di Antonello Saiz

Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”
Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”

 

 

 

 

 

 

La vera letteratura è condivisione

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Nel corso di una ammaliante serata in libreria, lo scrittore e giornalista Gian Luca Favetto ha pronunciato questa frase, mentre raccontava il percoso umano e letterario della scrittrice Marina Jarre. La scrittura che diventa viaggio di condivisione per chi legge, parola che diventa rimbalzo, storie personali che finiscono per scalpitare da uno specchio all’altro. Comunicare dal latino “communio”, che vuol dire mettere in comune, condividere. Questo deve fare la Letteratura: denudarsi e poi incidere nel cuore di chi legge nella sua primitiva e autentica vocazione: comunicare.
La letteratura è un viaggio che esige umiltà, voglia di mettersi alla prova e di rinunciare all’esclusività della propria personalità ingombrante.
Che bello leggere e poi ascoltare dal vivo la voce di Favetto. Era la terza volta che veniva in libreria da noi Martedì scorso. Eppure tutte le volte la stessa emozione e coinvolgimento generale nei lettori.

HaccaEsiste in Italia un piccolo editore coraggioso e tenace che scova testi tormentati di autori giovani che sanno comunicare e condividere mondi. Si tratta della casa editrice Hacca. Nata nel 2006,nonostante le mille difficoltà, in questi anni è cresciuta e si è sviluppata in diverse direzioni: nella narrativa italiana e straniera concentrando la sua attenzione sugli attuali e potenziali immaginari che rispondono alla complessità del nostro esistere contemporaneo. In libreria ai Diari uno spazio speciale hanno sempre avuto i libri e le presentazioni di questa tenace e innovativa casa editrice marchigiana.
Il giorno del quarto compleanno dei Diari, il 27 settembre scorso, eravamo molto affaticati. La nostra resistenza era al limite e fortemente provata: avevamo appena fatto il funerale a una delle nostre colonne, Elide La Vecchia, le nostre finanze sforavano e scolorivano nel verde più marcio (non che la situazione economica sia di molto migliorata!). Ma bisognava festeggiare quel traguardo. Quel giorno usciva, per la casa editrice Hacca, “Sonno Bianco” di Stefano Corbetta e lo scrittore, generoso e sensibile, pensò bene di venire a farci compagnia e tenere il battesimo del suo libro da noi.
Mercoledì 5 dicembre Stefano Corbetta è tornato da noi, e approfittando della presentazione ufficiale del suo libro, abbiamo dato ai nostri amici e sostenitori una notizia bella, che ci riempe di orgoglio e che vede riconosciuti i nostri sforzi, il nostro entusiasmo e la nostra idea di fare Cultura dal basso: Venerdì 14 dicembre siamo stati invitati alla Camera dei Deputati a raccontare l’avventura dei Diari di bordo di Parma.
“Sonno Bianco” di Stefano Corbetta è la storia di due sorelle, Emma e Bianca, e del silenzio vertiginoso che le accompagna. Emma e Bianca sono identiche, nel viso e nel corpo. Inseparabili. Finché un terribile incidente le divide e costringe Bianca in un letto di ospedale, dentro una bolla fatta di silenzio e attesa. Emma sarà allora costretta a crescere intrappolata nel sonno della sorella: ora la sua vita è soltanto il riflesso di quegli occhi spenti, un mondo fatto di sogni monchi e intenti non realizzati. Ormai adolescente, il teatro, la storia d’amore con il suo insegnante di recitazione e un piccolo pianista virtuoso, figlio dei vicini, non bastano più a rendere normale la sua esistenza. Perché a ricordarle la colpa, ci sono sua madre, che annientata dal dolore si è rifugiata nella solitudine della sua stanza per proteggere un segreto, e un padre che a fatica prova a preservare i fragili equilibri rimasti. Solo le note di Beethoven e Chopin, portate da un ragazzo gentile e attento, sembrano riempire quel vuoto in cui Emma sta scomparendo. Ma mentre un nuovo metodo di indagine scientifica cerca di aprire un varco nel sonno di Bianca, c’è chi a quella speranza ha deciso di opporre una resa. In una sostituzione di silenzi e congedi, ognuno si troverà a dover fare i conti con i propri rimorsi, e così tentare un nuovo inizio attraverso le parole e i suoni che sarà riuscito a custodire. Il doppio, le relazioni familiari, la nuova frontiera della ricerca e la misurazione della coscienza. Questi i perni attorno ai quali ruota il nuovo romanzo di Stefano Corbetta, classe 1970, un passato da jazzista e una grande passione per il teatro.
Tra le ultime uscite di Hacca c’è da segnalare “Nel nostro fuoco”, il nuovo romanzo di Maura Chiulli.
Tommaso, il protagonista, ha un’idea precisa della vita: si sveglia sempre alla stessa ora, compie gesti ordinati, puliti.
Ha, nelle mani, la misura degli spazi e del tempo. Disprezza il caos, o meglio lo teme, come tutto ciò che non può controllare. Poi l’incontro, improvviso, con una donna drago, che di notte si esibisce per strada sputando fuoco dalla bocca, e di giorno custodisce le sue paure. Serviranno, a quest’uomo che sembra diretto da una voce venuta dal passato, un coraggio nuovo e una dolorosa dimenticanza per provare a vivere una storia d’amore che non sembrava più possibile.
Un rapporto, quello con Elena, che a poco a poco gli insegnerà una lingua in grado di nominare – per la prima volta – un’emotività delicata e generosa. Ma l’amore, talvolta, chiede un pegno. È così che arriva un inciampo, un guasto. Una figlia, Nina, che tradisce ogni loro aspettativa, che non cresce come gli altri bambini, che non parla, che pare assemblata coi pezzi peggiori del padre e della madre.
“Nel nostro fuoco” è la storia di un’incapacità ad accudire, di una paternità difettosa. Di un alfabeto emotivo da costruire attraverso i segni nascosti nelle pieghe di gesti ripetuti e sguardi incantati. Ma è anche la storia di una salvezza, dell’amore che ci mette al riparo.

