Pasturo

A Pasturo, con Antonia, sarebbe stato il massimo.

Non si può dare torto a Elisa Ruotolo, che per chiacchierare di “Una grazia di cui disfarsi. Antonia Pozzi: il dono della vita alle parole” pubblicato da Rueballu nella raffinata collana Jeunesse mi invita nell’adorato luogo dell’anima della poetessa.

Io sto andando in trentino, vicino a Rovereto. Si può fare anche sulle Dolomiti – aggiunge Pia Valentinis, illustratrice dell’intera collana che scava con le immagini nella poetica di Antonia Pozzi con leggerezza di figura e colori.

Insieme a loro, dovunque sia, quella che segue è una chiacchierata di estrema grazia, piena di sfumature e riflessioni su una delle poetesse che con la sua esuberanza vitale e tragica fine arriva al cuore, e che le parole di Elisa Ruotolo e i disegni di Pia Valentinis riescono a spiegare e dispiegare con intimità e garbo.

Una grazia di cui disfarsi1Dopo aver letto “Una grazia di cui disfarsi” sono corsa a comprarmi “Tutte le poesie” di Antonia Pozzi, a cura di Graziella Bernabò e Onorina Dina (Àncora), non bastandomi più la conoscenza antologica che avevo di lei, perché grazie alle pagine di “Una grazia di cui disfarsi” l’ho sentita viva e vera.

“Tu con me, su questa terra nuda” è la prima citazione che apre il racconto, straordinariamente e intimamente poetico, che Elisa Ruotolo fa di Antonia Pozzi. Nella mia libreria è accoppiata con il racconto di Emily Dickinson di Beatrice Masini, della stessa casa editrice.

Elisa, nelle prime pagine del libro narri il tuo incontro con la poetessa, affermando di voler lasciare “in ombra quanto di mio io abbia riconosciuto in lei”, per dare parole alla sua voce, in quello che tu stessa spieghi con estrema grazia non è il racconto di Antonia, ma il ricordo di Antonia.

Non volendo forzare la porta della tua intimità, che lasci socchiusa al lettore di “Una grazia di cui disfarsi”, ti chiedo: cosa Antonia racconta di sé al lettore attraverso le tue parole?

Elisa RuotoloCredo che la mia Antonia sia una figura estremamente reale, nata dalla lunga frequentazione delle sue parole. Questo è stato un libro facile e difficile allo stesso tempo: facile perché è nato velocemente rispetto ai miei standard, eppure difficile nella gestazione. Ogni cosa scritta da Antonia mi ha attraversata, questo mi ha dato il privilegio di una prospettiva fedele, ma solo a un certo punto. Mi sono a lungo interrogata sull’opportunità di questo travestimento narrativo. Dire “io”, farlo a partire da un essere umano così dolente e segnato dall’esistere, non mi sembrava un’operazione praticabile, legittima. La conoscenza ha guarito questo mio sospetto e consolato la mia inadeguatezza. Come notavi, ho trasformato il racconto in ricordo. Ed è stato facile soprattutto dopo aver scoperto in Antonia punti di contatto con la mia vita e con alcune pieghe del mio desiderare. Più la conoscevo, più la mia infedeltà scoloriva, diventava inconsistente. La mia Antonia racconta molte cose: ad esempio l’urgenza di vivere, il bisogno di essere amata, l’istinto di libertà rispetto ai vincoli del suo tempo e della famiglia, la capacità di donarsi, l’ingiustizia dell’essere incompresi come donna e come poeta. Sono felice tu abbia deciso di accogliere le parole di Antonia dopo aver letto le mie e la piccola antologia in calce ad esse. Credo non si possa evitare di amarla anche dopo un breve incontro, perché per farlo basta pochissimo: è sufficiente aver desiderato senza scopo e senza rimedio qualcosa nella propria vita. E chi può dirsi salvo da questo destino? Sai, io non partecipo molto al “mondo delle lettere”, almeno non nella misura richiesta. Ma le poche volte in cui ho parlato di questo piccolo libro mi sono fatta da parte e ho lasciato che la luce cadesse finalmente su Antonia. Diventavo una sorta di medium e devo dire che la cosa non mi dispiaceva. Scrivere, in fondo, è scomparire. Anche se lo abbiamo dimenticato.

 

Come gli altri libri della bellissima collana Jeunesse Ottopiù di rueBallu, le illustrazioni sono affidate a Pia Valentinis. Matita sottile e partecipe, che riesce a dare colore e segni a punti nascosti della sensibilità della protagonista. Quello che viene fuori da “Una grazia di cui disfarsi” è il disegno di una malinconia sottile che non perde la percezione della vividezza degli elementi naturali e quotidiani. Cosa Antonia Pozzi racconta di sé al lettore attraverso i tuoi disegni, Pia?   

fotografia di Alexander Karelin
fotografia di Alexander Karelin

Per entrare in sintonia con il mondo di Antonia ho guardato molto le fotografie che le hanno fatto e soprattutto quelle che lei ha scattato. Mi interessa molto il suo modo di guardare le cose, inquadrare e scegliere i soggetti: attraverso il suo pensiero visivo mi sono avvicinata alla sua poesia e a questo libro. Antonia, quando fotografa, si sofferma sulle piccole cose, racconta con sensibilità e semplicità mai banale. Le sue foto sono in bianco e nero, per questo ho usato pochi colori.

 

Sembra che le vostre due “voci”, quella delle parole e quella delle immagini, siano l’una il controcanto dell’altro per rendere vive le parole e l’esperienza poetica di Antonia Pozzi, con tutta la ricchezza della sua sensibilità e la drammaticità delle scelte esistenziali.

