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I gialli di Becky Sharp, pubblicati da Marcos y Marcos, in cui campeggia la figura di Penepole Poirot e nascosta dalla sua ombra, la mite Velma Hamilton, non si leggono nella smania di svelare il colpevole e scoprire l’assassino. Bisogna lasciarsi contagiare dall’atmosfera, che la scrittrice riesce sempre a rendere così impalpabile e incisiva nello stesso tempo; godersi le reazioni e gli atteggiamenti di Penelope, sorridendo, senza farsene avvedere, perché la signora è molto permalosa; prendere le parti ora dell’uno ora dell’altro personaggio e infine parteggiare spudoratamente per Velma Hamilton, che rappresenta la parte più timida e discreta di ciascuno di noi.

Clicca sulla copertina per accedere alla scheda del libro sul sito della casa editrice Marcos y Marcos
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In libreria il terzo romanzo della serie, “Penelope Poirot e l’ora blu”, e se Becky Sharp ha inteso scrivere una trilogia non lo vogliamo sapere, ma illuderci che ci sia ancora modo di incontrare le due donne in qualche paesaggio italiano così caro agli inglesi. Dopo essere state in una villa in Toscana con “Penelope Poirot fa la cosa giusta” (di cui ho chiacchierato con la scrittrice QUI); essere tornati a Portofino dove Penelope ha trascorso parte della sua giovinezza con “Penelope Poirot e il male inglese” (di cui vi ho parlato QUI), siamo giunti a Corterossa, il paese d’origine dei nonni di Velma, dove lei stessa ha trascorso le vacanze estive della sua infanzia.

Le due inglesi sono state invitate ai festeggiamenti di Edelweiss Gastaldi, donna dalle proporzioni boteriane, dal carattere insopportabile e supponente, accademica acclamata di studi folclorici, strega per Velma bambina e la sua amica di allora, Sveva Delfino, che Velma ritrova inspiegabilmente governante e dunque subordinata della casa Gastaldi. Edelweiss non mostra simpatia per nessuno dei presenti, per nessuno dei suoi allievi adoranti che la circondano: il pupillo Dario Guerra, l’ostinata Chiara Gennai, il sottomesso Alvise Cavallero, e il vecchio amico di Penelope, già incontrato nel precedente romanzo, Francis Travers.

Proprio per quest’ultimo, “amico sentimentale” come lo definisce Penelope, l’invito di Edelweiss Gastaldi è stato accolto di buon grado dalla giunonica discendente del mitico Poirot, nonostante le resistenze di Velma, che del ritorno nei luoghi dell’infanzia, con cui ha chiuso i rapporti da decenni ormai, non è per niente felice. I motivi che non rendono piacevole per Velma l’idea di soggiornare a Corterossa e ancor meno nel palazzo Gastaldi, e tornare a rivedere Sveva, ma anche l’odioso marito di Edelweiss, Bebe Massone, donnaiolo e grezzo, e il figlio della stessa, Ireneo Mestre, distante e superficiale, verranno via via svelati nel corso della storia né io potrei mai togliere il piacere al lettore, rivelandogliele anzitempo.

Anzi per la verità, della trama e del mistero che si consumerà nella dimora “stregata” non posso rivelare nulla, neppure chi sarà la vittima durante il suntuoso banchetto che dovrebbe celebrare il genetliaco della studiosa e il suo ritirarsi a vita privata, lasciando la cattedra universitaria. Vi posso solo anticipare che nessuno dei presenti alla festa di compleanno, in cui si consumerà il delitto, può essere considerato insospettabile. Persino Velma Halmiton!

Becky Sharp

Uno scenario studiato e costruito nei minimi particolari: la cena si tiene intorno al lago, dove è stata sontuosamente imbandita una tavola, (peccato che il posto attribuito a Penelope oltre a tenerla lontana da Francis, vera ragione della sua venuta, la costringa anche a un’eccessiva vicinanza all’umido lacustre, con il rischio di rovinarle le scarpe e di inguaiarle la salute). Il menù è a base di cacciagione, senza nessuna indulgenza per chi come Alvise non la mangia; per culminare in un colpo di scena di forte impatto: la bellissima figlia di Sveva, Viviana, l’unica persona a cui Gastaldi Edelweiss sembra legata, canta immergendosi nel lago, dopo essere stata muta per anni.

A cosa serve la scenografia “fatata”? Lascio a voi, lettori, non solo di scoprire le ragioni di tanto artificio, ma soprattutto di lasciarvi catturare dalla ragnatela di rimandi e riecheggiamenti fiabeschi e folclorici di cui la narrazione è infarcita, e delle figure fatate che aleggiano nel romanzo e si incarnano ora in una ora in un’altra dei personaggi.

Si può sapere, perdiana, cos’è quest’ora blu che sembra deliziarla tanto?

A quanto so, è una delle cosiddette ore magiche, insieme al mezzogiorno e alla mezzanotte. – O almeno così mi aveva insegnato Sveva. – per la precisione è l’ora di latenza tra il giorno e la notte. Il crepuscolo che segue il tramonto.

La twilight, dunque! Ovvero l’istante in cui giorno e notte, scontrandosi, restano ammutoliti – commentò ispirata. – l’stante che si sottrae al volgare scorrere del tempo…

Penelope Poirot e l’ora blu