di Antonello Saiz

Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”
Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”

 

 

 

 

 

 

I libri, le storie, segnano la nostra vita… ed è bellissimo!

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Certi libri segnano le nostre vite come lo fanno gli incontri con certe persone: la lettura di un libro ha la stessa natura di un incontro. Un libro arriva a cambiare profondamente i nostri giudizi e a offrire la possibilità di guardare il mondo con occhi rinnovati. Un libro offre l’opportunità di trovarci alla fine della lettura profondamente cambiati. Quando un libro ci tocca, ci raggiunge, accadono trasformazioni dentro di noi. Certi libri segnano, molto più di altri, la nostra vita. E tutto questo è bellissimo!
Mercoledì 3 Aprile abbiamo iniziato, questo mese carico di belle novità, con un incontro particolare ai Diari tra due storiche amiche della Libreria. Tra letture, musiche, aneddoti, ricordi e canzoni Luisa Pecchi e Monica Borettini ci hanno raccontato i loro ultimi lavori e il loro percorso artistico e l’intersezione con la nostra libreria.
Al centro della serata “Il Castagno Rosa. Il mondo secondo James Barrie” di Luisa Pecchi e “Il respiro della paura” di Monica Brixen (Monica Borettini) e Paul Decay.
Con l’incanto di due voci siamo andati nel mondo di James Barrie, scrittore così famoso e così poco letto, ma anche tra le trame di un sensuale erotismo. Un libro pieno di gentile saggezza, ” Il castagno rosa” di Luisa Pecchi a confronto con un libro carico di tensione erotica e situazioni piccanti, “Il respiro della Paura” di Monika Brixen e Paul Decay.
Potrebbe apparire un azzardo, una provocazione, detta così. Eppure si sono parlati tra loro questi due libri diversissimi,in una atmosfera di sognante mistero,e alla fine è stato un mondo fatato, gentile e allegro a farci compagnia per una intera serata.
Luisa è una musicista e un’artista completa. Aveva presentato da noi il syuo primo romanzo, “Con il mare a sinistra”, libro nato tra le mura della nostra libreria. Nel saggio/sogno delicato, “Il Castagno Rosa. Il mondo secondo James Barrie”, è andata ad analizzare proprio un libro e una storia, quella di Peter Pan, che ha profondamente segnato la sua vita, da quando aveva sei anni.

Ogni bambino conosce Peter Pan ma solo un adulto vorrebbe saperne di più. Così un giorno, diventata grande,Luisa Pecchi, musicista e traduttrice, ha pensato di cercare, tra le parole scritte da James Barrie, l’inizio di tutto. E, andando a caccia di indizi, ha trovato la semplice felicità di Peter; le fate; i Giardini; una poesia infinita e gentile; un grande scrittore che ha saputo trarre dalle avversità della vita, indizi di bellezza.

Non è la prima volta che Luisa Pecchi si occupa di James M. Barrie; lo aveva già fatto nel 2011 pubblicando per la prima volta in Italia “L’uccellino bianco” con una sua traduzione per il gruppo editoriale Fermento. Quando nel 1902 uscì “L’uccellino bianco” se ne vendettero in pochissimo tempo più di cinquantamila copie. Non c’era signora, si dice, che andasse ai giardini senza averlo con sé. Il libro è un gentilissimo racconto d’amore, di quelli che ti lasciano la nostalgia di non vivere tu, lettore, qualcosa del genere.
Peter Pan non ha bisogno di presentazioni, non solo perché prima o poi passa davanti alle finestre di ogni bambino, ma anche per le sue innumerevoli rivisitazioni. Eppure, come molti classici, è riletto poco nella sua versione originale. Chi ricorda cosa succede a Wendy e ai bimbi smarriti dopo il ritorno a Londra dei piccoli Darling?
“Esiste da qualche anno un Peter Pan” di James Matthew Barrie e Massimiliano Frezzato, pubblicato da Lavieri edizioni nella Collana I Randagi che fa proprio tutto questo.

Con un personalissimo lavoro di illustrazione per il “Peter e Wendy” di James Matthew Barrie, ancora una volta Massimiliano Frezzato ha voluto ripercorrere il cammino sul binario originale fornendo così un pretesto per guardare con occhi nuovi al genio di James Matthew Barrie e l’occasione per una nuova traduzione, al contempo fedele al testo e alla tradizione. Perché ogni bambino, diventato grande, sente il bisogno di incontrarlo di nuovo.