Di Maura Chiulli, sempre edito da Hacca, vogliamo suggerire un libro precedente,pubblicato nel 2014, dal titolo “Dieci Giorni”.

“Dieci Giorni” sono tre racconti, tre protagonisti, ma un’unica storia, un unico contesto. Tre protagonisti alle prese con il male di vivere, con il proprio lato oscuro difficile da accettare, da gestire, da riconoscere. Un viaggio nel lato oscuro dell’amore e dei sentimenti. Sono i corpi i protagonisti di questo romanzo che si apre e si chiude nel tempo di dieci giorni. Sono i corpi a raccontare i carnefici e le vittime, e a mostrarci – per quanto annullati e camuffati – che le colpe, certe colpe, non si possono cancellare. Eppure esiste ancora uno spazio dove conservare – al riparo dal contagio – i ricordi più belli e la speranza. Accedervi richiede un sacrificio, il più atroce di tutti.
Nel catalogo vario di Hacca edizioni un posto speciale merita uno strano protagonista, il libraio cinquantottenne che non legge un libro da 20 anni, quanti ne ha passati in manicomio, e parla al telefono con il fratello morto. E’ l’eroe di un libro fantasmagorico, “La solitudine di un riporto” di Daniele Zito. Il romanzo è affollato di citazioni d’atmosfere o di stili, tra specchi pirandelliani, amori alla García Márquez, allucinazioni alla Paul Auster e una donna che si chiama Pécuchet.
Brutto, solo e devastato da un riporto agghiacciante, Antonio Torrecamonica si ritrova a condurre, suo malgrado, una vita che gli altri hanno scelto per lui.
Carceriere di se stesso, trascorre tutte le sue giornate rinchiuso in una piccola libreria di provincia, tra libri che non legge, clienti che lo tormentano e ricordi che lo soffocano. Unico svago, ogni tanto, far saltare in aria qualcuno dei concorrenti, meglio se grandi, meglio ancora se Feltrinelli.
Ma non è che la gioia di un momento, passato il quale il libraio continua a essere un animale in gabbia: la malavita lo usa per i suoi traffici, le forze dell’ordine lo braccano, il passato lo tiene inchiodato alla sua prigione quotidiana fatta di lettori, attese e conti in rosso.Finché un giorno non prende in mano uno di quei libri che non sopporta e inizia a sfogliarlo, ritrovando un piacere che considerava ormai perduto.Questo piccolo gesto quotidiano, insignificante nella sua banalità, darà il via alla lunga fuga del signor Torrecamonica verso la libertà. A ostacolarlo saranno in tanti: il commissario Serracavallo, Don Pietrino, i Milanesi, il Vice, fino alla realtà stessa, menzognera come non mai.
La solitudine di un riporto è la storia di questa fuga, un vortice di incomprensioni e follia che avrà come inevitabile punto d’arrivo il più eclettico attentato terroristico/culturale di sempre.La solitudine di un riporto è la storia di una fuga, un vortice di incomprensioni e follia che avrà come inevitabile punto d’arrivo il più eclettico attentato terroristico/culturale di sempre.
Scorbutico, misogino, stralunato e sognatore, Antonio Torrecamonica è un po’ Bartleby un po’ Marcovaldo, un personaggio indimenticabile che si muove dentro una prosa densissima di citazioni, riferimenti e rimandi, con la forza di un uragano.Un’intensa riflessione sulla libertà, un omaggio stravagante alla Letteratura, uno scherzo infinito, questo libro è tutto questo e molto altro. Sta al lettore scovare cosa si cela sotto lo struggente riporto di un libraio.

