di Antonello Saiz

Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”
Libraio a Parma con Alice Pisu di “Libreria Diari di bordo”

 

 

 

 

 

 
I LIBRI CHE NON DELUDONO

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Grande successo in libreria Sabato 10 febbraio per la presentazione in esclusiva del libro di Roberto Camurri “A misura d’uomo”, pubblicato dalla casa editrice NN E. Una grande festa in libreria tra amici dove un giovane esordiente di Fabbrico che vive a Parma e frequenta assiduamente la nostra libreria si è trovato circondato dall’affetto e dal calore che le librerie devono avere. Al fianco di Roberto, due giganti per noi dei Diari come Ivano Porpora e Jacopo Masini. Le librerie devono fare questo: essere luoghi magici di libri che ospitano e accolgono chi ama leggere e vivere di parole. Si può essere librai pop e pure belli e bravi, diciamocelo, ma facendo buona divulgazione poter regalare Belle storie.

27939160_10216145935789786_750178718_nVedere tanta gente in un colpo solo animare una libreria è qualcosa che fa bene ad una intera comunità. Gente seduta a terra come ad un concerto Rock, tanta gente in piedi attenta ad ascoltare in un silenzio religioso. Moltissima gente, poi, è rimasta fuori dalla Libreria, in silenzio e in maniera composta, ad attendere il firmacopie come accade per fenomeni molto pop come Zerocalcare. Vedere la folla per un libro di buona e alta letteratura è molto emozionante, soprattutto trattandosi di un giovane ragazzo esordiente che con le sue sole forze è riuscito a pubblicare per la stessa casa editrice di Kent Haruf, e che , zitto zitto, nel giro di due settimane è  arrivato alla terza ristampa con il suo “A misura d’uomo”. Su Robinson di Repubblica o su Letture del Corriere e su tanti portali di Lettura il fior fiore della critica si spertica in recensioni a pagina intera per questo giovanissimo talento. A me che faccio il libraio commuove vedere il popolo dei lettori forti che in massa decide di animare quel borghetto al sabato sera. Ad un certo punto fuori dalla vetrina io e Alice abbiamo sentito qualcuno dire: “qui ormai al Sabato è come venire a messa la Domenica di Pasqua”…. ci siamo guardati, prima abbiamo riso e poi ci siamo emozionati, abbracciandoci.
Vi riporto le parole che sui social Roberto Camurri ha usato il giorno del terzo compleanno della Libreria nel settembre scorso:

“Oggi qui a Parma compie gli anni una libreria, compie tre anni ed è il frutto dello sforzo di due persone – Antonello e Alice – che, contro ogni razionalità, hanno, un giorno, deciso che qui in questa città ci fosse bisogno di una libreria indipendente che vendesse libri difficili, forse, da trovare altrove, libri pubblicati da case editrici che si mantengono con le loro forze e che, come loro due, provano ogni giorno a stare in piedi soltanto con le loro forze, sforzandosi di trovare voci nuove e diverse in un panorama che a volte sembra in effetti piatto come questa pianura che amo così tanto; l’idea balzana è costata loro fatica e soddisfazione, è costata ore della loro vita a leggere e scegliere romanzi e racconti da consigliare e condividere, ore a decidere e organizzare eventi e presentazioni e coccolare chi lì dentro, appena entrato, si sente subito a casa, ripagato nella fiducia che ripone quando chiede consiglio. La presenza di una libreria indipendente è qualcosa di cui avrebbe bisogno qualsiasi città, qualsiasi posto, anche il più sperduto accampamento in cima all’appenino, è un posto che, soprattutto oggi, serve alla comunità come serve in tempo di guerra il pane, un posto che aiuta chi vuole – e dovremmo volerlo tutti – a tenere la mente aperta a punti di vista che non sono quelli imposti, a vedere dietro gli angoli, a scoprire luce dove si pensava ci fosse solo ombra; perciò, nel mio piccolo, posso soltanto dire di andare a trovarli in Borgo Santa Brigida appena riuscite, ma soprattutto di farlo oggi che è il loro compleanno e si fa festa. Quindi, alla fine, tanti auguri alla Libreria Diari di Bordo – Libri Per Viaggiare, e che sia solo l’inizio.”

