di Antonello Saiz

Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”
Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”

 

 

 

 

 

 

Brillantezza
…Continuando a portare i libri fuori dai contesti abituali.

Diari di bordo

La libreria Diari di bordo anche per questo anno ha curato la Rassegna Culturale “Incontri e racconti, storie di viaggiatori straordinari” all’interno di “Travel Outdoor Fest” – Fiere di Parma nelle giornate di 15, 16, 17 febbraio.
Questa manifestazione unica nel panorama italiano, organizzata da Fiere di Parma è dedicata al turismo esperienziale, agli sport outdoor. Per il secondo anno di fila Fiere di Parma ha voluto dare spazio anche alla Cultura e ai libri di viaggio con l’area Travel Arena, dove sono state raccontate storie e viaggi e le esperienze di chi ha fatto del viaggiare un aspetto imprescindibile della propria vita. Non solo viaggi lontani o reali, ma soprattutto modi speciali di vivere la quotidianità attraverso quelli che sono i viaggi dell’anima. I visitatori hanno potuto, così, partecipare a diversi eventi con scrittori, attori teatrali, musicisti, fotografi. Ci sono state presentazioni di libri, spettacoli e tanti amici come Ivano Porpora, Rocco Rosignoli, Elisa Borchini.
La nostra idea di portare i libri e le letture fuori dai contesti tradizionali anche per quest’anno è stata realizzata. E abbiamo voluto concludere con i fuochi d’artificio: ospiti dell’ultimo appuntamento sono stati Jacopo Masini e Roberto Camurri. Avrebbero dovuto presentare i loro libri, “L’amore prima della fine del mondo” e “A Misura d’uomo”, ma alla fine per quasi due ore hanno messo in scena la prima Conferenza sul nulla. Una sorta di incontro divertente, di sano cazzeggio intorno ai libri, dove neanche gli oratori sanno esattamente di cosa si parlerà. Una specie di format alla Renzo Arbore di Quelli della notte, ma attorno ai libri. Alla fine invece che parlare dei loro romanzi, si è a lungo parlato di Blues Brothers, di Frankenstein Junior di Mel Brooks, de La chinoise di Godard, di Bachtin a proposito di Dostoevskij,di Ted Bundy, di Sharknado, di Tiziano Ferro e Raffaella Carrà, del bambino Mario, di Simone Cristicchi e poi di serial killer, fumetti, Clint Eastwood, Trump e la magia.
Insomma raccontare i libri fuori dai contesti abituali necessita di queste belle dosi di brio e brillantezza.


Tra i tanti libri presentati in questa occasione in maniera brillante segnaliamo “Guida sentimentale per camperisti” di Erica Barbiani, Einaudi.
Erica BabianiL’autrice ha presentato con piglio da vera camperista il suo nuovo romanzo, appena uscito per Einaudi nella collana Stile libero Big. Ricordavamo Erica alle prese con parrucchieri e crisi esistenziali nel predente libro, “Salone per signora”, la ritroviamo su una camper a ragionar di vita e piazzole di sosta! Un libro che mette assieme vicende assurde e divertenti di un gruppo di camperisti, qualcuno per caso, qualcuno per ragione di vita, che hanno scelto di passare un capodanno nei Balcani.

Una vacanza folle che si trasforma in una missione comica e romantica da portare a termine.
C’è una voce insolita e stravagante dietro questo romanzo dove, a ben vedere, ci ritroviamo a sorridere senza pietà di noi stessi. Giuliano è stato abbandonato dalla moglie perché «lui e la noia sono una cosa sola». Per movimentare la propria esistenza, e quella dei suoi due figli troppo perfetti, si unisce a un gruppo di camperisti. Nella carovana c’è di tutto: vecchi pulmini Volkswagen, mezzi sovietici simili a carrarmati, roulotte con pizzi e merletti, e infine il Girolamo, un lussuoso prototipo albanese che Tito e Agnese, gli anziani e comunistissimi proprietari, dichiarano di avere vinto a una strana lotteria. Una scoperta inattesa nel freezer del veicolo trascina la comitiva in un’avventura piena di imprevisti e continui fuori rotta, di litigi e amori piú o meno consumati. Un’esperienza tenera e adrenalinica che, forse, legherà i suoi protagonisti per la vita.

