di Francesca Maccani

Trentina di origine, vive a Palermo dal 2010. Ha pubblicato un libro di poesie, Fili d’erba, nel 2007 e il saggio “La cattiva scuola” scritto con Stefania Auci nel 2017. Gestisce una pagina Facebook: Francesca leggo veloce.
Trentina di origine, vive a Palermo dal 2010. Ha pubblicato un libro di poesie, Fili d’erba, nel 2007 e il saggio “La cattiva scuola” scritto con Stefania Auci nel 2017. Gestisce una pagina Facebook: Francesca leggo veloce.

Titolo: La festa nera

Autore: Violetta Bellocchio

Casa editrice: Chiarelettere

“La festa nera” di Violetta Bellocchio è il secondo romanzo della collana Altrove, curata da Michele Vaccari, per Chiarelettere. Luciano Funetta ha inaugurato questo nuovo progetto con il suo “Il grido”.

Conosco Violetta solo tramite i social e devo ammettere che è una penna che mi affascina moltissimo.
In questo suo nuovo romanzo i temi sono i più diversi. Abbiamo sicuramente quello delle comunità che si aggregano con l’intento di abbandonare la civiltà, una civiltà che si colloca intorno al 2025 fatta di città invivibili e sovraffollate, dove le persone sono ormai schiave della rete e dove il fenomeno dello shaming ha ormai preso piede al punto da rendere la vita impossibile. Il dare addosso a tutto e a tutti, la violenza che si propaga attraverso la tastiera.
Abbiamo 3 protagonisti che sono reduci da questo tipo di esperienza. Sono 3 ragazzi che si occupano di arte e se ne occupano come se fosse un lavoro socialmente utile al pari del pulire le aiuole spartitraffico, perché nel futuro la cultura sarà un settore del quale si occuperanno solo quelli che non hanno di meglio da fare.
Violetta in questo suo lavoro identifica alcuni fenomeni che rappresentano la contemporaneità malata, mostrandoci, quasi come in un film, ciò che potrebbe accadere fra qualche anno, con una visione da cronista che ha raccolto molte storie e molto materiale e quindi parla con cognizione.

La festa nera Bellocchio

Ne “La festa nera” c’è una comunità di maschi, stupratori, omicidi e violenti che decidono di ritirarsi a vivere in disparte per non cadere in tentazione. C’è una protagonista adolescente, pura e a tratti ingenua che viene attaccata e massacrata sui social perché oggi, più pulito sei più cercano di sporcarti.
E come deus ex machina non si ricorre più alla religione. Si torna a un paganesimo tribale, si venera LA Mano, un santone salvifico, che controlla tutto e che può tutto.
Una menzione a parte merita la scrittura.
Violetta ha la capacità di trasformare la prima persona in qualcosa di verosimile e questo libro ne è la piena dimostrazione.
I lettori vedono la fiction ma riescono a leggervi tutto il substrato di contemporaneità e riescono a farlo grazie alla lingua che Violetta usa.
Perché Violetta non ha filtri, ha una penna consapevole che sa tenere insieme stile, artificio, espressionismo e sguardo sul mondo come potrebbe essere fra 10 anni.
Il romanzo si inserisce perfettamente nella collana Altrove che ha come intento il dare vita a una letteratura futuribile (non parliamo di fantascienza), dove trovano spazio le storie di anticipazione. (Il realismo aumentato di Deotto per capirci).
In generale gli scrittori ragionano su ciò che è già stato e accaduto facendo leva sulla nostalgia, sul conosciuto, sulla rievocazione. Altra cosa è scrivere ciò che potrebbe accadere e Violetta Bellocchio con il suo romanzo ci è riuscita alla grande.
Consigliato a chi non ha paura del nuovo, a chi ama sperimentare e abbandonare la propria zona di comfort in cerca di verità.

La Recensora della Domenica: La festa nera