dal misterioso passato. Ben presto il desiderio di saperne di più su Susana spinge Elisa a indagare sulla vita privata e lavorativa della sua coinquilina, che tuttavia le risponde laconica, raccontando storie fantastiche e incomplete, elementi di un puzzle verosimile, ma insoddisfacente. Le due donne, in una Madrid desolata e precaria che si fa terza protagonista del libro, si rivelano così l’una all’altra nella loro alienazione privata, avvinte dal potere delle loro stesse narrazioni. Ma ciò che si raccontano è davvero la loro vita, oppure solo un mosaico incompleto frutto di una latente pazzia?

Martedì 14 Maggio ancora un incontro internazionale con lo scrittore americano John Smolens che assieme al suo traduttore italiano, Seba Pezzani, ha presentato il libro edito da Mattioli1881, “Margine di fuoco”.

“Margine di Fuoco” racconta la storia dell’estate in cui Hannah e Martin tentano di ricostruire la loro vita. Si incontrano per caso, si innamorano, e decidono di restaurare una vecchia casa sul lago. Le cose si complicano quando Sean Colby ritorna in città dopo essere stato congedato dal servizio militare. Hannah è la sua ex fidanzata e la tensione cresce giorno dopo giorno. Scritto in una prosa ricca e piena di grazia, questo romanzo carico di suspense è allo stesso tempo un’emozionante storia d’amore, vendetta e rinascita, a cui fa da sfondo la bellezza incontaminata di uno dei grandi mari interni d’America, il Lago Superiore.
John Smolens insegna alla Northern Michigan University dal 1996. Ha pubblicato nove romanzi e una raccolta di racconti (My One and Only Bomb Shelter). È stato nominato per il premio Pulitzer e il National Book Award e il Detroit Free Press ha selezionato Margine di fuoco come miglior libro dell’anno.

Passiamo alle Novità in libreria. In casa Exòrma da questa settimana un nuovo libro, si tratta di “Animali non addomesticabili” di Giacomo Sartori, Paolo Morelli, Marino Magliani e Paolo Albani.
Nel libro, un bruco sognatore, un cane vagabondo che progetta viaggi in mare, una formica anarchica, una pudica giovane vongola napoletana ci scuotono e ci aiutano a vedere. Sembrano darci il coraggio di parlare delle cose che contano davvero. Tre scrittori si provano qui a restituire la voce a quei viventi che spesso certa tradizione letteraria rappresenta riduttivamente a nostra immagine e somiglianza attribuendogli solo i nostri sentimenti elementari.

Nei racconti di Giacomo Sartori, Paolo Morelli, Marino Magliani e Paolo Albani, gli animali parlano; hanno tutti una grande propensione alla parola. Tanti sono gli animali che hanno già parlato nei miti, nelle stanze dei bestiari di tutti i tempi, nelle tradizionali messe in scena della letteratura, nelle favole, riallestiti in forme ibride, corpi di bestia e sentimenti domestici e scarni, del tutto umani. Questa volta ci chiedono di riconvertire il nostro immaginario: può capitare, ascoltandoli, che non siano loro a umanizzarsi, ma piuttosto sia l’uomo-che-legge a caninizzarsi, dromedarizzarsi, corvinizzarsi, vedovanerizzarsi, rinnovando un patto di alleanza con una parte selvatica, ineludibile e salvifica della propria umanità e un patto di sangue con la vita diversa dalla nostra.

Tra le novità in libreria anche il nuovo libro di Franco Faggiani edito da Fazi editore dal titolo “Il guardiano della collina dei ciliegi”.
Dall’autore de “La manutenzione dei sensi”, un romanzo profondo e commovente su un uomo che, dopo aver perso tutto, ritrova se stesso nel silenzio della natura.

