Trentina di origine, vive a Palermo dal 2010. Ha pubblicato un libro di poesie, Fili d’erba, nel 2007 e il saggio “La cattiva scuola” scritto con Stefania Auci nel 2017. Gestisce una pagina Facebook: Francesca leggo veloce.
Trentina di origine, vive a Palermo dal 2010. Ha pubblicato un libro di poesie, Fili d’erba, nel 2007 e il saggio “La cattiva scuola” scritto con Stefania Auci nel 2017. Gestisce una pagina Facebook: Francesca leggo veloce.

Titolo: Il banchiere

Autore: Régis Jauffret

Casa editrice: Edizioni Clichy

 

Delirante quasi quanto Cannibali.
Crudo e spietato quanto Dark Paris Blues

Questo romanzo scandalo è una lettura davvero forte e a tratti scioccante.
Non solo per le perversioni del protagonista, ma soprattutto per la sottomissione della donna che accetta di fargli da accompagnatrice.
Un susseguirsi di violenze più o meno sottili scandisce il lungo flash back della narratrice che ripercorre a ritroso le tappe della sua storia col ricchissimo banchiere che le farà perdere la testa.

Il romanzo è costruito interamente su uno scabroso caso giudiziario, un omicidio a sfondo sessuale di un facoltoso banchiere svizzero dedito alle pratiche sadomaso. Jauffret è stato a sua volta al centro di una vicenda giudiziaria con la famiglia del banchiere, che ha chiesto il ritiro dal mercato del romanzo e la distruzione delle copie a deposito.
Lo scrittore però chiarisce nelle pagine stesse del romanzo la propria posizione in merito.

«Non venitemi a parlare di morale. Scritta da borghesi conformisti che sognano medaglie e castelli, la letteratura è senza scrupoli. Avanza e distrugge. (…) Non esiterei un istante a sgozzarvi se voi foste una frase che mi piace, buona da piazzare in una novella esile come il mio rimorso per avervi massacrato. Sono una brava persona, potreste affidarmi il gatto, ma la scrittura è un’arma di cui mi piace servirmi tra la folla. Del resto, se insegnate a leggere al gatto, la scrittura ucciderà anche lui»

“Il banchiere” è un lungo soliloquio della donna che ha ucciso il suo amante. Ne descrive la morte, i vizi, i deliri, le paure attraverso una concitata cronaca dei giorni successivi al delitto quando, dopo un tentativo di fuga in Australia, decide di tornare in patria e di confessare il delitto. In un continuo intrecciarsi di flashback, l’assassina pare cercare ossessivamente una redenzione non tanto per ciò che ha commesso, ma per la vita piena di traumi e difficoltà che fin da bambina ha vissuto.
La scrittura di Jauffret è limpida e spietata. Non fa sconti, non edulcora, è un inno al dolore, alle deviazioni, alle sofferenze che si celano nell’animo umano.
In un miscuglio di ruoli dove vittime e carnefici si scambiano continuamente il posto, per il lettore è difficilissimo immedesimarsi, prendere una posizione, giudicare.
Jauffret costringe ad alzarsi e a cambiare poltrona più volte, non permette al suo lettore di accomodarsi e assistere a uno spettacolo, lo fa stare sulle spine, facendolo entrare nel vortice di ansie e paranoie della narratrice.
Un noir secco e spietato, senza vincitori né vinti, questo ultimo romanzo dello scrittore francese, la cui scrittura mi ha colpita fin dal primo romanzo letto, “Cannibali”.
Non c’è morbosità nella scrittura, Jauffret non fa leva sui pruriti, tutt’altro.
L’autore mantiene un distacco lucido e ferino che rende questo libro una cronaca più che una narrazione romanzata.
Ennesima chicca della casa editrice Clichy è un ottimo regalo per chi è in cerca di titoli originali per le feste.

La Recensora della Domenica: Il banchiere