Nel libro “Il respiro della paura” di Monica Borettini ( Monika Brixen) con Paul Decay abbiamo una vivace protagonista, una bella donna con radici ebraiche, che ha sempre vissuto una vita imbotolata nelle asfittiche morali impartitele dalla madre prima e dal marito poi. Ilanit, bella insegnante di storia dell’arte che dopo aver cresciuto una figlia perfetta, ad un certo punto della sua noiosa esistenza pretende la sua porzione di felicità e accetta prima la corte di un collega sensuale ma fasullo, poi le avances di un giovane professore di filosofia paranoico che la farà precipitare in situazioni ansiose, ma intriganti, e poi persecutorie. L’innamoramento improvviso di Ilanit per un eclettico artista sposato ad una delicata non vedente, porterà la giovane a commettere errori e follie spesso accompagnate da quell’anelito di paura che a turno i protagonisti e comprimari del narrato sperimentano sulla loro pelle. Una carrellata di personaggi il cui animo dimostra sicurezze ostentate (la preside Marianna, donna acida dalla verginità secolare che cambia rotta traendone soddisfazione; una ragazza, Sonia, che da impacciata e timida si avvia alla carriera di pornostar, per citare alcuni dei profili più rilevanti) e fragilità cristalline. La trama si inerpica nei meandri dei vissuti di undici personaggi intrecciati a tematiche sociali, psicologiche e di ricerca di verità, di piacere, di condivisione e di bellezza.

56588521_1408677939273975_2423424022478848000_no (1)Sabato 6 aprile è passata a trovarci Laura Fusconi con “Volo di paglia”, uscito da Fazi. Una giovane ragazza, nata nel 1990, che ha saputo essere parecchio convincente nell’esporre il suo romanzo d’esordio e che ha saputo conquistarsi il pubblico dei lettori quando ha raccontato della decisione di diplomarsi alla Scuola Holden e delle le difficoltà che ci ha messo a pubblicare questo libro e i tre anni trascorsi per la gestazione e i vari editing. Suoi racconti, nel frattempo, sono usciti su retabloid, effe – Periodico di Altre Narratività, Verde rivista, Achab e Horizonte.
“Volo di paglia” è ambientato proprio campagne del piacentino, dove la scrittrice ha vissuto la sua infanzia. Il romanzo è suddiviso in due tempi, il 1942 e dintorni, e il 1998. I protagonisti di entrambe le sezioni del libro sono bambini ed è notevole la capacità di Fusconi di rendere le emozioni di questi, l’intensità dei loro desideri e delle loro paure. Camillo e Tommaso nel ’42 vanno alla festa del paese, dove trovano Lia, la ragazzina di cui il primo è innamorato. Lia è figlia della maestra Ada e di Gerardo Draghi, capo delle camicie nere, che entra in scena come un attaccabrighe e pian piano svela la sua natura di mostro. Dopo più di cinquant’anni la grande casa dei Draghi è in rovina e ci vanno a giocare Luca, che abita nei dintorni, e la sua amica Lidia, che passa lì le estati. Il fantasma di Lia rivive grazie ai vaneggiamenti dell’anziano Camillo, zio di Luca. Un altro pregio di Volo di paglia è quello di illuminare gli anni finali del fascismo in Italia, la violenza diffusa e impunita e i suoi tragici strascichi.

Agosto 1942. Sono mesi che Tommaso attende il giorno della grande festa organizzata in paese per ammirare insieme a Camillo i prestigiatori, il mangiafuoco e le bancarelle di giocattoli nuovi. Ai due amici si unisce Lia, la bambina più bella della classe, con cui Camillo trascorre le giornate tuffandosi tra le balle di fieno e rincorrendosi per i campi. Ma Lia è la figlia di Gerardo Draghi, il ras fascista che con il suo manipolo di camicie nere spadroneggia nella zona e che esercita il suo fare prepotente anche tra le mura della Valle, la casa padronale della famiglia Draghi. La stessa in cui, cinquant’anni dopo, altri due bambini, Luca e Lidia, giocheranno tra le stanze ormai in rovina, confrontandosi con i mostri della loro fantasia e i fantasmi che ancora abitano quei luoghi. Sullo sfondo di una campagna piacentina dalle tinte delicate e dai contorni arcaici, si intrecciano le storie di un passato dimenticato e di un presente a cui spetta il compito di esorcizzarne la violenza.
In «Volo di paglia», Laura Fusconi dà prova di uno stile dai toni lirici e al tempo stesso giocosi, come lo sono i bambini protagonisti, su cui incombono le ombre del mondo degli adulti e dei loro segreti. Un potente romanzo d’esordio in cui l’attenzione all’infanzia e al suo immaginario si traduce in una scrittura di grande sensibilità e precisione.

