di Salvatore D’Alessio

Salvatore D'Alessio, libraio di Ubik Foggia e curatore di "Leggo Quindi Sono" con la rubrica "Piccoli già grandi"
Salvatore D’Alessio, libraio di Ubik Foggia e curatore di “Leggo Quindi Sono” con la rubrica “Piccoli già grandi”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Altro giro di giostra per Leggo Quindi Sono, altra autrice e altra storia, questa volta con Valeria Caravella ed il suo “Il maggiore dei beni”, Nowhere books, siamo stati in una città del sud senza nome e siamo stati Davide, il protagonista di questo importante romanzo di formazione.
Valeria CaravellaCome lui ci siamo sentiti chiusi in un quartiere provinciale ed ipocrita che non lascia spazio alle diversità, al suo essere puro, senza sesso, né maschio e né femmina. Siamo stati tutti Davide negli incontri a scuola, ragazzi e adulti, insegnanti e studenti, abbiamo dato spazio alle discriminazioni, al bullismo di questo romanzo che è lo stesso che in tantissimi vivono tra i banchi, questo romanzo ha saputo infondere coraggio, ha saputo spiegare che l’adolescenza è un periodo oscuro, ma basta trovare gli appigli giusti per uscire vittoriosi da questa fase della vita e che come dice Peter Cameron “Un giorno questo dolore ti sarà utile”!
Davide è arrivato anche nella casa circondariale di Foggia con Annalisa Graziano del Csv e con i bibliotecari della Magna Capitana, e anche questa volta, Elio, uno degli ospiti della struttura, ha scritto le sue riflessioni, un po’ recensione, un po’ lettera all’autrice, un po’ lettera al mondo, un invito alla lettura sincero e struggente!

IMG-20190215-WA0041Dovendo scegliere un solo aggettivo non avrei dubbi, originale.
Davide ragazzo estroverso, sembra aver vissuto tutta la sua esistenza come se fosse nato e morto.
La descrizione crea attorno al personaggio un alone di mistero e di crescente curiosità, si comincia dalle sue abitudini e dai suoi strani comportamenti come l’alternanza di manifestazioni di energia e di momenti di assenza.
L’affermazione che, se fosse un mondo giusto dovremmo bere quando abbiamo sete, mangiare quando abbiamo fame e morire quando vogliamo morire, una condizione logica.
Tutto le sette personalità di Davide ed il contesto in cui abita non sembrano cambiare i suoi gusti e le sue stravaganze, il suo sentirsi ermafrodito, un puro.
È più globalmente insoddisfazione per una vita in cui sono venuti a mancare tutti i rapporti tra le azioni esteriori e gli impulsi che fanno parte di una esistenza vera. Alice, Ciro, Teresa del sorriso, Zanna, la scrittrice figlia, sono fiori persi in un pozzo dove non si vede il fondo.
La scrittrice supera la sua modalità onnisciente, con un’anacronia tra il centro educativo dei minori a rischio ed il rapporto tra Davide la scrittrice figlia, donna, bambina. Fulcro di una vita materiale con il loro stato pigro, li rende quasi reali, poi da un equilibrio interiore rendendolo più terrestre, si scusa e si vergogna della sua quotidianità, alzarsi la mattina presto, andare alla villa, guardare i vecchi alle panchine, la fontana che zampilla sotto i raggi del sole nella bella piazza, è l’immagine della città, così bello questo dejavù all’infinito…
Ma chi può dire che questo sia più bello che l’aldilà tra neutri? Sempre che non ci siano pozzi…
Brava (Valeria) perché dai piacere a chi legge stimolando la fantasia, evocando mondi e suggerendo utopia, commuovendo, ignorando, indignando, turbando, divertendo e producendo trasformazione nell’animo di chi legge, e concludendo in modo inatteso, dando una modificazione delle conoscenze possedute dai personaggi e dai lettori, l’impressione suscitata è unica.
Scusami se ti auguro altri inverni a leggere e a scrivere (come riportato nella biografia dell’autrice ndr), se questi sono i risultati raccontati ancora!
Elio

#SalvaConNome: Valeria Caravella per Leggo Quindi Sono