In queste parole c’è un pezzettino di lui e del suo bel libro che non delude. Ma ci sono anche quei tanti lettori che ci permettono di non chiudere la serranda. Ci sono le case editrici che ci accordano piena fiducia e soprattutto ci sono tanti altri libri belli, come il suo, che permettono di creare ponti di comunicazione

27935086_10216145935189771_544669800_nDella stessa casa editrice milanese che ha pubblicato “A Misura d’uomo” di Roberto Camurri, la NNE, in questo mese di Febbraio è uscito anche, con una copertina che è un’opera d’arte, un libro che è una vera bomba e dal titolo “Danze Di Guerra”, scritto da quello che è considerato uno dei maggiori scrittori americani viventi, Sherman Alexie, nella traduzione di Laura Gazzarrini.
Un libro dalla struttura particolare: undici racconti alternati a undici poesie in cui tematiche sono tante: la morte, il razzismo, la religione, la famiglia, la politica. Ci racconta il suo mondo Sherman Alexie ma anche il nostro, quello in cui viviamo. Al centro dei racconti e delle poesie di “Danze di guerra” ci sono, infatti, gli uomini che, di fronte a una scelta che cambierà le loro vite, cercano la propria strada e una risposta alle paure dell’infanzia o ai dilemmi della maturità. Ogni storia parte da un errore, da un rimpianto o da un conflitto: un padre di famiglia che per legittima difesa uccide un giovane ladro, un figlio che ricorda con dolcezza e rancore il padre morto alcolizzato, un marito incapace di provare ancora desiderio per la bellissima moglie. Con una lingua poetica e una disincantata ironia, Sherman Alexie ci consegna un libro costruito come un mosaico, dove ogni tassello illumina il precario equilibrio di un’identità, quella dell’uomo di oggi, che rivela la sua natura sfuggente, insicura anche della propria forza, in costante ricerca di un’assoluzione per la propria dolorosa fragilità.
Sherman Alexie vive a Seattle ed è autore di racconti, romanzi, sceneggiature,ha ottenuto numerosi riconoscimenti tra cui il PEN/Hemingway (1994), il PEN/Malamud (2001) e il PEN/Faulkner (2010). Dopo “Danze di guerra”, NN E pubblicherà anche il suo ultimo libro, “You Don’t Have to Say You Love Me”.

L'ultima voltaSe vi piacciono i racconti, quelli che scuotono e spiazzano nella loro brevità, non possiamo non consigliarvi quelli contenuti in uno dei pochi libri tradotti in italiano di un maestro della scrittura come Desmond Hogan, dal titolo “L’ultima volta”, pubblicato da Playground Libri nella traduzione di Gaja Cenciarelli. Con una prosa autorevole, asciutta e puntuale ci vengono raccontate diverse storie. Un giovane e attraente teddy boy, un reduce americano della guerra di Corea capitato per caso nella campagna irlandese, due fragili fratelli nella Londra degli anni Settanta, una piccola suora appassionata di teatro, un padre poliziotto sul letto di morte e il figlio pacifista. Sono solo alcuni dei protagonisti dei racconti di Desmond Hogan, autore ricco di talento, da molti considerato la punta di diamante della letteratura irlandese contemporanea.
Nelle sue pagine emergono i tratti e a volte ai drammi dell’Irlanda: una religiosità vicino alla superstizione, una società classista e rigida, gli aborti clandestini, i bambini abbandonati, la povertà, la mancanza di lavoro e prospettive, la fuga verso la ricca Inghilterra. Però il dolore e la violenza convivono con un paesaggio delicato, dai colori imprevisti e spesso toccanti. In Desmond Hogan l’Irlanda diventa uno sguardo, un modo di percepire la realtà, in cui è costante il dialogo tra vita e morte, tra infanzia e maturità, tra memoria e oblio, tra religione e magia.
Desmond Hogan (Ballinasloe, 1950) ha esordito nel 1974 con il romanzo “The Ikon-Makers”. Poi sono seguite le raccolte di racconti “Diamonds at the Bottom of the Sea and Other Stories” (1979), “Children of Lir: Stories from Ireland” (1981), “The Mourning Thief and Other Stories” (1987) e “Lebanon Lodge” (1988). Hogan ha scritto anche un reportage di viaggi, “The Edge of the City: A Scrapbook 1976-91” (1993) e numerosi testi teatrali. Attualmente vive a Dublino.

Le risposte
Le risposte

Da giovedì 8 febbraio in tutte le librerie è arrivato un altro libro che non può deludere: «Le risposte» di Catherine Lacey nella traduzione di Teresa Ciuffoletti.

