Clicca sulla copertina per accedere alla scheda del libro sul sito della casa editrice Piemme-Il battello a vapore
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Mi è sembrato il libro giusto per cominciare le letture del 2019 sul blog, perché oggi più che mai abbiamo bisogno di supereroi e di storie vere di coraggio per un mondo migliore. Dodici storie, ciascuna con un’illustrazione che la anticipa e interpreta, eccetto l’ultima che è un graphic novel scritto e illustrato da Giuseppe Palumbo, “Anche Superman era un rifugiato” che dà il titolo all’intera raccolta, pubblicata da Il battello a vapore, in collaborazione con UNHCR, l’Agenzia Onu per i Rifugiati, presente in 128 paesi e due volte Premio Nobel per la pace.

PalumboGiuseppe Palumbo dedica la sua storia a Tareke Brhane, che da rifugiato si è battuto perché il 3 ottobre fosse la giornata della memoria e dell’accoglienza, vincendo la battaglia. Nella storia ideata da Palumbo è proprio l’approdo con la sensazione di essere un alieno a dare a Tareke Bhrane, alias Superman, la consapevolezza dei suoi poteri e la certezza che vanno usati per renderci tutti più umani. Invito che rimbalza nella testimonianza di Alidad Shiri, nato in Afghanistan e arrivato in Alto Adige nel 2005, dove si sta per laureare in Filosofia all’Università degli studi di Trento. Con il suo libro, “Via dalla pazza guerra”, grande successo editoriale, gira le scuole d’Italia per combattere i pregiudizi e raccontare quanto sia difficile e doloroso il viaggio verso L’Europa. Alidad ShiriCome quello di Tareke Bhrane nel racconto di Palumbo, anche Alidad Shiri vuole testimoniare “semplicemente” l’invito all’umanità. Ricche di umanità sono, infatti, tutte le storie raccolte nel libro a cura di Igiaba Scego, scrittrice italiana di origini somale che da sempre si batte per i diritti civili nel nostro Paese con romanzi, saggi e articoli. A collegare le diverse storie l’idea da cui ogni singolo racconto germina: un rifugiato messo a confronto con un personaggio famoso. Due esperienze distinte nel tempo e nello spazio che vengono accomunate da un sentimento, una percezione, una suggestione che esplode con la sua carica di umanità, dolore, conquista, sofferenza, riscatto.

Rudolf Nureyev e il siriano Ahmad Joudeh, che vivono la danza come forma di coraggiosa resistenza nel racconto di Flora Farina, illustrato con leggiadria da Laura Riccioli.

La struggente storia di un’amicizia, con il senso irreparabile della perdita, raccontata da Paolo Di Paolo che collega Dante e l’incontro con il musicista e amico Casella all’inizio del suo viaggio nel Purgatorio, con l’illusione di Alaa Arsheed di incontrare Moosa, che non vede da quando ha lasciato Beirut. Fabio Visintin disegna un Dante trasognato e beato che ascolta il violinista Moosa, che lo guarda incredulo.

Fabio Visintin_Dante-Alaa_MGZOOM

È il volo di una colomba che nell’illustrazione di Tiziana Romanin passa dalle mani di Mohamed Keita, il ritrattista dei migranti, a quelle della fascinosa Marlene Dietrich, intrecciati nella storia di Patrizia Rinaldi, scritta insieme con il suo protagonista.

Dialogano tra loro l’illustrazione di Marco Paschetta e il testo di Alessandro Raveggi con le due atlete aeree e filiformi in un’ambientazione da favola: Nadia Comaneci e Rose Lokonyen.

Rose corre veloce tra il grano, con i suoi piedi alati, Nadia salta agile oltre i canneti, con le sue caviglie portentose.

Grazie all’immaginazione di Lilith Moscon la cantate sudafricana Miriam Makeba ed Emi Mahmoud, sua erede di origine senegalese, confondono le loro voci trasformate in uccelli, e rivivono nelle linee oniriche di Francesco Chiacchio.

Sta leggendo “Cuore di tenebra” di Joseph Conrad Johan quando incontra Mercy Akuot nel campo di Kakuma in Kenya, e da Conrad Davide Morosinotto trae la massima della storia di Mercy, valida per tante altre storie di rifugiati: le fughe sono sempre di due tipi. Si può scappare da qualcosa, oppure verso qualcosa. Mercy vuole scappare verso un sogno, diventare una cantante e un’attivista. E torna in primo piano il libro di Conrad tra le mani di Johan sotto un sole dai lunghi raggi verso cui tende le braccia Mercy, nell’illustrazione di Marino Neri.

