Dieci Buoni Motivi 

di Umberto Pasti

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per NON leggere “Perduto in paradiso

Perduto in paradiso

1) Tutto quello che succede è deciso dagli spiritelli, siccome gli spiritelli non esistono le possibilità sono due: o l’autore mente, o è scemo.
2) E’ un libro noiosissimo, che parla tutto il tempo di piante e di fiori. Chi se ne frega?
3) E posto per assurdo che a uno la natura gli interessi, che senso ha creare un giardino in una pietraia infuocata, lontano da tutto? Non era meglio se apriva una pizzeria?
4) Oltre che di fiori, parla tutto il tempo dei ragazzi del villaggio vicino. Sono spacciatori di hashish, sporchi, bugiardi. Fanno schifo.
5) Da certe descrizioni si capisce che anche l’autore pulitissimo non è.
6) E deve essere odioso: appena succede una cosa carina, cioè gli fanno un rave party nella spiaggia deserta sotto casa, quello s’incazza.
7) Si svolge tutto in campagna, se provi a leggerlo vorresti solo stare a New York.
8) E’ambientato in Marocco e non ci sono neanche il Sahara, i cammelli, il tè alla menta e i suk. E’ una palla.
9) Più che il racconto di un’ossessione è la storia di una malattia mentale. Se è fuori come un balcone poteva andare da uno psicoanalista.
10) E’ scritto tipo classico, con tante parole. I libri giusti ne hanno poche.

Dieci Buoni Motivi per NON leggere “Perduto in paradiso”
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