Mary è una trentenne americana in crisi: è affetta da un’infinità di dolori e disturbi psicosomatici e ha perso il lavoro; l’unico sollievo sembra venirle da una bizzarra forma di fisioterapia, vagamente new age e molto costosa. Quando un gruppo di misteriosi ricercatori le offre l’opportunità di una collaborazione ben remunerata, accetta senza pensarci due volte. Si tratta di far parte dell’«Esperimento Fidanzata»: un divo del cinema a cui l’ipervisibilità mediatica impedisce di vivere una normale relazione di coppia sta provando a crearsene una artificialmente, circondandosi di una serie di ragazze che ne soddisfino, a turno, le diverse esigenze: la fidanzata materna che cucina, la fidanzata collerica con cui litigare, la fidanzata ordinaria con cui passare i tempi morti in casa, un intero «team intimità» per il sesso, e una fidanzata – questo il ruolo di Mary – per i momenti di romanticismo e trasporto sentimentale. Sulle prime tutto pare funzionare, ma quando il team di ricercatori prova a ottenere un maggior controllo sulle reazioni psichiche dei partecipanti, la situazione precipita…
In bilico fra satira e fantascienza, romanzo filosofico e storia d’amore, Le risposte è una geniale meditazione sulla contemporaneità: in un mondo che è sempre più ostaggio della cultura della celebrità e della cura ossessiva di sé, è ancora possibile conoscersi, innamorarsi, essere felici con un’altra persona?
Catherine Lacey è una delle scrittrici più intelligenti, sottili e divertenti della sua generazione. Nata a Tupelo, nel Mississippi, nel 1985, e vive a New York. È stata scelta dalla rivista Granta come una delle migliori nuove voci del 2014, ed è stata finalista allo Young Lions Award, il premio della New York Public Library per i migliori autori under 35. Nessuno scompare davvero, il suo romanzo d’esordio, è stato incluso fra i migliori libri dell’anno dal New Yorker, dall’Huffington Post, da Vanity Fair e da Time Out.

Nessuno scompare davveroPer BigSur in Italia era già stato pubblicato nel 2016 il suo esordio. Anche quello un libro che non ha deluso i nostri lettori Nessuno scompare davvero.
Elyria, 28 anni, ha un lavoro stabile e un marito a New York: ma un giorno, senza dare spiegazioni, molla tutto e parte con un volo di sola andata per la Nuova Zelanda. Passerà mesi a vagare in autostop fra le campagne di quel paese sconosciuto, incrociando le vite di altre persone e tentando di dare un po’ di pace alla sua. Scopriamo che Elyria ha un passato difficile (una madre alcolizzata, una sorella adottiva suicida, allieva del professore che è poi diventato suo marito), ma la fuga non è causata da crimini o violenze: nasce da un malessere esistenziale tanto profondo quanto difficile da definire; e il romanzo è, di fatto, un viaggio nella mente della narratrice, capace di osservazioni acutissime sul mondo, ma anche preda di improvvisi squilibri; dentro di lei, dice, si muove un bufalo riottoso che non riesce a placare.
Elogiato dalla critica come uno dei migliori esordi dell’anno, sostenuto da una scrittura incalzante e quasi ipnotica, Nessuno scompare davvero è una sorta di road movie introspettivo che spiazza e appassiona il lettore.
Da questo mese di febbraio il catalogo dei libri dei Diari di bordo si arricchisce della presenza di una casa editrice marchigiana prestigiosa come Quodlibet. Fondata a Macerata nel 1993 da un gruppo di allievi di Giorgio Agamben, e inizialmente specializzata in saggistica e filosofia, sotto la guida dei due condirettori Gino Giometti e Stefano Verdicchio si è aperta alla letteratura, alla critica d’arte, all’architettura e dal 2010 proprio una collana di architettura è diretta dall’amico dei Diari Manuel Orazi.

Guida alle reliquieTra le Novità editoriali di questa casa editrice segnaliamo il libro di Mauro Orletti, “Guida alle reliquie miracolose d’Italia” per la collana Compagnia Extra (Collana diretta da Ermanno Cavazzoni e Jean Talon e che finora ha pubblicato libri e autori dall’ispirazione ariostesca come Federico Fellini, Ugo Cornia, Gianni Celati, Daniele Benati, Puškin, Georges Perec, Luigi Malerba e Paolo Nori)
“Se San Giorgio ha ucciso un mostro, le probabilità che si sia trattato di una balena sono scarsissime.”

Nel Medioevo le reliquie di santi, beati e martiri viaggiavano da un luogo all’altro d’Europa: dita, mani, gambe, piedi, teste, lingue, cuori e capelli. Le parti più pregiate riguardavano la specialità del santo: di Antonio di Padova, predicatore, la lingua; di Sant’Apollonia i denti cavati con le tenaglie: Paolo VI li fa raccogliere e ne riempie una cassetta con 3 chili e mezzo. Questa guida permette di conoscere le più celebri e curiose reliquie, di cui l’Italia è piena: quelle ancora venerate perché incredibilmente miracolose, quelle cadute in disgrazia perché false e inefficaci; le vicende di chi le ha trovate e protette, oppure rubate, fatte a pezzi, falsificate e vendute. Il Santo Prepuzio, l’autentica lettera del diavolo, il corpo avventuroso di San Marco, il sangue di San Lorenzo e così via.

