Tram Missiroli
Foto di Giovanna Tomai (https://twitter.com/seastar1414)

Ci ho messo del tempo per raccontarvi dell’’incontro con Marco Missiroli a Milano, per il desiderio di trattenere intimamente le sensazioni della serata, prima di renderle pubbliche e quindi bene condiviso e non più privato. Adesso sono pronta a portarvi con me su un vecchio tram con lampadari e panche di legno, dove sono stata invitata a salire a sorpresa insieme con altri blogger, per un giro tra le luccicanti strade milanesi in una tiepida serata invernale. Sul tram ad attenderci, tra la nostra incredulità felice, Marco Missiroli insieme alla redazione Einaudi che aveva organizzato il tutto.

“Sappiate che sul tram rispondo anche a domande, alle quale non risponderei fuori. Appena il tram si ferma indosso la mia membrana. Se avete domande sullo Strega vi conviene farmele adesso. Se avete domande sul cambio d’editore, adesso o mai più.”

Ma nessuno dei blogger, ospiti  della casa editrice Einaudi per festeggiare con Marco Missiroli l’uscita di “Fedeltà”, il nuovo attesissimo romanzo dopo “Atti osceni in luogo privato” (Feltrinelli), interrompe il morbido fluire dei pensieri e degli aneddoti sul libro che lo scrittore ci regala per un’ora buona, accompagnati dallo sferragliare del tram, come un dolce sottofondo musicale e maieutico, come ricorda più volte Missiroli, sorprendendosi a raccontarci mille segreti della sua scrittura.

Missiroli in tramMilano è personaggio e protagonista del romanzo che, come svela Missiroli, la moglie, Maddalena Cazzaniga, anima effervescente del mondo editoriale, da giudice severa dei suoi romanzi, lo aveva sollecitato a continuare a scrivere dopo aver letto le prime ottanta pagine, in cui Missiroli aveva avuto l’intuizione di raccontare con un meccanismo narrativo basato sul passaggio di anime. Un’intuizione che affonda nella sua vita vera, infatti ci svela: – C’è stato un episodio che mi ha suggerito questo meccanismo. A Porta Venezia ero seduto al Bar Basso, e in un tavolino di fianco al mio tre ragazze chiacchieravano amabilmente tra di loro, tanto che avrei giurato qualsiasi cosa che fossero amiche. Quando una se n’è andata per prima, le altre hanno cominciato a sparlare di lei. La situazione mi ha spinto a provare a immaginare un narratore che fosse prima con loro tre, poi con le due rimaste e infine con quella che era andata via, che in qualche modo aveva sentito il pettegolare delle amiche. Ho ricercato nella letteratura se questo meccanismo fosse già stato usato, e ho trovato solo due casi in America, che però usavano la prima persona, con io che cambiavano in continuazione. Uno è Marlon James in “Breve storia di sette omicidi”, vincitore del Man Booker Prize. Io ho scelto di usare la terza persona singolare.

Missiroli avverte che il passaggio di anime è un meccanismo narrativo molto rischioso, perché può creare disordine nel lettore. Per questo è stato necessario adottare delle regole. Il passaggio poteva verificarsi solo per contatto fisico, come se fosse stato un contagio; contatto telefonico; contatto di invocazione, quando si pensa tantissimo a una persona; contatto meteorologico. Ma non voleva che diventasse un artificio, quindi ha fatto in modo di non essere mai lui  a decidere a priori gli scambi, ma lasciare che si verificassero da sé.

Già le prime pagine di “Fedeltà” sono la dimostrazione piena della maestria con cui Marco Missiroli maneggia e dirige il meccanismo narrativo con una perfezione negli scambi e negli snodi tra un personaggio e l’altro, che consentono al lettore un’immersione completa nel mondo narrato.

Così pure tra la prima e la seconda parte si è deciso di non inserire gli anni, che avrebbero agevolato il lettore a raccapezzarsi immediatamente dello sfasamento temporale, ma avrebbero privato il testo della necessaria fluidità.

