di Antonello Saiz

Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”
Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”

 

 

 

 

 

 

#iodaqueiduelànoncivado

“Scrivere è trovare un modo nuovo di vedere il mondo” (Yiyun Li)

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Un modo nuovo di vedere e interpretare il mondo, anche attraverso la scrittura e la letteratura. Questa settimana abbiamo esagerato ed avuto quattro eventi di fila in libreria e nel finale un sabato bello di letteratura bella bella con una grande studiosa come la professoressa Mariolina Bertini. In città, a Parma, non siamo amati da tutti allo stesso modo. Dal mondo della Cultura, quello ufficiale e solido, spesso si sente qualcuno dire “io da quei due là non ci vado”. In realtà io e la mia socia Alice siamo librai molto fortunati per il lavoro che facciamo e il mare di conoscenze e interazioni che in tanti anni abbiamo accumulato. Le cattiverie e le invidie e le piccinerie non potranno mai scalfire la corazza della nostra indifferenza, perchè noi marciamo spediti, con il nostro progetto e la nostra idea di fare cultura dal basso. Procediamo alla nostra maniera e un poco ci dispiace che chi dice “io da quei due là non ci vado”, poi, alla fine, si perda serate di valore e di grande Letteratura, come quella con Mariolina Bertini in cui si è parlato di fascismo e di antifascismo, di Natalia Ginzburg e di “Piccole Virtù” e “Lessico Famigliare”, di Jules Verne e Emilio Salgari, di Giosuè Carducci e Annie Vivanti ma pure di Lalla Romano!

La settimana appena trascorsa è iniziata mercoledì 21 novembre quando abbiamo ospitato in libreria ai Diari “Guasti” di Giorgia Tribuiani. Il libro che ha segnato l’esordio letterario nella collana Amazzoni di Voland di questa bravissima narratrice marchigiana che vive a Bologna.
Voland è la casa editrice che pubblica in Italia i libri di Amélie Nothomb e Mircea Cartarescu e Georgi Gospodinov e soprattutto tanti libri di narrativa straniera, in particolare di origine slava. Fondata da Daniela Di Sora nel 1995, dall’apertura della nostra libreria in Borgo Santa Brigida ci accompagna e sostiene con determinazione nella crescita del nostro progetto culturale: le presentazioni di “Etica dell’Acquario” di Ilaria Gaspari, “Memorie di una interprete di guerra” di Elena Rzevskaja , “Conforme alla gloria” di Demetrio Paolin, “Vita e morte delle aragoste” di Nicola Cosentino, “Cronache infedeli” di Flavio Fusi rimangono tra le cose di altissimo livello proposte in questi anni.
A dialogare con la giovane autrice è stato lo scrittore amico storico dei Diari, Ivano Porpora, che solo poche settimane prima aveva presentato da noi “L’Argentino”, edito da Marsilio.
In “Guasti”, con un linguaggio pulito e una voce unica, la scrittrice ci immerge nel flusso di pensieri ed azioni di Giada. Dopo la morte del compagno, fotografo di fama internazionale, Giada ha un insolito luogo dove andare a trovarlo: la sala in cui adesso è esposto il cadavere plastinato dell’uomo, trasformato in opera d’arte dal celebre anatomopatologo Dottor Tulp, come richiesto nelle sue volontà. Un countdown di trenta capitoli accompagna Giada nei trenta giorni di durata della mostra, e mentre i ricordi della vita vissuta all’ombra dell’amato si mischiano agli incontri con giornalisti, critici d’arte e visitatori, il premuroso “vigilante del piano di sotto” cerca di indicarle una via di uscita per quel lutto troppo difficile da elaborare. Quando tutto sembra potersi risolvere, ecco la notizia: un appassionato di arte è intenzionato ad acquistare il fotografo plastinato per la propria collezione privata. Giada è dunque chiamata a prendere una decisione: rischiare di non vedere mai piu l’amato o finalmente agire?
Assieme a Giorgia abbiamo ricordato, nella settimana precedente alla presentazione, anche le ultime interessanti uscite di casa Voland tra cui “La venere di Taškent” di Leonardo Fredduzzi, “Notte”, il romanzo d’esordio del 1954 dello scrittore Edgar Hilsenrath ( autore del precedente “Orgasmo a Mosca”, apprezzatissimo tra i nostri lettori), e ancora “Tutto divenne Luna” di Georgi Gospidinov (poeta e prosatore innovativo considerato uno dei più talentuosi della Bulgaria e autore di “Fisica della malinconia”).

