di Francesca Maccani

Trentina di origine, vive a Palermo dal 2010. Ha pubblicato un libro di poesie, Fili d’erba, nel 2007 e il saggio “La cattiva scuola” scritto con Stefania Auci nel 2017. Gestisce una pagina Facebook: Francesca leggo veloce.
Trentina di origine, vive a Palermo dal 2010. Ha pubblicato un libro di poesie, Fili d’erba, nel 2007 e il saggio “La cattiva scuola” scritto con Stefania Auci nel 2017. Gestisce una pagina Facebook: Francesca leggo veloce.

Eccomi reduce dall’ultimo viaggio a Holt. La valigia ancora giace accanto al letto.

Ho appena concluso la lettura dell’esordio letterario di uno degli autori cui sono maggiormente legata perché è da lui che sono partite la mia nuova vita fra i libri, la passione per la casa editrice NN Editore le indipendenti e, da ultima, l’idea del blog che poi è diventato una pagina fb.

000“Vincoli” è, in ordine di pubblicazione, il primo romanzo che lo scrittore americano pubblica, diversi anni prima della trilogia, nel 1984

L’ambientazione è sempre la stessa, la piccola cittadina del Colorado, sorta grazie a un’ondata migratoria tardo settecentesca, generata dalla famosa conquista del West a opera dei pionieri.

Scopriamo così che la famiglia protagonista della storia giunge quasi 200 anni più tardi in questi territori a bordo di un carro, sceglie un arido appezzamento di terreno e lì, a suon di fatiche e sudore, costruisce una casa e una piccola fattoria.

A Holt arrivano due sposini Roy e Ada Goodnough, lì nasceranno a breve Edith e il fratello Lyman. Unici vicini una donna indiana e il figlioletto mezzosangue, abbandonati dal capofamiglia.

Ada, malata di nostalgia, non si abituerà mai alla dura vita lontana dalla sua terra natale, una malattia se la porterà via in un’assolata estate, lasciando alla figlia Edith la responsabilità di occuparsi dei due uomini di casa.

Edith sacrificherà se stessa, il suo sogno d’amore in nome di quei vincoli di sangue che la legano indissolubilmente al padre e al fratello.

La prima sensazione che ho avuto mentre leggevo questo romanzo è che non fosse scritto dalla penna di Haruf, o meglio non di quell’Haruf che ho tanto amato per la lingua pulita, la prosa asciutta, i non detti, lo show don’t tell.

In “Vincoli” ho avuto l’impressione di trovare un Haruf ancora acerbo, in divenire, uno scrittore con un grande potenziale a che ancora non aveva trovato la sua vera voce, quella che poi esplode pienamente nella Trilogia.

Ho ritrovato invece la coralità, la tenacia e la forza di personaggi femminili esemplari, che lo scrittore sa tratteggiare molto bene.

L’intero romanzo è un lunghissimo flashback che ha inizio con un giallo, una morte sospetta che non convince troppo alcuni giornalisti più che gli inquirenti.

Siamo nel 1976 e Edith giace a letto in un reparto di terapia intensiva.

La vicenda viene narrata interamente dal vicino di casa Sanders Roscoe, che ha vissuto una vita intera a contatto con i fratelli Goodnough.

“Vincoli” somiglia poco nello stile all’Haruf che tutti conosciamo ma è un romanzo più ricco di descrizioni, più narrato, dove la voce dello scrittore si avverte più forte che altrove.

È un romanzo generazionale che incarna il mito dell’America del self made man, l’uomo che dal nulla crea e costruisce la sua fortuna. Solo che in questo caso la fortuna è solo apparente perché è avvelenata da una morbosità latente che incatena una giovane donna al dovere di accudire un padre invalido e un fratello un poco tocco.

In questa pietas che emerge prepotente ritroviamo uno dei tratti distintivi di Haruf.

L’attaccamento alle radici, al territorio, l’idea di comunità basata sul buon vicinato, i luoghi di aggregazione di una cittadina provinciale di medie dimensioni a mio dire nascono in questa prima opera dello scrittore che ho amato così tanto. È qui che prende vita la comunità che diverrà protagonista dei romanzi successivi.

“Vincoli” è il vecchio album delle foto in bianco e nero che sfogliamo quando vogliamo tornare alle nostre radici, con la consapevolezza che un tempo tutto era diverso ma che in quelle vecchie immagini sbiadite che affondiamo noi e la nostra storia.

La Recensora della Domenica: Vincoli
Tags: