di Federica Pergola

Federica

 

 

 

Una vita come tante

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Quanto dolore siete in grado di sostenere? Quanto tempo siete disposti a dedicare a questo stupefacente, terrificante romanzo di 1091 pagine?

Perché, una volta iniziato, vi ipnotizzerà. Raccontandovi la storia di quattro amici che, conosciutisi al college, non si separano più (anche se, ovviamente, la vita riserverà a tutti loro continue sorprese, allontanandoli e riavvicinandoli, mutando gli equilibri dei loro rapporti, appagando i loro desideri ed ambizioni, sommergendoli nel dolore più buio – o aiutandoli con quanto di più semplice (e bello) ci circonda.

“l’aria afosa che entrava nella stanza evocò nella mente di Willem un’immagine primaverile, con gli alberi ricoperti di fiori gialli e uno stormo di merli dalle ali lucidissime che scivolavano nel cielo turchese” 

“certo, amavano entrambi la bellezza, ma avrebbe dovuto attendere. O meglio, toccava a loro aspettare ancora, prima di poterla ottenere”.

A New York, dove sembra che la gente (delle più diverse culture, etnie, interessi, orientamenti sessuali …) abbia in comune solo l’ambizione:

“New York era un ricettacolo di ambizioni… Solo a New York ti trovavi a dover spiegare qualunque atteggiamento che non fosse assimilabile alla brama di successo; solo a New York eri costretto a giustificarti se avevi fede in qualunque cosa di diverso da te stesso”

A New York i quattro amici approdano dopo gli studi.

JB sente di essere un artista e vuole cimentarsi con la pittura figurativa:

“Dei quattro inquilini era l’unico classicista. Dipingeva. Peggio ancora: era un artista figurativo. Ai tempi della specializzazione non c’era uno dei suoi compagni di studi che manifestasse il minimo interesse per il figurativo (…) la pittura figurativa era l’ultima ruota del carro”.

Malcom studia per diventare architetto e costruisce modellini con una cura e una perizia che testimoniano quanto prenda sul serio il suo lavoro, cercando sempre la perfezione. Ma siccome è l’unico dei quattro che ancora vive in famiglia, si interroga:

“stilava una lista di tutte le cose che doveva risolvere, e in fretta, l’anno successivo: il lavoro (a un punto morto), la vita sentimentale (inesistente), il suo orientamento sessuale (irrisolto), e il suo futuro (incerto)…Dopodiché faceva colazione e usciva di casa, immergendosi in un mondo nel quale nessuno lo conosceva, e perciò poteva permettersi di essere chiunque”

Willem vuole fare l’attore, ma nel frattempo, per mantenersi, fa il cameriere:

“C’erano dei ristoranti, a New York, dove esordivi nelle vesti di cameriere aspirante attore per poi trasformarti, in un momento imprecisato, in un ex attore che serviva ai tavoli (…) Quando arrivava il momento in cui perseguire le tue ambizioni non sarebbe più stato coraggio, ma una forma di avventatezza? Come facevi a sapere quando fermarti?”

Jude ha un grande talento per la matematica, ma ha scelto di studiare legge. Jude, di cui nessuno conosce il passato, perché :

“a quanto pareva, essere amico di Jude significava spesso non porsi le domande che ci si sarebbe dovuti porre, per paura delle risposte”

Jude, che rimane un mistero insoluto per tutti (quasi tutti); inconoscibile, irraggiungibile, intoccabile…

“non lo vediamo mai con nessuno, non sappiamo di che razza sia, non sappiamo niente di lui. Post sessuale, post razziale, post identità, post passato. Il post umano”.

E intorno a loro tante altre figure, umanissime e crudeli, banali e straordinariamente generose, come la vita a volte ci fa incontrare. Sopra tutti, in questo straziante e acutissimo romanzo privo di donne (le poche presenti sono solo un contorno: mogli, fidanzate, compagne, amiche dei ragazzi, ma a nessuna di loro Hanya Yanagihara – scrittrice statunitense di origini hawaiane- ha creduto di dover dare un ruolo preminente) ci sono Andy, il medico personale di Jude, che lo cura con amorevolezza e severità per tutta la vita; e Harold, prima professore, poi amico e padre di Jude. Harold, a cui Jude si avvicina con cautela, tremando:

“Era meglio fidarsi o essere cauti? Era possibile avere un’amicizia autentica, se ci si aspettava di venire traditi da un momento all’altro?… Eppure, era difficile non fidarsi: per l’atteggiamento di Harold, certo, ma soprattutto perché a renderlo difficile era lo stesso Jude: voleva fidarsi di Harold, voleva abbandonarsi, voleva che la creatura  dentro di lui scivolasse in un sonno dal quale non si sarebbe più svegliata”.

Harold, che a Jude scriverà una lettera dove albergano tra le più belle parole del romanzo:

“Smettila di tormentarti. Se fossi una persona diversa, forse direi che ciò che è accaduto è una metafora della vita: le cose si rompono, a volte si aggiustano, e ci rendiamo conto che, per quanti danni possiamo subire, la vita ci ricompensa quasi sempre, spesso in modo meraviglioso. A pensarci bene…forse sono proprio quel genere di persona. Con affetto, Harold”

Inutile aggiungere altro, perché Una vita come tante racconta fondamentalmente questo: la meraviglia della vita (e la sua possibile, infinita crudeltà); la capacità degli esseri umani di amare infinitamente (e la loro brutalità più bestiale e indifferente); l’abilità di resistere e perseverare anche quando tutto diventa insostenibile (e l’impossibilità di farlo, tuttavia…)

“Possibile che la determinazione di continuare a vivere non fosse tanto una scelta, quanto una necessità evolutiva? C’era forse qualcosa, nella mente stessa, una costellazione di neuroni induriti come tendini, che impediva agli esseri umani di fare ciò che la logica suggeriva? (…) Eppure, non mollava”

Una vita come tante ci regala il ritratto di un uomo, Jude St Francis, che difficilmente dimenticheremo: un uomo dolcissimo e fragile, autolesionista e candido, che per tutta la sua vita di bambino e ragazzino ha dovuto sopportare ogni sorta di dolore, e che durante la sua vita da adulto è riuscito, nonostante tutto, a circondarsi di tutta la bellezza che aveva tanto desiderato, ma che non potrà mai smettere di lottare con tanta furia contro se stesso e il suo destino.

 

Una vita come tante, di Hanya Yanagihara, traduzione di Luca Briasco, Sellerio editore, pp.1091, €22,00

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