Da lettrice devo commentare che l’atto di fiducia di Missiroli verso il suo pubblico è la cifra più importante della maturità stilistica e narrativa del romanzo. “Fedeltà” è un libro coraggioso perché profondamente autentico, di un’autenticità tagliente e affilata.

La fluidità dei passaggi è stata una delle scelte cruciali della narrazione. Missiroli rivela, infatti, l’attenzione alla decisione di se e quando andare a capo, chiarendo che se lo fai faciliti il lettore perché evidenzi il cambio di persona; se rimani sullo stesso rigo crei confusione nel lettore, ma risulti più fluido. Con Paola Gallo e Angela Rastelli, le sue editor in Einaudi, hanno immaginato che la scelta dovesse essere fatta in base ai punti di vista naturali o meno naturali. Il punto più delicato del libro, per quanto riguarda il meccanismo narrativo, è il momento in cui Margherita e Carlo sono a letto. C’è una fellatio, e lì si consuma uno scambio di anime.

Sono stato molto perplesso – confessa lo scrittore –  se lasciare quella scena o tagliarla. Poi  l’ho tenuta perché il sesso è uno degli scambi più fecondi tra le persone.

Se si fa riferimento al sesso, non si può fare a meno di pensare al precedente romanzo, “Atti osceni in luogo pubblico”. Non aspetta la domanda dei blogger, che potrebbe suonare impertinente e fuori luogo, ma con grande generosità è lo stesso Missiroli che la pone a tutti:

Come mi sono sentito dopo “Atti osceni in luogo pubblico”?  mi sono sentito nella merda, perché è uno di quei libri che fidelizza i lettori. Vuol dire che qualsiasi movimento facessi, avrei rischiato. Non sapevo più come muovermi. Ho iniziato a scrivere “Fedeltà” con la  tecnica del passaggio di anime, e ho preso coraggio, quando mia moglie mi ha detto che dovevo continuare. L’ho fatto senza che nessuno sapesse che stavo scrivendo. Per un anno ho barato con tutti, confessando solo l’anno dopo, nel 2017, che stavo scrivendo un nuovo libro. Se non ci fosse stata mia moglie a dirmi di continuare, non so come sarebbe andata a finire.

Non a caso il libro è dedicato alla moglie, e a Silvia Missiroli.

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Ma c’è stato un momento in cui lo scrittore si è trovato davanti a un’impasse: se  continuare “Fedeltà” e come continuarla. Ad ogni snodo c’era, infatti, riferisce lo scrittore, il timore che come un treno il libro deragliasse. Invece bisognava condurlo nella struttura sentimentale voluta, quindi non poteva abusare dei tradimenti, non poteva abusare delle sconcerie gratuite, e non poteva soprattutto creare scene madri.

“Fedeltà” è stato scritto per rispettare la vita, – dichiara – quindi non potevo lucidare delle scene di modo che fossero una strizzata d’occhi per il lettore.

Come Buzzati che di fronte ai grandi blocchi creativi della sua vita faceva dei piedi e delle gambe il segreto per sbloccarli, così anche Marco Missiroli comincia a passeggiare per Milano, che è una città abbastanza infedele, come ci confida lui stesso: –  Ti nasconde e ti svela quando vuole lei. È un’amante capricciosa. 

Così ha cominciato a dipanare tutte le zone milanesi, a cominciare da quelle buzzantiane: da Largo La Foppa, Solferino, scendendo giù per corso Garibaldi, fino a Porta Romana. Questa era una delle camminate abituali di Buzzati, ed è quella che fa Margherita, la protagonista femminile del romanzo.

