di Antonello Saiz

Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”
Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”

 

 

 

 

 

 

LEGGIMI FORTE

“così un bel giorno mi ritrovai al Ministero della Difesa
diedi il meglio delle mie capacità e del mio valore patriottico e niente … qualcosa andò storto mi cacciarono a pedate senza uno straccio di vitalizio”

Così scriveva Elide La Vecchia, a proposito del capitolo “A difesa di Volpina” contenuto nel libro “Ho sposato mia nonna” di Tito Pioli, Del Vecchio Editore .

Elide La Vecchia
Il quesito che vi pongo nello Zainaccio oggi è: “Può uno, con una voce da checca, una pesante inflessione dialettale, la lisca in gola e la esse sibilante diventare un buon Lettore ad Alta Voce”?
Certo che può! E’ la risposta!
Avevo appena finito di leggere Paul Celan, (“Nero latte dell’alba lo beviamo la sera lo beviamo a mezzogiorno e al mattino lo beviamo di notte beviamo e beviamo”) quando mi si avvicina il relatore di quella serata, presunto attore, e mi dice molto deciso : “Certo che tu avresti bisogno di un bel corso di dizione”!
Dura e perentoria si fece largo una voce che seccò tutti, “..tu non sei un attore! Tu, ricorda, che sei un Lettore ad Alta Voce e non devi fare, assolutamente, nessun corso di dizione. Un lettore deve trasmettere emozioni, e tu stasera hai emozionato tutti i presenti in sala”.

Era la mia maestra soave, la persona con cui avevo imparato a cadenzare la mia voce, a modularla, a cercare l’intonazione giusta, nonostante tutti quei difetti. Poetessa, narratrice e drammaturga, donna autentica, ironica e di grande cultura, schiva e riservata. Voce fuori dal coro e Voce contro. Questo era la mia amica e maestra, Elide La Vecchia.

Quelle imperfezioni erano la mia particolarità, diceva Elide, e su quelle dovevo lavorare e giocare. Ho sempre letto e dappertutto, nelle fabbriche occupate, nelle scuole e con Elide pure in circolo negli oratori delle chiese. E’ stato, però con lei, che ho imparato le pause, le intonazioni, gli accenti giusti e il ritmo da adottare di volta in volta.
Quante ne abbiamo lette e quante ne abbiamo fatte di letture assieme io e Elide!
Avevamo cominciato leggendo a frasi alternate “Dal buco della serratura” tratto da “Ho sposato mia nonna” di Tito Pioli, prima ancora che venisse pubblicato e in una serata moderata dall’attuale assessore alla Cultura del Comune di Parma, Michele Guerra. Avevamo dato voce a Norma e Tato, io e Lei, prima ancora che fosse trovato un editore e diventasse un romanzo di successo. Norma è un’insegnante precaria d’architettura a un passo dalla pensione. Sa parlare al contrario e porta sempre nella borsa una squadra perché ha la mania di prendere le misure del mondo. Tato ha studiato alla scuola d’arte e ora è giornalista free lance per un quotidiano locale, il precariato gli ha fatto venire le aritmie cardiache, “onde del mare nel cuore”, e tiene un blog su internet di notizie impossibili. Sono nonna e nipote, e vivono in una Rebibbia che è surreale, folle e onirica periferia del mondo. Popolata di poeti farmacisti, neri immortali, emarginati, salumieri picassiani, direttori d’orchestra, collezionisti di fumetti che odiano i comunisti, attori precari con la faccia di profeti, fotografi che osservano il mondo dal buco della serratura, imprenditori che vendono occhiali appannati, ex assessori che ridono da soli….