Sul «Il Venerdì – la Repubblica» del 2 febbraio è apparso questo magnifico pezzo dal titolo “Quei venerabili resti: metti un week end in giro per reliquie” di Lara Crinò a proposito del libro di
Mauro Orletti “Guida alle reliquie miracolose d’Italia”

“In tutta la penisola attorno ai cimeli miracolosi dei santi sono nate cattedrali e opere d’arte. E storie straordinarie. Una guida le racconta

Denti, moltissimi. Omeri, gomiti, spalle. Crani, anche a pezzi. Dita delle mani. Piedi. Capelli. E poi: tuniche, cinture, bastoni. Ampolle di sangue. A voler fare l’elenco di ciò che la cristianità nella sua storia millenaria ha reso santa reliquia si rischia di sconfinare nel macabro e di certo nel surreale. Lo sa bene Mauro Orletti, che dopo essersi dilettato con una Piccola storia delle eresie ci regala ora una Guida alle reliquie miracolose d’Italia. La si può leggere come un atlante di città e paesi, da nord a sud della penisola: la chiesa di Santa Maria Ausiliatrice di Torino, ad esempio, con oltre tremila reperti, tra cui il sacro legno della croce di Cristo, tutti donati dal commendatore Michele Bert, bulimico collezionista di oggetti venerabili. Il santuario garganico di San Michele Arcangelo, che conserva nella pietra un’impronta del piede celeste. La chiesa milanese di Sant’Eustorgio, con il sepolcro (vuoto) dei Re Magie quella di Sant’Antonio a Padova, da cui mento e lingua del predicatore furono trafugati con rapina a mano armata negli anni 90.
Ma soprattutto questa Guida è un generatore di storie, come lo sono state le reliquie nel corso della cristianità. «A un laico appaiono implausibili e polverose. Ma fin dal Medioevo sono state il tramite con il divino, ed è per conservarle e proteggerle che nacquero cappelle e cattedrali… procuravano pellegrini e proteggevano la comunità da guerre e pestilenze» precisa l’autore che ha seguito le tracce materiali dei santi, e il loro dubbio proliferare da un sacello all’altro, da una teca all’altra. I primi secoli della cristianità sono un «portentoso magma di apocrifi e narrazioni fantastiche», storie che dalla Terra Santa e dall’Asia Minore giungono sulle nostre coste accompagnando teste mozzate di martiri, corpi di vergini virtuose uccise da lussuriosi tiranni, resti di vescovi portentosi. Il libro ce le racconta spaziando dalla sacra spina di Andria alla manna di san Nicola di Bari, dal sacro latte di Montevarchi alla lettera del diavolo a suor Maria Crocifissa di Palma di Montechiaro (la beata Corbera del Gattopardo). Ama i minori, Orletti: come san Mamante di Cesarea, cui spuntò il seno per allattare un bambino, o santa Eustochia, di cui si narra abbia ispirato la meravigliosa Annunciata di Antonello da Messina. Ma ci parla anche della Sindone e del Sacro Volto di Manoppello, dando conto delle ipotesi più ardite degli studiosi. L’una sarebbe il risultato di un esperimento con la camera oscura di Leonardo da Vinci. L’altro, un autoritratto di Albrecht Dürer. Vero? Falso? Non lo sapremo mai, ma forse non importa. Basta che funzioni.”

Piccola storia delle eresiePer la stessa casa editrice e nella stessa Collana Mauro Orletti si era dilettato già nel 2014 con una “Piccola storia delle eresie”, regalandoci un libro che raccontava vita e dottrina, usi e costumi di gruppi eretici più o meno noti, dal primo secolo dopo Cristo fino al grande scisma del 1054. Una piccola storia delle eresie, che accoglie senza raddrizzarle le faziosità e le falsificazioni dei vincitori del conflitto, i padri della storiografia ecclesiastica.
Un panorama incredibilmente variegato e bizzarro, che comprende sette eretiche che si considerano immortali, oppure angeli discesi dal cielo; che venerano Caino e tutti i dannati dell’Antico Testamento, che pregano senza sosta il Dio che li ha messi al mondo, che girano sempre scalzi, che fanno il voto del silenzio perpetuo, che praticano l’autocastrazione, o si abbandonano a orge rituali, che accettano la Trinità, oppure credono in una Santa Quaternità; che adorano Maria offrendole pane biscottato, o mettono in dubbio la sua verginità…
Tutti – chi più chi meno – hanno dato il loro contributo prezioso alla formazione sul versante opposto dell’ortodossia.
Mauro Orletti vive e lavora a Bologna. Ha collaborato con la rivista «L’accalappiacani» (DeriveApprodi), settemestrale di letteratura comparata al nulla che si faceva a Reggio Emilia.

Nello Zaino di Antonello: I LIBRI CHE NON DELUDONO