Pescando nel vecchio catalogo di Hacca edizioni un ‘altra chicca è rappresentata da “Il male” di Massimiliano Santarossa.

Santarossa affronta il problema di petto e ci offre un’originale educazione sentimentale del maligno, con una scrittura moderna e ritmata è fatta di frasi brevi e veloci, spesso senza verbo. Il male racconta il delirio, le ossessioni, le perversioni, le distorsioni della nostra società postmoderna, attraverso una potente metafora narrativa, tra immaginario e reale.
In un viaggio nelle viscere delle nostre città, Lucifero il principe delle tenebre, il figlio di luce nera, descrive la moltitudine di periferie abbandonate, gli innumerevoli luoghi di perdizione, le profonde paure dei dannati in vita, e tutto questo attraverso gli occhi e la pelle di dieci anime fragili, sconfitte, crollate. Il principe di luce nera, senza mai intervenire o apparire, vivrà e subirà il male in terra compiendo un vero viaggio ad infera, alla scoperta di cosa l’uomo moderno è in grado di fare. Al termine rimarrà la visione di un inferno terrestre ben più atroce, violento e osceno degli inferi stessi, e il peso insopportabile di una profezia svelata.
Dalle pagine del romanzo escono come un fiume in piena le voci, i volti, le situazioni che dipingono il ritratto sconvolgente di una società in frantumi, tutto con uno stile narrativo incredibilmente visionario e allo stesso tempo realista.
Il male, un romanzo che capovolge le nostre sicurezze, che rimette in discussione i luoghi del bene e del peccato, l’inferno e il paradiso, il reale e l’irreale.