Segno di vittoria sembrano quelle mani alzate, come storie di riscatto e di coraggio sono tutte quelle raccontate in “Anche Superman era un rifugiato”. Perché questo è il senso pregnante del libro, che non vuole semplicemente raccontare la fuga da un luogo, ma la fuga verso una speranza e un sogno.

Conrad

Si continua con Marc Chagall e Abdalla Al Omari nel racconto di Michela Monferrini, che amano disegnare il mondo capovolto come è presentato uno dei due protagonisti nell’illustrazione di Laura Scarpa.

Aveva ventisette anni Hannah Arendt quando fu arrestata senza nessuna colpa, e lo stesso è stato per Abdullahi Ahmed quando è stato preso al confine tra Etiopia e Sudan. Sono loro a fornire a Carlo Greppi l’occasione per riflettere sulla parola “esule” e sul rapporto che si instaura con i luoghi, e sono sempre loro a essere ritratti in mezzo alla folla nell’illustrazione di Mariachiara Di Giorgio.

Inconfondibili i personaggi di Rita Petruccioli che illustra la storia scritta da Helena Janeczek, premio Strega 2018, che ha come protagonisti Freddie Mercury e Amami Zreba, con la loro storia di determinazione e coraggio.

Non poteva che essere classicheggiante l’illustrazione di Marco Brancato per il racconto di Francesco D’Adamo che mette insieme i pericoli del viaggio di Enea dalla Troade al Lazio con quelli di Khaled, Issa, Tourè, Andrey, Abdul, Alì, Fatima, Maryam, profughi dei nostri giorni, che partecipano al Progetto Diamo rifugio ai talenti dell’Università di Pavia, fortemente voluto e sostenuto da Ettina Confalonieri alla cui memoria il racconto è dedicato.

La stessa curatrice della raccolta, Igiaba Scego, firma una delle ultime storie della raccolta, illustrata con ironia da Fabio Santomauro, che ho amato smisuratamente per i disegni di “La città che sussurrò” della collana Parpar di Giuntina (QUI la mia emozionata lettura). Dagmawi Yimer viene dall’Etiopia, possiede una scatola magica in cui raccoglie tutta la verità che ha visto. E un giorno riesce a inserirvi anche Chico Buarque, rifugiato come lui.

Mette la camicia bianca di Chico, le fossette di Chico, i capelli sbarazzini di Chico, le rughe di Chico e naturalmente mette dentro anche gli occhi verdi, più verdi del verde di Chico

…e nel cuore Dag conserva la speranza di tornare in Etiopia un giorno, così come Chico era poi riuscito a tornare in Brasile.

In chiusura, con l’espressione sorniona del disegno di Giovanni Scarduelli e i caratteristici baffetti, non poteva mancare il rifugiato più famoso della letteratura, nato nella testa di una ragazza di ventiquattro anni, Agatha Christie: Hercule Poirot, fuggito dal Belgio in Gran Bretagna durante la Prima Guerra Mondiale, come un bel giovane che la scrittrice aveva incontrato mentre passeggiava per le vie di Torquay.

Poirot rivolge un invito che è il segno che questo libro, pieno di coraggio e di bellezza, di storie luminose con spazi bui che la scrittura illumina per noi lettori, vuole lasciare. Un segno tangibile grazie al quale, con la riflessione e la fantasia possiamo riscoprire e condividere la straordinaria umanità che si nasconde intorno a noi e con la quale è necessario che ci confrontiamo con verità e passione:

Perché non scrivete voi una storia?

Sono sicuro che anche voi, come Agatha, avete tanti bei personaggi che abitano nella vostra testa. E di persone come me, Hercule Poirot, ne vedete tante per strada, ogni giorno.

Nelle vostre città non ci sono più donne, uomini e bambini scappati dal Belgio, bensì dall’Iraq, dalla Siria , dall’Eritrea, dalla Somalia, dalla Turchia. Tante persone che, come me, sono dovute scappare dalla propria casa.

E allora perché non scrivete voi la loro storia?

Io lo farò con i miei alunni, e voi?

Anche Superman era un rifugiato

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