di Salvatore D’Alessio

Salvatore D'Alessio, libraio di Ubik Foggia e curatore di "Leggo Quindi Sono" con la rubrica "Piccoli già grandi"
Salvatore D’Alessio, libraio di Ubik Foggia e curatore di “Leggo Quindi Sono”.

 

 

 

 

 

 

 

Per la filosofia orientale siamo fatti di tutto quello che mangiamo, che respiriamo e che pensiamo, e di conseguenza siamo anche tutti i libri che leggiamo.

Siamo i libri che abbiamo sui comodini, quelli che accumuliamo, quelli che sottolineiamo e quelli che incastriamo negli scaffali di casa come a unire le tessere di un mosaico che alla fine conserva la nostra memoria.

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Fabio Stassi ce lo racconta in “Ogni coincidenza ha un’anima”, appena uscito per Sellerio, e dalla sua penna torna Vince Corso, il biblioterapeuta che cura gli altri, ma sopratutto se stesso, consigliando storie e parla di noi anche se racconta di vite che non ci appartengono, perché tutti i lettori del mondo si assomigliano.

“Da sempre, da quando ho imparato a leggere, non ho fatto altro che mettere in ordine i libri, e i libri, in cambio, mi hanno incasinato la vita. Nella mia casa sono sparsi in ogni angolo. (…)

Anno dopo anno, ho accumulato una discreta biblioteca, soprattutto curiosando sui banchi degli antiquari, ma non possiedo nemmeno una mensola su cui lasciare le chiavi di casa, la notte. O da riempire di fronzoli inutili, di fotografie, di altre cose da nulla. Ho ridotto lo spazio all’essenziale, e questo appartamento al quartier generale di tutte le mie amnesie.”

E proprio di amnesia, e di ricordi che spariscono questo libro è pieno. Il protagonista ha tra le mani un caso difficilissimo, da lui arriva una donna sessantenne con poche frasi estrapolate da un libro, suo fratello ha perso la memoria con l’Alzheimer ed è sicura che in quelle frasi ci sia tutta l’eredità di quell’esistenza che si spegne e che svanisce. Vince Corso dovrà capire da quale libro arrivano quelle citazioni, un compito arduo visti i campi sterminati della letteratura mondiale.

“Hai mai pensato che ogni libro contiene tutti i libri che ha letto il suo autore, e forse anche tutti quelli che hanno letto i suoi lettori? Dissi. Poichè non potremo leggere tutto, la letteratura si riassume ogni volta per intero nel romanzo che abbiamo in mano.”

Oltre al caso da risolvere di Vince Corso, c’è molto altro, c’è una riflessione sulle parole, quelle brutte di chi fa campagna elettorale sulla pelle delle persone, e quelle belle, di chi per secoli ha raccontato il mondo ed ha contribuito a cambiarlo e a difenderlo.

“Per conto mio, ho sempre amato gli scrittori che, da Cervantes in su, al caos, hanno risposto col caos, all’ingiustizia con la follia. Don Chisciotte ci ricorderà in eterno che leggere è un’azione sovversiva, una protesta permanente contro l’infelicità e l’ingiustizia.”

Ogni parola è politica e plasma quello che viviamo, Fabio Stassi ha scritto un romanzo attualissimo, qualcosa nel nostro paese è cambiato da quando abbiamo iniziato a dividere tutto tra un noi e un loro, da quando qualcuno ha preso a scrivere l’odio, sui muri e con gli hashtag, da quando parole come negro e frocio sono tornate ad essere tollerate e a scorrere indisturbate nelle conversazioni quotidiane.

Fabio StassiTutto il racconto è ambientato a Roma, in quello spazio caotico e di passaggio che va da Termini al Colosseo, in cui convivono Casa Pound e le comunità straniere, quel quartiere centralissimo, vivo eppure teso ed inospitale.

Vince Corso viene accusato di non essere un italiano vero, perché convive serenamente con chi ha un passaporto diverso dal suo. Scende in piazza quando si sente straniero nella sua città, quando a loro viene tolta la casa si unisce ai cortei di protesta su Piazza Indipendenza, la Polizia carica le famiglie e spara gli idranti sulla folla, e quel dolore lo sente suo, si sente parte di una comunità, anche se ha una pelle diversa.

Fabio Stassi ci racconta che da quando abbiamo perso la memoria, siamo diventati meno umani.

“L’altro giorno, un vecchio egiziano che vive nel nostro quartiere da almeno cinque anni è caduto in una corsia del supermercato vicino alla basilica. (…) è arrivato il responsabile del negozio e gli ha ordinato di raccogliere tutto quello che aveva fatto cadere. Gli ha detto di tornarsene al paese da dove era venuto. (…) Non lo so più se voglio invecchiare in questo paese. Saremo sempre lo straniero di qualcun altro.”

Questo libro ha un potere enorme, ci fa sentire meno soli, Vince Corso ce lo consiglierebbe, se sapesse del nostro malessere mentre ascoltiamo la tv e mentre leggiamo i giornali, ci farebbe leggere la sua stessa storia se sapesse che avvertiamo di essere una minoranza che ancora nessuno racconta.

Questo è un libro resistente, che ci riempie di coraggio e ci da tutta l’aria e tutto il fiato per dire quello che in questi mesi stiamo soffocando in gola mentre, inermi, reprimiamo la rabbia.

Fabio Stassi ci spiega che per realizzare davvero un pensiero e per difendere un ricordo, dobbiamo trasformarlo in una parola e subito dopo in un gesto, anche semplice, purché sia liberatorio e giusto.

“Il lembo di un manifesto che incitava all’odio razziale sbatteva al vento, contro un muro. Ne strinsi l’angolo con due dita e lo tirai via per sentire che rumore faceva, che rumore fa, la realtà quando si strappa.”

#SalvaConNome: Ogni coincidenza ha un’anima
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