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Come forse la maggioranza dei lettori italiani di Kent Haruf, “Benedizione” ha sancito il primo incontro e il colpo di fulmine con lo scrittore americano, legando indissolubilmente per me il suo nome a quello della casa editrice NN editore, e alla voce di Fabio Cremonesi. (QUI il mio racconto del caso Haruf).
BenedizioneUn libro per me particolarmente caro, non solo per il suo valore letterario, ma anche affettivo, perché è il regalo di compleanno di una delle mie amiche più intime, in una tradizione ormai consolidata di scegliere lei il titolo da una lista da me stilata su sua richiesta mesi prima. In questo modo a me rimane la sorpresa, e lei non ha il timore di un titolo che ho già. Ma soprattutto il libro che sceglie mi parla di lei, e acquista un posto di rilievo nella mia libreria.

Il mio girovagare per Holt poi però ha preso sentieri inattesi, mossi da una parte dalle mie personali idiosincrasie di lettrice e dall’altra da circostanze particolari e accidenti imprevisti.

Cofanetto-haruf-coverDopo “Benedizione”, pur attendendo con impazienza gli altri romanzi della Trilogia della Pianura: “Canto della Pianura” e “Crepuscolo”, ho lasciato che i due volumi fossero una promessa per i tempi bui, quelli in cui come lettrice ho bisogno di libri belli, e li ho lasciati sul comodino rassicuranti e confortanti. Per cedere, invece, immediatamente alla lettura di “Le nostre anime di notte”, uscito sempre per NN editore nel 2017 dopo aver completato la pubblicazione della Trilogia. (QUI ne parlo sul blog di Giacomo Verri)

Mi sono così ritrovata ad avere una conoscenza a macchia di Haruf, l’ultimo romanzo della Trilogia e l’ultimo libro da lui scritto, con un’urgenza viva e struggente. Ancora più impellente è stato quindi il desiderio di procrastinare la lettura dei due romanzi che aprono la Trilogia, per sentirmi beata di doverli ancora leggere.

E veniamo all’epilogo: ebbene sì, sono orfana, con la consolazione che NN editore pubblicherà anche il secondo romanzo di Haruf, “Where You Once Belonged”, scritto nel 1990, perché in queste ultime settimane mi sono trasferita a Holt e non sono più riuscita a tornare indietro.

Foto di Federica Pergola
Foto di Federica Pergola

Letto “Vincoli”, l’esordio di Kent Haruf dal 5 novembre nelle librerie italiane, (QUI la mia lettura) non ho saputo più staccarmi e ho ceduto all’inesorabile tentazione dei due romanzi, “Canto della Pianura” e “Crepuscolo”. A quel punto non mi è restato altro da fare che rileggere anche “Benedizione”.

Un percorso diverso il mio, forse, tra le strade polverose del Colorado, in una Holt che si fa sempre più familiare e precisa. Insieme alla cittadina immaginaria di Holt che prende corpo tra le pagine, matura la scrittura e la cifra stilistica dello scrittore americano: dall’irruenza di “Vincoli”, all’essenzialità introspettiva della Trilogia, alla frenesia di “Le nostre anime di notte”. Immutato rimane il sorriso con cui Haruf guarda alla diversa umanità che popola le sue storie, donandoci personaggi straordinari come Edith Goodnough e John Roscoe in “Vincoli”, Tom Guthrie e i figli in “Canto della pianura”, i fratelli McPheron e Victoria in “Crepuscolo”, Addie Moore e Louis Waters in “Le nostre anime di notte”.

Il mio zigzagare tra i romanzi di Kent Haruf, seguendo un disegno dell’anima più che la scansione cronologica della pubblicazione, ha fatto sì che “Crepuscolo” sia tra tutti il romanzo che ho amato di più. Sarebbe stato lo stesso se lo avessi letto dopo “Canto della pianura”, come sarebbe stato più logico? Nessuno potrà dirlo. L’unica certezza che ho è che questo mio vagare, senza una linearità, mi ha concesso di scoprire un grande scrittore nella sua unicità, senza i pregiudizi delle opere maggiori, e senza rimanere troppo legata all’idea della Trilogia. Sia quando ho letto “Le nostre anime di notte” che quando ho letto “Vincoli”, a distanza di anni l’uno dall’altro, non avevo nella mente una voce determinata di Haruf suggerita dalla Trilogia, e questo ha fatto sì che potessi avere dello scrittore una visione molto sfaccettata e libera, che è ciò che più mi sostanzia come lettrice anarchica e sciolta da ogni vincolo.

E voi che itinerario avete seguito a Holt?

Girovagando per Holt
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