Il guardiano della collina dei ciliegi, ispirato a una storia vera, ripercorre le vicende di Shizo Kanakuri, il maratoneta olimpico che, dopo una serie di vicissitudini e incredibili avventure, ottenne il tempo eccezionale di gara di 54 anni, 8 mesi, 6 giorni, 5 ore, 32 minuti e 20 secondi.
Nato a Tamana, nel Sud del Giappone, Shizo venne notato giovanissimo per l’estrema abilità nella corsa. Grazie al sostegno dell’Università di Tokyo e agli allenamenti con Jigoro Kano, futuro fondatore del judo, Shizo ebbe modo di partecipare alle Olimpiadi svedesi del 1912 dove l’imperatore alla guida del paese, desideroso di rinforzare i rapporti diplomatici con l’Occidente, inviò per la prima volta una delegazione di atleti. Dopo un movimentato e quasi interminabile viaggio per raggiungere Stoccolma, Shizo, già dato come favorito e in buona posizione nella maratona, a meno di sette chilometri dal traguardo, mancò il suo obiettivo e, per ragioni misteriose anche a se stesso, sparì nel nulla dandosi alla fuga. Da qui ha inizio la storia travagliata di espiazione e conoscenza che porterà il protagonista di questo libro dapprima a nascondersi per la vergogna e il disonore dopo aver deluso le aspettative dell’imperatore, poi a trovare la pace come guardiano di una collina di ciliegi. Intrecciando realtà e fantasia, il romanzo di Franco Faggiani descrive la parabola esistenziale di un uomo che, forte di una rinnovata identità, sarà pronto a ricongiungersi con il proprio destino saldando i conti con il passato.
Franco Faggiani vive a Milano e fa il giornalista. Ha lavorato come reporter nelle aree più calde del mondo; ha scritto manuali sportivi, guide, biografie, ma da sempre alterna alla scrittura lunghe e solitarie esplorazioni in montagna. Con il romanzo La manutenzione dei sensi (Fazi Editore, 2018), già tradotto in Olanda, vincitore del Premio Parco Majella, del Premio Città delle Fiaccole e finalista al Premio Cortina e al Premio Wondy, ha ottenuto un grande successo di critica e di pubblico.

Concludo con una piccola gioia questo zaino, perché due Libri suggeriti ai Diari, sono tra i Vincitori della XLV edizione del Premio Letterario Internazionale Mondello. Sono stati, infatti, proclamati vincitori della quarantacinquesima edizione del Premio Letterario Internazionale Mondello: Giulia Corsalini con “La lettrice di Cechov” (Nottetempo), Marco Franzoso con “L’innocente” (Mondadori), Andrea Gentile con “I vivi e i morti” (minimumfax), per la sezione Opera Italiana; Raffaele Manica con “Praz” (Italo Svevo), per la sezione Mondello Critica.
Andrea Gentile, tra l’altro, con “I Vivi e i Morti” è stato anche nostro ospite in Libreria lo scorso giugno.
Nel caso de “La Lettrice di Cechov” la giuria ha deliberato all’unanimità la vittoria, con la seguente motivazione:

“La lettrice di Cechov di Giulia Corsalini è un meccanismo perfetto di grande semplicità ed eleganza, in cui la stratificazione letteraria non appesantisce la pagina ma la rafforza nella direzione di una scrittura ‘malinconica e interiore’ di notevole spessore introspettivo”.

Giulia Corsalini vive a Recanati. Docente e autrice di saggi di critica letteraria, ha pubblicato, tra l’altro, Il silenzio poetico leopardiano (1998) e La notte consumata indarno. Leopardi e i traduttori dell’Eneide (2014). La lettrice di Cechov è il suo primo romanzo. Nella lettrice di Cechov la protagonista Nina è una donna ucraina, di lingua russa, che arriva in Italia per accudire una signora anziana. Nel suo paese ha lasciato il marito malato e l’amata figlia Katja, a cui spera di poter assicurare un futuro, la laurea in medicina, il matrimonio.

La solitudine di Nina si divide tra le faccende domestiche e il risveglio di una passione per gli studi umanistici e per Cechov in particolare, che la spingono a frequentare l’istituto di slavistica dell’Università cittadina dove conosce il professore di Lingua e Letteratura russa, Giulio De Felice, che le offre un contratto temporaneo di docenza. La loro relazione, in gran parte inespressa e fatta di piccole occasioni tristemente mancate, finisce tuttavia per trattenerla in Italia, compromettendo il rapporto con la figlia. Intanto, l’arrivo di un nuovo ricercatore offre a De Felice l’occasione di lasciare che Nina torni nel proprio paese. Seguono anni di vuoto e silenzio, improvvisamente interrotti da un invito di De Felice che reclama la sua presenza a un convegno su Cechov.

Nello Zaino di Antonello: Ritorno in libreria

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