di Francesca Maccani

Trentina di origine, vive a Palermo dal 2010. Ha pubblicato un libro di poesie, Fili d’erba, nel 2007 e il saggio “La cattiva scuola” scritto con Stefania Auci nel 2017. Gestisce una pagina Facebook: Francesca leggo veloce.
Trentina di origine, vive a Palermo dal 2010. Ha pubblicato un libro di poesie, Fili d’erba, nel 2007 e il saggio “La cattiva scuola” scritto con Stefania Auci nel 2017. Gestisce una pagina Facebook: Francesca leggo veloce.

Autore John Updike

Titolo Scene da un matrimonio

Traduzione a cura di Oliviero Pesce

Editore Edizioni Clichy

 

Clichy edizioni sforna un capolavoro dopo l’altro. Qualche giorno fa è uscito nelle librerie questo gioiello firmato John Updike. Un nome che non ha certo bisogno di presentazioni.

Clicca sulla copertina per accedere al sito della casa editrice.
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“Scene da un Matrimonio” non è un romanzo, non è una raccolta di racconti, è entrambe le cose.

Diciotto scene di vita coniugale, diciotto spaccati di vita di Joan e Richard Maple disegnati dall’autore nel corso di venti anni insieme, tra tradimenti e amore, litigi e confessioni, figli e divorzio.

Poche volte come in questi racconti mi è capitato di leggere spaccati di vita matrimoniale così realistici, a tratti perfino drammatici e spesso paradossali.
Ogni capitolo è un siparietto, ogni vicenda è un atto teatrale a se stante.

Fra diloghi deliranti e surreali, fra un viaggio a Roma e una partita di tennis al circolo, emergono nodi critici e difficoltà comuni a tutte le coppie, indipendentemente da cultura, status sociale, nazionalità. Updike narra con una prosa impeccabile, che già di per sé è un capolavoro, vizi e virtù dei due coniugi borghesi.

«Updike è, come sempre, un sensibile conoscitore di quella linea sfuocata tra amore e odio, delle cose che le persone fanno per farsi del male a vicenda, volontariamente o meno, e dei tanti piccoli gesti di intimità e ostilità che compongono un matrimonio. Queste storie sono piene di passaggi straordinari – dell’intensa prosa di Updike, del suo ritmico, acuto, fertile e, a volte, anche in qualche modo traboccante, utilizzo del linguaggio» così il Guardian

Fra i due coniugi si fanno strada sospetti e diffidenze, rimorsi e tormenti fallimenti e delusioni, capaci di far franare il loro ideale di vita comune.

Piccole ossessioni, deliri quotidiani, crisi coniugali sono narrati con una prosa cesellata, con uno sguardo lucido e implacabile. La scrittura di Updike è, in questi racconti, assolutamente impeccabile, oserei dire perfetta. Un vero godimento.

In più di un’occasione, leggendo, mi sono sentita trascinare sul palcoscenico di “Aspettando Godot”, stessa sensazione di sospensione, stessa straniante angoscia della commedia dell’assurdo.

Il lettore spia da dietro le tendine i segreti e le inconfessabili crepe di quella che ha tutte le carte in regola per apparire una coppia modello, ma che di fatto annaspa inanellando un fallimento dopo l’altro.
Un libriccino imperdibile.
Ennesima chicca Clichy

La Recensora della Domenica: Scene da un matrimonio