Sempre Sabato sera eravamo con il nostro banchetto di libri a Ponte Nord per la serata iniziale di Parma 360 dove Guido Catalano, poeta e performer, presentava il suo nuovo romanzo “Tu che non sei romantica” Rizzoli e partiva con la prima data del suo Tour Estivo.
Guido Catalano porta i suoi libri (e la sua barba) in giro per l’Italia con oltre 130 reading. Vive da sempre a Torino, dove si laurea in Lettere e inizia una carriera artistica esibendosi nei locali cittadini. Artista a metà strada tra poesia e cabaret, ama definirsi poeta penale (e non civile). Le poesie di Guido Catalano fanno uso di un linguaggio colloquiale e sono spesso impregnate di stupore infantile, rivolgendosi al lettore in modo diretto e senza le infrastrutture tipiche del linguaggio poetico. Rimandano ad una dimensione teatrale che infatti rende i suoi componimenti perfetti per essere lette su di un palco nei suoi reading. Un esempio di artista che nasce dal basso e cresce con la costruzione di un proprio pubblico, senza mai sentire la necessità di aver nessun riconoscimento critico.
Il suo libro “Ti amo ma posso spiegarti” rappresenta un piccolo caso per l’editoria italiana superando oltre le 20000 copie vendute, risultato ragguardevole considerando che si tratta di un libro di poesia prodotto da un piccolo editore. Ha pubblicato, oltre “Ti amo ma posso spiegarti”, anche “Piuttosto che morire m’ammazzo”, “Ogni volta che mi baci muore un nazista”. Ma io voglio parlarvi di un libro pubblicato da una piccola casa editrice indipendente e nostra amica: “I cani hanno sempre ragione ragione”, Poesie d’amore – Morire d’amore, Miraggi Edizioni. Si tratta dell’introvabile primo successo dell’autore, una raccolta di poesie spontanee e spiazzanti, esilaranti e sincere dal titolo “I cani hanno sempre ragione ragione”, ripubbliccato appunto da Miraggi.

Le poesie di Guido Catalano fanno ridere, di cuore, di pancia e anche un po’ più sotto. Dicono che non siano poesie… ma un sabotaggio del senso comune e di quello non comune.
Chiamatele poesie contemporanee, chiamatele poesie moderne, chiamatele come vi pare: sempre di poesie si tratta. Guido Catalano, il poeta-star più amato dagli italiani, ha un’incredibile capacità di raccontare il quotidiano con ironia e sarcasmo, e lo fa mettendolo in versi. Così sorridiamo, ci incazziamo, ci disperiamo insieme a lui.Alcune parlano di fatti veramente successi; altre di fatti che sarebbe stato bello; altre ancora di cose che sarebbe stato meglio di no. Leggetele a voce alta, anche se siete soli (anzi, meglio). E ricordate, chiunque abbia parlato con un cane almeno una volta nella vita, lo sa benissimo: i cani hanno sempre ragione.

Passiamo alle novità di questa settimana.

Da Giovedì 4 in libreria “La Fine Dell’Estate” di Serena Patrignanelli, il terzo romanzo della serie degli Innocenti, dopo “A misura d’uomo” di Roberto Camurri e “Napoli mon amour” di Alessio Forgione.

Serena Patrignanelli è nata a Roma nel 1985. È diplomata alla Scuola Holden di Torino e lavora come sceneggiatrice e redattrice di programmi tv. La fine dell’estate, menzione speciale al Premio Calvino nel 2017, è il suo primo romanzo.
Preparatevi a leggere qualcosa di completamente diverso: un romanzo che costruisce un universo a misura di ragazzino, fatto di avventure simili a sogni ad occhi aperti ma precoci e reali come un viaggio nel tempo. Preparatevi a conoscere il Quartiere nella sua ultima estate.