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Settimana ricca di appuntamenti in libreria. Dicevamo all’inizio che Martedì 11 Dicembre Gian Luca Favetto ha presentato l’ultimo libro “Qualcosa che s’impara”, edito da NN Editore con la meravigliosa copertina di Elisa Talentino nella collana CroceVia.
In “Qualcosa che s’impara” Gian Luca Favetto interroga e si interroga sul tema del “Perdono”. Per farlo, avanza in una foresta di domande, alla ricerca di ciò che nasconde e svela questa parola antica, così mobile e difficile da afferrare. Nel suo errare, trova la colpa, il dono, la poesia. E, ancor prima, il grande rito del teatro, che dal sangue di Macbeth ci conduce alla magica leggerezza di Prospero. Di pagina in pagina, di ricordo in sogno, di eroe in eroe, l’uomo-scrittore, accompagnato dalle sue ombre, tesse un cammino prezioso, che unisce punti lontani, sospesi tra letteratura e vita, e prova a perdonare se stesso e gli altri. Parla con Cervantes e con Fitzgerald, attraversa il ponte di Mostar e quello di Brooklyn, cerca la Gerusalemme di Pasolini nei sassi di Matera, si immerge nella ferita dell’indifferenza. Ripara ricordi, sentimenti, sensazioni. E tiene insieme il tempo, le generazioni, i continenti. Le parole tornano a casa sotto forma di gesti e di respiro, e si fanno carne, per dimorare finalmente tra noi.Così, il perdono è qualcosa che si impara, perché trasforma il dolore in una storia.
Gian Luca Favetto, scrittore, poeta e giornalista, vive a Torino e collabora con “la Repubblica” e Radio Rai. Tra i suoi libri recenti: “Se dico radici dico storie” (Laterza), “La vita non fa rumore” (Mondadori).
Gian Luca Favetto con Anthony Cartwright aveva scritto anche “Il giorno perduto – racconto di un viaggio all’Heysel” per la casa editrice 66thand2nd. C’è un “prima” e un “dopo” in ogni cosa. Ma esiste anche un “mentre”, il momento in cui avviene un qualcosa che cambierà per sempre le cose. Quel “mentre” era un mercoledì, il 29 maggio 1985. Allo Stadio Heysel, a Bruxelles, si sfidavano Juventus e Liverpool per la finaledi Coppa dei Campioni e quel che è successo è noto a tutti.
A distanza di oltre trent’anni da quei tragici eventi, Anthony Cartwright e Gian Luca Favetto hanno realizzato un libro a quattro mani dove il ricordo e il dolore per le vittime si mescolano sapientemente con la narrazione delle vite dei protagonisti. Il viaggio, a volte, è già una storia. Racchiude in sé l’avventura, le gesta memorabili di una vita, la trama di un racconto che resiste agli anni, la promessa di un’esistenza diversa, piena e felice. Juventus-Liverpool, finale di Coppa dei Campioni, si gioca all’Heysel, il piccolo stadio di una città bordata d’oro nel cuore dell’Europa. Christopher Victor Hale, detto Christy, vive a Liverpool, sulle rive del Mersey, è un tipo solitario, e per tutti è Monk. La sua vita è stata abbandono e declino: la fuga della madre, la malattia del padre, la vana speranza di un lavoro. È il declino di una città e di tutto ciò che è intorno, un’intera classe sociale cancellata dal futuro. Domenico Dezzotti, detto il Mich, è di Rueglio, in Valchiusella, studia Ingegneria a Torino, così vuole suo padre. Angelo, Charlie, Miranda lo considerano un privilegiato, e un po’ traditore. Se ne andrà dalla valle, un po’ li ha già lasciati. Il loro mondo sta cambiando. Partono per Bruxelles, Christy da solo e il Mich con il resto della banda: Londra, Parigi, la frontiera, il mare… Ad ogni tappa cresce l’attesa della vittoria, l’aspettativa di un destino migliore. Uno scambio di sguardi, l’attimo che lega per sempre Christy e il Mich, complici dagli spalti immaginari di una grande piazza che sembra uno stadio. In questo romanzo denso e lieve, scritto a montaggio alternato, Anthony Cartwright e Gian Luca Favetto raccontano il loro Heysel, la storia di un giorno perduto, sospeso nel tempo e nella memoria, che è la vita dopotutto, nonostante tutto.

Per NN E ha curato la serie ViceVersa e scritto “Premessa per un addio” che in una bella intervista su la Repubblica l’autore aveva detto, “è un libro di viaggio. Tutti i libri sono di viaggio o non lo sono affatto”. Il protagonista, Tommaso Techel, è un geografo, misura le distanze e si occupa di uomini più che di confini. Non è mai riuscito a occuparsi di sé, di quell’insieme di ricordi e desideri che sono chiusi in una valigia da troppo tempo. Decide un tempo, adesso, e una destinazione, New York, per cercare la sua voce e il suo spazio nel mondo. Il viaggio di Tommaso inizia in volo sopra l’oceano, dove incontra lo stupore di Alma Berlin e la sua eleganza. Attraversa la città foresta, straniero fra stranieri, e ritrova l’innocenza e la paura.E per disfarsi di quella rabbia muta con cui è nato, si lascia accompagnare da un libro, Foreword for a Farewell, che come una mappa lo porta fino allo Smalls Club dalla bellissima Cora Paul, dove si abbandona alla grazia del desiderio.Il viaggio di Tommaso, come tutti i viaggi, alla fine è un ritorno. La storia di un uomo che ritrova la vita e può tornare finalmente a casa.
Questo libro è per chi ama leggere a voce alta, per chi vorrebbe ballare un valzer alla Grand Central Station, per chi non porta mai l’orologio e sbircia l’ora dove capita, e per chi vorrebbe lasciare andare tutte le domande sull’acqua, come si lasciano andare le illusioni.

Nello Zaino di Antonello: La vera letteratura è condivisione