Buzzati – continua lo scrittore – ha una funzione di tracciabilità all’interno di “Fedeltà”, insieme a Sebald con “Austerlitz”, un romanzo difficile dove l’architettura della città diventa personaggio. Ho scommesso tantissimo sul fatto che Milano dovesse essere un personaggio del romanzo. Rimini ha una dimensione molto più poetica ed è un acquarello, Milano doveva essere realistica, una china. All’interno del romanzo ci sono le quattro zone che formano l’anima di Milano: piazzale Loreto o via delle Leghe, dove ho vissuto tanti anni con una mia ex fidanzata, che poi mi mollò e quindi doveva avere una vena malinconica che è quella di Anna, che è stata mollata dal marito perché è morto; Porta Romana che è quella dove vivo adesso, che è la zona di Andrea, quella della scoperta; poi fondamentale per quello che mi riguarda è la zona di Isola, dove c’è un locale, “Frida”, che un tempo frequentavo ed è lì che vive Sofia; l’ultima zona è Concordia, che è una zona molto particolare di Milano, borghese, dove stanno costruendo di tutto, ma davanti c’è una mensa dei poveri che disturba i ricchi. Le case si possono acquistare ancora a un prezzo decente, nonostante sia una zona ricca.

Anche Missiroli ha acquistato una casa senza ascensore, come faranno Margherita e Carlo, la coppia al centro della narrazione, perché il prezzo era la metà della media.

Quando ho acquistato la casa, – ricorda – stavo scrivendo la seconda parte di “Fedeltà”, che è il momento in cui l’ossessione deve tornare e deve nascere da un’ossessione realizzata che è quella della casa borghese.

Carlo e Margherita hanno acquistato la casa che desideravano. Per Margherita, soprattutto, è insieme ossessione, desiderio realizzato, senso di colpa, ed è l’emblema della complessità del personaggio.

È un libro borghese? Moraviano? – ci chiede Missiroli, subito pronto a offrirci anche la risposta – Se non ci fossero i cani, sì. Ma c’è Andrea, che è un personaggio a bassorilievo. Sembra minore, ma si è indecisi se lo è davvero. Lo si ricorda, e poi non lo si ricorda più. Questa dissolvenza a metà è un grande rischio per lo scrittore, perché il lettore vuole personaggi segnati profondamente. Ma se vuole rischiare, può creare un personaggio a metà tra il corpo reale e il non esserci. Ho rischiato così perché il corpo di Andrea doveva essere quello dei cani.

E continua con un’altra domanda, in quella che è una confessione appassionata in cui spalanca le porte della sua officina letteraria: – Come faccio a sapere dei cani? Come faccio a sapere che le lotte clandestine sono così? C’è parte della mia autobiografia. Li ho visti di persona. So che per molti lettori è una parte dolorosa. Gli animali in quel caso prendono il corpo del loro padrone, che non ha il coraggio di fare lui stesso quello a cui costringe il cane. Infatti l’evoluzione di Andrea è che lascia i cani per fare lui stesso la lotta ed è lì che l’omosessualità diventa conscia. Se non avesse preso l’anima dei cani, senza questo passaggio, avrei fatto finire Andrea in modo retorico.

Con “Atti osceni in luogo privato” lo scrittore confessa di aver messo un piede nella retorica e quindi sente la necessità di tenersene alla larga in questo nuovo romanzo. Il personaggio di Andrea veniva lasciato dal narratore in una scena in cui il fidanzato gli regalava un cane. In editing la scelta di toglierla, e lasciare Andrea come un uomo che arriva in casa e trova il suo uomo: basta.

“La scena madre è molto più facile: un cane che arriva e ti ricostruisce. Gli Americani sanno scrivere senza usare scene madri: pensiamo a Alice Munro e Flannery O’Connor. Philip Roth usa, invece, scene madri. E a questo punto veniamo all’esergo. Citare Philip Roth all’inizio è stato un errore? Perché molti si aspettano lo scimmiottamento. Io me ne sono fregato: quella è una frase fondamentale, perché l’infedeltà può essere un errore che ti fa crescere. Roth usa scene madri. Io ne ho usato solo due: quando Margherita pulisce la madre, che è una scena madre scomoda ma nella realtà funziona così; e quando Margherita e Carlo lavano i piatti e lei si gira improvvisamente, esclamando: – Ho pensato che tu non tornassi più. Quello era un possibile finale del libro.”