Avete lavorato insieme? oppure la magia di testo e immagini che si amplificano e arricchiscono l’uno nelle altre è frutto di un’empatia nata nel silenzio?

Elisa RuotoloLe mie parole e le meravigliose illustrazioni di Pia sono nate in modo indipendente. Ho lavorato dapprima io al testo e poi lei credo abbia immaginato a partire dalle sollecitazioni che la scrittura le trasmetteva. Mi piace la tua definizione: “empatia silenziosa” perché credo sia accaduto questo, una sorta di dialogo intenso molto riuscito, anche se avvenuto in tempi e luoghi diversi. Quando per la prima volta ho visto le illustrazioni che avrebbero accompagnato le mie pagine, ho provato un senso di gratitudine: se avessi potuto dire cosa esattamente tradurre in immagine, io avrei scelto esattamente quello su cui Pia aveva fermato lo sguardo e le mani. Pia ha compreso, amato e dato voce alla nostra Antonia soprattutto quando ha realizzato una illustrazione che compare più o meno a metà del libro: ritrae un cancello, quello di casa Pozzi, e proprio oltre questo limite un paio di scarpine da donna, abbandonate lì. Io credo che il bisogno di evasione di Antonia non potesse essere raccontato altrimenti.

fotografia di Alexander Karelin
fotografia di Alexander Karelin

Sono d’accordo con quello che dice Elisa. Empatia silenziosa è una definizione perfetta.

Anche per me l’immagine del cancello e delle scarpe è forse la più significativa. Per realizzarla ho fatto una ricerca approfondita sulle scarpe di quel periodo: dovevano essere precise. A volte sono i piccoli particolari che rendono efficace l’illustrazione. 

 

Foto di Antonia Pozzi
Foto di Antonia Pozzi

Sia nel racconto che nei disegni “Una grazia di cui disfarsi” è un invito allettante e dolce alla lettura delle poesie di Antonia Pozzi, che sono strettamente legate alla sua vita, oltre che piene di vita.

Se doveste scegliere un lettore a cui affidare il libro? e perché? Quale sensazione vi piacerebbe che il vostro lettore ideale ricavasse dalla lettura?

Elisa RuotoloLa collana in cui il testo è inserito, è destinata ai giovani lettori, tuttavia questo piccolo volume riesce a essere godibile a ogni età. Ho cercato una sorta di naturale compromesso stilistico che lo rendesse trasversale e lo svincolasse dalle definizioni. In verità, mi piacerebbe che capitasse nelle mani di chi ancora non conosce Antonia e fosse spinto a cercare le sue parole con la mia stessa ossessione e devozione. Mi piacerebbe colmare questo vuoto, questa lacuna. Scrivere “Una grazia di cui disfarsi” per me ha significato molte cose; tra le tante ho potuto mettere in pratica una remota convinzione: che non vi sono argomenti inadatti ai ragazzi. Scrivere significa sempre e solo trovare i modi più adeguati per farlo, senza edulcorare o alterare la verità di fondo. L’unica moralità richiesta alla scrittura è questa: trovare il giusto taglio di luce, come forse Antonia faceva nei versi o nelle fotografie che scattava.

fotografia di Alexander Karelin
fotografia di Alexander Karelin

Quando illustro un testo non ho mai bene in testa chi avrà in mano il libro, è più un rapporto tra me e il testo- contenuto, un dialogo con lo scrittore.

Chi legge e guarda il libro aggiunge del suo, filtra attraverso la sua esperienza e il suo sentire: il libro diventa un’altra cosa. 

Per quanto mi riguarda,  più che il lettore ideale  inseguo il libro ideale.

 

E in chiusura: regalate a chi ci ha accompagnato fino a queste ultime righe della nostra chiacchierata un verso o un’immagine di Antonia Pozzi che vi è particolarmente intima? 

Questa è una fotografia di Antonia che adoro

Porto di mare. Foto di Antonia Pozzi
Porto di mare.
Foto di Antonia Pozzi

Elisa RuotoloSarebbero troppi i versi da ricordare, confesso di aver riaperto i volumi che contengono poesie e lettere di Antonia e di essere rimasta a lungo interdetta. Probabilmente domani avrei scelto altro, ma oggi, oggi credo che salverò queste parole: “Piansi bambina, per un mondo/più grande del mio cuore” (incipit della poesia intitolata “Secondo amore”, 4 dicembre 1934), perché mi sembra che contengano tutto di Antonia: il suo dolore, la sua remota ingenuità, e il suo spaesamento innanzi di un mondo troppo vasto, quasi congegnato per perdersi. Un mondo che lei vorrebbe accogliere, ma che non riesce a starle dentro. Per Antonia esistere fu questo: un eterno misurarsi col proibito, quando la proibizione era rivolta a un più che lecito desiderio di libertà. Questa immagine mi è cara e vicina: anche per me vivere è faticoso e abito il mondo con disagio. Una volta mi è stato detto che se fossi stata comoda forse non avrei mai pensato alla scrittura. Era un ragionamento sensato. Quanto di sensato e di buono vi sia però in questo destino ormai è difficile dirlo.

 

Antonia Pozzi non poteva trovare interpreti migliori di Elisa Ruotolo e Pia Valentinis, e un applauso a RueBallu per questo progetto editoriale pieno di grazia, prezioso e accurato anche nella manifattura del libro: qualità della carta, rilegatura, spaziatura e caratteri. Ogni libro un gioiello.

Chiacchierando con… Elisa Ruotolo e Pia Valentinis
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