di Salvatore D’Alessio

Salvatore D'Alessio, libraio di Ubik Foggia e curatore di "Leggo Quindi Sono" con la rubrica "Piccoli già grandi"
Salvatore D’Alessio, libraio di Ubik Foggia e curatore di “Leggo Quindi Sono” con la rubrica “Piccoli già grandi”

 

 

 

 

 

 

 

 

Maestoso è l’abbandono” di Sara Gamberini (Hacca) è un libro matrioska, quando lo apri sai dove sei ma non sai dove finirai.

Maestoso è l'abbandono

Parafrasando Leonardo Sciascia, questa è una “Storia semplice” e come quella, è una storia complicatissima, ma le difficoltà, anche le più grandi, diventano superabili se c’è bellezza intorno, e questo romanzo è pieno di poesia.

Le grandi protagoniste di questo romanzo sono le parole, giuste, sempre, centellinate a raccontarci i giorni, quelli della protagonista e di riflesso anche i nostri.

Questo racconto ci spinge a farci delle domande, proprio come farebbe uno psicoterapeuta, senza darci le risposte, solo trasmettendo la consapevolezza per arrivare alla soluzione finale.

Alcuni libri sono anche le loro copertine e questo romanzo rispecchia la sua immagine di presentazione, è dolce come lo sguardo di un cerbiatto, ed è tridimensionale, perché dalle pagine viene fuori la personalità burrascosa e inquieta della sua protagonista.

“Secondo la psicanalisi soffrivo di ansia da separazione e di propensione a spezzare i legami”

La donna che impariamo a conoscere, si racconta in prima persona e prova a liberarsi dal suo passato come i cerbiatti, dopo ogni inverno, fanno con i loro palchi, vivere è più bello senza gli orpelli, ma a volte anche gli orpelli fanno di noi le persone e le personalità che siamo.

“Tutto ciò di cui abbiamo bisogno infatti ci raggiunge. (…) Non importa se a volte le infatuazioni tiepide, gli amici inconsistenti, certe passeggiate romantiche con i tramonti rosa, la musica jazz, non appassionano abbastanza, non c’è mai qualcosa di inutile”

Tra le tante domande che questo libro ci pone, ce ne sono tantissime sugli affetti, sugli amori, quelli universali, e ci consola. Tutte le passioni forse sono giuste, anche quando fanno male, quando graffiano e ci cambiano per sempre.

“Ci sono gli amori che hanno a che fare con i percorsi, quelli che hanno a che fare con la solitudine e poi ci sono quelli che non servono a niente, gli amori altissimi.”

Questo romanzo, dicevamo, è tante cose, è una storia semplice e intricatissima, una raccolta poetica, ma è anche un diario zen, dentro ci sono raccontate le lacrime, le infatuazioni, i gesti quotidiani e i richiami universali, e dalla prima all’ultima pagina, la protagonista ci accompagna con lei alla ricerca tortuosa della felicità, e con lei impariamo un po’ meglio a stare Qui e Ora, ad essere forti e sicuri, anche quando si hanno gambe sottili e vulnerabili, come quelle di un cerbiatto.

“Bisognerebbe lavare i piatti concentrandosi solo sulla spugna che scivola sulle posate, indossando le scarpe mantenendo l’attenzione sui lacci, consapevoli di ogni passo che muoviamo.”

Piccoli già grandi: Maestoso è l’abbandono
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