Il romanzo giallo “La venere di Tashkent” , promettente esordio di Leonardo Fredduzzi, ci porta in Unione Sovietica, 1967. Una telefonata alle prime ore del mattino sveglia il commissario Kovalenko: il corpo senza vita di una giovane donna è stato ritrovato sotto un cumulo di neve. La vittima è Anastasija Timokina, affascinante e ambiziosa attrice uzbeka trasferitasi a Mosca per fare carriera. Le indagini si concentrano subito su alcuni personaggi che ruotano intorno al Teatro Taganka, in cui la ragazza si esibiva. Il direttore, Valerij Lebedev, sospettato di dissidenza dal regime, è da tempo tenuto sotto controllo dagli organi preposti; lo scontroso amministratore Platon Sobolev svolge irreprensibile il proprio lavoro; il critico Volodja Miller non sembra condurre la vita del tipico intellettuale. Tutti e tre hanno avuto una relazione con Anastasija, e tutti e tre hanno qualcosa da nascondere. Al commissario Kovalenko spetta il compito di ricostruire la verità, cercando di orientarsi tra quinte, fondali, maschere e false identità.
Leonardo Fredduzzi nato nel 1976, vive a Roma. Dal 2007 lavora presso l’Istituto di cultura e lingua russa di Roma. Attualmente cura le relazioni con i vari partner culturali (università statali, centri d’insegnamento privati, fondazioni) dislocati in diverse città della Federazione Russa. Si occupa inoltre di comunicazione e programmazione di eventi, organizza incontri e conferenze, collaborando con altri soggetti in ambito culturale (musei, teatri, case editrici). La venere di Taškent è il suo primo romanzo.

“Notte” di Edgar Hilsenrathne, nella traduzione di Roberta Gado
con postfazione di Paola Del Zoppo, è pubblicato nella collana
Intrecci.
Marzo 1942. Sul ghetto di Prokov – città ucraina occupata dalle truppe romene, alleate con i nazisti – è perennemente notte. Giorno dopo giorno, smarrito in un’atmosfera apocalittica, Ranek combatte per sopravvivere. Antieroe spietato e cinico, è disposto a tutto pur di restare aggrappato alla vita, in un’incessante lotta per il cibo e un posto letto con gli altri personaggi del romanzo, ombre costrette a muoversi nella nebbia che si imprimono nella memoria del lettore. Paragonato a Viaggio al termine della notte e Morte a credito di Céline, ma anche ai testi di Miller, Steinbeck, Burroughs e Gor’kij, Notte è un affresco crudele e grottesco, unanimemente considerato un capolavoro. Controverso per la sua durezza, esce finalmente anche in traduzione italiana.
Edgar Hilsenrath nato a Lipsia nel 1926, ebreo d’origine orientale, fugge in Romania con la famiglia per sottrarsi alla minaccia nazista. Internato in un ghetto ucraino fino al 1944, nel 1951 si imbarca per gli Stati Uniti, dove rimane per oltre trent’anni, prima di rientrare in Germania e stabilirsi definitivamente a Berlino. La sua opera è ispirata dall’esperienza della guerra e della shoah, e la sua scrittura cruda e irriverente, giudicata spesso amorale, ha suscitato a lungo polemiche soprattutto in Germania. I suoi libri, di cui alcuni pubblicati negli Stati Uniti e soltanto diversi anni dopo in lingua originale, sono ormai best seller tradotti in tutto il mondo.