Il 24 giugno del 2016 Elide mi accompagnò a Bologna, dove avrei dovuto leggere la scena dell’uccisione di Houdini, tratta da “L’estate del cane bambino” di Mario Pistacchio e Laura Toffanello. A fine lettura mi si avvicinò con discrezione e mi disse con una enfasi che non era nelle sue corde un sei stato bravissimo che mi travolse. “Il lettore si deve abbandonare alla tua lettura, il lettore si deve affidare alla tua voce, anche dal punto dal punto di vista affettivo e tu questo lo fai in maniera sciolta”.
Quanti laboratori organizzati e a quanti ho partecipato io come allievo. Mi convinse a iscrivermi pure a un laboratorio in una libreria, Libri e Formiche, per imparare a leggere ai bambini. Mi avevano chiamato in un paio di asili e scuole elementari a leggere, e le avevo spiegato le mie difficoltà a catturare l’attenzione dei piccoli uditori. Quanti segreti ho appreso, quante furbate per far rielaborare plasticamente quello che percepisce il lettore.”Interrompi. Fai domande. Se qualcuno sbadiglia segnalalo. Inventa giochi. Fai in modo di farli entrare nella casa della nonna, nel bosco. Fai la voce del Lupo… Arriva il cacciatore, fai in modo che anche Anna la libraia se ne accorga … “Adesso Urla così tanto che ti senta forte Anna alla cassa”
La lettura ad alta voce aiuta a vedere meglio quello che accade ai protagonisti di una storia, ma devi far crescere il grado di empatia fra ascoltatori e personaggi sensibilmente. Quante persone ho convinto a partecipare ai corsi di Elide in questi anni! Lo scrittore Beppe Sebaste nel ricordarla sulla Gazzetta di Parma ha scritto : ” Aveva trasformato in una passione e in una forma d’arte contagiosa nella sua bellezza quell’azione che un tempo la intimidiva, leggere a voce alta. ”
Quanti Laboratori abbiamo organizzato in tutti questi anni… L’ultimo in ordine di tempo lo scorso inverno lo abbiamo tratto da “Il mondo” di Irene Brin, Atlantide Edizioni.
Quanto mi sono divertito a fare il Bidello in libreria e a studiare con tutte quelle signore e con Roberto e Andrea, unici maschietti, quella raccolta completa degli scritti e dei pensieri di Irene Brin. Avevamo scelto di dare voce alle parole di questa originale e sorprendente autrice, ingiustamente dimentica. Ma autentica. Autentica come tutte le persone chiuse in quella libreria fino a mezzanotte a provare e riprovare con la sola voce “Il Mondo” che per la prima volta raccoglieva in un unico volume una scelta degli scritti firmati da Irene Brin. Da Coco Chanel a Greta Garbo, da James Joyce ai principi Mdivani, passando per luoghi culto come il Florida di Roma o le Giubbe Rosse di Firenze, e per attività perdute quali la Casa Line o la Cas Pas, Irene Brin si mostra non solo la brillante autrice de Il Galateo e del suo dizionario, assunto come classico da migliaia di lettrici e appassionate, ma anche un’autrice dalla prosa raffinata ed elegante. Poliedrica, inafferrabile e trasformista, nel corso della sua vita fu giornalista, scrittrice, gallerista, esperta di buone maniere e di pessime abitudini. Meglio di chiunque altro seppe raccontare con spietatezza e ironia il nostro Paese nel dopoguerra, spiegando agli italiani l’educazione, il gusto e lo stile. L’ampia scelta di racconti e articoli suggerita da Flavia Piccinni attraverso Usi e Costumi, Cose Viste, Le Visite e Il Galateo confermano come Irene Brin, ingiustamente dimenticata dopo la sua morte, non sia una semplice giornalista di costume, ma l’attenta interprete e protagonista di un tempo. Una grande scrittrice che per la prima volta si svela attraverso un ritratto complesso, delicato e struggente, che ne mostra l’originale e moderno sguardo impietoso.

Marcos y marcos

Nella primavera del 2017 con la casa editrice Marcos y Marcos avevamo aderito come libreria ad una iniziativa bellissima chiamata Booksound. Un progetto gratuito dedicato alle scuole di tutta Italia che promuove la lettura in classe e fuori classe, puntando sulla voce per accendere la passione per i libri nei ragazzi dagli 8 ai 18 anni e io e Alice avevamo proposto Elide come lettrice e lei con grande passione e preparazione aveva letto tutti in una scuola superiore di Montecchio ” Io e Henry”, di Giuliano Pesce, “In fuga con la zia” di Miriam Toews, “Bastaddi” di Stefano Amato e “Sputerò sulle vostre tombe” di Boris Vian e i “Tre matti” tradotti da Paolo Nori . Con disciplina prendeva la sua corriera che da Parma la portava a Montecchio Emilia e andava a leggere ad Alta Voce per noi, meravigliando quei ragazzini su testi straordinari.