Solo i ragazzini sanno davvero cos’è la fine dell’estate. Lo sanno bene anche i ragazzini del Quartiere, che ai primi di giugno ronzano per le strade in cerca di nuove avventure. Ma Augusto e Pietro una nuova avventura segreta l’hanno già in mente: costruire un motore a gasogeno da montare su una macchina. Perché là fuori, intanto, infuriano i bombardamenti, gli uomini sono chiamati alle armi e a poco a poco le case si svuotano e la benzina inizia a mancare, così come il cibo e gli altri beni di prima necessità. Ma quando una macchina compare, a reclamarla c’è Sorchelettrica, una delle prostitute che abitano nelle baracche, e Pietro e Augusto non possono toccarla a meno di non portare alla luce la verità su quel cadavere bianco come un lampo che è stato ritrovato alla marrana. Accanto ai due amici ci sono Semiramide e Clementina, appena arrivate nel Quartiere con la madre, e Michele e Virginia, che si attraggono e respingono a vicenda.
La fine dell’estate è un romanzo che costruisce un universo a misura di ragazzino, fatto di avventure simili a sogni ad occhi aperti ma precoci e reali come un viaggio nel tempo. Con una lingua pura e incantevole, Serena Patrignanelli restituisce al passato la dimensione epica e al futuro le ali spiegate della memoria.
Questo libro è per chi ha paura delle notti buie e senza sogni, per chi colleziona oggetti, cartoline e fotografie di persone sconosciute, per chi adora la crostata di visciole con la crema accanto, e per chi ha preso una decisione importante senza rendersene conto e ora, da una torre di vedetta nel futuro, riesce a provare compassione per quel passato vissuto distrattamente.

Giovedì, giornata di novità in libreria: sugli scaffali anche “Autobiografia di mio padre” di Pierre Pachet edito da L’Orma editore nella traduzione di Marco Lapenna.

Pierre Pachet (Parigi, 1937-2016) è stato scrittore, professore universitario, critico letterario, traduttore e giornalista. Intellettuale appartato, ma influente e infaticabile, nei suoi numerosi saggi ha spaziato dalla politica in Baudelaire alla Cina contemporanea passando per una storia letteraria del sonno. Nei romanzi si è confrontato a più riprese con le tematiche dell’autobiografia e dell’identità ebraica. Nel 2011 è stato insignito del prestigioso Prix Roger-Caillois. “Autobiografia di mio padre” è il suo primo libro tradotto in italiano e ve lo presento con questo breve estratto:

«Io penso che la natura dell’amore, se e quando esiste, sia celarsi allo sguardo di coloro a cui non è indirizzato; è possibile coglierlo in flagrante, tuttavia è raro che si esibisca sua sponte.»

Si può raccontare la vita di un altro come se fosse la propria? E’ la sfida, paradossale e ambiziosa, che Pierre Pachet ha scelto di raccogliere nel ricostruire la voce di suo padre, Simkha Opatchevsky, per farne il narratore in prima persona di questo strabiliante romanzo che ci consegna, dal di dentro, la figura a tutto tondo di un esule ebreo del Novecento. Dai pogrom di Kishinev ai rastrellamenti nella Parigi dell’Occupazione, questo inaudito io narrante attraversa la Storia d’Europa, emigrando dall’agonizzante Impero russo per approdare a una Francia sconvolta da due guerre mondiali, il tutto anelando a poco più che all’incolumità sua e dei suoi, e alla dignità del proprio mestiere di medico. Simkha, del resto, non ha la stoffa del protagonista, e il tono tragico non gli si addice. Eppure qualcosa di eroico ce l’ha, nella ritrosia che gli vieta gli abbandoni sentimentali, nel rigore intellettuale che ne fa un osservatore esattissimo, acuto conoscitore della psicologia umana e fustigatore degli psicologismi, costretto in tarda età a testimoniare con precisione da miniaturista il lento sgretolarsi delle proprie facoltà mentali. Inseguendo quel «linguaggio senza parole che un cervello adopera per servirsi di se stesso», “Autobiografia di mio padre” indaga i moti e i moventi della memoria per delineare il ritratto di un uomo che ha dato al tempo della vita la forma di una profonda riflessione sul significato dell’esistenza umana. Pierre Pachet ha spinto al limite le possibilità del genere autobiografico, sparigliandone le carte.

Nello Zaino di Antonello: I libri, le storie, segnano la nostra vita.