L'anno dei fuggiaschi Pezzino

In rete tante sono le voci che parlano di libri, molte con competenza e passione. Ma come ognuno, io ne ho scelte alcune di riferimento, per empatia e vicinanza di gusti e di visione letteraria. Tra questi di sicuro, Laura Pezzino, giornalista romagnola che  nel  2012 ha dato vita al lit-blog BookFool su VanityFair.it. Ed è proprio lei che mette “L’anno dei fuggiaschi” dello scrittore inglese Sunjeev Sahota, pubblicato da Chiarelettere con la traduzione della bravissima Sara Reggiani, sul podio delle migliori letture (e per chi la segue sa che di libri Pezzino ne legge tanti e belli) del 2018, con la seguente menzione:

“Se cercate un libro che vi inghiotta e vi risputi diversi, scegliete questo… Un capolavoro.”

Allora ho subito pensato, se è piaciuto a Laura Pezzino, di sicuro piacerà anche a me. In questo sono infallibile, e così è stato.

“L’anno dei fuggiaschi” è il libro con cui ho iniziato il 2019, e senza dubbio della smentita, sarà il libro che a fine anno ricorderò come il più bello tra quelli letti. Ne sono così certa perché, come dice Laura Pezzino: è un capolavoro e il termine non è usurato né sbiadito per Sunjeev Sahota.

Dall’India all’Inghilterra, dalla miseria e dalle disgrazie di una società in cui sono ancora vivi i pregiudizi di casta e ribolle sotto spinte violente e aggressive, a una indifferente e rigida nelle sue regole di convivenza e di assimilazione.

Un romanzo denso di vita, che si fa carico del desiderio ancestrale di migliorare la propria condizione economica, di realizzare il bisogno d’amore insito in ognuno di noi, di volgere le spalle alle tragedie che hanno azzerato gli affetti e i punti di riferimento, di ritrovare la dignità umana, seme di ognuno che troppo spesso viene sopraffatto da interessi diversi ed egoistici.

Randeep, Avtar, Tochi, insieme ad altri ragazzi e uomini come loro si trovano a coabitare in una casa alla periferia di Sheffield, perché lavoratori in nero di un’impresa edile. Sono fuggiti dall’India per motivi diversi: Randeep per dare alla famiglia la possibilità di raggiungerlo in Inghilterra, dopo che il padre a causa della depressione ha perso il lavoro di funzionario pubblico e i privilegi che ne derivavano; Avtar per dare una possibilità al suo sogno d’amore, indebitandosi persino con il suo corpo; Tochi per fuggire alla tragedia che ha investito brutalmente la sua famiglia. Con salti temporali, gestiti con mano ferma dal romanziere e costruiti in modo sagace per creare una profonda empatia con le avversità che i giovani devono affrontare, facendo affiorare la loro innocenza rispetto a un mondo brutale, che li costringe per la sopravvivenza a commettere anche atti illeciti, la vita nel paese d’origine si intreccia con quella in Inghilterra, mostrando l’aggressività e la violenza di entrambi.Sunjeev SahotaMa lo sguardo di Sahota conserva l’ingenuità e l’innocenza dei suoi personaggi, che combattono con armi diseguali e non proporzionati la dura lotta per la sopravvivenza. La cifra di “L’anno dei fuggiaschi” è nello strabordare dell’humanitas che investe non solo i personaggi, ma le vicende, e la scrittura stessa. Una continua focalizzazione interna permette al lettore di vivere sulla propria pelle la materia narrata, di sentirsi inerme e indifeso come sono gli uomini e le donne che affollano il romanzo.

A tenere il bandolo della matassa, di una narrazione che si ramifica con maestria e compostezza, novella Arianna, mossa da un desiderio di amore e di riscatto, a tratti incomprensibile vista la posizione privilegiata che il destino le ha riservato, quella di essere nata dalla parte giusta del mondo, pur essendo sikh, è Narinderji. Per lei le origini indiane e il credo religioso diventano molla intima e incompresa di una battaglia personale contro l’indifferenza che spesso si accompagna ai privilegi e ai diritti acquisiti.

Tanti i temi che Sahota ricama in un romanzo profondo e umanissimo, toccante e incisivo, in cui si resta impigliati con la ferocia di un filo spinato, e lo sguardo perso nell’orizzonte in cui sperare di conquistare quel piccolo spazio di mondo che dovrebbe essere garantito a ciascuno.

Un romanzo sull’ingiustizia sociale e sulla speranza, sulla vita che irrompe con sentimenti inattesi e il fallimento che è sempre a un passo, sull’umano che preme dentro ciascuno e di cui spesso, troppo spesso, stentiamo a renderci conto, chiusi nei nostri privilegi e nell’idea intaccabile che la felicità ci spetti di diritto. “L’anno dei fuggiaschi” squarcia il velo dell’ipocrisia e dell’indifferenza, ci trascina dall’altra parte che non è solo altra parte del mondo, ma è dentro il nostro mondo.

Eh sì, aveva ragione Laura Pezzino, ma di questo non ho mai avuto dubbi.

L’anno dei fuggiaschi