Da “Diario di Rondine” di Amèlie Nothomb nella traduzione di Monica Capuani la nostra narratrice e Leggistorie Elide aveva tratto una spettacolare Lettura ad Alta Voce a fine Settembre 2015 e, sempre intorno a questo libro, creato un Laboratorio di lettura seguitissimo nell’autunno del 2017.
“Diario di Rondine” è uno di quei libri che lasciano, a dir poco, sorpresi. Con il termine “Rondine” (leggete il nome alla francese, ponendo l’accento sulla i) ci si riferisce ad una ragazza, anche se lei non ne è la protagonista. Il libro racconta la storia di un uomo di cui non conosceremo nemmeno il nome. Quest’ultimo, in giovane età, dopo una delusione d’amore, decide di spegnere ogni sentimento o senso del suo corpo.Storia di un pony express che si trasforma in serial killer e si innamora di una delle sue vittime. Un’insolita favola noir: personaggi che agiscono al di là del bene e del male per un romanzo eccentrico e dalle sfumature inquietanti.
Dopo una delusione d’amore il giovane protagonista narratore, per evitare di soffrire ancora, decide di annientare la propria sensibilità e diventa un sicario. Freddo e spietato, solo il sangue delle sue vittime sembra procurargli piacere, fino al giorno in cui gli viene ordinato di uccidere un ministro con tutta la sua famiglia. Il diario segreto della figlia adolescente del ministro risveglia in lui una morbosa curiosità, che si trasforma ben presto in ossessione sconvolgendo in modo imprevedibile il suo destino. Un’insolita storia d’amore in puro stile Nothomb: personaggi che agiscono al di là del bene e del male per un romanzo eccentrico e dalle sfumature dark.
Di sicuro una delle storie più originali e singolari dove lo sguardo incisivo della Nothomb, spesso impietoso e crudele, e il suo umorismo fulmineo danno il meglio. Un’insolita storia d’amore in puro stile Nothomb: personaggi che agiscono al di là del bene e del male per un romanzo eccentrico e dalle sfumature dark.Definito dalla stessa autrice una storia un pò punk, il libro si prende gioco del lettore e lo conduce lontano, in un mondo in cui ancora una volta la pagina scritta è la sola realtà. Questo fino al giorno in cui gli viene ordinato di assassinare un ministro con tutta la famiglia e di prenderne la valigetta. Una morbosa curiosità s’impossessa di lui. da questo momento la sua vita cambia di nuovo per una metamorfosi che non avrebbe mai potuto prevedere. Il diario segreto della figlia adolescente del ministro risveglia in lui una morbosa curiosità, che si trasforma ben presto in ossessione sconvolgendo in modo imprevedibile il suo destino.
Un viaggio nella scrittura e nello stile eccentrico della scrittrice belga che era poi continuato nell’aprile del 2016 con la Lettura di un’altra delle storie più originali e singolari dove lo sguardo incisivo della Nothomb, spesso impietoso e crudele, e il suo umorismo fulmineo danno il meglio: ” Il delitto del conte Neville”
Il conte Neville, aristocratico belga decaduto, è costretto a vendere il suo magnifico castello nelle Ardenne. Prima di uscire di scena, per celebrare l’onore della famiglia, decide di organizzare una lussuosissima festa di addio. Ma nei giorni che precedono l’evento Sérieuse, la sua figlia più giovane, fugge di casa e si nasconde nella foresta. A trovarla è una misteriosa chiaroveggente e sarà costei, dopo aver avvertito il conte del ritrovamento della ragazza, a fargli una spaventosa profezia: “Durante il ricevimento, lei ucciderà un invitato.” Il conte Neville, ossessionato da queste parole, dovrà trovare un modo per sfuggire al suo tragico destino. Riprendendo Oscar Wilde e la tragedia greca Amélie Nothomb gioca con la letteratura e con l’intelligenza dei lettori, fornendo come al solito una sua personale versione dei miti.

Diari di bordo

Una libreria che vuol fare cultura dal basso deve accogliere e accudire talenti come Elide La Vecchia e dare loro il giusto spazio e tempo.
Questo, noi lo abbiamo fatto e lo faremo in suo nome!

 

I L CA L A B R O N E

di Antonio Vena

Antonio Vena

 

 

 

 

 

Oggi il Calabrone ha scelto di non pungere perché Saiz e Parma sono meno felix.
Ora ci sono alcune storie consolatorie quando viene a mancare una persona che si stima per quello che è e non per quanto conta nel mondo.
Una storia è quella che il dolore finisce, il dolore è quel senso che trascina nella gabbia che è il cranio e il cervello. E finisce e si è liberi.
Poi la fine della coscienza di sé, che per alcuni è insostenibile e chi non la pensa come tale vive un autoinganno.
Ancora: ogni atomo del corpo, che è lo spirito, è una relazione con l’evento iniziale del tutto, miliardi di anni fa. La fine della vita non fa altro che far tornare energia e atomi a quella comunione iniziale.
E via dicendo.
Per gli altri che soffrono una perdita, meglio, questa esatta perdita, la speranza che il valore, e dell’umano e delle lettere, venga riconosciuto. E che si lavori sempre per allontanare le frequenze di disturbo che coprono e inquinano chi poco strilla, per cui molto conta il testo e niente invece le amicizie.
Non è quindi il giorno per discutere di temi tragici come il cancro e quanto le considerazioni di “classe” provvedano a scarse distinzioni tra libri che escono come “a corpo caldo” e altri con comunicazione leggerissima.

Lo Zainaccio e il calabrone: LEGGIMI FORTE