Si regala e ci regala ogni genere di notizia, Marco Missiroli.

IMG-20190213-WA0012Il titolo “Fedeltà”, per esempio, vuole evidenziare anche un percorso narrativo. L’attenzione dello scrittore a essere fedele alle voci, alle biografie, ai racconti e ai dati di realtà che ha raccolto. Tutti i luoghi, i negozi, le case sono veri. Il titolo però è al plurale, perché nel libro si raccontano diversi tipi di “Fedeltà”. Ancora una volta, e con maturità e compostezza maggiori del precedente, Marco Missiroli dimostra di scandagliare in profondità i più segreti e reconditi moti della vita interiore dei personaggi, con attenzione alla fisicità con cui questi stessi si esprimono.

Lui stesso ricorda che il punto di partenza del romanzo risiede in un interrogativo: quanta ossessione può dare un desiderio non espletato?

Ma questo interrogativo, che nasce da un’intuizione all’interno della vita affettiva dello scrittore, quando la moglie, come Margherita, ha dovuto fare fisioterapia per una tendinopatia, tornando a casa con una strana luce negli occhi, è la chiave di accesso a una visione molteplice e multipla del desiderio, dell’ossessione e delle fedeltà, per rimanere fedeli al plurale voluto da Missiroli nel titolo, che vengono analizzati attraverso l’introspezione dei diversi personaggi in una coralità in cui il lettore è totalmente immerso.

Ci sono voluti tre anni e mezzo per “Fedeltà”, ma sin dall’inizio il titolo è stato quello, nato con il libro.

“La copertina è la cosa più bella che mi sia stata regalata da quando scrivo di fisicità. Quando ho saputo che l’avrebbe pubblicato Einaudi, ho vissuto un grande conflitto, perché Einaudi ultimamente fa anche copertine al vivo, come quella di Paolo Giordano. Ma io volevo il bianco classico. Sono un rompiscatole sull’estetica del libro, ed ero atterrito al pensiero di far rifare infinite volte la copertina, per poi essere cacciato malamente da Einaudi. Invece è stata buona la prima.”

Paola Gallo, presente sul tram con noi, conferma che anche per loro della redazione è stato un colpo di fulmine. Hanno visto solo quattro foto, ma quella della copertina li ha stregati. Il colpo di genio, continua Paola Gallo, l’ha avuto il grafico. La foto era a colori ma non era così bella, nonostante il particolare degli occhi fosse magnetico. Il grafico allora ha proposto di provare il bianco e nero, e lì non ci sono stati più dubbi.

RefeelIl tram sta arrivando a destinazione, che a noi blogger è ignota, mentre Missiroli ci confida gli ultimi dettagli: – Ho lavorato a “Fedeltà” tutti i giorni, sei ore e mezza al giorno, una pagina al giorno, se me ne venivano di più non le facevo, perché così il giorno dopo sapevo come ricominciare. L’ho scritto tutto al bar “Refeel”, in viale Sabotino 20, in un tavolino vicino la finestra, perché avevo paura di scriverlo a casa da solo. Quindi mi sono messo in mezzo alla gente. L’ho scritto con due colonne sonore: un gruppo indie The National e il jazz, Conversation with myself, su consiglio di Giorgio Fontana, lo scrittore milanese tra i migliori amici di Missiroli. Ma la musica – glossa – quando scrivi può essere pericolosa, perché ti può portare ad usare la retorica: tu sei carico, mentre il lettore quando leggerà quella pagina non lo è.

Il tram rallenta, e allo sferragliare delle ruote sulle rotaie è sostituito lo stridore acuto dei freni: via Sabotino 20. Siamo arrivati lì dove tutto è cominciato per augurare con un brindisi a “Fedeltà” tanta tanta strada nel cuore dei lettori, come merita un libro importante di grande consapevolezza stilistica e di profondo talento letterario.

Su un vecchio tram con Marco Missiroli
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