Molto interessante, anche grazie al contributo di Andrea Cabassi, è stata anche la presentazione del libro di Valentina Musmeci, “Il Bracconiere”.
Valentina Musmeci vive a Trento ed è ideatrice del progetto artistico “Falenablu”, dedicato a donne vittime di violenza, attivo presso il Mart di Trento e Rovereto, ha fondato l’Associazione omonima che propone inoltre seminari contro la violenza sulle donne.

In natura, così come tra gli esseri umani, c’è chi cerca la preda per colpirla, chi combatte il predatore, chi non riconosce un atto predatorio o violento e ne resta vittima. C’è chi, poi, è predatore di sé stesso. L’atteggiamento predatorio è il frutto di una cultura oppressiva che sottomette e sfrutta, senza riconoscere i diritti dell’altro.
La narrazione punta il dito contro il desiderio di possesso e di conquista che lentamente distrugge le relazioni. Un percorso narrativo incalzante che conduce chi legge nell’intreccio fra le tre vite di due donne e un uomo alla ricerca della propria dimensione esistenziale adulta. Bruno, Pia e Diamante sono i protagonisti del romanzo. Attraverso le loro esistenze si delinea la situazione di una Italia che ancora arranca nel buio dell’assenza di pari opportunità, che non favorisce le separazioni consensuali, che limita l’accesso della donna al mondo del lavoro e che non è in grado di districare il nodo dell’incapacità di relazionarsi in maniera efficace tra uomini e donne.L’autrice utilizza la metafora della trasformazione della falena, animale che passa dallo stato di bruco strisciante sulla terra a creatura che sa volare, dopo una evoluzione che ne ha trasformato completamente la struttura: la similitudine della trasformazione in falena rappresenta l’acquisizione della capacità di comunicare attraverso i ferormoni: il saper dire di no, la capacità di comunicare con modi e tempi giusti un rifiuto, una proposta di relazione diversa sono elementi indispensabili per una comunicazione efficace.

Tanti pure i nuovi arrivi brillanti, nel frattempo, in libreria, soprattutto una serie di conferme molto attese.

Dopo “Chiederò perdono ai sogni” e “La Quarta parte” un altro bellissimo romanzo di Sorj Chalandon arriva in libreria, sempre edito da Keller, “La professione del padre”.

Sorj Chalandon scrive con le sue lacrime. Dopo quelle versate per il tradimento del suo amico irlandese, quelle del massacro di Sabra e Shatila in Libano, lo scrittore libera le lacrime della sua infanzia in questo ultimo romanzo nella traduzione di Sivia Turato.
Quante cose si possono fare in una sola vita? André Choulans dice di essere stato cantante, insegnante di judo, calciatore, spia, pastore pentecostale, paracadutista durante la guerra, confidente del generale de Gaulle e poi suo nemico. Ha una missione: uccidere de Gaulle e combattere affinché l’Algeria resti francese: per questo chiede aiuto al figlio Émile.
Il ragazzo decide di stare al suo fianco eseguendone gli ordini e accettandone il duro addestramento. Affascinato ascolta i racconti di eroismo del padre e dimentica i comportamenti violenti di quell’uomo malato. Incassa i colpi, non dubita, non si lamenta, non giudica. Vuole essere il miglior figlio possibile, ogni volta più bravo, a scuola come a casa. Quella casa, dove non è permesso portare nessuno, che diventa il luogo in cui la piccola storia eroica e avventurosa di Émile incontra la grande Storia nella quale il padre in qualche modo è sempre implicato – la fuga di Nureyev dall’URSS, l’omicidio di Kennedy – e dove si forma la ferita che poi albergherà nel cuore del protagonista anche da adulto.
Un romanzo forte e potente – pieno di ombre che convivono con la luce – come tutti quelli che ci ha regalato Sorj Chalandon, narrato con uno stile serrato, pieno di immagini dalle quali difficilmente riusciamo a staccarci. Una storia toccante e un romanzo sublime.

Dopo “Danze di guerra” torna libreria anche un altro grande autore assai apprezzato ai Diari, Sherman Alexie con “Non Devi Dirmi Che Mi Ami” nella traduzione di Laura Gazzarrini e sempre edito da NN Editore.