“Le donne di Lazar'” è un altro pregiato titolo Voland pubblicato finalmente anche in Italia, nella splendida traduzione dal russo di Corrado Piazzetta. Quello di Marina Stepnova è un successo editoriale senza precedenti: già tradotto in 24 lingue e pubblicato in moltissimi paesi (dall’Europa, all’India, passando per i Paesi arabi. Marina Stepnova è considerata dalla critica una delle più interessanti voci della Russia contemporanea. Vive a Mosca, ma ha una casa in Toscana, dove trascorre le sue vacanze estive e di cui è follemente innamorata (in un’intervista l’ha definita il suo posto preferito sulla terra). Cresciuta in una famiglia di medici, a lungo ha desiderato diventare una dottoressa. Fu un insegnante a farle cambiare idea, dicendole che aveva più talento per la letteratura che per la medicina. “Le donne di Lazar'” è il suo terzo romanzo ed è quello che ha avuto maggiore successo.

Lazar’ Iosifovic Lindt, nato nell’anno che apre il ’900 in un oscuro villaggio ebreo, compare a Mosca nel ’18 con nient’altro che un quaderno logoro e la testa infestata dai pidocchi. Mente straordinaria, destinato a un brillante futuro da luminare della scienza, figura contraddittoria divisa fra la razionalità, l’impossibilità di vivere i sentimenti più profondi e il potere derivante dai privilegi che gli verranno concessi in virtù del suo genio, nella sua vita eccezionale incrocerà il destino di tre donne – la moglie del suo mentore universitario, da lui amata senza speranza, la giovane sposa strappata alla propria esistenza dal matrimonio forzato e la nipotina orfana e grande promessa della danza – in una saga di amore, perdita e talento che abbraccia la storia russa del XX secolo, dagli ultimi anni dell’Impero zarista al decennio successivo al crollo dell’URSS passando per la rivoluzione bolscevica e l’epoca del potere sovietico.Marina Stepnova con la sua lingua elegante che attinge con maestria da un’ampia gamma di registri, e la capacità di alternare tocchi lirici e tagliente ironia, è tra i più interessanti scrittori russi contemporanei. Autrice di tre romanzi, con “Le donne di Lazar” (2012) si è classificata terza al più prestigioso premio letterario russo – il Bol’šaja kniga – ed è stata finalista ai premi Russkij Booker, Nacional’nyj bestseller e Jasnaja Poljana, solo per citare i più importanti.

Attesissimo in libreria “E tutto divenne luna”di Georgi Gospodinov, a cura di Giuseppe Dell’Agata nella collana Sírin. Si tratta di diciannove storie in bilico tra memoria e tempo che scorre. Un amore di gioventù e la promessa di rincontrarsi a distanza di quarant’anni; un orfano che sceglie come padre il busto di Stalin; due emigrati bulgari che si uniscono in matrimonio alle cascate del Niagara, mentre nel loro paesino d’origine parenti e concittadini partecipano a un pranzo di nozze senza gli sposi; un uomo che si aggira per Lisbona in cerca di una fiamma del passato; una quarantenne che rinuncia ai suoi propositi suicidi a causa dell’attacco alle Torri Gemelle… Diciannove storie scritte in epoche diverse e innescate da invenzioni tematiche e stilistiche brillanti e originali. Diciannove storie in bilico fra sole e luna, fra malinconia e umorismo, che parlano della fragilità della condizione umana per rintracciare il sublime che si disvela nel quotidiano, per ricordarci che è sempre possibile cambiare prospettiva. Se un giorno il sole si smorzasse, come sceglieremmo di impiegare gli ultimi 8 minuti e 19 secondi di vita ancora a nostra disposizione?
Georgi Gospodinov è nato a Jambol nel 1968, è poeta innovativo e raffinato, prosatore e studioso di letteratura, oggi considerato lo scrittore più talentuoso della Bulgaria. Con il suo esordio narrativo, “Romanzo naturale” (Voland 2007), accolto come una vera rivelazione, ha immediatamente incontrato il favore di critica e pubblico che ne hanno decretato lo straordinario successo, e ha ottenuto il primo premio del concorso Razvitie per il romanzo bulgaro contemporaneo. È tradotto in diciannove lingue. Di Gospodinov Voland ha pubblicato la raccolta di racconti …e altre storie (2008) e il romanzo “Fisica della malinconia” (2013), con il quale nel 2014 è stato finalista del Premio Von Rezzori e del Premio Strega Europeo. Di lui è stato detto:

“Definito il Milan Kundera della Bulgaria per i suoi viaggi nel mondo interiore, potrebbe essere accostato anche a Friedrich Dürrenmat per la sua riscrittura del mito del Minotauro, ma a ben vedere Georgi Gospodinov è uno scrittore unico.”

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Al Premio Von Rezzori è stata finalista anche Yiyun Li, autrice del nuovo libro di NN Editore “Caro amico dalla mia vita scrivo a te nella tua” .
Sul Financial Times è stato scritto :

“Yiyun Li è una scrittrice esemplare, questo suo viaggio di ritorno all’equilibrio, grazie alla letteratura, è potente come tutta la sua pluripremiata opera narrativa”.

Yiyun Li è cresciuta in Cina e si è poi trasferita negli Stati Uniti, dove ha iniziato a scrivere in una lingua non sua. Caro amico è un memoir, ma è anche una sorta di diario letterario, in cui l’autrice riflette sul suo viaggio tra le lingue, intrecciando esperienze personali e riflessioni sulla scrittura con le vicende degli autori che ha amato di più: da
Stephen Zweig a Katherine Mansfield, da Søren Kierkegaard a Ivan Turgenev. Cari amici è il racconto saggio e luminoso di una vita vissuta tra i libri, è solcare l’oceano da una sponda all’altra in cerca delle radici della creazione artistica e della memoria, dove si comprende che la verità si coglie solo ricreando il mondo con la penna. Un percorso necessario per rispondere a due domande fondamentali: perché scrivere? E perché vivere?
Yiyun Li è nata a Pechino nel 1972. Dopo la laurea in Medicina si è trasferita negli Stati Uniti, dove ha conseguito un Master of Fine Arts all’Iowa Writers’ Workshop. I suoi testi sono apparsi su New Yorker e Paris Review. Per Einaudi ha pubblicato Mille anni di preghiere(vincitore del Pen/Hemingway Award e del Guardian First Book Award), I girovaghi (vincitore della medaglia d’oro del California Book Award per la narrativa) e Più gentile della solitudine. Il New Yorker l’ha inserita tra i venti migliori scrittori americani.

Storie di donne e narratrici, questa settimana in libreria.
Se avete amato Gilgi e Doris, una ragazza misto seta, in questa settimana è torna in libreria Irmgard Keun con “Una bambina da non frequentare” nella traduzione di Eleonora Tomassini ed Eusebio Trabucchi.
«Quando sarò grande cambierò tutto» proclama in uno dei suoi solitari e furenti monologhi la piccola peste protagonista di questo romanzo. Sono troppe le cose degli adulti che non le vanno a genio: inutili cattiverie, evidenti bugie, imperdonabili meschinità. Eppure il mondo potrebbe essere così divertente, a volerlo cogliere di sorpresa. Ad esempio battendosi con un denutrito orso del circo, o – perchè no – scrivendo all’imperatore per dirgli che «la guerra è durata già abbastanza ed è una vera porcheria».
Imprese impareggiabili tra fioretti e misfatti, che costano a questa «bambina da non frequentare» le esasperate ramanzine di genitori, insegnanti e della burbera zia Millie, ma che segnano anche le tappe esemplari di un lungo addio all’infanzia.
In questo effervescente romanzo, ambientato a cavallo della fine del primo conflitto mondiale, Irmgard Keun lascia libere le briglie del suo estro comico, dando vita a una creatura adorabile, sfrontata e ribelle, che non ha paura di sfidare le convenzioni della società né di assaggiare i primi frutti, ancora molto acerbi, dell’amore. Un personaggio memorabile – un po’ Gian Burrasca, un po’ Huck Finn, un po’ Zazie – che dalle strade della Colonia del 1918 continua a insegnarci quanto può essere esilarante imparare a vivere.

