Disegno amiche

Non ricordo la prima volta che ci siamo incontrate ciascuna con il suo libro da condividere con le altre, ripescato nella libreria tra quelli che più hanno modificato il modo di essere di ciascuna. Ricordo, invece, nitidamente come ci siamo costituite: un tweet, che è stato come un segnale di fumo, per riconoscersi e ritrovarsi. Me lo scrive Cinzia Grenci, giornalista lucana della Rai:

che tristezza i comodini senza libri.

Risponderle è stato facile: il mio è sommerso dai libri! Potete immaginare che anche il suo lo sia, nonostante per la verità, lei è una lettrice digitale.

Da quel momento, abbiamo chiamato a raccolta le amiche dell’una e dell’altra per incontrarsi, scambiarsi impressioni e suggestioni sui libri appena letti o letti tanto tempo fa ma ancora vivi nella memoria. Una volta al mese, per ritrovare insieme la parte più vera di ciascuna.

Le “Comodine” ci siamo chiamate, e mi piace nominarle per voi una a una: io e Cinzia ci siamo già presentate, Federica (che chi legge il blog ben conosce come lettrice dal gusto impeccabile e dallo sguardo sottile), Adriana e Anna (che documenta in una lista dettagliata gli scambi e i suggerimenti che abbondano in ogni riunione, e che ha contagiato la prima in un vezzo che racconta bene il loro rapporto con i libri e il perché siano amiche: se amano un libro preso in prestito, se lo ricomprano per averlo sempre con loro. Inutile dirvi quanti ne hanno comprati con questo sistema), Dina (che spesso ci ospita nel suo studio di traduzione, offrendoci dell’ottimo thè, sempre accompagnato dal dolce), Rosaura (lettrice dai gusti precisi e chiari), Donatella (dalle radici scientifiche e dall’anima umanistica, come l’illustre conterraneo Leonardo Sinisgalli), ben due Maria, una compagna di sempre di avventure letterarie e l’altra che è lettrice di acuta sensibilità, ultima arrivata ma come se ci fosse sempre stata, Patrizia. Talvolta si aggiungono, e per noi è sempre una gioia, Annarita e Daniela.

Cosa c’entra Kent Haruf, direte voi. Potrei rispondere che Haruf c’entra sempre, quando ci sono lettori appassionati, ma deluderei la vostra curiosità. E allora ve lo spiego. Haruf è stato uno dei primi scrittori che è circolato nel gruppo, destando attenzione e dedizione e anche qualche critica. Diffido sempre dei giudizi unanimi e continuo a credere che l’autenticità della scrittura si misuri dai tanti che amano un’opera o uno scrittore senza incertezze, insieme a coloro che invece non sono toccati dalla stessa magia. Nel nostro piccolo gruppo è successo proprio questo: c’è chi ama Haruf, e chi invece è rimasto indifferente al suo fascino, non riconoscendosi nel piccolo mondo pieno di umanità da lui creato.

00000000Perché vi viene voglia di leggere “Vincoli”? – è la domanda che ho rivolto loro, non appena ho postato sul nostro gruppo whatsapp la foto della copertina, con quel cavallo selvatico in posa plastica che ben rappresenta il maggiore dinamismo della scrittura dell’esordio, rispetto alla Trilogia.

La prima a rispondermi senza remore è Adriana, che confessa di essere impaziente di leggere “Vincoli”. Adriana è una ri-lettrice come Nabokov dichiara che debba essere ogni vero lettore. Rilegge spesso i libri che l’hanno toccata, per approfondire sensazioni e rivedere emozioni. Una modalità che da lettrice vorace le ammiro molto.

Torno volentieri ad Holt perché sono sempre affascinata dal racconto delle origini, immersi come siamo nel vedere solo le evoluzioni senza considerare il punto di partenza. Se poi queste origini sono rurali, fondate su valori quali la famiglia, il rispetto, il senso del dovere, il sacrificio, il mio cuore si intenerisce.

E si professa:

Sicura di ritrovare in “Vincoli” la delicatezza della narrazione di Haruf e di emozionarmi di nuovo.

A lei si associa Anna che con Haruf ha un rapporto particolare di immedesimazione.

Per ritrovare la parte di me che ho lasciato ad Holt. – mi risponde. A Holt ritrovo la mia infanzia, le emozioni che l’hanno caratterizzata. Rivivo il vissuto del mio piccolo paese. È fare un viaggio a ritroso nel tempo. Ritrovare nel racconto luoghi e persone già conosciuti. Haruf quando descrive Holt con i suoi personaggi, descrive un qualsiasi paese del mondo. È universale.

Poi mi spiega il rapporto particolare che da sempre la lega alla scrittura di Haruf, a cui sono lieta di averla iniziata.

Haruf ti aiuta a elaborare ciò che si è sedimentato dentro di te, facendoti quasi dimenticare che puoi aver vissuto quei dolori e sensazioni che lui racconta tra le pagine. Anziché provare un dolore straziante, hai la sensazione di un dolore dolce, grazie all’essenzialità della scrittura. Ogni volta nei suoi romanzi vivi una dolce nostalgia.

E conclude:

Haruf con poche parole dice tanto, anzi tutto.

Nessuna di loro si mostra scettica nei confronti dell’esordio. L’atteggiamento comune è sintetizzato con la consueta acribia nelle parole di Cinzia:

Un posto così deve avere radici in un immaginario fantastico. E io voglio assolutamente scoprire qual è. Tanta curiosità.

Quella di Cinzia nasce soprattutto dal fatto che

“Vincoli” è un nuovo capitolo di quell’unica grande storia raccontata dai romanzi di Haruf. Una storia fatta di persone più che di personaggi. Un grande affresco di figure e sentimenti semplici e comuni eppure straordinariamente unici.

Dopo aver letto le recensioni mia (QUI) e di Federica (QUI), ancora una volta Cinzia riesce ad enucleare in maniera profonda e perfetta, senza averlo ancora letto, il valore di “Vincoli”:

quanto è vero che nell’Haruf maturo i personaggi prendono il sopravvento sulla storia divenendo essi stessi trame del racconto, ora sappiamo che invece nascono da un intreccio narrativo più complesso, ma come diceva il mio indimenticato professore di filosofia la semplicità è un punto d’arrivo, altrimenti è banalità.

Le lascio a questo punto godersi la lettura di “Vincoli”, e ne approfitto di ringraziarle perché loro sono state e continuano a essere la mia Holt, in una città che ancora sento un po’ straniera ed estranea.

 

Le Comodine a Holt