Sherman Alexie è nato nella riserva indiana di Wellpinit, nello stato di Washington, oggi vive a Seattle ed è autore di racconti, romanzi, sceneggiature. Considerato uno dei maggiori scrittori americani viventi, ha ottenuto numerosi riconoscimenti.
Il padre, un indiano Coeur d’Alene, era un uomo introverso, alcolizzato, che adorava i powwow e il basket. La madre, Lillian, un’indiana Spokane, sapeva parlare la lingua nativa e cuciva leggendarie trapunte per mantenere la famiglia. Sherman cresce con questa donna bella, loquace, brillante, ma anche feroce, bugiarda e superba. E trasforma la storia della sua infanzia in una trapunta di parole. Racconta di una festa di Capodanno, dove bambino si difende dagli adulti ubriachi bloccando la porta con coltellini da burro; racconta della sorella Mary, che perde la vita in un incendio; racconta dei salmoni selvaggi, che il suo popolo adorava da millenni e sono ormai scomparsi dai fiumi della riserva. Ma racconta anche delle sue malattie, della fuga a Reardan, di violenza e povertà.In frammenti, dialoghi, poesie, prose, Sherman Alexie ripete e rinnova il passato, inganna e si autoinganna, nel tentativo di prolungare la conversazione con Lillian, la madre che non smette di apparirgli come un fantasma anche dopo la sua morte. Non devi dirmi che mi ami è un memoir e il commiato, ironico e toccante, di un figlio che vuole liberarsi dal rancore e dalla colpa per accettare, infine, l’amore contraddittorio della madre.
Questo libro è per chi non sa nuotare ma cammina nel fiume con l’acqua alle ginocchia, per il lungo viaggio della canzone Io che non vivo (più di un’ora) senza te, per chi ha sconfitto i mostri e il buio danzando fino all’alba, e per chi prende a pugni le metafore e trova le parole di una storia, una bellissima bugia che ha sempre il profumo di casa.

In uscita per 66thand2nd il 14 febbraio un piccolo capolavoro:
“Barracoon. L’ultimo schiavo” di Zora Neale Hurston, la testimonianza mai ascoltata dell’ultimo superstite della tratta degli schiavi, raccolta da una delle più importanti voci afroamericane del Ventesimo secolo.

Il manoscritto di Barracoon, rimasto a lungo inedito, è stato finalmente pubblicato in America nel 2018, entrando in tutte le «best list» dei libri americani e inglesi dell’anno. Quella in Italia di 66thand2nd è la prima traduzione mondiale è a cura di Sara Antonelli, con prefazione di Alice Walker.
Nel 1927 Zora Neale Hurston si recò a Plateau, in Alabama, per intervistare l’ultraottantenne Cudjo Lewis, nato nel 1841 nell’attuale Benin. Cudjo – il cui vero nome era Kossola – era l’ultimo sopravvissuto della Clotilda, l’ultima nave nella storia ad aver partecipato alla famigerata «tratta atlantica», ed era l’unica persona in tutto il paese a poter testimoniare gli orrori dello schiavismo. Nel 1931, la Hurston tornò a Plateau e registrò il racconto completo delle peripezie di Lewis: la sua infanzia in Africa, l’esperienza del «barracoon», la prigione improvvisata dove fu venduto agli schiavisti americani, poi la spaventosa traversata dell’oceano insieme ad altri cento prigionieri, la Guerra Civile e, finalmente, l’emancipazione dalla schiavitù. Una volta liberato, Cudjo fondò la comunità di Africatown insieme ad altri trentuno ex schiavi, senza però riuscire mai a
tornare nella sua terra d’origine. Il manoscritto di Barracoon è rimasto inedito fino al 2018.
Antropologa e studiosa del folklore, Zora Neale Hurston è autrice di quattro romanzi e una cinquantina di libri tra raccolte di racconti, saggi e drammi teatrali. La sua opera, riscopertanegli anni Settanta grazie a Toni Morrison e Alice Walker, è considerata oggi una pietra miliare della letteratura afroamericana.

A febbraio in libreria anche un romanzo cult in uscita per Sur, scritto da Horace McCoy dal titolo “Non si uccidono così anche i cavalli?” nella traduzione di Luca Conti con la prefazione di Violetta Bellocchio, nella CollanaBigSur.

Dalla sua prima uscita, nel 1935, Non si uccidono così anche i cavalli? ha continuato a essere ristampato in tutto il mondo, conquistandosi lo status di romanzo di culto del genere hard boiled. Nel 1969, quattordici anni dopo la morte dell’autore, è diventato anche un film dallo stesso titolo, diretto da Sydney Pollack e interpretato da Jane Fonda nel ruolo di Gloria.
Hollywood, anni Trenta. Robert e Gloria sono due tra i tanti giovani che durante la Grande Depressione si riversano da ogni parte d’America nella città del cinema, in cerca di un’occasione. La loro amicizia nasce dopo un incontro fortuito, quando insieme decidono di iscriversi a una maratona di ballo, attratti dal premio di mille dollari e dalla possibilità di essere notati da qualche produttore a caccia di volti nuovi. Nel corso della massacrante esibizione, via via che le altre coppie in gara si ritirano o vengono eliminate, Robert avrà modo di conoscere a fondo Gloria, la sua lingua svelta e i modi divertenti, ma anche le sue fragilità e il malessere interiore. Alla vicenda dei protagonisti, e all’epilogo di sangue annunciato fin dalla prima pagina, fa da vivace controcanto una serie di personaggi indimenticabili: c’è Socks, l’impresario senza scrupoli, e Rocky, l’esuberante presentatore; c’è Mario, il gigantesco ballerino italiano che nasconde un passato oscuro; e poi divi e dive del cinema che fanno la loro comparsata sugli spalti, poliziotti e gangster, anziane benefattrici e donne virtuose disperatamente intenzionate a boicottare la manifestazione.

In libreria a febbraio anche la nuova raccolta poetica di Luigi Di Ruscio, “Poesie scelte 1953-2010”, Marcos y Marcos.

“Ovunque l’ultimo
per questa razza orribile di primi
ultimo nella sua terra a mille lire a giornata
ultimo in questa nuova terra
per la sua voce italiana”.
L’opera poetica di Luigi Di Ruscio è finalmente disponibile per i lettori italiani. Leggete Luigi Di Ruscio e scoprirete un grande poeta, uno dei più originali del nostro ‘900 italiano. Libro a cura di Massimo Gezzi, che ha lavorato con passione e rigore filologico alla stesura di quest’opera con la prefazione di Massimo Raffaeli e per la bellissima collana di poesia chiamata Le ali curata da Fabio Pusterla.
Questo libro di Luigi Di Ruscio (1930-2011) può essere considerata un’autoantologia e al contempo di una sorta di nuovo libro, perché lo scrittore di Fermo, emigrato in Norvegia nel 1957,ha riscritto e riorganizzato i suoi testi, lavorando a questo progetto.
“La sua scrittura si produce al crepuscolo in un appartamento della periferia di Oslo, nella stanza piena di carte in cui domina una vecchia Olivetti. Nessuno in casa parla l’italiano, né sua moglie Mary né i quattro figli, così come nessuno immagina in fabbrica la sua attività di scrittore, ma è proprio questa doppia condizione di parzialità a garantire alla sua poesia il segno della totalità compiuta. Essere ‘sotto’ e nel frattempo essere ‘fuori’ significa per lui non poter essere che lì, eternamente, sulla pagina. Egli non deve nemmeno liberarsi di zavorra eccessiva e, pure se in realtà ha letto tutti i libri, proclama la propria ignoranza menzionando pochissimi riferimenti d’avvio come i sillabati di Ungaretti e Lavorare stanca di Pavese. Benché parli volentieri neanche in italiano ma in dialetto fermano, in realtà conosce le lingue, traduce le liriche di Ibsen dal norvegese, legge di continuo i filosofi, ed è dalle lezioni di estetica di Hegel che deduce una volta per tutte l’idea secondo cui la poesia corrisponde a una coscienza disgregata che nella sua inversione si esprime in un linguaggio scintillante capace di verità. Per questo in ogni poesia di Di Ruscio c’è potenzialmente tutta la sua poesia e la sua intera produzione ha la circolarità di un autentico poema”. Dall’introduzione di Massimo Raffaeli

Nello Zaino di Antonello: Brillantezza