«Dallo studio delle scienze so che gli animali che apportano qualcosa di importante sono sempre femmine. Sono le femmine a fare i cuccioli, ad allattare, a deporre le uova. I galli sono maschi e oltre a essere colorati, a fare chicchirichì e a strappare con cattiveria le piume alle galline non servono a niente. Insomma, tra gli animali funziona tutto molto meglio.»

Torino piccolaStorie di donne e narratrici, questa settimana in libreria, e non potevamo concludere con la serata di sabato 24 novembre in cui abbiamo ospitato, appunto, una cara amica come Mariolina Bertini e il suo libricino delicato e raffinato “Torino piccola. Una giovinezza del XX secolo”, pubblicato da Pendragon nella collana I chiodi. Una serata dove si è parlato, come dicevamo all’inizio, di grande Letteratura attraverso questo piccolo gioiellino e grazie al contributo dell’Autrice e di Matteo Marchesini, scrittore e curatore della collana.

Questo mosaico autobiografico potrebbe benjaminianamente intitolarsi ‘Infanzia torinese’: l’infanzia di una bambina nata intorno al 1950 in una Torino colta e vecchiotta, che trascina i suoi caratteri risorgimentali, liberty e gobettiani fin dentro il boom. Si fatica a immaginare un’incarnazione più tipica del leggendario milieu che mentre la Bertini cresceva precipitò nelle pagine di ‘Lessico famigliare’. Ma se anagraficamente Mariolina potrebbe essere figlia di Natalia, somiglia più alla scrittrice che ai suoi eredi e ai suoi genitori. Lei pure si descrive come una ragazza che ‘non sa fare niente’ se non giocare con le parole. E qui il ruolo del professor Levi è svolto soprattutto dalla madre, che con virile sbrigatività pretende impossibili performance scientifiche o musicali, concependo l’educazione come una tonificante ginnastica psicofisica. Chi leggerà queste memorie incontrerà una ritrattista irresistibile: la nonna, le compagne di giochi e i compagni di studi, i parenti frequentati in città, sulle Alpi o a Varigotti, le maestre e i baroni universitari… Dietro la narratrice, discreto quanto elegante, si sente poi il tocco della saggista, dell’interprete autorevole di Proust e Balzac. E i modi in cui Mariolina, dalla scoperta del proprio io a una scoperta della ‘Recherche’ che coincide con la maternità, ha fatto della letteratura il suo rifugio, rimandano in effetti ad alcuni motivi proustiani e balzachiani. Non a caso le grandi gioie e le prime letture della sua infanzia sono legate a un Ottocento ridotto a balocco gozzaniano o portato all’assurdo dalle strofe del «Corriere dei piccoli», che con i fumetti, i gialli e i romanzi rosa costituiscono per l’autrice una calda coperta di Linus nel gelo orrorifico del secolo XX. E non è appunto col bello stile degli scrittori un po’ antiquati – con le opere, direbbe Benjamin, meno esteticamente intenzionate o trascurabili – che si costruisce una riserva di felicità quel Marcel deciso a scendere negli inferni del neonato Novecento? Le forme letterarie di ogni specie o valore servono qui a incollare i cocci di una vicenda spezzata dal tempo e travolta dai barbari. Ma come mostra il capitolo sul padre, il gioco con le parole è qualcosa di più che uno strumento per tramandare la memoria di generazione in generazione: in questa tribù così pudica, diventa anche la mediazione per eccellenza dell’affetto.

Uno Zaino di Antonello Speciale